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Di maggio

31 maggio 2010

Avevi dita gonfie di parole.

Le partorivi come arance

di luce,

le posavi leggere

instabili meravigliose

piramidi sospese

sul nulla di un odore.


Dal muro l’orologio ti inseguiva

accorciandoti il fiato

con lancette celesti.

Non lo vedevi.


Ma già più non eri

le estati immense

dei primi anni pietrosi,

le biglie scoppiettanti nella rete

delle mie risa.


Ora, sei notte.

E libri muti, ed imperfetta assenza.


Torna.


Rendimi

i cieli macchiati di voci, i viola di maggio.

Ruota di biga in corsa

che ridà vita alla polvere muta.

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17 commenti

  1. Dopo, quando mi sarò ripreso, lascerò un commento.


  2. bella
    pensavo alle mie assenze e quanto sono io che le rendo imperfette. Non so se così gli faccio un torto. Forse il lavoro è quello di trovargli la perfezione. Il modo per riavere quei cieli più ricchi di voci e colori.


  3. @Papero: Fai con calma.

    @Mucca: (ma che è, la Vecchia Fattoria??)

    Le nostre assenze, anche assenze da noi stessi, secondo me non possono per definizione essere perfette, perchè presuppongono qualcosa che manca. Tuttavia, la ricerca continua di quel qualcosa (una pienezza?) è proprio quello che dà movimento alla nostra esistenza.
    Non so se intendevi dire questo però.
    Comunque, grazie.


  4. arte@
    aspetta, forse parliamo di cose diverse: le mie assenze sono persone che non ci sono più, ho sentito più quello che non c’era che il tanto che mi avevano dato. La “perfezione” è coltivare quello che ho di loro. Nessuna introspezione. 🙂


  5. Sai, però, che forse anche un’assenza può essere perfetta?
    Intendo perfetta in questo modo: precisa, pulita, senza sbavature. Un tassello blu o verde mancante al mosaico. Un tassello di per sé è perfetto. Un tassello blu. Semplicemente. Ma dentro a quella pietra c’è tutto, ed è preziosissimo per la realizazione di un mosaico.
    Mentre il mosaico senza quel tassello è imperfetto. Perde in armonia, lucentezza, il disegno è spezzato, ferito. Se la nostra vita è vita perché relazione, basta che manchi una persona, il tassello blu, perché questa (la nostra vita) perda in armonia e lucentezza, perché il disegno che ne tracciamo sia spezzato, ferito.
    La nostra vita ci appare non-perfetta, non compiuta. Non esistono realtà oggettive alle quali appellarci. Ed è verissimo, la nostra vita sarà compiuta solo quando saremo trapassati. E’ in quel momento che la nostra vita sarà perfetta perché compiuta. Avrà raggiunto la perfezione solo nella compiutezza, poiché la vita ha un solo scopo, quello di essere vissuta.(scusate se mi ripeto, ma voglio essere chiaro il più possile, sò che spesso m’incarto)
    L’assenza di una persona può essere perfetta. Non esiste più, o non esiste più nel modo in cui vorremmo. E’ sempre una fine, qualcosa si è compiuto. Stop. Questa perfezione può farci disperare.

    Provo compassione per quel “Torna” (com-passione), credimi.
    Ma il tornare, il ritornare, se mai accadesse, non riporterà mai gli stessi cieli, le stesse macchie di voce. Il viola di maggio, il rosso di ottobre, il bianco di dicembre, il giallo di marzo… non saranno mai gli stessi di prima. Ma questo non è triste o disperante. E’. Il ritorno non si ripresenta mai identico. E per quanto fossero magnifici quei colori, nel ritorno sarebbero colori nuovi, non sò se più belli o più brutti, se più intensi o sfumati. Sarebbero comunque diversi, anche se riconoscibilissimi nella loro essenza. Nel ritorno, l’elemento fondamentale è “riconoscersi”.
    La ruota della biga in corsa, nel riconoscersi, alza
    polvere d’oro.


  6. Che cosa è poesia, dimmi.
    E’ qualcosa che ti fa sentire il fiato di una persona senza conoscerla?
    Nostalgia per quante hanno scavato in te?
    Rimpianto per chi è scivolato nella notte, e non avevi parole?
    Non importa che tu mi risponda, in generale.
    Ho capito dai libri muti, dall’assenza di voci nel cielo.
    Dal nulla di un odore, ho capito.
    Che cosa è poesia.


  7. eccola l’arte che preferisco, quella che sento piú vicina alle mie corde, al mio cuore.
    bella e intensan come un fiore di maggio.

    e mi vien voglia di riprendere a scrivere.

    grazie


  8. Niente la poesia a me mi mette in imbarazzo – arrossisco, perchè la capisco e tutte mi riguardano. Alla fine la butto in marachello perchè la mia reazione alla poesia è un fatto privato, di cui posso parlare solo dualmente.
    E dunque:
    Ci avevi un moroso poetico artepì?


  9. @Mucca: Ora ti ho capito. Succede sempre che la prima volta non ti capisco, poi chiedo spiegazioni e tu spieghi e io allora capisco. Questa è una cosa molto bella, è un dialogo.
    Però qui, come si dice sui blog, stiamo dicendo quasi la stessa cosa (cioè il tuo commento e la mia poesia). Però l’introspezione c’è, eccome.

    @Papero: Io se potessi ora ti abbraccerei, e scusa se non mi viene da dirti altro che questa banalità, più due parole: lo so.

    @JFK: Non importa che ti risponda. Ma importa che ti ringrazi.

    @Henry: Ma allora riprendi, a scrivere! Che io ti aspetto, e quando scrivi tu poi scrivo anch’io.
    E grazie a te.


  10. @Zauberei: Mai avuto morosi poetici, solo prosaici!
    Anch’io la butto spesso in marachello, come sai.

    La tua reazione alla poesia è esclusivamente tua, quindi non necessariamente condivisibile, e naturalmente non è provocata dalla mia intenzione descrivendo ciò che volevo descrivere, ma da quello che tu leggi in questi (o altri) versi.
    Però far arrossire Zauberei mi riempie di un insano orgoglio, confesso.


  11. Alla prima lettura sono rimasta un po’ stordita (ma lo ero già in partenza, probabilmente).

    Alla seconda, senza parole, per questa ghirlanda preziosa perfetta e gonfia di emozioni(e) fino a scoppiare.


  12. Grazie, Tania. È bello che tu la chiami ghirlanda. La circolarità e l’intreccio sono dinamiche ricorrenti nelle cose che scrivo, e in generale, figure che mi attraggono.
    Conosci le “Ghirlande sacre e profane” di Monteverdi? (non per fare paragoni eh).


  13. Non sono molto brava a commentare poesie così intense, corro sempre il rischio di banalizzare tutto.

    Lascio spazio, dunque, al silenzio non prima di aver riletto la mia strofa preferita

    Avevi dita gonfie di parole.

    Le partorivi come arance

    di luce,

    le posavi leggere

    instabili meravigliose

    piramidi sospese

    sul nulla di un odore

    Mi è entrata nel cuore.
    Grazie


  14. Grazie a te Lola.


  15. Non c’è niente di banale in un abbraccio sentito. Ricambio forte forte.


  16. Sono sempre bellissime le tue poesie, Arte, sempre così piene. Un bacio


  17. Oh, il bel tipo della scala a chiocciola, come dimenticarti!

    😉

    Grazie Ady.



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