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Parlami

4 luglio 2010


Parlami!

Ti ho invocato nelle notti serene,

ho spaventato gli uccelli addormentati tra i silenziosi rami,

per chiamare te.

Ho risvegliato i lupi montani

ho appreso alle caverne

a riecheggiare invano il nome tuo adorato;

tutto rispose, tranne la tua voce.

Parlami!

Ho errato sulla terra

e non ho mai trovato a te l’uguale.

Parlami!

T’ho cercato tra le stelle a venire,

ho contemplato il cielo inutilmente,

senza trovarti mai.

Parlami!

Guarda,

i demoni a me attorno,

hanno pietà di me

che non li temo

ed ho pietà per te soltanto.

Parlami!

Sdegnata, se vuoi, ma parlami!

Dimmi non so che cosa,

ma che io ti senta

una volta ancora


George Byron, “Manfred

traduzione: Carmelo Bene

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31 commenti

  1. Ecco. Tu non potevi saperlo, ma io, sabato mattina, ho chiesto a qualcuno di parlarmi.

    Comunque…

    Quando si dice “Una volta ancora” non si vuole intendere “L’ultima volta” ma “Una volta in più”. E nemmeno segretamente. Tant’è che, chi se lo sente dire, lo sa, accidenti.


  2. @Papero: Ci sono molte cose che non so, o che non capisco. Alcune, le immagino.

    I know not what I ask, nor what I seek:
    I feel but what thou art – and what I am;
    and I would hear yet once before I perish
    the voice which was my music – speak to me!


  3. Sì, ma mettiamoci un pò di speranza:
    … before perish what i am, not what i will be.


  4. Credo fortemente nella resurrezione!!! ;o)


  5. @Papero Speranzoso: Non ho capito, ma fa lo stesso!

    😀


  6. Ci vorrebbe un fumoir, vedrò di aprirlo da me. 🙂


  7. Quando si parla all’ harmattan, al ghibli o al simùn, i venti impenetrabili del Sahara.
    Quando l’altrui cuore resta sordo al nostro richiamo.
    Quando è la struggente nostalgia per la morte dell’amata a strapparci un ‘invocazione, come nel caso di Manfred.
    E’ allora che “ Una volta ancora “ ha tutto l’amaro sapore de “ L’ultima volta “.


  8. un’invocazione che mi sale spesso alle labbra, ma in pochi rispondono


  9. @Papero: Non fumo… ma se lo apri vengo da te e mi siedo vicino alla finestra.

    @JFK: Infatti, il contesto è tutto. Ma che belli i nomi dei venti!

    @Zefirina: Li mortacci…
    😉


  10. lo so che non c’è paragone ma mi è tornata in mente questa bella canzone di elisa

    Parlami come il vento fra gli alberi
    Parlami come il cielo con la sua terra
    Non ho difese ma
    Ho scelto di essere libera
    Adesso è la verità
    L’unica cosa che conta
    Dimmi se farai qualcosa
    Se mi stai sentendo
    Avrai cura di tutto quello che ti ho dato


  11. Arte: Ho aperto ua sala da tè, giapponese, cinese, indiano, marocchino alla menta… Se qualcuno ne ha uno preferito, lo porti pure. Vi aspetto.


  12. @Zefirina: A me quella canzone è sempre piaciuta!

    @Papero aromativo: Allora un marocchino alla menta, grazie.


  13. E’ pronto il tè.


  14. Embè? E i pasticcini?


  15. I pasticcini li stanno portando, freschi di stamattina. Li ho ordinati io, quindi sfogliatelle, meringhe e minibabbà.


  16. Niente male l’idea del fumoir.
    Anch’io sceglierei un posto accanto alla finestra, il fumo mi irrita gli occhi.
    Se poi fossimo in maggioranza non fumatori, potremmo anche chiamarlo boudoir, pettinare bambole mentre conversiamo amabilmente e scambiare pacchi di mollette.

    @Paperaromatico: hmmmm…tutti i tipi di tè, ma solo tè?
    Se non dà troppo disturbo, io prenderei una scodella di airag, il latte di giumenta mongola fermentato.
    Per i pasticcini, fidiamoci di Arte, ai tempi di Gozzano, a suo agio fra signore e signorine di buone maniere,avrebbe mangiato paste nelle Confetterie e…

    Perché nïun le veda,
    volgon le spalle, in fretta,
    sollevan la veletta,
    divorano la preda.

    😀


  17. JFK: Vada anche per l’airag e volendo c’è pure il bocha, il tè tibetano al burro di yak.
    Quindi rinomino la pagina con “Sala da tè ed affini”, aperta 24/24. Troverete anche gatti affettuosi, che dormono insieme alle bambole. Ieri ho comprato giusto due pacchi di mollette rosa e azzurre!
    Me lo ricordo il post dei pasticcini!


  18. Adesso se io fossi la severa Zauberilla direi che mi state chattizzando il blog, ma sono la timida Artepilla nota divoratrice di pasticcini, e vi dico: prendiamo tazze e vassoi, gatti e mollette e andiamo nel boudoir, fumoir, insomma di là??


  19. Nooo, sei arrivata un attimo prima che riprendessi sul serio il tuo post. Stavo preparando una roba sulla pietà demoni :o(


  20. Bello, mi garba. Facci leggere.


  21. Però non subito, sono stato appena precettato 😦


  22. Allora:

    a) il budoir non serve propriamente a chiacchierare.

    b) il tè al burro di yak ve lo bevete voi – io ne sono rimasto traumatizzato una volta e me basta.

    c) sto al lavoro, quindi passatemi al volo una meringhetta che scappo via.


  23. Aaaarrrghh!!! Ho googlato la definizione di boudoir, pensavo che fosse una cosa più innocente (la solita ingenua). Mi ha fregata JFK.
    Gnente boudoir, se no non ci vengo.

    Anche il tè al burro di yak se lo bevano gli altri.

    Io ho ordinato un tè alla menta e non me l’hanno ancora portato, roba da chiodi.

    (Anch’io sto al lavoro. Infatti, si vede.)


  24. Oh! Ho appena aperto e già avete da dire.
    Ed io che pensavo ad una roba tipo “Mi casa es tu casa”!

    (Anch’io sto lavorando…)


  25. Ma che hai googlato per scandalizzarti così, se il dizionario online della Hoepli alla parola boudoir riporta il seguente significato:
    “ Salottino riservato per signora, per fare conversazione o dedicarsi alla toilette “.
    Delle bambole naturalmente, ho precisato.
    A meno che tu non abbia sfogliato “ La Philosophie dans le boudoir “ del Marchese De Sade, manifesto riconosciuto dei libertini, che riporta la seguente considerazione:
    “ Solo con il sacrificare tutto alla voluttà, quel triste individuo conosciuto sotto il nome di uomo, scaraventato suo malgrado in questo infelice universo, potrà riuscire a spargere qualche rosa tra le spine della vita “.
    Più o meno ciò che faresti entrando in una confetteria e sollevando la veletta in presenza di sfogliatelle, meringhe e minibabbà.

    😉


  26. @Papero offeso: Chiedo venia. Tu boudoir es mi boudoir, ma sala da tè è meglio.

    @JFK: Ho googlato e mi è apparsa la voce inglese di Wikipedia:
    “A boudoir is a lady’s private bedroom, sitting room or dressing room. The term derives from the French verb bouder, meaning “to pout”[1].

    [1]to pout: fare il broncio per finta (mi ci vedi??)

    Qui non si parla di conversazioni.
    Però, se parliamo di pastarelle, o di cioccolatini, l’elemento voluttuoso ben si congiunge alla conversazione.

    E dunque si torna alla sala da tè.


  27. sala da the…come quella di londra…che ricordi…dolce alle fragole, piacevole conversazione, ammiccamenti alle spalle del cameriere…

    era mica la stessa sera del tassista impertinente?

    JFK: simum é un nome che ho sempre adorato. da qualche parte in uno dei mille moleskines c’é anche una poesia che porta quel titolo e che non ho mai pubblicato…mi sa che la vado a cercare.


  28. ecco…nell’emozione del momento ho scritto tea (o té) come un idiota…

    apologies 🙂


  29. @Henry: Non sono mai più stata in una sala da tè carina come quella.
    Era francese mi pare.
    Non so più se era la stessa sera del tassista. Di quella Londra mi ricordo che ti incontravo sempre in posti diversi, mi ricordo che emergevo dalle scale mobili in sempre nuove stazioni, in luoghi misteriosi che però miracolosamente trovavo, e in cima c’eri tu, lungo lungo e sempre molto affascinante devo dire.
    Un tipo!

    🙂


  30. @Henry: sulle ali del vento spero che quella poesia esca dal moleskine a nuova vita.

    @Arte: se dovessi fare pubblicità agli ingranaggi contenuti nelle scale mobili, il copione sarebbe perfetto e gli attori da scritturare a scatola chiusa.


  31. La colonna sonora sarebbe qualcosa di Philip Glass, però gli ingranaggi li devi costruire silenziosi se no si rovina l’effetto.

    😉



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