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Taccuino tailandese 2

12 aprile 2010

I

L’animale simbolo della Tailandia non è la tigre.

Non è l’elefante.

È il geco.

Ora, a me piacciono i gechi. Mi piace guardarli arrampicarsi sui muri, mi diverte vederne di piccoli e grandi, e mi rassicura soprattutto sapere che le ventose sotto le loro zampine impediranno che mi cadano addosso. Le scale del nostro albergo ne sono piene. Specialmente di notte, ne escono a centinaia, e mille paia di occhietti neri sembrano spiarci. Una volta ne è entrato uno nell’appartamento. Era piccolino e ci siamo fatti in quattro per salvarlo, e siamo riusciti a pilotarlo fuori, dove sicuramente aveva una mamma ad aspettarlo (cuore di geca).

Però.

Però dovete capire che, se io una sera faccio per stendermi tra le lenzuola bianche e fresche e ci vedo un geco, la faccenda è ben diversa. Come nei sogni, tento di urlare e non mi esce la voce. Punto il dito verso l’animale, incapace di pronunciare una parola, e stranamente tutti guardano da un’altra parte, oppure scuotono la testa, ostentando di non capire. E io, come una Medea accusatrice, gli occhi spiritati e il dito puntato,  paralizzata dall’orrore e incapace di uscire dall’impasse. Uno spettacolo. Mi sa che anche il geco ha paura, perchè resta immobile.

Dall’armadio, sento uno strano rumore. Sembrerebbe quasi… una risata? La colpevole è lì, piegata in due dal ridere, lo scherzo è riuscito, il geco era di gomma e la mamma la solita tontolona.


II


Sono  desideri, sogni, e pertanto leggerissime. Sono lanterne di carta. Quando la prima oscurità spegne il tramonto, sulla spiaggia le accendiamo e le lasciamo salire in alto, nel cielo nero, finchè diventa impossibile distinguerle dalle stelle e si perdono sul mare o sulle cime delle montagne fitte di boschi.

Non ne ho mai vista una cadere. Secondo me, da qualche parte, si raccolgono a grappoli e continuano a bruciare, infiorescenze lucenti di chissà quale albero arcano.



III


Chi mi conosce sa che sono una persona estremamente fobica.

E in testa alle mie numerose fobie c’è quella dei serpenti, accompagnata da quella delle acque profonde e stagnanti. Quale idea migliore di un giro in canoa nella giungla?



Il fiume scorre a volte rapido, a volte lentissimo, in un paesaggio primordiale di rocce e vegetazione lussurreggiante, le rive sassose o scoscese, il silenzio rotto solo da richiami stranissimi, fischi che sembrano umani, ronzii misteriosi. Sui sassi di una riva, un iguana pigro passeggia tranquillo, ma finchè ha le zampe la fobia non subentra, e dalla canoa me lo guardo incuriosita.



I rematori non parlano. Noi, intontiti dal sole e cullati dall’acqua, ci addormentiamo quasi al ritmo dei remi. E l’ombra si alterna al sole dietro le palpebre chiuse, per oltre un’ora, ma potrebbero essere tre, perchè abbiamo perso la cognizione del tempo. La canoa si ferma ad un imbarcadero. La guida ci ha preceduti, il pranzo è pronto.

Mentre mi abbuffo di curry verde e pesce alla griglia, la guida ci chiede se abbiamo avvistato qualche animale. “Solo uccelli, e qualche iguana” dico io, donna di mondo. “Strano che non abbiate visto qualche serpente. Quelli di fiume sono innocui, si lasciano penzolare dai rami sull’acqua per godersi il fresco. È capitato che siano caduti nelle canoe…”

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12 commenti

  1. bel reportage sembra di esserci


  2. Grazie Zefirina!
    🙂
    (a pensarci, potevo chiamare un geco Italo anch’io)


  3. c’è una quarta categoria: quelli che ancora non ci sono stati, ma se vanno in realtà ci tornano. Non so perché ma ce ‘ho anche con il Giappone questa cosa. (si, avrei dovuto metterlo nel post precedente, ma già che sono qui).


  4. @Mammamsterdam: Ma nooo, va bene anche qui!

    Cioè tu dici che già sai che andando in certi posti tu avrai la sensazione di esserci già stata?
    Non so se capisco bene…

    Io non sono mai stata in Giappone, ma me lo immagino un po’ come il contrario della Tailandia. Mi piacerebbe andare anche lì, però.


  5. Uh
    Cara allora. Io per un geco nel letto prima ancora che l’incauta prole me ne sveli la natura chiamo i pompieri.
    Quello li della foto me pare un coccodrillo
    Quella cosa delle lanterne fa mozzare il fiato
    La questione dei serpenti che penzolano e che avevo già visto nei filmi di walt Disney, mi ha scioccata e penso che se vo in Thailandia io mi sistemo con un lettino sotto le lanterne ecco:)


  6. @Zauberilla: E infatti io lì stavo, la maggior parte del tempo, sotto le lanterne. Come Lili Marlene!

    😀


  7. Ai fobici come me non e’ che venga molto voglia di dire: quest’estate parto per la Thailandia.

    E comunque ho gia’ dato con l’India.

    E la focaccia di Camogli e’ cosi’ buona.

    Bentornata Arte!


  8. Un pompiere assennato risponderebbe che, in tema di prevenzione incendi, è meglio addormentarsi sotto un tetto coperto di gechi piuttosto che sotto un cielo costellato di lanterne.
    Comprendo tuttavia come le fobie siano spesso ingovernabili e la stessa Lili Marlene, in contemplazione di una nidiata di gechi, dubito avrebbe sedotto un pubblico tanto vasto.
    😀


  9. Una collana di serpente, sai come ti stava!


  10. @Fabio: Tu quoque, fobico??
    Ma guarda.
    Non l’avrei mai detto.
    Hai ragione: Camogli e buoi dei paesi tuoi.
    😉

    @JFK: Non mi parlare di pompieri!
    😀

    @Rodocrosite: Come “di serpente”? A forma di? Di pelle di? A guisa di?
    Anche solo l’idea di un serpente vero intorno al collo mi fa aumentare le pulsazioni, in quella situazione sono certa che morirei.

    Mi sta meglio la tua collana di pietre dure, la prossima volta me la ripresti?


  11. Quanta sognante vaghezza in quelle lanterne… Ma c’era l’erba?
    🙂


  12. @Antonio: Erba? Hmmm…L’hai mai visto il film “Bangkok Hilton”?



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