h1

Focus

13 giugno 2010

L’età ha una messa a fuoco progressiva. Tagliare, potare, non è più così doloroso come negli anni verdi. Un tempo, potevo passare giornate con persone di cui non mi importava in realtà nulla. Potevo, per amor di pace, per benevolenza, o anche senza motivo, partecipare a conversazioni nelle quali non solo non avevo nulla da dire, ma nelle quali mi sforzavo di dire ciò che ci si aspettava dicessi. Potevo costringermi a sopportare persone che in realtà non sopportavo.

Progressivamente, sto restringendo il campo.

Non temo più di essere strana, inattuale, fuori tendenza, diversa e per alcuni incomprensibile.Quello che prima mi appariva un mio limite, mi pare adesso semplicemente una mia qualità essenziale, nella quale ho imparato a riconoscermi. Non mi interessa “soddisfare” nessuno. Temo sempre meno i distacchi.

C’è sempre meno tempo.

Occorre dedicarlo a cose e persone che ne valgono la pena. Non lasciarsi succhiare energia da cose che non meritano, da chi è negativo, fazioso, prolisso, stupido. Da chi non vede e non ascolta. Da chi non ha bisogno di me, ma della mia sagoma vuota da riempire di ciò che crede io sia.

E dedicare quest’energia, di cui improvvisamente si dispone, a capire quello che importa veramente, diventare ciò che si è, aprirsi al mondo nella sua essenza profonda. Non aver paura di mostrare i propri sentimenti, non aver timore di mostrare il proprio corpo e la propria anima. Non aver paura di ciò che si è. Essere attivamente, e non passivamente, disponibile all’ascolto.

Annunci

14 commenti

  1. E in questa allegoria ottica, direi che si passa dal grandangolo al tele.
    (oltre che agli occhiali da lettura, ma quella è tutta un’altra storia)


  2. Gli occhiali da lettura! Ma perchè improvvisamente tutti hanno cominciato a scrivere con caratteri microscopici?
    È una congiura.


  3. cinzia sono in sintonia con te, io sto anche diventando un’orsa, sono stanca e ho deciso che non poi non mi va così tanto di assencondare tutti ed essere sempre gentile, ora basta

    p.s. a te però non ti casso!!!!


  4. Focus mi sembra il titolo più adatto. Ci si arriva -appunto- con il tempo ma una volta compresa la nostra essenza diventa davvero impossibile tornare indietro.

    Ridere all’unanimità, appaudire a disastri annunciati, cercare di piacere a tutti i costi.

    Me ne sono accorta poco tempo fa. Nessuno mi “ingabbia” più. Sono “libera” e mi piaccio molto di più.


  5. @Zefirina: Mi sforzo di vederti come un’orsa, ma non ci riesco. Al massimo, un’orsa coi piccoli.

    @Lola: Beata te che l’hai già capito, io ho cominciato a capirlo negli ultimi anni, alla tua età ancora coltivavo le erbacce, e mi dispiacevo che non mi fossero fiori.


  6. Non ci giro tanto attorno Arte, e’ il post piu’ bello che ho letto in un qualsiasi blog negli ultimi mesi.

    Bellissimo il titolo: quante volte usiamo l’autofocus, invece? Che limitera’ i danni, certo, ma genera fotografie piatte. E una raccolta di fotografie piatta racconta una vita piatta. Di reazione invece che di azione.

    Ti posso chiedere se posso riportare per intero il tuo post di la’ in Engadina? Desidero conservarlo, farlo mio.

    E’ un post spontaneo e generoso, bellissimo, grazie.


  7. @Fabio: Non so che dire, se non che sono contenta che ti sia piaciuto. L’ho scritto in cinque minuti, quasi senza correggere niente. Evidentemente, era già lì pronto. A volte succede.
    Comunque, sarà un onore vederlo da te. Grazie.


  8. Ti precedo di un buon numero di tornanti, se guardo in basso riconosco le svolte della strada, più strette a mano a mano che si sale.
    In pianura si cimavano gli alberi con discrezione, l’invadenza delle chiome compensata dal riparo che le fronde potevano offrire ai mutevoli cambiamenti del clima.
    Ma qui, dove neve e gelo persistono a lungo, la potatura è quasi a livello di bonsai.
    I tagli, più che dolorosi, necessari ad impedire che rami o tronchi si mettano di traverso.
    Scoprirai poi un’altra realtà, salendo ancora.
    Dove l’aria è più rarefatta e agitarsi inutilmente manda in debito d’ossigeno, ti sorprenderà quanto possa parlare per te il silenzio e darti pienezza.
    E come gli alberi sopravvissuti al tempo e ai tagli, quelli al cui tronco seguiterai a poggiare le spalle, il tuo silenzio lo leggeranno alla perfezione.
    Non serve molto altro, credi a me.


  9. JFK: Ti credo.


  10. Mi rispecchio abbastanza in queste tue parole (bellissime), sto percorrendo una strada simile alla tua – benché la mia innata propensione a restare un po’ appartata mi abbia forse “preservato” – nel bene e nel male ricevuto e nel bene non abbastanza fatto – da una dedizione eccessiva di energie positive verso rapporti sterili.
    Più spesso mi è capitato di dedicarmi a certe persone tutto sommato per mia volontà, e poi di ritrovarmi a mani vuote e logorata… perché poi succede che se uno offre e offre e offre, anche se dall’altra parte in un certo senso non gli viene richiesto, alla fine alcuni prendono e prendono e prendono…(ma questa è una variante rispetto a ciò di cui hai scritto).


  11. @Tania: Sì, il discorso che fai tu non è proprio lo stesso, ma è connesso.
    Devo dire che non rimpiango mai di aver dato troppo, perchè anzi io penso sempre di non aver dato abbastanza. Penso invece di aver impiegato, relativamente spesso, il mio tempo e le mie energie in cose sbagliate e con persone sbagliate. Soprattutto, di non aver scelto come e con chi, ma di aver subito gli avvenimenti.
    Si tratta, in fondo, di conoscersi meglio e di capire meglio cosa si vuole e non si vuole, e di acquisire il coraggio di scegliere.
    Non sentirsi “in colpa” ad esempio se un’amicizia che non era tale si arena (parlo per me eh).


  12. ‘temo sempre meno i distacchi’.
    (mannaggia alla miseria, non dovevo leggerlo prima del sonno della notte)
    -pssst: ‘bello’!-


  13. @Michela: Benvenutissima (mi pare però che eri già passata, sbaglio? figuraccia…)
    Comunque.
    Diciamo che quella frase più che altro è una forma di autoconvincimento, un mantra ecco. Da ripetere ogni sera prima di dormire.


  14. hAI RAGIONE, È L’ETÀ. Poi magari c’è chi si mette in contrapposizione a questa scelta e la prende per litigio. che non è, è stanchezza.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: