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L’albero di Yggdrasil

12 dicembre 2010

Ho sempre odiato le riunioni dei genitori. Le maestre che ostentano entusiasmo e ammirazione sconfinata per le prodezze dei bambini, i genitori alcuni sulla difensiva, altri annoiati, altri critici di tutto. Le chiacchiere. Le presentazioni: “sono il padre di…” “lei è la mamma di…?”

Le riunioni alla scuola steineriana sono l’opposto. L’insegnante di matematica parla del calcolo frazionario, il tema di questo periodo. Lo mette in relazione alla frattura. La frattura che , in questo stadio del suo sviluppo, il bambino scopre tra sè e il mondo. La frattura come presa di coscienza della morte e della menzogna, come scoperta della frazionarietà e dell’incongruenza dell’esistenza. In quale altra scuola si direbbe “lo scopo principale di tutta l’educazione scolastica dev’essere educare all’empatia”? In quale altra scuola nessuno ne riderebbe?

In un mondo nel quale sempre più contano le materie che “servono”, nel quale il profitto scolastico pare identificarsi  sempre di più col profitto economico, dove il mantra è la competitività, cosa c’è di più bello di sentir parlare di creatività libera, di gioia di imparare, di impegno alla responsabilità?  Dove, se non lì, si apprende ancora la tradizione orale e quella dell’ascolto, la manualità come valore che asseconda lo sviluppo del corpo e quello dell’anima? Dove, se non lì, ti farebbero ricamare a punto in croce l’albero di Yggrdasil mentre ti raccontano le antiche saghe norrene? Dove puoi ancora imparare a costruire una barca o a tessere al telaio mentre intessi parole?

La discussione sulle frazioni e sul resto è durata a lungo. Finchè un padre ha detto: “Ma vi rendete conto che siamo qui a discutere di queste cose, mentre potremmo essere in un centro commerciale o a casa sul divano, col telecomando in mano?”

Non mi era mai successo prima,  di rientrare felice da una riunione dei genitori.

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13 commenti

  1. uffa voglio anche io ricamare a punto in croce l’albero di Yggrdasil mentre qualcuno mi racconta le antiche saghe norrene!


  2. Sono molto contenta del beneficio psicologico per te e per la piccola! Dopo di che, un par de ripetizioni de contabilità e mondo crudere je le farei.eh:)


  3. Scusami, è più forte di me, l’apologia della creatività mi porta alla mente la pretesa contrapposizione tra ragione e istinto, tra competenze e, appunto, creatività.
    Una contrapposizione centrale nella cultura, chiamiamola così, alternativa, e che ha fatto danni incalcolabili, almeno qui da noi. Spero che non di questo si stia parlando.
    Detto ciò, il parallelo tra i numeri frazionari e la “presa di coscienza della morte e della menzogna”, permettimi, è una sega mentale di proporzioni colossali.


  4. (scusa la finezza, dopo un mese a Parigi ho preso l’accento di lì)


  5. sono felicissima per questa tua e vostra selta. anche a me è piaciuto moltissimo quando un genitore ha chiesto lezioni di matematica e l’insegnante ha parlato dei numeri associandoli al ritmo della natura. diffondiamo queste idee per il bene del mondo. e poi mi andrei a stendere sul divano anch’io!


  6. Mio padre, detto francamente, era piuttosto carente di cromosomi steineriani.
    Per lui le frazioni stavano appese come un puzzle alla parete bianca di cucina, bastava prenderle, smontarle, rimontarle ad una spanna di distanza, e il gioco era fatto.
    Solo che a me si annebbiava la vista, quanto più a lui s’ingrossava la giugulare.
    Le guance, progressivamente, prendevano la tinta della parete e non appena mia madre faceva tanto per distrarlo, ne approfittavo per scivolare dietro la sponda del letto.
    La scoperta della frazionarietà e incongruenza dell’esistenza raggiunse altezze vertiginose e la soluzione fu d’iscriversi alla succursale interna della scuola steineriana.
    Un mondo inventato di saghe norrene e impenetrabili foreste di Yggrdrasil, dove la matematica era bandita e bastava indossare un collare di ferro perché ci si potesse trasformare in orso, conseguendo una specie di invulnerabilità.
    Non sono arrivato al punto in croce, ma quanti chilometri di scoubidou ho intrecciato sotto quel letto.


  7. … scusate il ritardo, sono tornata…
    Allora:

    @Henry: Prima però devi naturalmente disegnarne il modello su carta quadrettata, calcolare la quantità di filo necessario e contare accuratamente i quadretti…
    😉

    @Zauberei: Non credo ci sia bisogno, come presto vedrai da un episodio emblematico che la vede protagonista, del quale scriverò…
    Il mondo si propone e si impone da solo, il problema di crescere “fuori dal mondo” non esiste. Piuttosto, può esserlo la mancanza di modelli alternativi.

    @Rob: Non è di questa pretesa contrapposizione che si sta parlando qui, ma anzi dell’esatto contrario, cioè del fatto che la conoscenza passa attraverso il corpo, e se il processo conoscitivo è ottimale diviene un tutt’uno organico tra mani, mente e cuore.
    Le contrapposizioni di cui parli tu mi sono completamente estranee, e sono piuttosto il prodotto della famosa scissione tra res cogitans e res extensa, della quale certa cultura alternativa non fa che riproporre il modello in forma inversa, facendo altrettanto danno.

    Non so quale sia la tua definizione del concetto di sega mentale, che non mi dice nulla e che quindi io non uso, anche a proposito di concetti che non condivido. Però, se vuoi puoi spiegarci cosa ti pare tanto assurdo nel nesso tra la frazionarietà dell’esistenza e le frazioni matematiche. È la contaminazione tra concetto matematico e vita che secondo te è errata? Mi interessa.

    I’ll pardon your french.

    @Roberta: E a cosa andrebbero associati i numeri, se non al ritmo della natura e dell’essere in generale, per avere un senso? Da cosa sono nati se no?
    Diffondiamo che ce n’è bisogno.

    @JFK: Appartenevo anch’io a quel club.
    Nel corso di una carriera scolastica media, passiamo attraverso centinaia e centinaia di ore di matematica, per poi usare, in quasi ogni tipo di lavoro tranne il matematico, il fisico o simili, solo una centesima parte di quello che hanno tentato di insegnarci. Usiamo le quattro operazioni e poco più, geometria semplicissima, non usiamo l’algebra sulla quale abbiamo sofferto per anni.

    Allora è inutile l’insegnamento della matematica?

    No, è utilissimo. E il motivo è che io credo che, se insegnata bene, possa insegnarci a pensare, a capire modelli, strutture, insiemi, rapporti. Ma allora non va separata dall’esperienza del mondo, nè dal nostro corpo, nè dalle fasi del nostro sviluppo. Va inserita nel contesto di altre seghe mentali quali la corporeità, la sensibilità, i volumi esterni ed interni, l’intero e le divisioni fuori e dentro di noi, le affermazioni, le negazioni, le contraddizioni e le complementarità, partendo dall’esperienza concreta e dallo sviluppo dell’età nella quale si comprendono i vari concetti, e astraendo quando ne diventiamo capaci, per poi sempre tornare al concreto della nostra presenza del mondo, ma con l’orizzonte allargato e arricchito. Questa per me è la conoscenza.


  8. Mi sono guardato bene dall’affermare che “a corporeità, la sensibilità, i volumi esterni ed interni, l’intero e le divisioni fuori e dentro di noi,…” siano seghe mentali.
    L’ho affermato di un accostamento specifico.
    Se non ti piace il temine (che io uso normalmente in modo scherzoso) “sega mentale”, ti riformulo la mia opinione in altro modo:

    Questo accostamento è una goffa maniera di mettere in relazione temi e concetti provenienti da due ambiti molto lontani tra loro, di cui almeno uno (la matematica: sulla pedagogia sono convinto che se la cavano meglio) evidentemente sconosciuto all’oratore nelle sue implicazioni più profonde ed avanzate. Questi accostamenti sfruttano un misticismo terra terra del linguaggio matematico per strappare l’ammirazione di chi ascolta, senza mai spiegare in cosa consista il legame (qualcuno sa spiegarmi COME si insegnano le frazioni rapportandole a tutte quelle cose là?).
    Il misticismo neopitagorico piace sempre molto, ma non ha nessun rapporto con la matematica in quanto scienza. Ad una scienza non va chiesto più di quanto sia nelle sue possibilità, fermo restando che il contributo della matematica al processo di conoscenza è e resta fondamentale.

    Spero che tu non abbia preso il mio come un attacco personale, ma il fatto di vedere la matematica usata come una salsa che sta bene un po’ dappertutto è una cosa che davvero non mi va giù (problema mio, s’intende).


  9. @Rob: Nessun attacco personale, figurati. Si discute, questo è il bello.

    L’esperienza della frattura, cioè dell’esperienza del progressivo riconoscimento della differenziazione tra l’individuo e il mondo, avviene in un certo momento dell’infanzia. Questa è una cosa ceh ogni attento pedagogo sa, o dovrebbe sapere. L’insegnamento della matematica non avviene in un contesto sperimentale ma nel mondo, e in particolare in quello che è il mondo del bambino. Questo vale anche per gli altri insegnamenti, come quello della geologia, o della zoologia, o l’affrontare certi temi dell’epica e non altri. Per poter apprendere in maniera organica la conoscenza va inserita in un contesto. Questo stiamo dicendo. Nessun misticismo neopitagorico, nessuna numerologia, nessuna kabbalah. (Detto questo, io auspicherei che anche questi argomenti facessero parte di un programma scolastico, assieme al neoplatonismo, ottimo esempio di una visione globale dell’individuo nella natura.)
    Nessuna scienza, e la matematica non fa eccezioen, si può insegnare in una scuola senza porla in relazione all’esistenza. Non si tratta di “salsa”, ma di una pedagogia come quella steineriana, che non si rivolge solo alla mente ma a tutta la persona.
    Tu la trovi goffa, e sei libero di farlo, io la giudico valida.
    Nessuno ha parlato di “affrontare le implicazioni più profonde e avanzate della matematica”, quelle le lascio ai matematici, ma di insegnarla in un contesto scolastico nel rispetto dello sviluppo dell’individuo. Essere parte organica della conoscenza personale, e non divenire la tortura alla quale io e tanti altri siamo stati sottoposti inutilmente.


  10. Mi scuso perchè ho scritto in fretta e male, ma questo potevo produrre ora…

    🙂


  11. … anonimo ero io…


  12. Vabbè, mi autocensuro.


  13. @Rob: Pourquoi? Ora che mi stavo divertendo!
    😦



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