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Il negozio delle lampade

2 dicembre 2010

 

Il lungomare di notte è una striscia follemente illuminata al fosforo. Al di là di quello, solo deserto e oscurità.  Una successione ininterrotta di negozi, sempre aperti, offrono tutto quello di cui i turisti non hanno bisogno, e tutto quello che gli egiziani non possono nè vogliono comprare. Sfingi di plastica, tappeti falsi, profumi nauseabondi. Ogni tanto, in una delle vie laterali più oscure, qualche bottega superstite della vecchia Hurghada: il gioielliere cristiano dal sorriso d’oro, il baretto del tè.

Capitiamo nel negozio di lampade una sera, per caso.  Sono tutte accese, quasi tutte ovali, di varie dimensioni e colori. Immagino che uno stormo di uccelli luminosi e fantasmagorici le abbia appena deposte come grosse uova, per poi levarsi in volo nella notte nera.  Entriamo. Le sfioro, sono calde. Il proprietario del negozio sorride bonario. Stranamente, non cerca di venderci lampade, nè ci offre altra mercanzia, ma un omaggio: un opuscolo religioso che parla del Corano e di Allah, accompagnato da molte domande sulla nostra provenienza, la nostra religione, la nostra professione. Sembra un uomo molto pio:  giovane, educato, lungo caftano bianco, berretto bianco, la barba corta, nera. Il suo commesso, vestito all’occidentale, è anche lui giovane ma  meno serafico, più pratico. Lui non distribuisce opuscoli ma fornisce, a richiesta, spiegazioni sugli oggetti e sui prezzi. Un minuscolo cofanetto di legno e metallo intarsiato, splendido: “Da dove viene? Non mi sembra egiziano.” “No, signora. Non è egiziano.” “E di dov’è?” “È artigianato di un altro paese. Non posso dirle quale, mi scuserà.” Il mistero del cofanetto. Il padrone sorride enigmatico, dalla poltrona di vimini dove si è seduto a leggere il Corano. Compriamo una lampada rossa. Ci salutiamo molto gentilmente.

Ma io continuo a pensare al cofanetto. Sarebbe perfetto come regalo per un’amica. Le piacerebbe. Devo tornare a comprarlo. Alcune sere dopo, la sera prima della partenza, decido di tornare al negozio delle lampade. Usciamo dall’albergo in tre, ma dopo poche centinaia di metri gli altri due devono improvvisamente fare marcia indietro per precipitarsi in bagno (ah, le fette di cocomero fresche del venditore sulla spiaggia…). Decido di andare al negozio da sola.

È deserto come la prima sera. Il padrone, seduto nella poltrona di vimini,  alza gli occhi dal Corano. Stavolta non sorride, ma mi fa un cenno impercettibile di saluto col capo. Non parla. Riprende subito a leggere. Il commesso è improvvisamente impacciato. Tento di riesumare il tono gioviale della prima sera, ricordo che ho acquistato una lampada, dichiaro che sono tornata per comprare anche il cofanetto. Il silenzio del padrone è una lastra di vetro incrinata appena dal rumore delle pagine sfogliate. Non capisco cosa sto sbagliando. Il commesso prende il cofanetto e mentre lo incarta mi sorride di soppiatto. Capisco cosa vuole dirmi: non è lui ad aver deciso il silenzio. Improvvisamente mi sento estranea, inadeguata, con le maniche troppo corte e i tacchi troppo alti. Una donna sola che conversa con sconosciuti. Era questo il messaggio? Pago. Il commesso conta il resto ostentatamente, come  a prendere tempo. Il silenzio ci ha sommersi. Con un cenno del capo, esco nella notte soffocante.

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10 commenti

  1. Non si sa se il problema fosse la donna sola che entra nel negozio per fare un acquisto oppure il cofanetto dalla misteriosa provenienza. Nel primo caso, il padrone diciamo molto devoto avrebbe istruito in anticipo il suo commesso: con le acquirenti sole non si tessono rapporti, si fa un’asciutta compravendita. Ma forse c’entrava anche il cofanetto (ma allora che lo vendeva a fare?). Ma se poi era un negozio destinato perlopiù ai turisti, va bene che le lampade sono davvero belle (se sono quelle della foto), che affari mai farà questo tizio? E quanti mai ne avrà convertiti nel tepore del suo negozio?


  2. Anche in Maremma c’è un antico detto che dice: «Non lasciare che tua moglie si ritrovi sola a comprare cofanetti nei negozi egiziani del lungomare»

    prima non lo capivo, ma ora…

    😛
    un saluto!


  3. @Tania: Io penso che quel negozio fosse una copertura per qualcosa, probabilmente soldi sporchi o attività “religiose”. Ma sicuramente una donna sola va ignorata. Non mi sono mai sentita una non persona come lì, anche se devo dire che in Egitto ho vissuto altri episodi dove se sei con un uomo sono tutti un sorriso mentre se sei sola neanche ti salutano.

    Le lampade però vanno lasciate stare perchè sono – in effetti – molto belle.

    @Mucca: Ahahahahahah, mitico!!!
    😀


  4. Post non raccomandabile per fantasie sbrigliate.
    Andrei in Egitto solo per vedere lo stormo di uccelli luminosi e fantasmagorici deporre le uova luminose.
    Ma dimmi. Dove le posano, perché si schiudano? Sulle calde sabbie del deserto egiziano?
    O sono stormi altamente tecnologici e con precisione chirurgica le sistemano direttamente sui ripiani e nelle nicchie del negozio di lampade?
    E il mistero sulla provenienza del cofanetto ha trovato infine soluzione?
    Anni fa, durante una vacanza negli Stati Uniti, un amico buffo e distratto comprò un tucano di legno dipinto, per regalarlo ad un’amica.
    Pensava fosse di artigianato indiano, ma lei scoprì il made in China e gli domandò che giro avesse fatto.
    E insomma, proseguendo nei misteri del post.
    Come mai il cocomero egiziano non ti ha fatto vittima? Gli assaggiatori del Re?
    E quale rapporto dinamico intercorre fra altezza del tacco e progressione del silenzio?
    Sono ammutoliti per un dodici o molto meno?

    😉


  5. @JFK: Molti misteri. Non ultimo, quello del motivo che spinga un essere umano ad acquistare un tucano di legno…

    Il tacco sarà stato al massimo otto, di più non so portare e poi troneggio comunque, specialmente in Egitto.
    E il cocomero egiziano non mi ha fatto vittima perchè Arte l’igienista non assume cibi o bevande sfusi comprati da ambulanti in spiaggia, al contrario di quanto fanno i norvegesi ottimisti e fiduciosi (anche i mezzi norvegesi).

    Le altre domande ci porterebbero troppo lontano.


  6. ero una giovane ventenne da sola a londra quando un insegnante inglese mi spiegò delle cose che mi sorpresero molto, i giapponesi nn permettono mai che gli si guardino i denti e la lingua perciò mettono la mano avanti alla bocca quando ridono (sorridono, in realtà) ma addirittura altre culture ritengono offensivo che accavallando le gambe chi ti sta difronte potrebbe vedere la suola delle tue scarpe. come si dice Pease che vai gente che trovi. in Algeria avemmo problemi durante il ramadan perchè nella nostra comitiva c’era una ragazza bionda, anche se nn bellissima, nn alta nn appariscente ma indiscutibilmente bionda.ma almeno, il cofanetto del mistero è stato apprezzato???


  7. Io credo che certe volte siamo troppo ottimisti nel cercare di scavalcare le differenze di cultura e di comportamento con altre civiltà.
    Voglio dire, è capitato spesso anche a me di sentirmi così aperto e “democratico” da pensare di essere entrato genuinamente in contatto con gente lontana in realtà anni luce da me. Nella maggior parte dei casi ho dovuto finire per ricredermi.
    (detto questo, maledizione, io nel subcontinente indiano a mangiare senza usare la sinistra NON CI RIESCO…)


  8. @Roberta: Ho letto che anche a Napoli ci sono forme scaramantiche che non immaginavo… chissà se avrò fatto qualche figuraccia senza saperlo (magari ti ho guardato la suola delle scarpe, o ho preso in mano una sfogliatella con la sinistra, o…)

    😉

    @Rob: Io purtroppo invece riesco a mangiare sempre, sinistra destra senza mani, sempre.
    In qualsiasi continente.


  9. a Napoli la vita è molto più semplice. basta accettare tutti i caffè che ti vengono offerti. nn passare mai la saliera. nn far cadere il sale. nn far cadere l’olio. nn comprare mai le perle per se stessi. nn comprare mai un gufo portafortuna per se stessi. orientare l’elefantino con la proboscide verso l’interno di casa. nn aprire l’ombrello in casa. nn appoggiare i fiori sul letto. orientare il letto nella stanza in modo da dare i piedi alla finestra. nn girare il pane sotto sopra. farsi il segno della croce quando passa una suora. nn esagerare con il colore rosso nell’arredare una casa e poche altre regole di questo tipo.


  10. Aaaaarrrggghhh!!! La proboscide verso l’interno??? Io ero convinta verso l’esterno, come l’amuleto neozelandese che ho sulla libreria, e che deve sempre guardare la porta… ma avrei dovuto capirlo, è l’emisfero opposto…

    Comunque ho commesso non solo uno, ma tutti gli errori da te elencati. Tutto si spiega. D’ora in avanti, nuova vita.



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