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Il cacciatore

19 novembre 2010

 

Ha il viso scavato nella roccia. Guardandolo, capisco perchè la gente di quassù credeva ai troll.  È una montagna d’uomo, l’espressione severa, lo sguardo azzurro che mi fissa, serissimo. “Sono Lars N., il tredicesimo Lars. Mio figlio è il quattordicesimo. Viviamo nello stesso posto dai tempi della peste nera, a N.” N., come il suo cognome. “Il Lars numero otto morì in uno smottamento, ma a parte lui, tutti i Lars sono nati e morti nel loro letto, a N.  Mio figlio è l’ultimo Lars: ha avuto tre femmine.” “Peccato”  mi viene detto scioccamente. Inaspettatamente, il suo volto si disintegra nella danza folle di rughe di un sorriso bellissimo, gli occhi azzurri due fessure. “Macchè peccato! Magari inizia una nuova dinastia.”

Lo curiamo da anni: un corpo fortissimo, nel quale sono state iniettate quantità tali di chemio da infrangere ogni record. Le ha tollerate benissimo, continuando, a ottant’anni, a lavorare dalle sei di mattina alle otto di sera nella stalla dei maiali, sul trattore, nel bosco a fare legna. Ogni giorno. Le metastasi ossee, molto estese, cominciano a dargli qualche fastidio: la sua colonna vertebrale si è sbriciolata in un punto che preme sul midollo e lo costringe, da due settimane, sulla sedia a rotelle. “Non sono potuto andare a caccia, quest’autunno. Volevo abbattere uno dei due alci che girano vicino a casa tua. ” Mi guarda, cospiratorio, chiamandomi in causa.  Sa benissimo dove abito, come sa che c’è una lince che ogni tanto caccia nella zona,  una famiglia di daini e chissà cos’altro. “E ci sono anche un paio di cervi, in un posto che so io. Due cervi. ” Lo sguardo si perde nello spazio, vede montagne, sentieri nevosi, il vapore che esce dalle narici del cervo abbattuto, il sangue sulla neve. Lo sparo. “Niente caccia quest’anno, Lars.” “Ma l’anno prossimo. L’anno prossimo non mi scappa, eh?” Di nuovo il suo sguardo è fisso nel mio. Non rispondo. Esplode in una risata, nuova danza folle di rughe. Lui sa che io so che lui sa. “L’anno prossimo, avrò tutti i cervi che voglio.”

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10 commenti

  1. poetica questa testimonianza


  2. sempre forti le tue parole.
    Le tue esperienze.


  3. @Zefi e Lola: Grazie a voi che mi leggete.


  4. Ma è vero che attorno a casa tua girano alci e linci? Sei dunque alle porte di una foresta? E anche vicina al mare?
    Grazie perché ci racconti queste tue esperienze di profonda umanità.
    L’inizio del post e la foto mi hanno ricordato Il peso della farfalla di Erri de Luca (non perché lo adori in assoluto come scrittore, ma quel romanzo/racconto mi è piaciuto moltissimo).


  5. @Tania: Abito in periferia, vicino a boschi e campi. Il fiordo (la città) dista circa 10 km. Ma quassù gli animali si aggirano sempre vicini alle case. Sono molti più di noi.

    Con Erri de Luca ho un rapporto ambivalente: alcune cose mi piacciono molto, altre per niente. Quello appunto non l’ho letto. Con Erri de Luca mi fa l’idea che mi piacerebbe farci una bella chiacchierata ecco.


  6. Lars e Cervo delle Praterie, due giganti a confronto.
    Quel viso scavato nella roccia, solcato da un mare di rughe che si specchiano nell’azzurro degli occhi, si confronta con la maestosità del fiero esemplare di cervide.
    Di entrambi percepiamo, in pari misura, la grandezza epica e la fragilità terrena, nel momento in cui l’odore della chemio si mescola a quello del sangue sulla neve.
    Nel testimoniare della vicenda umana di Lars con l’abituale maestria, ai lettori presenti e futuri consegni un ritratto quanto mai vivo e vitale, che non sarà facile dimenticare.


  7. queste tue ministorie sono, per me, tra le cose piú belle che trovo qui.
    sopratutto per la serenitá che riescono a trasmettermi. é come se mi dicessero che quello che ci succede, giorno dopo giorno, é parte di un flusso, di un’energia che scorre, nelle praterie, negli occhi dei cervi, nell’intima comprensione tra medici (solo certi medici peró) e ammalati.
    Bello. Grazie.

    o.t.
    com’é il capodanno a quelle latitutini?


  8. @JFK: Roccia, sangue. Materia dura e fluente. Vita.
    Ti ringrazio.

    @Henry: Sono contenta che ti faccia quest’effetto.
    E sul capodanno, comunicheremo.
    🙂


  9. Questa cosa qui Artepilla è bellerrima – un po’ perchè Lars, come tutti i Lars è letterario di suo – un po’ perchè te sei brava, il che sta nel acchiapparli e tenerli questi tipi letterari che si incontrano.


  10. @Zauberilla: Diciamola tutta: acchiappare i tipi letterari mi garba tanto. Ce ne sono a bizzeffe, sono tra noi, pronti a farsi acchiappare e mettere su carta. Se non li acchiappassi forse andrebbero sprecati. Diciamo che questo, nella collezione di gemme, era letteralmente un solitario.



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