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Stay tuned

8 luglio 2010

Il paziente era un uomo di mezza età, un ingegnere, tipo molto pratico, niente sciocchezze, tipo concreto, come la parola inglese per cemento: concrete.

 

Una sera di molti anni fa, entro in camera sua e lo trovo agitatissimo. Sta guardando la parete di fronte al suo letto. Suda. Mi dice: ”Scusa ma tu lì cosa vedi?” Guardo la superficie bianca. ”Niente.” ”E non senti niente?” ”No.” ”Non senti una radio?” Ascolto: rumori lontani di auto, campanelli che suonano, qualche voce. Nessuna radio. ”No.” Mi guarda allarmato. ”Nella mia testa stanno trasmettendo un notiziario. Ma è di qualche anno fa. Dev’essere uno scherzo.” Lo guardo, mi guarda. Entrambi sappiamo che non è uno scherzo. Due ore dopo, è disperato. ”Vedi quella parete? Ora stanno proiettando un film che ho visto negli anni ’60. Adesso scorrono i titoli di coda. Prima, hanno trasmesso cartine. Tutte le mappe dei percorsi delle gare di orientamento che ho organizzato dieci anni fa. Con le liste dei partecipanti.” Pausa. ”E i risultati.” ”E la radio?” chiedo. ”Ora manda musica classica.” Lo vedo in crisi. ”Dimmi un po’, è teoricamente possibile che qualcuno mi abbia piantato in testa una specie di antenna? Un microchip? Qualcosa?” ”Non è possibile.” ”Ma mi credi?” ”Certo che ti credo. Solo che non ho una spiegazione.” ”Ho paura.” ”Lo capisco. ”

 

La dottoressa di guardia con cui parlo non lo visita neanche, ordina una TAC al cranio. Non per scoprire eventuali antenne, ma probabili metastasi cerebrali. La mattina dopo, l’ingegnere è sull’orlo del delirio. Sulla parete vede una serie di vecchie pubblicità televisive. Io non vedo nulla, ma sento che sto perdendo la sua fiducia. È stanco, e crede sempre di più a una congiura.

 

Il vecchio oncologo con cui parlo mi dice subito: ”È il cortisone, a grosse dosi può succedere. Va ridotto, vedrai che gi passa.” La sera stessa cessa il fenomeno, niente più proiezioni nè programmi radiofonici. L’ingegnere dorme. Il giorno dopo, comincia a scrivere un racconto su questa vicenda, che nessuno mai gli pubblicherà.

 

Come funziona il nostro cervello?

Un recente studio pubblicato su “Nature” del premiatissimo gruppo di Neuroscienza e Biologia della Memoria della mia Università ha recentemente dimostrato in che modo il nostro cervello crea e archivia i dati in una serie di mappe, sovrapposte in una struttura che somiglia a un mazzo di carte. Sottilissime mappe topografiche sono archiviate, a diverse risoluzioni,  l’una sull’altra. Lo smistamento delle informazioni avviene con l’ausilio delle onde gamma, cioè tra i 25 e i 100 Hz. Le cellule cerebrali alternano diverse frequenze, ”focalizzando” o su materiale d’archivio o sulle sempre nuove informazioni che giungono continuamente. Onde gamma “veloci” provengono da aree cerebrali diverse dalle onde gamma “lente”, così come alcune stazioni radio trasmettono solo musica degli anni 70, e altre solo gli ultimi successi. La topografia della memoria si alterna all’orientamento nel presente, in un costante cambio di prospettive e di frequenze.

 Il nostro cervello è un archivio gigante, nel quale rovistiamo incessantemente. C’è tutto. Si tratta solo di cercare bene, magari in fondo al mazzo. E di sintonizzarsi sulla giusta frequenza, al momento giusto. All’ingegnere si era evidentemente bloccata la manopola.

 Stay tuned.

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14 commenti

  1. mi se4ccherebbe che si blocasse la manopola dei ricordi!!!


  2. Ieri sera in tv hanno dato A.I. di Spielberg. Nel film il cervello di un piccolo androide è il ricettacolo di memoria ed emozioni che trasmette l’eredità di un’umanità oramai estinta… Che peccato dover morire e perdersi ciò che la tecnologia del futuro scoprirà sulla mente umana… Se lo scoprirà…


  3. @Zefirina: Nel senso di un eterno presente? Sarebbe come essere costretti ad ascoltare un’eterna classifica degli ultimi successi…

    @Antonio: Lo scoprirà chi verrà dopo di noi, mica si può sapere tutto! Curiosone!
    🙂


  4. Certo che, a poter agire più volontariamente su quella manopola, si potrebbe essere tutti registi, fantanarratori e chissà quante altre cose.
    Pensare che del cortisone, che possiamo trovare “comunemente” in commercio, possa fare questi effetti dopanti….


  5. mi ricorda le storie che sacks racconta in musicophilia. imperdibile.

    http://www.oliversacks.com/books/musicophilia/


  6. Meraviglioso e spaventoso, il funzionamento del cervello. Pensa solo all’attività dell’amigdala, parte del cervello emozionale, che manda informazioni al cervello pensante. Una sua alterazione o il recamento dei suoi collegamenti alla neo corteccia influenza in modo determinante i comportamenti affettivi umani. Per dirla brutalmente, magari uno pensa di essere un sensibilone o, al contrario, un anaffettivo e poi scopre cha la sua vita affettiva è determinata da attività nervose sulle quali l’anima e lo spirito non hanno alcun controllo. Addirittura c’è chi ipotizza che pure la coscenza abbia una struttura di tipo bilogico, o comunque sia il prodotto di un’attività cerebrale.

    Non basta chiedersi “chi sono”, ma pure “cosa sono”.


  7. Errata corrige:
    resecamento non recamento.


  8. @Claudia: Perchè, tu non ti sintonizzi continuamente su frequenze diverse? E a volte danno un programma talmente interessante che ti perdi quello che ti sta succedendo intorno? E non ti sintonizzi mai sulle lunghezze d’onda altrui? Funziona.

    Sul cortisone: qui stiamo parlando di dosi molto molto massiccie. Non le vendono in farmacia.

    @Auro: Mi piace molto il modo di raccontare di Sacks. Non ho letto Musicophilia, ma ho dato un’occhiata al link e ho già capito che lo dovrei leggere. Una cosa è certa: amusia does not sound amusing…

    @Papero: Sì. Però veramente a me la neuroscienza comportamentale non interessa. Anzi mi pare che molto di quello che se ne sente dire (e va di moda, spesso in forma tabloidizzata del tipo “scoperto il neurone dell’amore”) sia di una noia mortale, come tutto il riduzionismo. In altre parole, il fatto che un’area del cervello venga attivata quando proviamo un’emozione non spiega perchè la proviamo.
    Non mi sorprende che qualcuno ipotizzi che l’anima sia un’attività cerebrale. Però io trovo più interessante capire chi sono, perchè ricordo ciò che ricordo e sogno ciò che sogno, cosa desidero, cosa spero.
    Mi affascina capire i meccanismi, ma ancora di più capire i limiti di quello che spiegano.


  9. stanotte ti trovo di una saggezza inquietante…

    quasi non ti riconosco! 😛


  10. Riporto un po’ il discorso a terra, come spesso capita, ma mi viene da chiederti: l’ingegnere, adesso?

    Sarebbe interessante capire perche’ su certe stazioni restiamo sintonizzati per abitudine, mentre altre le evitiamo, solo dopo averne ascoltati pochi minuti molti anni fa.


  11. @Iko: Non ti preoccupare, in genere è un fenomeno passeggero (anzi alternante).
    😉

    @Fabio: L’ingegnere non so, ricordo che fu dimesso e stava bene.
    Scrisse un articolo su questa storia dove mi citava, ma per fortuna non glielo pubblicarono.

    Sì, sarebbe interessante. Quello che più mi affascina è sapere che c’è tutto. C’è ancora tutto, lì, conservato, in un archivio incredibile. Quindi, almeno in teoria, tutto si può ancora tirare fuori. Solo che se è proprio sepolto in fondo al mazzo si dovrà fare più fatica.


  12. Io non riesco a resistere alla fascinazione di tutte le chiavi di lettura del comportamento umano.
    Bhe’, anche di quello animale 😉
    Per quanto si sia in grado di leggere.


  13. @Papero: Quando si parla di comportamento, io infatti penso sempre agli animali.
    Mi viene in mente la faccia rassicurante di Danilo Mainardi che ammiravo tanto da bambina.


  14. Uno dei tuoi post piu’ belli. Sono contento mi abbia riportato qui.



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