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Un altro giorno

30 giugno 2010

La sveglia del cellulare suona alle sei è mezza. È strano come le mattine d’estate siano silenziose. Non è possibile che siano tutti in vacanza. Cos’è che nelle altre stagioni riempie impercettibilmente questo silenzio? Mi alzo, accendo il cellulare. Scalza, vado in bagno. L’acqua della doccia è tiepida e sa di agrumi. Alzo il viso ad occhi chiusi e lascio che mi svegli piano. Scelgo qualcosa da mettermi. Pantaloni di lino e tunica bianca, sopra poi infilerò qualcos’altro: fa fresco, e il cielo è nuvoloso. La casa dorme, mi muovo senza far rumore. Infilo la capsula, premo il pulsante, aspiro l’odore del caffè che esce. Il primo sorso, caldo e dolcissimo, lo bevo in piedi mentre guardo l’erba del prato dalla vetrata. Alla fermata dell’autobus c’è il signore che odora di sigaretta ma non fuma mai. Ogni mattina mi saluta con un sorriso. Non lo conosco. Vorrei accendere l’ipod ma mi accorgo che è scarico. Attraverso il parco, un uomo con una bottiglia in mano e l’aria disfatta mi dà il buongiorno da una panchina. Uno stormo di passeri si posa tra i tulipani. Prendo l’ascensore insieme a due ragazzi vestiti di verde, berretti di carta, mascherine penzolanti e occhi arrossati si raccontano la notte in poche parole scarne: vita e morte, stanchezza, sonno, caffè. Accendo il pc, scorro la posta. La solita spam che mi perseguita: enlarge your penis, Viagra, Cialis, Drugs inexpensive for you. Il grosso pene evidentemente è capace di penetrare ogni filtro antispam. Il Nescafè è una sbroscia ma la caffeina funziona. Apro la finestra e ascolto i gabbiani in amore. Il primo paziente ha ottant’anni e un cancro alla prostata. Mi chiede di dove sono. Glielo dico e la sua faccia di pietra si infrange in un tumulto di rughe, ride a crepapelle: “E che cazzo ci fa quassù??” Mangio un’insalata in fretta mentre chatto con qualcuno che è molto lontano. La radio trasmette “These boots are made for walking”. Nell’ingresso inciampo in un paio di roller blades. Sul pavimento di cucina, le briciole della colazione di stamani. Dò un po’ d’insalata al criceto. Il frigo è vuoto ma non ho voglia di fare la spesa. Andiamo al ristorante cinese, ma la carne ha un sapore strano e mi disgusta. Al tavolo accanto, una ragazza dice all’altra “un cuore infranto non guarisce mai”. Guardo Coraline su DVD insieme a mia figlia. È bello essere terrorizzate insieme. Mi abbraccia, ha le mani sudate e nasconde la testa sul mio petto. Fuori è ancora giorno. Torna un taxi e si ferma davanti a casa mia. Ne scende un uomo con un vestito grigio ferro e scarpe nere. Combatto il sonno e lo ascolto parlare. Quando sento che dorme, il sonno è passato a me.

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26 commenti

  1. Pensa, Arte, che per me le stagioni silenziose sono l’autunno e l’inverno. Più che silenziose, ovattate. Da piccolo dicevo che in primavera “si apre l’aria”, come se venisse rotto un cellophane. In realtà lo dico ancora. Dal cellophane escono aerei da turismo, uccelli vari, i camion che passano sulle strade lontane ed il fischio del treno. D’estate si aggiungono le mietitrebbie che lavorano di notte. L’ovattamento ricomincia a metà ottobre, circa.

    (Devo andare. Poi torno. Almeno spero…)


  2. Il silenzio di ogni stagione è diverso. Quello ovattato di neve delle mattine d’inverno qui è oscuro, fatto di orme notturne di animali, motori d’auto che si riscaldano, spazzaneve. Quello estivo, di adesso, è stranamente privo di presenze umane. È questo che non capisco.

    Buon viaggio (o quel che è).


  3. Nessun viaggio per il momento :o( solo lavoro.

    “Quello estivo, di adesso, è stranamente privo di presenze umane.” Forse è che le scuole sono chiuse?
    Manca lo strabordio dei bambini e dei ragazzi? Potrebbe essere che c’è solo la presenza silenziosa e quasi matura degli adulti, come spighe di grano. Ma ci sono campi di grano, lì?
    Ma forse è solo il tuo modo di sentire l’estate…


  4. Ci sono molti campi di grano, ancora verdi come da noi ad aprile.


  5. Non capisco, proprio non capisco.
    La sveglia sul comodino suona alle sei e ventidue.
    Le sponde del fiume coricate e silenziose, l’acqua della doccia fredda, calda, fredda.
    M’infilo i pantaloni.
    La casa dorme, spremo gli agrumi messi in fila la sera precedente.
    Potrei andare avanti nel racconto fotocopia e l’unica differenza la farebbero la rasatura e il dopobarba all’acqua di Parma.
    Eppure è evidente che qualcosa eleva la tua quotidianità a racconto godibilissimo, mentre io fatico ad appassionarmi alla mia.

    Papero? Smettila di guardare fuori e parlaci del tuo dopobarba
    😀


  6. JFK: Dopobarba? Io? Solo Chanel n°5! Naturalmente mentre guardo fuori dalla finestra, rigorosamente aperta anche in inverno.

    Scusa, gli agrumi li metti in fila per tipo, per colore, o per grandezza? 😉


  7. @JFK: La differenza sta tra l’acqua di Parma che usi tu e l’Infusion d’Iris che uso io. Tu cambia profumo e vedrai che racconti.

    @Papero: Anch’io dormo a finestra aperta tutto l’anno! D’inverno naturalmente sotto un piumino d’oca (magari qualche tuo parente…)


  8. Arte: quando di corichi, ringrazialo per averti donato le sue piume, tipo preghiera indiana del cacciatore 🙂

    Ho notato che l’unica voce parlante del tuo racconto è quella del vecchio signore. Le altre,iniziando dal barbone, passando per i ragazzi nell’ascensore, i gabbiani, Sinatra, le ragazze del ristorante e terminando con l’uomo in grigio, sono tutte da te riportate.
    “E che cazzo ci fa quassù??” irrompe con una certa potenza destabilizzante.
    Ma è solo una mia percezione.

    JFK: “…mentre io fatico ad appassionarmi alla mia.”
    E’ qui che hai raccontato.


  9. @Papero affacciato: confesso che lo Chanel n° 5 mi ha leggermente spiazzato e non contribuisce a far chiarezza il consiglio della padrona di casa di passare all’ Infusion d’ Iris. Comunque, rifletterò.

    Ps: sulla questione agrumi ho condotto anni di studio ed esperimenti che sarebbe riduttivo riassumere in un commento. Ti basti sapere che a partire dai limoni foglia di Sorrento, passando per il pompelmo rosa di Cipro e le varietà sanguinella e moro delle arance di Sicilia, il criterio di allineamento e spremitura tiene conto del tasso di acidità.
    Non dire: non hai altro a cui pensare, ti prego
    😀


  10. @Papero: Sì. La voce del vecchio è in netto contrasto con le altre voci, che sono come rumori di sottofondo. Si rivolge e me, vedendomi. Direttamente, senza filtri.

    @JFK: Non ho capito cosa ti spiazza, nè cosa ti appare oscuro. Un aiutino: d’estate uso anche un profumo agli agrumi (aiuto ora mi spreme).Sanguinella.


  11. Arte: Già.

    JFK: Che Arte ed io si voglia invitarti ad esprimere la tua femminilità?
    Perché il profumo non è solo una questione di naso.

    Guarda, circa lo studio sugli agrumi, non ti preoccupare. Sapessi a cosa mi dedico io!!!


  12. @Papero: E a che ti dedichi mai? Adesso però ce lo devi dire.


  13. Mi occupo della vita relazionale delle mollette da bucato e ne studio i comportamenti. In genere cerco sempre di stendere i panni tenendo vicine quello dello stesso colore (famiglie, gruppi di parenti ed amici,…) tutte nello stesso filo, o almeno tengo unite le coppie. Poi guardo se tendono a formare gruppi autonomi, il grado d’invecchiamento, quali sono più soggette a morte prematura naturale, quali si suicidano bottandosi giù dal balcone e cose di questo genere.
    Comunque anch’io, come JFK, ho anche altro a cui pensare. 🙂


  14. Ho iniziato a leggere ed ho pensato: è il plot per uno spot pubblicitario, del caffè. Poi andando avanti in sequenza ho pensato ai trasporti urbani, al servizio sanitario, poi il caffè l’ho cancellato, al ministero per l’immigrazione, alla cucina italiana, a un produttore di coperte…
    invece niente di tutto questo
    un giorno che trascorre e tutti che vogliono dirci cosa fare, come sentirci, che emozioni avere e leggendo questo post ho pensato che devo essere ancora più disposto ad accogliere la sorpresa.
    Grazie Arte.


  15. Ho finito di leggere e la mia vita non mi e’ mai sembrata tanto vuota.


  16. Il dopobarba, fanculo.
    Ecco cosa mi mancava.


  17. Rob: Se vai a comprare il dopobarba, porta con te Fabio, che mi sembra abbia le penne un pò basse in questo momento. Ma non andate alla Conad sotto casa tua!!! Potrebbe sentirsi peggio! (scusa se mi permetto… anche tu, Fabio)


  18. Ma prima di comprare il dopobarba dovrei decidere di passare al look sbarbato… e qui ho forti resistenze (sul tipo: mia figlia attacca a ridere e non si ferma più).


  19. Ahi! La voce dell’innocenza? Allora pensaci bene. 😉


  20. e poi tutti al bar a doparci con una spremuta di flavonoidi e limonoidi, sostanze antiossidanti che rendono oltremodo lucide le penne.
    Papero, se ti va, porta le mollette.
    Facciamo scambi di figurine 😀


  21. Una non può uscire un attimo e guarda cosa si ritrova in salotto: vi siete messi comodi, e il Papero tiene banco.
    Va bene.

    Data l’ora, servirò gli aperitivi (niente agrumi però).

    @Fabio: Affermazione drastica! Pensa che invece quando ho scritto il post mi sentivo assolutamente vuota io. Forse è scrivere che aiuta. Almeno me.
    Tutte le vite sono di per sè vuote, dobbiamo riempirle noi di cose belle, altrimenti tendono a riempirsi da sè di cose orrende. Come gli armadi, in un certo senso.

    @Papero! Anch’io ho sempre studiato le mollette, sono anzi un’autorità internazionale nel settore. Ci sono due scuole di pensiero: legno o plastica. Non ho bisogno di dirti a quale appartengo io, che tutto di me lo rivela. Io sono per i matrimoni misti, tipo lei rossa lui blu. Da farci un post (…detto prima io!)

    @Rob: Devo dire anch’io che quella Conad mi pare micidiale…
    Gli uomini che hai sempre visto con la barba poi se la tolgono sembrano nudi. O bambini.

    @JFK: Specialmente i flavonoidi fanno molto bene. Skål! (=brindisi nordico)


  22. @Mucca!!! Il tuo commento era rimasto sepolto da bucce d’arancia, buste della Conad e mollette per il bucato (che la mia nonna chiamava acchiappini). Scusa!

    E invece è un bellissimo commento. Per me a volte è difficile “sentirmi”, e allora un approccio diretto, anche magari un po’ scortese, lo apprezzo più dei rumori di sottofondo.
    Grazie a te.


  23. @fabio: vuota la tua? tz tz

    @arte: dov’e’ finita la moka? (vergogna… 😦 )


  24. @Auro: È vero, infatti me ne vergogno profondamente. Se trovo una moka che funzioni sul piano a induzione la compro subito.


  25. Come altri, anch’io riesco ad appassionarmi spontaneamente alla tua quotidianità letta in un racconto così. Benché ci abbia provato, difficilmente riesco ad interessarmi alla mia, anche quando si tratta di una giornata fatta di eventi non comuni: e nel rileggermi non provo la stessa piacevole sensazione che mi attraversa leggendo te. E’ come se i miei racconti sortissero da me faticosamente, e ogni volta non so se prendermela con i limiti della mia scrittura – o con i limiti della mia capacità di rileggere la mia vita – oppure con l’inconsistenza delle mie giornate; ma direi più la prima.


  26. @Tania: È perchè la vita degli altri è sempre più interessante della nostra, e il modo di scrivere degli altri ci pare sempre migliore del nostro.



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