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Corpo

14 ottobre 2010

 

La città è corpo. I palazzi, le statue, le chiese, sono le sue ossa scalcinate. Le strade sono vene e arterie, intasate da grumi appena freschi o secchi da secoli, in alcuni punti pulsanti di sangue fluido, vivo, acceso. E questo ritmo di sangue, che cambia alternandosi e confondendosi da un angolo all’altro, da una scalinata all’altra, la tiene in vita e le dà odore e profumo. Di morte, di infinite fioriture e marcescenze, di vita. La vita sfuggente dei polpi nelle bacinelle dei pescivendoli, quella dei canarini nelle gabbiette dei venditori, la vita appesa a sventolare tra le lenzuola stese come sipari, l’odore greve dei letti nei vicoli e quello della frutta matura, candita, nauseante di sole e la polvere delle ossa e della strada che imbianca le sfogliatelle, i babà squartati come vitelli dai quali prorompono interiora di panna e occhieggiano dolci clitoridi di fragola.

La città è una reliquia. Ha mani d’ottone a cui aggrapparsi, tese tra le candele e le cripte. Ha braccia, gambe, seni, occhi su ex voto d’argento. Ti guarda. Si avvicina, ti tocca, ti invade. Ti arrendi alla volgarità del suo abbraccio, perchè è la tua, e non la conoscevi. Affondi nel suo ventre come in quello della madre che non ricordi e ne riemergi colorata di rosso pompeiano e ocra e bianco e celeste, divieni affresco e ti incornici di volute dorate, fiori grevi di ferro battuto e lievi di carta sottile, giornali abbandonati, carta straccia, spazzatura. Hai sfiorato l’acqua nel profondo e nel mistero qualcuno ha bevuto le tue lacrime, asciugandole in un rito elementare dove vicino e lontano non hanno significato. Sei nuova, antica. Sei appena iniziata.

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16 commenti

  1. Napule è mille culure
    Napule è mille paure Napule
    è a voce de’ criature
    che saglie chianu chianu e
    tu sai ca nun si sulo.
    Napule è nu sole amaro
    Napule è addore ‘e mare
    Napule è ‘na carta sporca
    e nisciuno se ne importa e
    ognuno aspetta a’ ciorta.

    napoli è bellissima


  2. @Zefirina: … e tutto è già stato detto. (Ma non ce ne importa.)


  3. Scritto con grande trasporto e partecipazione emotiva.
    Ogni frase è la spirale di un magma, che trascina nel profondo delle viscere della città.
    Devi esserci andata in un giorno di vento e golfo in burrasca.
    Se ti dico che gli spruzzi sono arrivati fin qui!
    Io terrei d’occhio anche ‘A Muntagna, come la chiamano affettuosamente i partenopei.
    Il risveglio, ora, potrebbe essere più vicino.


  4. @JFK: No, non c’era vento, nè burrasca. C’era vita. E attenzione ai vulcani addormentati.


  5. Dopo “Le ventre de Paris”, il corpo di Napoli! Bella rappresentazione, tridimensionale, viva, carnale; fa sentire catapultati in un vicolo e costringe a toccare ed assaggiare tutto.


  6. @Tania: Ecco, pensavo che Napoli e Parigi mi paiono proprio due poli opposti… Parigi è bellissima ma è un luogo profondamente razionale. Fa appello ad altri lati miei, però.


  7. Certo, anche per la mia esperienza è così, è che pensavo al romanzo di Emile Zola, per il genere di descrizione vivida e questo infilarsi nei vicoli, e per le descrizioni di colori e odori.


  8. @Tania: L’avevo capito. E Zola secondo me è sottovalutato.


  9. Bella descrizione (anche se non potrò più mangiare un babà, il che non è un male in sé). La metto accanto alla Napoli di Ortese e Martone (il film “L’amore molesto” E’ Napoli)


  10. @Laura: Cosa sono queste novità? Non puoi più mangiare i babà, cambi casa… urge aggiornamento chiacchierillo, provvederemo.

    Grazie per avermi messa in egregia compagnia.


  11. volevo dire che non potrò più mangiarli dopo le immagini di cui sopra…per il resto non debbo ma posso, altroché se posso.


  12. @Laura: Sono proprio rincoglionita, pensavo ti fosse venuto il diabete!

    😀


  13. lo sapevo che dovevi venire qui. lo sapevo.


  14. E io già so che ci devo tornare (hai creato un mostro…)

    🙂


  15. un mostro che deve tornare a comprare un teschio con la tuba e gli occhiali da sole????


  16. No, quello è il mostriciattolo…



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