h1

Taccuino tailandese

9 aprile 2010

Esistono tre categorie di persone:

1) quelle che non sono mai state in Tailandia

2) quelle che sono in Tailandia

3) quelle che stanno pensando a come tornare in Tailandia

Io da ieri appartengo alla terza.

Cosa raccontarvi di questo viaggio? Ci sarebbe troppo da dire, chi ne ha voglia potrà vedere le foto su flickr, chi non ne ha voglia dovrà comunque, sospetto, sopportare per un po’  i miei rimandi a questo paese meraviglioso, come tutti quelli che ho dovuto sopportare io finora, quelli che dicono con aria sognante “Eh, in Tailandia…”

Ho scelto tre cartoline per descrivervi il viaggio.

I

Le isole Similan sono il paradiso terrestre. Si trovano a 60 km dalla costa occidentale, in un parco naturale meraviglioso al quale si può accedere solo accompagnati da guide.

E la guida viene a prenderci all’albergo. È un thai dall’aspetto molto gay, che ci porta all’imbarcadero per le isole, da dove prenderemo il motoscafo. All’imbarcadero si sono raccolti altri turisti, tedeschi rosa, svedesi bianchi e russi ricchi e tristissimi. E all’imbarcadero ci sono gli altri componenti della ciurma: due trans. I tedeschi, soprattutto i bavaresi, sono costernati. Gli svedesi, come sempre, senza parole. L’italiana e mezzo, invece, diventano subito le mascottes dei trans, in forza della grande fama che il nostro paese ha acquistato in questo campo, che ci precede fino nel Siam.

Angie, Nancy Very Beautiful e Freddy ci spiegano le norme di sicurezza e ci accompagnano a bordo. La giornata è indimenticabile: sono bravi, simpatici, gradevoli e premurosissimi. Conquistano uomini, donne e bambini.


II

Ogni sera, per un’ora, pioggia torrenziale. Arriva inattesa, di punto in bianco, e non sai mai quando. Siamo usciti per andare a cena, e percorriamo un sentiero lungo la spiaggia, che dovrebbe portarci al ristorante prescelto. All’inizio del sentiero l’aria si riempie di elettricità, e nuvoloni enormi si addensano dal mare. Gli altri mi dicono di sbrigarmi, ma mi attardo a cercare di catturare quella luce surreale.


Si aprono le cateratte del cielo e mi investe una pioggia mai vista, come trovarsi sotto un idrante dei pompieri, non sono gocce ma è uno scroscio, che nel giro di un secondo mi bagna fino al midollo e mi toglie la visibilità. Gli altri si sono avviati verso il ristorante. Mi metto a correre per il sentiero, alla cieca, sotto la pioggia caldissima, e dopo qualche centinaio di metri, nel buio, perdo l’orientamento e non capisco più se mi conviene proseguire o tornare indietro. Il mondo ha perso i contorni. Mi appare la sagoma di un tendone. I lampi la illuminano a giorno, tra le palme frustate dal vento, e sembrano cadere così vicino che mi prende il panico, e senza pensare cerco un’apertura. La trovo, sotto lo scroscio costante, ed entro di corsa, piombando in quella che è la cucina di una famiglia thai, che sta appunto cenando. Ti entra in casa un mostro gocciolante, mascara a rivoli sul viso, le parvenze di quella che era una borsa, le scarpe due barche ai piedi, e tu che fai?

“Sahwadee”, naturalmente, benvenuta. Tutta la famiglia si alza e porta le mani giunte alla fronte. Non parlano una parola di inglese, ma sorridono. Mi offrono una sedia, una tovaglia che sa di bucato per asciugarmi, la cena se voglio. Mi trovo incapsulata in un piccolo universo di luce, mentre fuori infuria il temporale. Ridono di me che sobbalzo ai tuoni, dei miei tentativi di spiegare. Scuotono la testa sorridendo e riprendono a mangiare, come se ci fossi sempre stata. In un angolo, la nonna stesa su un lettino ha accanto la nipotina e la tiene coperta con un velo, per proteggere la sua paura del temporale. Stanno accoccolate accanto, in silenzio, e penso a mia nonna, e vorrei che quel velo coprisse anche me.


III

La mia massaggiatrice è bruttina. Non ha la divisa color orchidea dell’albergo, e neanche lavora in uno dei mille saloni di massaggi in città, dove massaggiatrici carinissime fanno mostra di sè nelle sere calde. Però ha le mani di seta, e di acciaio, e il linguaggio del suo corpo esprime cura e calore, sapienza e tatto, letteralmente tatto, intelligenza tattile. Tra le sue mani sono pasta, che lei forma nella penombra aromatica della sua stanza.

In silenzio, mi riporta in luoghi dove non ricordavo di essere stata, a volte spingendomi dolorosamente, altre volte incoraggiandomi solo, con la punta delle dita. Sono luoghi miei, dove lei non entra, ma lei li conosce. Perchè ha solo ventidue anni, ma è vecchissima, antica, senza età.

Annunci

20 commenti

  1. bentornata!
    🙂


  2. @Mucca: Bentornato sarai te!

    😉


  3. ah che bel resoconto, anche Valentina e mia mamma appartengono alla terza categoria, ci andarono 10 anni fa, da sole, due matte….ma a quanto pare è stata un’esperienza indimenticabile


  4. da sole intendevo dire non con un viaggio organizzato


  5. @Zefirina: Anche noi eravamo “da soli”, e anzi, io potendo ci andrei una volta da sola proprio, non ci sarebbe nessun problema.


  6. E’ dal 1937, pubblicazione del romanzo Out of Africa, che si sta aspettando una nuova Karen Blixen.
    Perché non provarci con “ My Thailand “?
    I fondamentali ci sono, avrebbe sportivamente commentato Gianni Brera, che di scrittura s’intendeva non poco.
    Gran bel ritorno arte. Il praho salgariano riguadagna il domestico fiordo, avendo fatto bottino pieno per la galleria d’immagini e la penna maestra.
    E di figurine speriamo ne escano ancora, a completare l’album.
    Mentre prende corpo sul blog la quarta categoria, quelli che la Tailandia… pensano sia ora d’andarci.
    😀


  7. Pensavo ti avessero rapita le camicie rosse 🙂
    Bentornata…
    Qui a Roma si aggirano un architettando siciliano e un ingegnere viterbese… E siamo in attesa di un’antropologa parte-nopea e parte perugina… Ma chi saranno? :))


  8. @JFK: Oddio mio, la Karen Blixen mi ricorda quando adolescente vidi “Out of Africa” e lo trovai bellissimo e romanticherrimo direbbe la Zauberilla!

    Grazie, sempre sperticato.

    @Antonio: Aaaarrrghhh!!! Nostalgia! Invidia! Crisi! Non sarà la stessa cosa senza di me! Vi mancherò!

    Saluti e baci a tutti…


  9. E’ bellissima la descrizione che fai di quella famiglia, la vocazione all’ospitalità è una delle caratteristiche che mi sorprendono piacevolmente di certe società, e anche una di quelle a cui non sono abituata, e di cui forse non sono capace…
    Ti invidio parecchio, comunque, per questo tuo viaggio!!!


  10. I hate you a little bit for this magic journey 😉
    I wish you wrote a journal while in Thailand but I’m sure you’ll fill this blog with other chronicles pretty soon.

    ps. welcome back.


  11. @Tania: La tradizione dell’ospitalità non appartiene neanche alla mia famiglia. Sono quasi certa che mio padre, se gli fosse apparso un tailandese fradicio in cucina, avrebbe immediatamente chiamato la polizia.

    Purtroppo.

    @Lola: I did write a journal! But I did’t want to bore you to death with it…

    Maybe I’ll write something more.
    🙂


  12. Ma allora tu mi consigli di andare QUI?


  13. 4) quelli che ci vogliono andare subito pure se non ci sono mai stati!!!!!!!!!!!

    va bene, passa via mail il programma di viaggio e lo copio paro paro 😉

    (pssss, com’è il tempo a settembre?!)


  14. @Alberto: Se vai in Tailandia è meglio, ma se non puoi, vai lì, assolutamente.

    @Iko: Mi pare che la tua categoria sia identica a quella di JFK, e giustamente, perchè evidentemente esistete!

    Ti passo il programma via mail.

    A settembre credo che infuri il monsone! Da Ottobre però inizia l’alta stagione. Il periodo migliore secondo me è da dicembre a marzo.


  15. ho googlato… 😛
    a settembre diluvia! 😦


  16. Eh, infatti mi pareva.

    😦


  17. Artepilla non ti ho mai letta così contenta. Sei così contenta che non ti filtri non ti controlli: non vuol dire che il post non è bello: ho visto pure le foto e mi è venuta voglia di partireeee! posti ficherrimi, è che proprio si sente che sei strafelice. Annaffiati questo momento:)


  18. @Zauberei: Artemisia senza filtro… speriamo che non vi faccia male alla salute!
    😉

    Grazie, annaffierò.


  19. Bellissimi flash, Arte.
    Io appartengo alla terza categoria, per la Thailandia e per svariati altri posti. Quante cose e genti belle si scoprono mettendo il naso fuori…?


  20. @Rob: Mettere il naso fuori è sempre un’esperienza positiva, e spesso per farlo non occorre neanche viaggiare… però aiuta.

    Quasi quasi fondo un’associazione di categoria.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: