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La generazione dei formaggini

28 ottobre 2010

 

La mia prof di filosofia del liceo, anche detta la T*****  presumibilmente per un richiamo  all’omonima città cantata nell’Iliade omerica, soleva accusarci con sufficienza di essere “la generazione dei formaggini”. Niente di più vero. Il formaggino, protagonista della mia infanzia, era più di una cosa grassa e flaccida che si spalmava sul pane a merenda, o che qualcuno ti insinuava a tradimento nella minestra. Il formaggino aveva un potentissimo impatto semiotico, era legato ad una serie di immagini, sapori, oggetti e valori, una vera icona mediatica e un pilastro dell’immaginario della mia infanzia.

Le varie marche esprimevano per me varie simbologie. Il protagonista delle mie cene era l’odiato “Milione”, con l’immagine del bambino maleducato che si leccava le dita impunemente (lui sì) con un ghigno deficiente. Coi punti del formaggino Milione, però, era ipoteticamente possibile vincere una Mucca Carolina gonfiabile. In pratica, era impossibile raccogliere la quantità assurda di punti necessari. Me la procurò, imbrogliando, mia nonna che conosceva il fornitore. La consistenza della plastica liscia, a chiazze bianche e nere, e gli occhi buoni della Mucca Carolina sono tuttora ricordi vivissimi. L’abbracciavo con tale foga che ben presto si ruppe la valvola e la Mucca si afflosciò miseramente.

Ad attutire il lutto giunse Susanna Tutta Panna, ottenuta coi punti dell’omonimo formaggino, del resto notevolmente migliore del Milione. Ebbi però un rapporto conflittuale con Susanna, il cui testone abnorme e l’ottusità dell’espressione mi esasperavano, e mi pare che la tagliai con un temperino.

Regali a parte, la mia personale classifica dei formaggini era all’incirca questa: in testa regnava, indiscusso, il Bel Paese. Tondo, la carta dorata, l’immagine rassicurante dell’Italia, le scatolette di plastica che immaginavo si potessero usare per riporvi mille cose. Non lo compravamo mai. Lo mangiavo però spesso a merenda da un’amica, quando sua madre ce ne consegnava solennemente uno a testa, dietro il banco della pizzicheria di famiglia. Lusso.

Al secondo posto c’era il formaggino Mio, nella confezione da tre, di stravagante forma quadrata. Una rarità, di cui amavo soprattutto le figurine di plastica da collezionare, che invidiavo ai frigoriferi delle amiche.

Al terzo posto c’era il formaggino Camoscio, di sapore forte e consistenza asciutta, da intenditori. Impossibile da spremere.

Al quarto, Milkana Blu, che preferivo alla variante Milkana Oro,  secondo me a torto più osannata dai più.

All’ultimo posto, dietro tutte le Susanne di questo mondo, il cretino leccadita del Milione, avvelenatore di minestre.

 

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37 commenti

  1. La Mucca Carolina esiste davvero davvero davvero!
    Nel mio portafoglio c’è una foto, rigorosamente in bianco e nero, di me stessa a cavallo della povera bestia sfiancata dal mio peso, sopra il tavolo della sala. Avevo circa un anno, fiera come un’amazzone la tengo per le corna, sostenuta sotto le ascelle da una lontana cugina che sbuca alle mie spalle. Certamente perchè non cadessi, ma pure per scongiurare l’esplosione della mucca e la mia conseguente disperazione. Carolina, sorridente, poggia sulla tovaglia con la pancia tutta, le quattro zampe disarticolate ai lati del corpo. Forse mi era stata regalata, poiché la mia mamma detestava i formaggini. (Il piacere di spiaccicarlo nel brodo vero insieme alle stelline e agli sfilaccini di pollo lesso, me lo procuravo da sola più avanti, soprattutto quando ero malata.)”Ste robe di quando eravamo piccoli scatenano i ricordi e giù odori, sapori, suoni, colori, gusti… come ciucciare la punta nera plasticosa delle corna di Carolina.
    Ah, preciso, niente nostalgìa!


  2. @Manuela: Bentornata, ti aspettavo.

    Mi sembra di capire che questa povera Carolina dovesse sopportarne di tutte, non solo da me a quanto pare…

    Vuoi dire che a te PIACEVANO i formaggini nella minestra? O forse il piacere era spiaccicarlo? (fin lì posso arrivare, il resto è perversione – meglio le corna della mucca, quelle le ciucciavo anch’io)


  3. Massima pervesione, sia lo spiaccicarli che il gustarli. E massimo piacere. E sai che ancora mi capita quando ho la febbre alta? Dopo i 38 gradi anche il rischio regressione è alto…


  4. Chi l’abbracciava con foga, afflosciandola.
    Chi la cavalcava, disarticolandola.
    Ma quando sono arrivato a leggere lo strazio cui erano sottoposte le povere corna…
    Roba da far rimpiangere persino uno sciame di tafani.
    Non che alla Susanna sia andata molto meglio.
    Non aveva ancora messo i denti che un serial killer con temperino le tendeva l’agguato mortale.
    Posso assicurarvi che in collegio i formaggini erano pane quotidiano, ma le mucche non le abbiamo massacrate mai.
    Solo fra noi.


  5. Ecco, il formaggino fa parte del mio campionario d’infanzia, ma non ne era protagonista. Eppure anch’io ricordo il belpaese (che forse esiste ancora) e il milione, e direi che nella minestrina fatta col dado davano il massimo…!


  6. @Manuela: Il rischio regressione è sempre in agguato, anche sotto i 38 gradi.

    @JFK: Ci mancava l’avvocato animalista della Mucca Carolina…

    @Tania: La minestrina di dado, altro topos. Anche quella in busta, però.
    Potrei fare un post sulla gastronomia dell’infanzia (minaccia…)


  7. Mi aspettavi? Grazie.


  8. A parte la Mucca, di cui s’è già detto, qui c’è lavoro per uno studio d’avvocati.
    La Susanna dal testone abnorme e dall’espressione ottusa, il cretino leccadita del Milione, avvelenatore di minestre.
    Calunnia e maltrattamento di minori.
    Fin qui si potrebbe ancora patteggiare.
    Ma quando si riscontrano prove inconfutabili di ricorso alla tortura bieca, non si può transigere.
    Mi riferisco al povero formaggino.
    “ Il piacere di spiaccicarlo nel brodo…” è ampiamente condiviso, invece scioglierlo nel piatto una perversione inaudita, mille volte peggio che farsi sorprendere a ciucciare le corna ( e questo sembra valere anche ai giorni nostri, con o senza febbre )
    Ce n’è abbastanza per appellarsi alla Corte di Giustizia Europea.


  9. @Menuela: Ma prego!

    @JFK: Io non ho capito se sei avvocato difensore, pubblico ministero o Grande Inquisitore.
    O – orrore – il Fantasma Formaggino?


  10. @MAnuela: Scusa per il refuso!Dev’essere tutto questo formaggio (re)fuso che mi confonde.
    😉


  11. Ma il mitologico Formaggino Mio non era quello triangolare, un po’ meno molle, piu’ virile, nella scatola rotonda?


  12. Giammai, Fabio, gravissimo errore!Il Mio triangolare??
    Non so che ti abbiano rifilato da mangiare, ma sei stato ingannato, quando non si tratti addirittura di frode alimentare e spaccio di formaggino taroccato.
    Chiederemo all’avvocato qui.


  13. Fabio, quello era il Milkana!

    Arte, sapessi quanto sono (re)fusa io! Prima che capissi a cosa ti stavi riferendo…!!!


  14. Ma quindi quello triangolare e dalla consistenza soda, qual era? Non l’avranno dato solo a me, spero.

    (Forse era svizzero, il che spiegherebbe alcune cose).


  15. Manuela, il Milkana non aveva una consistenza altrettanto ferma, pur essendo, concordo, triangolare.

    Il mistero continua, prima di domani chiamo mia madre e mi faccio rivelare la soluzione.


  16. Era il Tigre! Ovviamente il mio preferito. Scatola tonda, formaggini a spicchi all’interno. Formaggio compatto e saporito.
    Grrrrrrrr!


  17. @Manuela e Fabio: Bah, a me non pare che il Milkana Blu (se era quello) fosse molto virile. Più in generale, l’idea di un formaggino virile mi lascia piuttosto perplessa, mi pare una contradictio in adjecto, ecco.

    Poi, Fabio, devo dire che io ho sempre avuto dei sospetti su di te riguardo alla tua infanzia semielvetica… essi vengono confermati dalla scelta del formaggino, decisamente plutocratica.
    😉
    Tu comunque chiama tua mamma, il mondo deve sapere.

    @Mauro: È inesplicabile che io abbia dimenticato il Tigre. Bellissima la scatola gialla. QUASI buono come il Camoscio.

    Gli svizzeri per i formaggini bisogna lasciarli stare.


  18. io sono cresciuta a polenta e gorgonzola
    😀
    altro che formaggino 😉


  19. Lola, tu provochi però!
    Di mais o taragna?
    E del roquefort, allora, cosa dici?

    Comincio a sdilinguirmi…


  20. Arrivo troppo tardi per inserirmi nel dibattito.
    Accennerò solo un “pitupitum… paaaahhhh”
    (del resto, c’è tutta la perversione del formaggino in quello slogan)


  21. Ma certo, il Tigre! Non lo paragonerete col Milkana e il Bel Paese, spero.

    Il Tigre non si scioglieva nella minestrina come gli altri, rimaneva fiero, indomito, virile.


  22. D’accordo oon Fabio!!! Ma Tania più su ha accennato, in una breve diversione, al discorso (ovviamente suscitato dal formaggino) rigurdo a ciò che si scioglieva nella minestra.
    Che dire dunque di quel convitato di pietra che era: L’ESTRATTO DI CARNE LIEBIG!


  23. @Lola: Appunto sei di un’altra generazione, probabilmente, grazie al gorgonzola, dotata di molto più acume filosofico della nostra cresciuta a dolciastre minestrine.
    Bisognerebbe chiederlo alla T****, che dopo di noi ha continuato ad insegnare.

    @Manuela: Provoca provoca, non raccogliere.

    @Rob: Ma sai che mi era tornato in mente dopo scritto il post, quel verso che faceva la Susanna?? Pitupitum-paaa…
    (sorrisetto lascivo)
    Per forza l’ho fatta a pezzi.

    @Fabio: E ridagli, ma sei fissato… sembri Marinetti “un formaggino virile! maschio! italico! a pasta dura e non molle!”
    😀

    @Mauro: Come “d’accordo con Fabio”??
    Sono esterrefatta, ma che effetto vi faceva a voi il Tigre?

    Il tuo riferimento all’estratto di carne Liebig mi conferma nella necessità di un post sulle minestrine che si servivano in Italia negli anni settanta. Ai bambini!


  24. E comunque siamo dei dilettanti. Guardate qui:

    http://www.ciao.it/Opinionisulprodotto/Formaggini_Tigre_Spicchi__50991

    Le partecipanti al forum sul Tigre sono pure piu’ marinettiane di Mauro e di me.

    Alcune citazioni, a titolo di esempio:

    “Vantaggi: A chi piace duro magari”; “Se non desiderato un formaggino cremoso,ma DURO, sicuramente vi piacerà”; “lo rende ben ‘maneggevole’, facilitandone la presa. Il cospicuo spessore dello spicchio impedisce le solite fastidiose fratture, che capitano invece con gli altri formaggini ‘molli’, i quali sovente si rompono in mano”.


  25. Il formaggino MIo attualmente è in cima alle MIE perversioni, e lo ruberei sempre al povero pipik, anche perchè per fare certe minestre, tipo la crema di spinaci, è perfetto eh!
    Invece per quanto concerne la portata amarcordica del post, io ho avuto un soprassalto proustiano di dolorosa sehnsucht pensando all’orso di coccolino. Anche io lo desideravo immensamente – tuttavia, quando lo vidi per davvero, all’alimentari sotto casa – scoprii che era inerte, non saltava isnomma qua e la sugli asciugamani piegati dicendo cazzate a rotta di collo, e aveva pure i riccioli del pelame diciamo un p’ stantii.
    Infine, trovo che qualsiasi professore – ce n’è sempre uno – che si rivolga ai suoi alunni con la reotirca del disprezzo generazionale, meriti le medesime rievocazioni omeriche.


  26. @Fabio: È incredibile… si va dal “prima di tutto è un prodotto svizzero e quindi sinonimo di qualità” al celodurismo puro!
    C’è – evidentemente – tutto un universo intorno al Tigre di cui io non so nulla. Sono scoperte queste.

    @Zauberilla: Il Pipik sembra, infatti, la reclame vivente del formaggino Mio, coi due dentini di sotto (ora ne avrà anche altri…)

    L’orso di Coccolino: parliamone. Apparteneva, quegli, alla generazione successiva alla mia. Io ero troppo grande per desiderarlo, tuttavia ricordo che vedendolo dal vivo rimasi molto delusa: era un comunissimo orsacchiotto da fiera! Era moscio! Sbiadito!
    Sò traumi.

    Un applauso a Zauberilla per quanto dice/sulla Grande Meretrice.


  27. omg, mi hai fatto realizzare che la mucca carolina e susanna tutta panna sono entrati di diritto nei conversari di tutti i giorni….. ecco!!!!!!! da dove vengono Oo


  28. @Close the Door: Benvenuta! Ritengo mio dovere educare le giovani generazioni su temi di tale importanza. Ci mancherebbe!
    😉


  29. non ero intervenuta perché mancava il Tigre, ma per fortuna vedo colmata la lacuna (ora vado sul forum!)
    Tuttora ogni tanto compro la scatola gialla e rossa, già da sé energizzante.


  30. Lophelia, ma anche secondo te il Tigre è virile?


  31. Non vorrei fare qui la parte dell’Avvocato del Diavolo ma, suvvia, un formaggino virile è una contraddizione in termini.
    Ancora ancora, stessimo disquisendo sul celodurismo proteico del Grana Padano.

    😉


  32. @JFK: 🙂


  33. lo so che arrivo in ritardo ma questa cosa la devo dire. quando avevo un formaggino e una fetta di pane, e nn ero vista dai GRANDI, mi piaceva aprire solo un pò la carta sull’angolo alto del triangolo e farlo uscire come un serpente che si avvolgeva sulla fetta: una merenda biforcuta!


  34. @Roberta: È un classico. Uno dei motivi per cui il Tigre non era il mio preferito: troppo sodo, impossibile fare il serpente.


  35. Ehi!!!
    L’Avvocato qui, mi sta dicendo che le intercettazioni continuano e tutto quello che direte potrà essere usato contro di voi.
    “…troppo sodo, impossibile fare il serpente. ”
    E’ sotto la lente.
    😀


  36. Intanto ti segnalo che gli idraulici svizzeri, dopo un’overdose di Tigre, hanno aggiustato il rubinetto, che ora non dovrebbe sgocciolare piu’, per la quiete di tutti.


  37. Mangio attualmente il formaggino MIO e vorrei creare un gruppo fb 😀 RIPORTIAMO LE FIGURINE DI PLASTICA NEL FORMAGGINO MIO !!!!!!!



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