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Due desideri

13 novembre 2010

 

 

Gli amanti, gli amici hanno due desideri. Il primo, di amarsi al punto di penetrare l’uno nell’altro e diventare un solo essere. Il secondo, di amarsi al punto che la loro unione non risulterebbe sminuita neppure se fossero divisi da un emisfero. Tutto ciò che quaggiù l’uomo desidera invano è perfetto e reale in Dio. Tutti i desideri impossibili sono in noi come il marchio della nostra destinazione, e appena non speriamo più di realizzarli divengono per noi buoni.

 

Simone Weil, da “L’amore di Dio e la sventura”

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16 commenti

  1. Bello riuscire a crederci, ogni tanto (io non ci riesco molto). Però non si rischia anche di rimanerci imprigionati, nei desideri impossibili…?

    …Ma nella foto ci sei tu, molto serena direi, con una deliziosa borsetta!!!


  2. @Tania: Certo che si rischia. Credo che Weil intenda appunto dire che nel momento in cui si accetta che sono irrealizzabili essi diventano “buoni”, e invece di farci prigionieri ci fanno liberi.

    La borsetta era la mia preferita, con una farfalla rossa e una blu. Una giornata bellissima, felice.


  3. Liberati dalle forme sublimi e irraggiungibili, scoprire e seguire la propria forma, con passo lieve e spesso incerto, ma sapendolo infine governato dalla necessità. Penso sia l’unica perfezione che possiamo concederci, una nostra perfezione tutta umana, tanto ugualmente difficile. Alla domanda se credesse in Dio, Jung rispondeva: “Non ho bisogno di credere. Io so che esiste”. Sapeva che esisteva nel profondo dell’uomo, e questo basta: non ci sono altre destinazioni.

    Gli amanti sono già insieme, se sono amanti, se hanno questo privilegio concesso a pochi eletti, come dice Don Giovanni ne “L’occhio del diavolo”. Nell’amore non diventiamo un unico essere, al contrario è una delle occasioni che abbiamo per non cambiare, per restare quello che siamo. E’ nella vita di ogni giorno che siamo costretti, spesso nostro malgrado, a cedere parti di noi stessi, a seguire un’unica via, anche se questo non è necessariamente male. L’amore è un ritorno a noi stessi, a chi accudisce il nostro daimon, cioè alla nostra vera essenza.


  4. @Un Passante: Restare, o diventare quello che siamo? L’amore come via del ritorno a se stessi, attraverso l’altro (il che è impossibile, certo, per questo è vero, forse l’unica cosa veramente vera).
    È interessante quello che scrivi.
    Spero che vorrai ripassare.


  5. ahimè un desiderio spesso inascoltato….lo so bene per esperienza personale, però niente ci impedisce di sognare e di desiderare


  6. Sono cresciuto nella regola che non bisogna desiderare la luna.
    Tuttavia, per la natura stessa dei desideri, si può mai accettare che essi diventino irrealizzabili?
    Non è forse la Speranza l’ultima dea, quella che, nelle umane vicende, ci affianca e sostiene a dispetto di ogni logica?
    Se perdiamo la convinzione che, ciò a cui aspiriamo, possa realizzarsi, verrà meno anche il desiderio, sostituito dalla rassegnazione.
    Se accettiamo che siano irrealizzabili i desideri impossibili, rimettiamo noi stessi nelle mani di una libertà in conflitto con quella desiderata.

    Mi piacerebbe poterlo chiedere all’Anna Finocchiaro è lei no, quella che appare pensosa in alto a destra, dietro gli occhiali nuovi?
    Però non vorrei disturbarla in questo momento grave di elaborazione d’una strategia di sopravvivenza.
    Mi accontenterò di sbirciare il diario di quella bambina, dentro la borsetta impreziosita da un volo di libere farfalle.
    Chissà che non fosse un crogiolo di fusione per desideri impossibili.
    E catalizzatore di speranze in nuce.


  7. rassegnazione come desiderio buono??? forse anche.desideri irrealizzabili che ci rendono liberi? mah, nn so. i miei desideri perfetti e reali in Dio? lo voglio credere davvero. e arte con quelle guanciotte paffutlle e la sua borsetta preferita è una carezza dolcissima da sentire! ma la finocchiaro???? sei sicuro????? boh!


  8. @Zefirina: Non ti pare che sia un desiderio inascoltato sempre?

    @JFK: Grazie, Anna Finocchiaro io l’ammiro molto, saranno gli occhiali a darmi un aspetto intelligente.
    🙂

    Quella borsetta non conteneva diari, ma probabilmente un fazzoletto stirato e un biglietto Firenze-Bologna e ritorno, seconda classe.
    E i desideri dei bambini non sono nè possibili nè impossibili. Sono desideri.

    @Roberta: La carezza sei tu.


  9. E’ abitudine della Weil porre tutto a confronto con l’assoluto. Da questo punto di vista le questioni nell’ambito delle categorie umane trovano nella sua scrittura una singolare ricomposizione.
    In effetti il tentativo di trovare una composizione è legittimo, esso pertiene alla necessità della quadratura dei pensieri . Seppure l’esercizio riesca, questo può lasciarci ugualmente nel vuoto, ma perlomeno non lascia nel vuoto ciò che abbiamo scritto, il che , in effetti è già un risultato.
    Tuttavia dietro a questa esigenza può nascondersi una tentazione, che riguarda più la scrittura che l’intima necessità di portare ad una quadratura. Mi ripeto? Può darsi, ma c’è differenza tra necessità e tentazione.

    E’ vero che gli amanti desiderano amarsi al punto di diventare un solo essere? o forse l’amore è assai spesso, o quasi sempre qualcosa di casuale, di contraddittorio, fugace? -e forse, la fugacità, non è uno degli aspetti che ne determinano la forza?- tali da far apparire questa immagine di voracità reciproca una pia illusione a partire dalla difficilmente discutibile realtà che, quand’anche questo fosse un desiderio, non può essere anch’esso che fugace.

    Nota: la Weil usando il termine “amanti”i in questa maniera elegante , semplice, misteriosa propone una vastità di senso che colpisce con la precisione di un bombardamento a tappeto.

    L’amicizia? Se è tale, gli emisferi sono ininfluenti.

    Ma ecco che entra in gioco il Grande Mago, il Grande Risolutore, la Quadratura del Cerchio in Persona, il quale –ammettiamolo- è il vero protagonista dei desideri impossibili.
    Ciò che concepiamo come desideri impossibili, ci appaiono tali sostanzialmente perché fuori tiro.
    Essi impongono l’avvicinamento, il quale più che essere per noi un marchio di destinazione –quello c’è già, inevitabile, ineluttabile, senza appello- nella sua prospettiva rivela a noi stessi un destino.
    Tutto può impedirci nell’avvicinamento, nell’approssimarci. Possiamo cadere al primo passo, oppure, in mezzo alla terra di nessuno , dove tutto può capitare, e di tutto capita, coprire la distanza e scoprire l’inatteso.
    Allora, che i nostri desideri siano buoni o meno (come le nostre intenzioni d’altronde) probabilmente avrà ben poca importanza.


  10. @Mauro: Ogni volta che leggo Simone Weil, e la frequento realtivamente spesso, mi lascia con in un misto di irritazione e di meraviglia. Come fissare intensamente un fuoco molto da vicino, ammirando la bellezza della luce, ma sentendo bruciore agli occhi. Quella che forse è l’origine dell’irritazione, ossia l’ostacolo da superare per me in SW, è il suo estremo intellettualismo, chiaramente problematico per me, non in sè. Ad attrarmi in lei è invece la totale mancanza di compromessi nella sua visione dell’esistenza, la sua percezione inesorabile dell’alterità del mondo, la percezione di un fondo inconoscibile, questo continuo spingersi oltre verso qualcosa d’altro, di un’alterità irriducibile alla quale però apparteniamo. Leggere in un altro modo l’esperienza, con attenzione, cercando tracce.
    È un esercizio che a volte lascia nel vuoto, senza appiglio, eppure a volte illumina.

    SW accosta i termini ”amanti, amici” con apparente nonchalance, in realtà con attenzione (giusto: la vastità di senso). Il fenomeno è lo stesso: l’amore è contraddizione irrisolvibile.. L’altro, in modi diversi e uguali amato, è anche il limite, l’enigma. Il desiderio di appropriazione è sempre fugace e destinato a fallire, eppure è spinta continua. È attesa dell’inatteso appunto. In questo senso, probabilmente in nessun altro, ha senso l’attesa.
    L’unica via è impraticabile, eppure la percorriamo, sotto un bombardamento a tappeto.

    @Roberta: Riflettevo: C’è una bambina che insiste per andare a prendere un’altra bambina sulla via dell’asilo, come se questa abitasse a Mergellina o a Montesanto e non in Norvegia. Noi sappiamo che il desiderio è irrealizzabile, il tempo e lo spazio lo contraddicono. Eppure è reale. È, infatti, assolutamente libero e perfetto.


  11. @ Roberta: Mi stai dicendo, fra le righe, che dovrei tenere in considerazione l’idea d’inforcare un paio d’occhiali.
    Terrò conto del suggerimento pur se, nello specifico caso, intendevo sottolineare come l’aggiunta delle lenti valorizzasse lo stile e l’espressività di entrambe.

    @ Arte: E allooooora (capriccio) voglio restare bambino.
    🙂


  12. Near, far, wherever you are
    I believe that the heart does go on
    Once more you open the door
    And you’re here in my heart
    And my heart will go on and on


  13. @JFK: Mi hai vista per caso ieri sera a Ballarò? Ti ho fatto l’occhiolino da dietro le lenti! Gasparri ha frainteso, credeva lo facessi a lui!
    🙂

    @Rodo: A differenza del Titanic, e chi ci affonda a noi??

    😉


  14. Già lo chiedeva Platone nel Simposio, se non sbaglio, agli amanti: “Desiderate quindi essere un solo essere, così da non lasciarvi mai né di giorno né di notte?” Il destino di ognuno di noi è quello di essere soli, cioè singolari, unici. Ma nell’amore si può credere ad un destino del noi. Se si chiede agli amanti cos’è l’amore, loro si guardano e rispondono: “Questo!”, con-fondendo il loro sé con il sentimento che provano. Non si tratta d’illusione, si tratta della realtà nella quale ci cala Amore. Amore non si comprende, è Amore che com-prende gli amanti, che rimarranno soli, però insieme in qualcosa che li trascende. Gli amanti non si posseggono, si attraversano. Da qui la tensione continua dell’uno verso l’altro, il desiderio di fagocitarsi, (Medea, nell’impeto, dice a Giasone: Io ti mangio il Cuore!)perché l’altro è comunque sempre assente.
    Amore si pone al di fuori di ogni regola, del pensiero, della parola. Rimane nell’indicibile e porta con sé gli amanti, che non si curano di spiegarsi cosa sia. Loro sanno, follemente. Con tutto il loro essere, sanno. E’ chi amante non è, che sente il bisogno di capire l’Amore e si affida al pensiero e alla parola che mai potranno servire a qualcosa. Tantomeno a consolarci del fatto che Amore può toccarti, attraversarti e lasciarti.
    Invece non credo che gli amici abbiano gli stessi desideri degli amanti, perché non vengono trascinati dalla follia amorosa, che, tra le altre cose, necessita dei corpi.
    Comunque, se gli amanti sono tali e gli amici sono tali, gli emisferi non contano. Proprio non esistono.


  15. @Manuela: Personalmente credo questo: l’amore è espressione della forza vitale che ci attraversa, del logos che ci ha creati. Ha molte forme. Mi pare che tu parli dell’eros, della ”follia amorosa”: Medea, io aggiungerei Pentesilea che desidera divorare Achille, ma anche ognuno di noi quando abbiamo provato l’impulso di divorare di baci l’amato/a. Questo è l’innamoramento, la passione. È una delle forme, quella che ha reso possibile la nostra esistenza fisica. Molte forme, dicevo. Vari gradi di corporeità. Varia durata. Amicizia, amore fraterno, amore intellettuale, amore dell’anima. Vastità di senso. (Pensa ad esempio che questo post prende spunto dall’amore fraterno, anche se non parla solo di questo.) Nell’eros, la tendenza a fagocitare l’altro diventando una cosa sola è di per sè tendenza alla depersonalizzazione, alla disintegrazione della soggettività nel desiderio, è ossessione (Eros e Thanatos, non a caso). Non esiste libertà nell’eros. L’eros è un modo, potentissimo, di accedere a parti di noi che possono consentirci di diventare ciò che siamo. Ma non basta. È vero che non lo si può spiegare a parole. Ma al di là della parola non c’è il caos, c’è il logos.


  16. eri bellissima anche da piccola 🙂



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