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Bist du bei mir

20 febbraio 2010

(BWV 508)

Bist du bei mir, geh’ ich mit Freuden
zum Sterben und zu meiner Ruh’.
Ach, wie vergnügt wär’ so mein Ende,
es drückten deine lieber Hände
mir die getreuen Augen zu!

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14 commenti

  1. C’è stato un momento della mia vita in cui ascoltavo musica come questa. Di fianco a me stava una persona che quando ascoltavo questa musica si allontanava, con un evidente senso di rifiuto, ma non era il rifiuto di chi non prova piacere nell’ascoltare qualcosa, quanto un senso di turbamento.
    Io chiesi a questa persona perchè non voleva ascoltare questa musica. La sua risposta fu: “perchè mentre l’ascolto, mi sento morire”.


  2. C’è musica che ti lascia indifferente, come non sentirla. E c’è musica che scava dentro, graffia, ti sfiora con foglie d’ortica o piume di grifone. E c’è musica che sfida ogni legge fisica portandoti tra le spire luminose della galassie. Non è la musica ciò che si ascolta quando ci si sente morire, ma un accordo che suona dentro di noi, corde del nostro spirito andate in risonanza, come in un sitar.

    In questi giorni è il leggero canto dai merli, prima che faccia giorno, a farmi sentire come se morissi.

    Ma anche la morte è trasformazione.


  3. @Mauro: Le parole del testo dicono tra l’altro: Se sei con me, vado con gioia alla morte e alla mia pace.
    Io l’ascolto appunto perchè mi piace “sentirmi morire”.

    @Papero: Sai che io la musica che lascia indifferente ho smesso di ascoltarla? Non ne ho più la pazienza.

    (E sai che i merli cantano anche qui a quell’ora? Siamo in tanti ad ascoltarli.)


  4. Ci sono musiche che muovono le mie corde più di altre, ma è proprio su quelle corde che mi piace stare, e vibrare insieme.

    Quella sensazione lì, di trovarsi in un guscio portati via da una corrente sconosciuta, che può essere anche la morte, mi viene suscitata di solito da uno speciale vento, una particolare luce nel cielo o nell’aria, o più di rado da un dejà vu collegato chissà a quale esperienza precedente; difficilmente mi viene da un suono o da una musica.


  5. @Tania: È strano, e interessante, che proprio tu che crei ed esegui musica dica questo. Potrebbe significare che l’esperienza auditiva, per te che ne percepisci automaticamente la struttura, non è più abbastanza “sconosciuta” da trascinarti via. Oppure, altro.

    Sai che l’udito è l’ultimo dei sensi a lasciarci quando moriamo?


  6. Arte: vuoi dire che quando succederà, quelli in nostra presenza diranno ciò che pensano veramente di noi e noi sentiremo tutto? Qundo firmerò il mio testamento biologico includerò una postilla nella quale dirò che in punto di morte dovranno mettermi i tappi nelle orecchie. E così sia.


  7. @Papero: Ma come, non lo vorresti sapere, cosa pensano davvero di te? Vorresti andartene senza saperlo?

    Io sarò tutta orecchi.


  8. Se non me l’hanno detto quando ero in vita(o se io non l’ho voluto capire)che senso avrebbe saperlo un attimo prima di morire, quando non c’è più vita da spendere insieme? Quello che accadrà dopo per me rimane un mistero che accetto con molta serenità – come la nostra origine del resto – quindi ritengo sia importante parlarsi quando siamo qui, quando siamo ancora fatti della stessa sostanza. E farlo senza mai rimandare, perchè il tempo a disposizione può scadere all’improvviso e senza preavviso.
    But dont warry (now) be happy!


  9. @Papero: Scherzavo! Naturalmente, hai ragione.
    E naturalmente, spero di sentire altre cose mentre muoio, forse la voce di persone care o magari anche qualcosa di Bach, anzi dovrei pensarci e dare disposizioni, non si sa mai, magari qualcuno pensando di fare bene sceglie l’interpretazione di Yo-Yo Ma…

    Comunque, sappi che parlare di queste cose non mi rattrista affatto. Come dice sempre un mio amico medico: “La mortalità è al cento per cento!”


  10. Grande il tuo amico medico!


  11. Ehi…ehi!!Va bene che il video non fosse una passeggiata sugli Champs Elysees, che la musica ti spronasse a “sentirti morire” e che per di là si debba tutti passare, ma dobbiamo proprio arrivare a per chi suona la campana?
    Non ho potuto ascoltare il brano, l’hardware sulla mia scrivania, a differenza degli umani, ha perso l’udito prima del resto.
    Però devo notare come, dal silenzioso scorrere delle immagini, scaturisse un prepotente desiderio di vita, ben raffigurato nella scena in cui le donne formano la catena per trasportare le macerie, o da quel simulacro di tavola imbandita collocato fra le rovine.
    Quel fiume di persone, pur nella disperazione e nel lutto, m’è parso affamato di vita più della folla in assetto da shopping sulla Fifth Avenue.


  12. JFK: Sì si’, ma anche noi siamo affamati di vita!
    E io quando parlo tanto di morte faccio un gesto che non posso specificare qui in presenza di signore…

    Cerca di ascoltare il brano che è davvero bellissimo ed io, sinceramente, quando lo ascolto non mi sento morire.

    Un saluto a tutti, vado via due giorni.
    Ci riscriviamo venerdì, a Dio piacendo… 😉


  13. @Papero: mai dubitato che uno come te, capace di fondere l’alba con il leggero canto dei merli, abbia radici profonde e ramificate in questa vita.
    Seguirò certamente il tuo consiglio, so bene quanto dietro le scelte musicali della padrona di casa germoglino “arte” sopraffina e grande sensibilità.
    Tengo a memoria che, pur senza vantartene e con il dovuto riserbo del caso, possiedi vasta conoscenza nell’applicazione delle tecniche scaramantiche.
    Dovessi trovarmi in difficoltà, ricorrerò ad una privata consulenza.
    Arrivederci allora, e non per plagio ma solo perché amo esagerare, agli Dèi piacendo… 😉


  14. @JFK: Dire che vita e morte sono due aspetti dello stesso fenomeno può sembrare una banalità, ma non saprei come dirlo altrimenti. La fame di vita nasce dalla coscienza che esiste la morte. In questo senso, il filmato (e la musica, che è essenziale secondo me) rappresentano i due aspetti: la fragilità umana, la caducità dell’esistenza ma anche la rinascita e la tenacità della vita che rinasce ogni volta dalla distruzione.

    @Papero apotropaico: Non ho mai capito perchè voi uomini stiate sempre lì a toccarvi: è provato che al fine del prolungamento della vita è molto più efficace toccare, e soprattutto lasciarsi toccare.

    Vai in pace, figliuolo, e non temere.

    😉



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