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Le prove di San Michele

1 ottobre 2010

Død er dragen

drept og slagen

djerv er den

som dreper dragen.

Morto è il drago

ucciso e battuto

audace è colui

che uccide il drago.


Il 29 settembre si celebra la festa di San Michele Arcangelo. Nell’antica tradizione cristiana norvegese questa data (Mikaeli, Mikkelsmesse, Mikkjelsmesse) si è festeggiata a lungo anche dopo la Riforma, finchè le ondate pietistiche del 1700 l’hanno definitivamente sommersa ed eliminata. Nella tradizione pedagogica steineriana però Mikkelsmesse è ancora una data importante, e la si festeggia a dovere.

La leggenda racconta di una lotta, quella del cavaliere Giorgio contro il Drago. Lo sfondo è quello di una città come tante, dove le forze del Male, rappresentate dal Drago, chiedono un tributo: una vergine, che ogni anno verrà data in pasto al mostro. In cambio, tutto resterà come prima. La vergine rappresenta la Verità, la Bellezza. Per quieto vivere, per paura, gli abitanti della città sono rassegnati ad accettare le richieste del Drago. Giorgio, pur sapendo di non averne la forza fisica, sfida invece il Drago. Rischia la vita in una lotta impossibile per salvare qualcuno che non conosce. Con l’aiuto dell’arcangelo Michele, che gli dà il coraggio,  sconfigge il Drago.

Per l’uomo medievale questa leggenda era viva, chiarissima nel suo significato profondo. Adesso sono in pochi a raccontarla ancora. Eppure, forse mai come oggi, le forze del Male chiedono il loro tributo, e noi siamo ancora lì, pronti a sacrificare innocenti per quieto vivere. Oggi, come mai prima, c’è bisogno di coraggio. Ma dov’è Giorgio, a combattere il Drago della paura? E Michele, chi lo invoca più?

I festeggiamenti alla scuola steineriana tengono viva questa leggenda e il suo significato metastorico. Nel buio della notte della vigilia si forgiano le armi, con vero metallo e fuoco vero, per sconfiggere il Drago. E poi, il giorno dopo, ci sono le prove di San Michele. I ragazzi del liceo preparano, nelle cantine buie della scuola, percorsi irti di ostacoli, esperienze raccapriccianti, scenari orribili. I bambini della quinta possono, volontariamente, decidere di tentare le prove e sfidare le forze del male. Alcuni lo fanno. Cinque, sei ragazzini. Una sola ragazzina, con le gambe lunghe di fenicottero e una catenina al collo. Dopo aver percorso a carponi un labirinto completamente buio vengono  condotti davanti a un monaco incappucciato, che li benda con mani cadaveriche e li guida in un percorso dove toccano con mano la sofferenza fisica, la loro paura, il dolore altrui. Devono toccare ferite (forse di carne macinata), infilare le mani nello stomaco del drago che è pieno di vermi (forse spaghetti scotti all’olio) o toccare i suoi occhi (forse un mandarino bucato, pieno di gelatina). I pochi che non scappano, un ragazzino e la ragazzina con le gambe lunghe, vengono premiati con un diploma e nominati cavalieri Steiner.

Può sembrare puerile. Non lo è. Tutti i giorni dobbiamo sconfiggere la nostra paura di toccare le cose spiacevoli. Tutti i giorni ci è richiesto il coraggio di affrontare prove, piccole o grandi, senza tirarci indietro. Tutti i giorni sarebbe necessario combattere il male, dentro e fuori di noi. Alla fine del percorso, la prova più difficile: lasciarsi cadere, in piedi, all’indietro. Chi non ha paura di farlo, chi ha imparato a fidarsi, scoprirà che Michele è lì, alle sue spalle, pronto a prenderlo tra le braccia perchè non cada. È solo un ragazzone del liceo, ma forse ha le ali.

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13 commenti

  1. che bello questo modo di tener viva una tradizione


  2. Con l’augurio che al passare degli anni il coraggio di battersi resti tale e quale.


  3. @Zefirina: Sì. Tutte le forme di iniziazione sono importanti.

    @Rob: Mi unisco al tuo augurio. Vorrei che l’avessero insegnato anche a me.


  4. Oh anvedi gli steineriani me piano punti. Mi piace moltissimo questa cosa. Davvero bella, etica, pedagogica, e anche estetica.
    …Non so se si fa in Italia ma qualora si facesse, non posso evitare di temeve i tevvvibili commenti della mamma di Giovgio, davvevo un bvavo bimbo ui.
    🙂


  5. @Zauberei: Onde evitare la mamma di Giorgio, Giorgio non lo fa nessuno. Si tratta di tirar fuori il Giorgio che c’è in tutti noi, ecco.

    🙂


  6. “ Il coraggio, uno non se lo può dare” fu la risposta di Don Abbondio al Cardinal Federigo.
    E ancora:
    “ il suo spirito si trovava tra quegli argomenti, come un pulcino negli artigli del falco, che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta, in un’aria che non ha mai respirata “.
    L’ altra faccia del coraggio è quella dell’uomo pavido, diffusamente rappresentata in storia e letteratura.
    Nondimeno, se anche il più codardo, per emulazione, paura o disperazione, può indossare i panni dell’eroe, il vero coraggio sta nel rischiare come ha fatto Giorgio.
    Per qualcuno che non si conosce.


  7. @JFK: Siamo tutti Don Abbondio in qualche circostanza. L’altra faccia del coraggio la vediamo ogni giorno, a volte anche allo specchio. Così come siamo circondati da draghi di ogni dimensione e grado di famelicità.
    Le vergini da salvare invece sono meno visibili, ma esistono. Conosciute e sconosciute, tutte ugualmente importanti.


  8. Sìììì…come nella poesia cortese e nell’Orlando:

    “ Le donne,i cavalier,l’arme,gli amori
    le cortesie,le audaci imprese io canto. ”

    Non voglio certo venir meno al nobile intento,
    diamoci da fare con le vergini da salvare.
    Poi, manco a farlo apposta, la fucina ce l’ho.
    Nel buio della notte posso forgiare con il fuoco lame d’acciaio temprato, per sconfiggere il Drago.
    Basta che non mi chiedi d’infilare il dito nel mandarino bucato e ripieno di gelatina.
    L’occhio no, ti prego!
    Al confronto Don Abbondio ha le squame e il coraggio del drago.

    😉


  9. un tuffo al cuore questo riferimento all’arcangelo michele, che tanta importanza ricopre nella tradizione etiopica, al punto da dedicargli una giornata di celebrazione mensile (il 12, se ben ricordo) e persino una festa annuale (in gennaio).

    di colpo, mi ritrovo a cercare foto delle icone a lui dedicate, ed il ricordo di lalibela riaffiora, in tutta la sua potenza evocatrice.

    ti invito a visitarla, virtualmente: http://tinyurl.com/34zkuhl

    a.


  10. a me sembra un’esperienza stimolante 🙂
    w la ragazzina-fenicottero.


  11. Scusate il ritardo, sono presente assente in altro luogo (meraviglioso)

    @JFK: Vero, tu hai la fucina di Vulcano.

    @Auro: Non sai quanto sono contenta che ti sia piaciuto. Grazie per il link, lo guarderò con calma, appena tornata a casa. Nella versione originale del post avevo scritto anche una parte sulla chiesa d’oriente e le sue tradizioni bellissime, poi l’ho tolta. Errore. Per fortuna ci sei tu.

    @Lola: Concordo in tutto.


  12. Ciccia te s’è magnata er drago?


  13. No cara, er drago m’oo sò magnato io, che quanno ciò fame nun ce vedo…

    Rientrata or ora dopo un bellissimo viaggio.
    🙂



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