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L’angelo

8 dicembre 2010

 

 

Quando l’uomo dorme, la sua anima parla con l’angelo. L’angelo, il cherubino. Quale bellezza per chi lo comprende, quale assurdità per chi lo ignora.

 

Maimonides, “Guias de los Descarriatos”, 1190

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14 commenti

  1. bel pensiero veramente, mi sa che lo copio e lo incollo sul mio quaderno


  2. Nooooo, il copiaincolla nooooo!!!

    😀


  3. Ommarò bello pensiero nevvero! Ma la stragrande maggioranza de noantri non è implicata in questi estremi.
    Ossia sentirlo lo sentiamo, ce ne occupiamo e siamo molto preoccupati del fatto che forse non ci abbiamo cpaito una sega.


  4. @Zauberilla: Mi permetto di dissentire. Secondo me, la maggior parte delle persone nè lo sente, nè tantomeno se ne occupa, nè ancor meno si preoccupa di non occuparsene. Pur – qui sono d’accordo con te – non avendoci capito una sega.


  5. Te lo devo dire.
    Anche se confessarlo contemplasse l’espulsione a vita dal blog.
    Mai è successo, al risveglio, che l’anima mia rammentasse frammenti di conversazione con Cherubino, né che il suddetto lasciasse sul comodino non dico il resoconto stenografato, ma una sintesi del colloquio, un promemoria delle cose da fare, la lista della spesa toh!
    Forse perché ho inseguito la perfezione meccanica dell’accoppiamento fra gli ingranaggi?
    Cosa suggerisce Moses, per i casi disperati?


  6. @JFK: Mai successo, dici? Espulso a vita.
    Moses qui sta borbottando qualcosa a proposito di un vitello d’acciaio. Disapprova.


  7. “………………
    Quando il bambino era bambino
    non sapeva di essere un bambino
    per lui tutto aveva un’anima
    e tutte le anime erano un tutt’uno.
    ……………….”
    (Peter Handke,lassù)

    Questo accade ancora all’uomo. Quando dorme almeno. Ma non solo.


  8. @Manuela. Non solo quando dorme. E non solo all’uomo.


  9. Eh, appunto. Peter Handke. Wim Wenders. Gli angeli esistono, anche se forse non sono proprio come vengono raffigurati. E si fanno sentire, ci vuole pero’ un po’ di attenzione. E molto silenzio, o musica scelta con cura.


  10. @Fabio: Io ad esempio so con certezza che al mio angelo piace ascoltare Arvo Pärt.


  11. Mi hai fatto tornare in mente questo breve racconto che Giovanni Michelucci ci lesse in un’aula gremitissima di architettura, ai tempi della Pantera, pochi mesi prima di lasciarci.

    “…Ero entrato in un bosco, uno di quei boschi dove c’è l’odore delle foglie marce, delle castagne e dove ci sono tutti i colori della campagna toscana. Ecco appunto giravo preso dal fascino degli odori, dai movimenti dei rami e dei tronchi, dai raggi del sole che filtravano…

    Stavo vivendo il bosco, quando scopro o immagino di scoprire una piccola capanna, piccolissima, dove ci poteva stare pochissima gente o nessuno. Una capanna ridotta piuttosto male che aveva la porta semiaperta. E guardandola mi chiedevo chi mai potesse vivere in così poco spazio.

    Con questo interrogativo mi sono avvicinato alla porta e dallo spiraglio ho potuto intravedere all’interno un’ala che si muoveva lentamente.

    Cioè era un angelo che con quel movimento dell’ala creava nell’ambiente quell’atmosfera che è necessaria agli angeli per vivere, per continuare a vivere ancora fra noi. Meraviglia. Un angelo vive, all’angelo basta quello spazio…

    Allora c’è da porsi una domanda. Come mai lo spazio non basta mai all’uomo? Invece nella capanna ci sono degli esseri che vivono e mettono a posto tutte le loro piccole cose… quelli creano lo spazio, però non sono mica uomini, sono angeli…

    Allora bisogna cambiare il mondo e che l’uomo divenga un angelo!

    È possibile? Si, è possibile.”


  12. @Mucca: Io è anche perchè mi scrivi queste cose che ti voglio tanto bene.
    Questa cosa dello spazio dell’angelo è meravigliosa, per esempio. L’angelo che crea spazio.
    Come quando uno entra nella Grotta e pensa: ma come farà a lavorarci uno, qui? Ma tu infatti sei un uomo e non un angelo…
    😛

    (E sai che proprio stamani Maria mi ha dato un pacchetto, e dentro c’era un angelo fatto da lei con delle piume d’uccello?
    Se non mi è preso un colpo…)


  13. Più che creare uno spazio crea una relazione, con le cose e con le persone, ovvero comprendono la natura di ciò che gli sta accanto e per questo lo spazio è così ridotto, perché quasi lo compenetrano, lo spazio è la dimensione della condivisione.

    Quando io entro nella Grotta invece penso che è il caso di togliere qualcosa: più che compenetrazione sta diventando esclusione, non c’entro più! 😀


  14. Il nostro caro angelo.



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