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L’Intrattabile

13 febbraio 2010

quiescence Lida Chauletfoto: Lida Chaulet, “Quiescence”

Affermazione: Nonostante tutto, il soggetto amoroso afferma l’amore come valore

(Mi si dice: questa specie d’amore non dà frutti. Ma come poter valutare ciò che fruttifica? Perchè ciò che dà frutti è un Bene? Perchè durare è meglio che bruciare?)

Roland Barthes, “Frammenti di un discorso amoroso”

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21 commenti

  1. avessimo le risposte non ci saremmo persi
    🙂


  2. @Iko: Bellissima questa!


  3. ciò che dà frutti è un bene?
    mmm… ci devo pensare.
    Non sempre, a volte i frutti sono acerbi o troppo maturi.


  4. @Lola: Alcune piante non danno frutto commestibile, però danno un fiore bellissimo che dura un solo giorno. Anche se uno le cura, così è.

    Per altre piante, è una questione di stagioni: se le pianti in quella sbagliata, hai voglia a concimare…

    (a questo punto, credo che continuerò ad ammaestrare le folle in parabole, è ganzo)


  5. Puoi fare anche di meglio, visto che fra l’elenco delle letture compare anche La pazienza del giardiniere.
    Dacci qualche utile consiglio su quando trapiantare l’ aglio e i bulbi dei tulipani.
    L’ora et labora che scandiva le giornate dei monaci.


  6. @JFK: In realtà io di piante non ne capisco un tub(er)o e quel libro lì lo uso come soporifero, vera valeriana officinalis.

    😉


  7. L’amore è l’aspetto più penetrante dell’intelligenza della carne, la quale paradossalmente si presenta come un cieco alla ricerca di un fondamento.

    Che cosa sia il valore lo sa solo la persuasione, ma fintanto che essa non apre gli occhi, quello che appare come valore non è che orpello, decorazione.
    La persuasione è nella continuità.

    Vi sono amori la cui durata può essere stata quella di un attimo, eppure essi hanno risvegliato la persuasione e si sono impressi nella carne con la forza della continuità

    Per continuità appunto, forza e specialità, essi si rendono ancora presenti, e quindi come tali essi sono valore.
    Diversamente ciò che è ricordo, passato, ciò che ha esaurito la sua durata non è più propriamente valore, anche se come tutto, partecipa della chimica in continua trasformazione che è uno degli elementi che ci danno la possibilità della percezione del valore.

    Quando Barthes ci parla del fruttificare ci richiama alla continuità (che propriamente con il bene o il male non ha necessariamente una relazione). Essa si situa nella durata ma lui sembra non saper distinguere l’ordine ontologico dei due termini.
    Ce lo conferma quando cita il bruciare, giacché anche esso ha una durata.


  8. @Mauro: Grazie del commento incredibilmente ricco di spunti e richiami, a partire dall’intelligenza della carne, concetto che indirettamente ho già trattato ma che sicuramente tornerò a trattare.

    Mi trovi in gran parte d’accordo.
    Io credo che Barthes qui cada nell’equivoco comune secondo il quale il concetto di durata è identificato con l’estensione temporale. Da punto A a punto B, insomma. Giustamente osservi che anche il bruciare ha una durata. Anche le vite troppo brevi di molti, aggiungo io, hanno una durata: durano tutta una vita, una vita intera (“per quanto tempo batte un cuore?”)
    E il tempo della relazione, è il tempo misurabile dagli strumenti e dai calendari? Direi di no: è il tempo del significato, della continuità appunto.
    Il valore dunque non è nella durata misurabile, ma in altro, cioè nella stessa percezione di esso. E secondo me questa percezione ha a che fare con il senso dell’autenticità di una relazione.
    Quando si parla di amore eterno, o di vita eterna, molti intendono l’eternità come durata infinita, e non nel suo vero significato, cioè di qualcosa che supera la dimensione temporale e si colloca altrove, fuori.

    Vorrei dire però che non sono completamente daccordo con te sulla funzione del ricordo, o meglio della memoria. L’intelligenza della carne ha in sè una memoria che non è solo chimica. Ciò che resta memoria non è casuale, ma è dettato appunto da un valore che gli attribuiamo, consciamente o meno.Per questo la memoria resta in noi e passa oltre, come seme o traccia che darà per forza frutto, anche se non necessariamente nel corso della nostra singola esistenza.


  9. io penso che nonostante tutto l’amore è un valore, valore inteso nel senso di bene o male, ma soprattutto è relazione: io e te, io e voi, loro… e per questo fruttifica, ovvero porta creare sempre qualcosa di nuovo, che prima non c’era. Per questo è indipendente dal tempo, altrimenti è altro. Una cosa che non capisco però è cosa centri la persuasione, credo che nell’amore esista il riconoscersi, non è l’azione di uno ad indurre l’altro ad amarlo, mi sembra una visione individualistica dell’amore.

    … ma parliamone 🙂


  10. @ arte: il mio scrivere è durato oltre il tuo rispondere ahaha 😀


  11. @Mucca: Io penso come te: l’amore è un valore, perchè è espressione del bene.
    Credo, ma non sono sicura, che Mauro parlasse dell’atto di riconoscere l’amore, di dare a qualcosa una valenza di amore vero.
    Perchè credo siamo tutti d’accordo che a volte si possono prendere delle cantonate in questo campo. Secondo me il concetto di durata è discutibile, e parlerei pìuttosto di qualcosa che è al di fuori dal tempo.
    Su cosa intenda Mauro per persuasione non mi pronuncio, preferirei che lo facesse lui. Non credo intendesse persuadere qualcuno ad amare qualcun altro, ma piuttosto un percorso interiore del soggetto, forse proprio quello che tu chiami (ri)conoscersi, e che lui chiama aprire gli occhi. Ma non ne sono sicura.


  12. Mucca: perdonami se non ti ho rispoto subito. Sono occupato con una di quelle cosegne “alla morte” che mi impediscono quasi di pensare. Mi riprometto di farlo stanotte, anche se devo dire che l’interpretazione che da Artemisia dell’uso che faccio del termine “persuasione”, già potrebbe essere una risposta.


  13. Ma è l’amore che decide di esprimere questa sua “valenza” al di là del trascorrere del tempo, e al di là del trascorrere dell’amore stesso,oppure siamo noi a dargli quel valore? Quanto è autonomo quest’amore? Quanto pesano in tutto ciò, se pesano, la nostra interiorità, il nostro ricordo, la nostra volontà?


  14. @Tania: Quante belle domande. Vorrei avere il tempo, e l’animo, per rispondere a tutte. Periodaccio. Ne scelgo una, l’ultima, che forse le abbraccia tutte:
    Sono la nostra interiorità, la nostra memoria, la nostra capacità di discernere, che ci rendono in grado di dare un valore agli incontri che facciamo, alle singole manifestazioni di questo fenomeno. L’amore di per sè non esprime nulla se non se stesso, si limita ad essere, come un seme, che per risvegliarsi in noi ha bisogno di un’apertura, di un assenso.


  15. trovo estremamente maleducato saltare i commenti, ma alle volte questo è inevitabile. Perciò scusate se dico una cosa già detta.
    La questione brucina vs la questione fruttina, è una questione non assoluta bensì relativa al momento contingente in cui capita. Di fatto, ricordo dell’evo a.C (ante mister C) periodi de brucia di vi e chiumo, brucia di li e chiumo, che insomma lo scassamento zebedeico era lievitato e avrei addentato anche una mela di polistirolo.
    Dal che ho imparato che con le faccende brucine bisogna andarci piano perchè poi finbisce che manco all’inizio – bruciano più.


  16. Mi scuso con mucca per il ritardo e rispondo.
    Quando parlo di persuasione non parlo di persuadere, ma di essere persuasi; di una forma di assenso che dietro di sé non ha che il nulla. Indubbiamente questo ci riporta alla sorgente della nostra individualità nella quale vediamo la nostra individualità stessa disperdersi in qualcosa che la trascende.
    In questi termini la persuasione non gioca necessariamente a nostro favore, non su un piano tattico perlomeno, ma la si sperimenta come la condizione per realizzare ciò che per noi ha una reale importanza oppure no; ciò che per noi è autentico, e come sappiamo nell’autentico è il valore.
    Spero di non essere stato troppo oscuro.
    Un saluto,
    Mauro.


  17. @Zauberei: La cosa che dici tu non è stata già detta (voglio dire, non qui! ;))
    È vero che la questione è relativa al momento, cioè alla situazione interiore, momento di vita, in cui la persona si trova. Quindi, come dici tu, dal periodo prima di mister C (avanti C.)tu hai imparato qualcosa che ti ha resa in grado di capire che mister C non era brucino. Ma le esperienze brucine, se uno ne fa tesoro, hanno un valore. Grande.

    @Mauro: Non preoccuparti, se sei oscuro io poi faccio l’esegesi…

    (scherzo eh)

    Sei stato chiarissimo.


  18. E’ proprio perché uno ne ha fatto tesoro, delle esperienze brucine, che poi le evita – non so se Zauberei voleva dir questo ma insomma io direi così.
    Se uno invece non ne ha ancora fatto tesoro, le cerca 🙂
    O, più semplicemente, uno cerca quello di cui ha bisogno in un dato momento e l’unica valutazione che ha senso è quella.


  19. @Laura: Giusto.
    Rileggendo la serie dei commenti, però, io vorrei scostarmi un attimo dalla contrapposizione bruciare/durare. Perchè, appunto, secondo me è fuorviante.
    Nel senso che è la qualità dell’incontro, determinata a sua volta dalle qualità e capacità di quelli che si incontrano, a determinarne il valore, e non la durata temporale (anche se a volte le due cose sono connesse).

    Sono d’accordo che uno istintivamente cerca quello di cui ha più bisogno. Forse però, perchè un rapporto abbia veramente valore, si dovrebbe uscire dalla logica del bisogno. È possibile? È giusto?

    Non tutti gli incontri (brevi, o lunghi) sono amore.
    E per “amore” non intendo solo l’eros.


  20. beh, io ero rimasta a Barthes, ho letto i commenti, ma come sai tendo a volare basso.
    Certo che la logica del bisogno andrebbe superata, ne abbiamo parlato. Quando ci si riesce, e si crede al valore della nostra scelta, dovrebbe diventare superfluo cercarne legittimazione o supporti teorico-filosofici.

    Quasi tutti gli incontri brevi non sono amore, gli incontri lunghi se non lo sono forse non dovrebbero diventare tali.


  21. Io invece credo che la scelta di superare la logica del bisogno non sia una scelta che si compie una volta per tutte, ma che la si debba ripetere ogni giorno della nostra vita, ad ogni nuovo incontro, e che quindi presupponga una riflessione continua.

    Per me la filosofia, in quanto amore per la sapienza (sapere dell’anima e anche del corpo), è solo uno strumento – ne esistono altri – per cercare di capire questa nostra esistenza così piena di contraddizioni.



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