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Bandierina

25 agosto 2010

Nell’unica piazzetta del paese il sole è appena tramontato dietro i busti di terracotta che adornano incongrui la facciata scrostata della chiesa. Fa ancora caldo.  Il ristorante ha pochi tavoli all’aperto. Ad uno siedono un uomo, una donna bruna , una bambina. Al tavolo accanto, un uomo, una donna bionda, una bambina. Loro, francesi.

Le due bambine si guardano di sfuggita. Le due donne si fanno un rapido sorriso, e un cenno della testa. I due uomini scorrono la lista dei vini. L’oste ha la faccia da pirata e lo sguardo nero che affonda nelle scollature. Gli uomini scelgono con cura. L’oste propone un vino. L’italiano, dopo averlo assaggiato, scuote la testa. L’oste gliene porta un’altra bottiglia, e ha la faccia da arrembaggio. Il francese sembra ammirare la ferma gentilezza dell’italiano, ma si accontenta del vino dell’oste. Non per questo l’oste sorride.

Le bambine continuano a lanciarsi occhiate e a giocare coi tovaglioli. “Come si chiama il tuo orsacchiotto?” domanda l’italiano, in francese. “Coco Lapin”, mormora lei, gli occhi bassi. “Coco la femme?” chiede l’uomo. Lei scuote la testa violentemente, arrossendo: “La-pin!” Tutti ridono, tranne la bambina italiana, che non capisce il francese. “Adesso facciamo un gioco: sapete giocare a bandierina?” L’italiano afferra un tovagliolo e trascina per mano le bambine nella piazzetta, spiegando loro le regole del gioco in poche frasi. Capiscono subito. Inès è più esatta nell’acchiappare la bandierina, Maria è più veloce nella corsa. Gli adulti fanno il tifo. Le pietanze si freddano.

L’oste passa serissimo con in mano un menù. Guarda il gioco con un’espressione feroce da saraceno. Con un balzo repentino, strappa la bandierina e corre oltre la linea del traguardo, alzando le braccia con un ruggito di gioia. Ora sorride, e la sua faccia è nuova e antica come quella di un bambino.

La donna bruna, i gomiti appoggiati sul tavolo, alza il bicchiere in un brindisi silenzioso.

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10 commenti

  1. bellissimo questo racconto e l’oste che ala fine sorprende


  2. @Zefirina: Mai fare i conti senza l’oste.


  3. Racconto fiabesco, come i personaggi che lo animano.
    Supporta la teoria che esistano luoghi pieni di fascino e magia, dove tutto è possibile che accada.
    Indizi se ne possono trovare, ma ci vogliono occhi allenati e minuziosa osservazione dei particolari.
    A te è bastato seguire il lento calare del sole per incrociare con lo sguardo una possibile chiave di lettura del mistero.
    “ I busti di terracotta che adornano incongrui la facciata scrostata della chiesa “.
    Che sia quella arcana presenza a controllare e determinare, dall’alto della piazza, lo svolgersi degli eventi?
    Se così fosse, si meritavano quel gesto di alzare il bicchiere in un brindisi silenzioso.

    Lo faccio anch’io tornando qui, nella virtuale Piazza delle Meraviglie.

    🙂


  4. Bentornato, JFK.
    Non so se si tratta di luoghi particolari. Secondo me si tratta più di spazi, spazi mentali.
    Salute.


  5. Quest’oste me lo immagino torvo e dal ghigno malefico, forse anche col viso segnato dalle cicatrici, e appunto vestito da scagnozzo del corsaro nero…


  6. @Tania: Torvo scagnozzo dall’accento milanese…

    😉


  7. ah, ma allora voleva solo giocare!
    il mio oste preferito è più minuto ma per il resto uguale al cameriere ungherese di “pane e tulipani”.
    Lo starei a guardare per ore mentre lavora e l’ho ritrovato un giorno, a sorpresa, mentre aspettava che il figlio finisse la lezione di musica.
    Perchè lo dicevo io che è l’oste di pane e tulipani!!


  8. Ah, il mitico cameriere di Pane e Tulipani! Altra pasta d’uomo, altri livelli… questo qui era un tànghero, un pirata.


  9. E’ bellissimo artepilla!


  10. Grazie Zauberilla!



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