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Catene irreali

18 aprile 2010

foto: Lophelia, 1993?

Il tempo, a voler parlare rigorosamente, non esiste (eccetto il presente, come limite). Eppure gli siamo sottoposti. Tale è la nostra condizione. Siamo sottoposti a quel che non esiste. Sia che si tratti della durata sofferta passivamente – dolore fisico, attesa, rimpianto, rimorsi, paura – o del tempo elaborato – ordine, metodo, necessità – in ambedue i casi non esiste ciò cui siamo sottoposti. Ma esiste la nostra sottomissione. Siamo realmente legati da catene irreali. Il tempo, irreale, vela tutto (e noi medesimi) di irrealtà.

Simone Weil, L’ombra e la grazia

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8 commenti

  1. Nonostante la mia smodata antipatia per Simone Weil questo pezzo mi piace molto, è molto bello molto kantiano ecco. Anche se poi alla fine, siccome il tempo è irreale per forza perchè non è cosa ma modo con cui si sistemano le cose – il tempo è la sua sottomissione. alla fine si riesce a sentirlo come smodatamente concreto.

    Ps le guanciotte:)


  2. @Zauberei: È vero, è profondamente kantiano, quindi bello.

    So che la Simone può restare antipatica, anch’io a volte ho difficoltà a non prenderla per le spalle e scuoterla violentemente. Poi però a volte scrive delle cose incredibili.

    Le guanciotte, sì! (a differenza della Simone appunto io ho sempre mangiato)
    😀


  3. ah sei sempre tu… bella questo foto, lo stesso sguardo intenso e attento


  4. @Zefirina: Sono sempre io, e la fotografa preferita è sempre quella!


  5. Ma dai! ma di quando è quella foto? sei strana con i capelli così lisci…. non parlano di te! sembrano incarcerare la tua testa in linea preordinate!


  6. Claudia, c’è la data sotto!
    Incarcerata? Forse sì, ma lì già stavo uscendo un po’ di prigione.


  7. Metto già in conto di beccarmi dell’iperbolico sperticato.
    A memoria di boemo, non s’era mai visto il Tempo lavorare così bene.
    Via le guanciotte, i capelli lisci “ che non parlano di te “ e lo sguardo come prestato alla macchina.
    Anche senza scomodare Arte seen by Lophelia, basta una cartolina dalla Tailandia a dimostrare quanto i segni del tempo, che si tratti di quelli sofferti passivamente o di quelli ordinati secondo un criterio, abbiano plasmato i contorni del volto, evidenziando l’interiorità espressiva.
    A dispetto della teoria sopra enunciata, togliendo il velo di irrealtà e mostrando la bellezza di una pittura policroma.
    Per il compenso, chiede l’amministrazione se debba calcolarsi la ritenuta d’acconto.
    😀


  8. @JFK: Come diceva sempre la mi nonna, a pagare e a morire c’è sempre tempo (sempre restando in tema temporale).



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