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Ma dico io

27 maggio 2010

Lo schermo del mio cellulare lampeggia.

Un SMS. Apro.

“Sono in riunione fino alle 3, poi ti chiamo. Mi dai il tuo numero di telefono?”

Secondo me, è grave.

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28 commenti

  1. decisamente grave


  2. gravissimo!
    peggio di me!
    WOW!


  3. Segno dei tempi.


  4. Però è fantastico! 😀


  5. sempre meglio che, da numero privato:
    «chiamami tra un ‘ora a questo numero»


  6. 😀
    è più grave il fatto che ho dovuto leggere il post 2 volte per capirlo!!


  7. … eccomi, eccomi…

    @Zefirina: Grave, sì.

    @Henry: … che è tutto dire!
    🙂

    @Fabio: Segno dei tempi, dei meeting, dei cellulari, del troppo e nulla che ci circonda.

    @Papero: È fantastico perchè fa ridere, ma in realtà è tragico se uno ci pensa bene (e forse sarebbe potuto sucedere anche a me)

    @Mucca: Non l’ho mica capita! Cioè uno non dice quale numero? O lo dice? O sono stupida?
    Giorgiooooo!!!

    @Lola: Ahahahah, ma veramente? Allora sareste fatti l’uno per l’altra, m’immagino le conversazioni surreali…

    😀


  8. Guarda, in tema “greatest hits” ti segnalo una collega, la quale, dovendosi allestire uno stand ad una rassegna di divulgazione scientifica, e datosi che lo stand in questione prevede lo spazio utile di 8 (otto) metri quadri, mi ha chiesto:
    “E’ possibile pagare un architetto per curare l’allestimento?”
    (sarà OT, ma sono giorni che non riesco a togliermelo dalla testa)


  9. @arte
    nei cellulari c’è la possibilità di non far mostrare il proprio numero al chiamato così che gli compare una scritta: «numero privato», come quando chiamano da un interno che passa dal centralino. Il tipo/tipa, la cui identità ormai rimarrà un mistero, pensava invece che potessi visualizzare il suo numero e quindi rispondere.
    (le spiegazioni sono sempre troppo lunghe…)


  10. @Rob: Quando ho iniziato a leggere dell’area dello stand, pensavo che si trattasse del fatto che la tua collega non riuscisse a calcolarne il perimetro…
    (cosa che io mentalmente subito ho fatto, perchè quando ti leggo ho sempre questo riflesso condizionato della matematica – che come vedi è sempre legato a situazioni di panico da esame)
    😀

    @Mucca: Aaaaaaaaaaaahhhhh…
    ora ho capito
    Non capivo perchè sul mio cellulare la scritta in norvegese dice “numero sconosciuto” e non “numero privato”.
    Le cose si complicano.


  11. Come si scrive in norvegese “numero sconosciuto?
    E intanto che ci sei, scusa se approffitto, “oggetto misterioso”?
    Grazie :o)


  12. Ho ancora problemi con le faccine…
    come si scrive “imbambito” in norvegese? 😉


  13. Lezione di norvegese per Psykopatiske And:

    1) numero sconosciuto = ukjent nummer
    2) oggetto misterioso = mystisk gjenstand
    3) “imbambito” che lingua è? io dico R-imbambito (in toscanaccio direi “rimbaccellito” o “rincoglionito”)
    comunque per la traduzione norvegese proporrei la variante dialettale della Norvegia centrale:”tullat”

    Il conto per la lezione ti arriverà a giro di posta (sono convenzionata con la ASL)

    😉


  14. Tullat mi piace moltissimo!!! (imbambito è emiliano)
    Grazie mille, pagherò il ticket! 😉


  15. Psykopatiske And, ahahahah!!! Du er tullat!
    E ti sei anche scoperto, perchè la tua identità emiliana la sospettavo da tempo, ma tu negavi, falso!


  16. Quoto lo slancio iniziale di Papero psicopatico.
    Il black out mentale è un fantastico incubatore per situazioni tragicomiche, del genere parcheggiare l’auto in città e non ricordare il nome della via, chiudere l’armadietto della palestra con la chiave del lucchetto dentro, dire piacere di conoscerla alla signora che rammenta luogo e ora di tre precedenti incontri.
    Mentre ti concedi una pacca sulla spalla e pensi devo volermi bene, nasce di pancia, si contorce a fior di labbra, e infine esplode come colpo di tamburo della Banda d’Affori, incontenibile una risata.

    😀


  17. Quella di non ricordare dove ho parcheggiato la macchina per me è una situazione quasi abituale. Il fondo l’ho toccato una volta che ho accettato un passaggio per casa da un luogo isolato dove ero arrivata in macchina, per poi dovervi tornare, in tassì nel cuore della notte, a riprendere la macchina.

    L’armadietto della palestra è un classico, ho dovuto forzare almeno tre lucchetti.

    Però quella di non ricordare una persona non mi è mai successa. Per ora. C’è sempre una prima volta…


  18. @JFK: grazie!

    @Arte: Whar! Ich bin genug tullat, aber non ho mai negato la mia identità emiliana (anche se nelle mie vene s-corre anche sangue toscano…)negai di essere parmigiano! Ma non voglio sovraespormi! 😉
    quindi terrò il becco chiuso!
    Tullat, comunque, non è così lontano da rincitrullito o ingrullito, eh?


  19. @Psykopatiske, tullat and: Hai ragione, c’è qualcosa che filologicamente sembra accomunare questi vocaboli, io ipotizzerei una comune radice indoeuropea “ull”, vedi protoindoeuropeo *ulur (folle), sanscrito “ullutur” (scioccherello, zuzzurellone) e protoiranico *ulutur (uomo che fa cazzate in cima a un monte).

    Emiliano ma non parmense. Quante province restano? Il cerchio si stringe intorno al Papero…


  20. … la radice indoeuropea è anche presente, significativamente, nel toscano “grULLo”.

    Sarà mica vero???


  21. Bravissima Artemisia!
    Concordo con la tua ipotesi etimologica! 😉


  22. fidete – è mia sorella.


  23. Zauberei:
    Ecché nun me fido?
    Me fido, me fido!


  24. Mi viene in mente anche citrULLo…

    qualcuno mi faccia smettere


  25. Cha fai, bari? L’avevo già detto io!


  26. Sono imbambita.


  27. Tornando al titolo e per rompere l’assedio al Papero.
    Ma dico io… sta scritto nei sacri testi che la radice “ull” indoeuropea, per tacere della ascensionale protoiranica, designi invariabilmente il genere maschile? Suggerirei di estendere la ricerca filologica alla radice “ulla” e al protoboemo “turula”.
    All’incirca, espressione di escursionista incappata in protoiraniano in cima alla montagna.

    😀


  28. @JFK: Protoboemo? Hmmm…
    wordreference.com mi dà invece “turulu”: individuo ottuso in piemontese. Curiose analogie.
    Mi dà anche “tüsu”: individuo veramente ottuso.
    Peggio essere tüsu, dunque. Almeno a Torino.

    😀



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