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Dolore e bellezza

26 gennaio 2010

“L’arte antica ha un contenuto interiore specifico. C’è stato un periodo in cui l’arte aveva lo stesso scopo che oggi hanno i libri, e cioè: conservare e trasmettere la conoscenza. Nei tempi antichi, la gente non scriveva libri, incorporava la propria conoscenza in opere d’arte. Troveremmo una quantità di idee nelle opere d’arte antica che ci sono state trasmesse, se solo le sapessimo leggere.”

G. Gurdjieff

Succede, raramente ma succede, che io non riesca a smettere di ascoltare una certa musica. Mi è successo,  con una forza mai sentita prima, con questo CD, arrivato qualche giorno fa in una busta giallina, e che da allora ha già trascorso ore ed ore nel mio lettore CD.

Da tempo pensavo di scrivere un post sulla Ciaccona di Bach. Non da musicista, perchè non sono una musicista, nè da esperta, perchè neanche quello sono. Da amante, perchè quello sono, non mi so definire altrimenti, io amo questa musica di un amore passionale e profondo. Da amante ne parlerò, esagerando, senza uno straccio di obbiettività.

La Ciaccona fu scritta da Bach nel 1720. Rientrando a Köthen da un viaggio a Karlsbad in compagnia del principe di Anhalt-Köthen, Bach riceve la notizia della morte improvvisa della moglie Maria Barbara, morta la settimana prima. Bach, annientato dal dolore, scrive immediatamente la Ciaccona, su carta appena acquistata a Karlsbad, in un brevissimo arco di tempo. E la Ciaccona è dolore fatto musica, è un epitaffio in note.

La Ciaccona è un trittico, e la struttura trinitaria rimanda alla struttura divina, ma anche umana, dell’essere.

Ex Deo nascimur.

In Christo morimur.

Per Spiritum Sanctum reviviscimus.

 

La prima parte, in re minore, parla della morte. Bach aveva già perduto due figli, poi Maria Barbara. Li amava tutti. Lo so con certezza, perchè non si può scrivere questa musica senza aver amato e sofferto. Le diteggiature quadruple che Bach usa nella prima parte sono voci dialoganti: alcune vogliono accettare la morte, altre no. Sono le nostre voci, tutte quelle che abbiamo in noi. Un lungo passaggio di arpeggio turbinante, incredibile in un solo violino, un accumulo di energia immenso, un grido. Di una persona, di tante persone, e forse in ogni persona ci sono tante persone, ognuna con la sua voce?

La seconda parte, in re maggiore, è la misericordia. Balsamo.Consolazione. Gioia tranquilla. La morte è un passaggio nella vita, verso una nuova nascita. Bach ha fatto la pace con la morte. Beato lui.

La terza parte, di nuovo re minore. Torna la morte della prima parte, ma alla luce della consolazione. È la morte integrata nella vita. Si continua a vivere, senza dimenticare, con energia e compassione. È la morte illuminata dalla coscienza. Non ha più importanza se Maria Barbara è viva o morta. Lei è.

Ecco. E cosa fanno di tutto questo lo Hilliard Ensemble, assieme al violinista Christoph Poppen?

La studiosa tedesca  Helga Thoene ha rintracciato in ognuna delle tre parti della Ciaccona temi musicali di corali bachiani “nascosti”, come “Christ lag i Todesbanden” og “Jesu meine Freude”. Intrecciati nelle variazioni, dalla prima all’ultima nota, sono le melodie dei corali, che richiamano i tre temi della nascita, della morte, della risurrezione. Poppen esegue prima l’intera partita, dopodichè i solisti dello Hilliard eseguono i corali, e infine Poppen suona di nuovo la Ciaccona, ma stavolta i corali si intrecciano al violino, in frammenti di canto sovrapposti ai frammenti che Thoene ha rinvenuto “criptati” nei vari movimenti.

Speculativo? Non so. Non me ne intendo. È come trovarsi nella testa di Bach, mentre compone. Il risultato mi pare di una bellezza così abbacinante da impazzire.

 

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24 commenti

  1. Sai, a me succede spesso di ascoltare delle musiche o interi cd in modo ossessivo, senza stancarmene, per giorni e giorni! E devo dire che mi incuriosisce molto questo dell’Hilliard ensemble (me lo devo procurare!),che non è nuovo a operazioni di “sovrapposizione” tra antico e reinterpretazione moderna(penso alla collaborazione con Jan Garbarek al sax), di solito con risultati affascinanti, originali quantomeno dal punto di vista della sonorità.
    Comunque, sarà una forma di empatia, oppure chissà, ma oggi di ritorno a casa ascoltavo le suites (per cello, però), e appunto sono andata in “loop”: non riuscivo a staccarmi dalla prima!
    D’altronde, sulla famosa isola deserta, che cosa porterei? Alla fine siamo sempre lì. Ti potrei elencare 4 o 5 musiche, comprendendo sempre le suites per cello…
    Amo anch’io la ciaccona per violino, comunque, come si fa a non amarla, anche se ho in testa la versione pianistica di Busoni (ho passato l’adolescenza ad ascoltare quella….).


  2. Cara Tania,
    io sapevo che avresti commentato questo post. Non dico che l’ho scritto per te, ma quasi!
    🙂
    Chi mi conosce sa che le Suites per violoncello di Bach sono il mio tormentone. Sono l’esempio di perfezione assoluta, il segmento aureo, insomma ci siamo capite. Specialmente una (ci ho fatto un post tempo fa).
    Nell’isola deserta a me basterebbe quella.
    Preferibilmente nell’esecuzione di Mischa Maisky (con la mia fortunaccia, nell’isola si troverebbe solo quella orrenda di Yo-Yo Ma).
    Sulle sovrapposizioni in genere sono scettica. Ho “Officium”, con lo Hilliard e Garbarek (lo sai che è norvegese Garbarek?) ma secondo me quella non è riuscita. Non amo il sassofono in generale, ma lì c’è proprio un problema di compatibilità di volumi, per cui ogni volta Garbarek ti sfonda i timpani e Hilliard sparisce.

    Bella la versione di Busoni della Ciaccona, molto.


  3. Dico la verità … avevo scambiato l’immagine per un’ecografia.


  4. @Lola: Ma sai che è vero? Dovrebbe essere una testa di pietra, probabilmente un capitello romanico.
    Però ricorda un’ecografia.
    Nascita, morte, rinascita.
    Giusto.

    (Mi sa che tu però sei un po’ in quel “train of thoughts”…)
    😉


  5. Spero capiate da sole quanto e’ bella la frase “ho passato l’adolescenza ad ascoltare la versione pianistica di Busoni”. Un bel vantaggio su chi ci e’ arrivato passati i 40 anni, come me. Vorrei avere tagliato tanti passaggi del percorso che ho dovuto intraprendere.

    Il disco dell’Hilliard Ensemble l’ho visto spesso, la copertina e’ stata usata anche per un catalogo ECM, una decina di anni fa. Lo tirai su in un negozio di dischi, quando ancora esistevano.

    A questo punto mi decidero’ a farmelo mandare, il tuo consiglio e’ prezioso Arte.

    Mi tocchera’ scrivere una poesia, adesso, per tornare pari.


  6. mi sa anche a me 😉


  7. Ci sono dei post che… uno farebbe meglio ad arrendersi.
    Gurdjieff, ci vogliono almeno due minuti fra collocare le i, le i lunghe e le f nell’ordine corretto.
    E per fortuna non è richiesta la pronuncia.
    L’approccio musicale sta nelle giuste corde e mani fortunate, previo perentorio cenno del capo potrei a malapena far avanzare lo spartito.
    L’ecografia al capitello ne ha garantito l’integrità.
    Datemi l’ordinazione per le pizze allora.
    L’ ho presa alla leggera per fare un discorso serio.
    A differenza dei magnati statunitensi, che si mettono in lista per viaggi spaziali, con questo blog già oggi si può andare sulla luna.
    E tornare con le saccocce rigonfie, levigati ciottoli di conoscenza.
    E’ un invito a mai desistere, of course.


  8. @Fabio: Indubbiamente, un bel vantaggio. Ricordo che io invece non ho passato l’adolescenza su Busoni, ma su Neil Young, De Andrè, Guccini, Joni Mitchell tra gli altri. Chopin è comparso verso i 18 anni, per poi risparire per sempre.
    Strane fasi.

    Oddio che responsabilità, e se poi il CD non ti piace, Fabio? Mi dedicherai un ditirambo satirico?

    @JFK: Ho appena chiesto la pronuncia corretta alla mia amica Tatjana, guarda che non è difficile!

    (Io prendo una Quattro stagioni, mettiamo su Vivaldi nella versione di Anne Sofie Mutter coi Solisti di Trondheim e ce la mangiamo per cena.)


  9. Non sapevo che fosse norvegese Garbarek! Mi ricordo di averli sentiti dal vivo anni fa e non è che fossero poco equilibrati i volumi, però non risultavano mai fuse le sonorità. Senz’altro due mondi che tra loro non c’entrano un tubo e che stabiliscono un dialogo. Comunque ben vengano questi esperimenti.
    Per mille pipe, un norvegese che suona il sassofono! Ovviamente non sarà l’unico. E’ che io – nell’abisso del luogo comune in cui mi capita di cascare – mi immagino i norvegesi alle prese solo con strumenti serissimi e difficilissimi, che intonano canti epici e nostalgici. Infatti poi anche il Garbarek non ce l’ha fatta più – e ha cercato il conforto di voci pure e spirituali! Tutto si spiega!

    (faccina che ride…)


  10. Penso che la tua immagine dei musicisti norvegesi che suonano Grieg e cantano romanze nazionalromantiche su testi di Bjørnstjerne Bjørnson sia in parte corretta, ma in piccolissima parte, per fortuna.
    L’ambiente musicale norvegese è vivissimo e giovane, soprattutto hanno un ottimo sistema pedagogico che consente a moltissimi bambini e ragazzi di avvicinarsi alla musica in maniera molto meno formale dei Conservatori italiani. Questo approccio a soglia bassa, paradossalmente, produce solisti di livello internazionale come Leif Ove Andsnes, Truls Mørk, Ole Antonsen, Solveig Kringlebotn.

    Vuoi dire che il sassofono non è uno strumento serio?
    😀

    Povero Garbarek!


  11. E la figlia di Garbarek, Anja Garbarek, è una bravissima cantautrice.
    A me piace più del padre.


  12. Interessante, anche l’arrangiamento è bello, non la conoscevo; mi ricorda (e sarò banale anche qui) le sonorità e l’espressività di Bjork (da me amatissima). E’ come se descrivesse sempre un orizzonte ampio e intimo allo stesso tempo!


  13. È vero.
    Ampio e intimo.


  14. Che dire? A volte noi musicisti e musicologi siamo i più prosaici di tutti… Non credo alla teoria della Thoene, e per dimostrarlo mi sono divertito a sovrapporre con la sua stessa modalità delle canzoni popolari e semplici melodie pop d’oggidì. Funziona; perché l’armonia classica non dà infinite possibilità.
    Sono un appassionato della musica di Bach, e di questa Ciaccona in particolare, che studio con amore, rispetto e dedizione da tanti anni, ma voglio dare più libertà alla mia immaginazione ed alla poesia di Bach.
    Un abbraccio dal solito bastian contrario 😉 cometa.
    (Vieni a trovarmi sul mio MySpace, se ti va.
    http://www.myspace.com/enricoparizzi)


  15. @Cometa: Ma se tu sovrapponi una musichetta qualsiasi, ci credo che funziona, ma il risultato è altrettanto bello?

    (Vedi che i non musicisti e non musicologi sono inaccessibili ad argomenti razionali?)

    “Seriamente”: la teoria della Thoene è una delle tante, lo saprai. Ci sono infinite numerologie, acronimi, enigmi e armonie nascoste nella Ciaccona. Non è la cosa più importante secondo me quella dei corali nascosti. L’ho citata per spiegare com’è fatto il CD. L’importante è la bellezza assoluta della Ciaccona stessa. Quando parli di amore, rispetto e dedizione hai già detto tutto.

    Bella la tua pagina su myspace, e complimenti.
    Da casa ascolterò qualcosa, qui non ho audio!


  16. No, ovviamente non è altrettanto bello. Ma secondo me il motivo (oltre al fatto che in quel disco canta uno dei migliori gruppi vocali al mondo, e scusai se è poco) è innanzitutto tutta la pregnanza di senso dei corali stessi. Almeno per me, che sono riformato.


  17. @Cometa: Verissimo. Non è un fattore secondario che cantino gli Hilliard, anzi direi che è un fattore decisivo per quanto riguarda la parte vocale del disco.
    La pregnanza di senso dei corali è centrale anche nel discorso della Thoene, sono io che non mi sono addentrata in questo per non appesantire il post, ma non sono solo gli elementi armonici di certi corali a ritornare nella Ciaccona, sono i testi di questi corali a trasmettere il messaggio di nascita, morte e resurrezione.
    Tutta la musica sacra tedesca post Riforma è splendida, Heinrich Schütz soprattutto, ma anche Scheidt e Schein. C’è stato un tempo in cui li ascoltavo molto, e ne ho nostalgia.
    I testi sacri (gli inni) della tradizione protestante sono un tesoro culturale immenso e una grande testimonianza di forza spirituale, che apprezzo molto, pur da non riformata e non riformabile.
    🙂
    Ti abbraccio anch’io.


  18. amo gli Hilliard in modo viscerale. Sentirli cantare dal vivo é un’esperienza che ha del paradisiaco. Li ho visti due volte, una delle due a Londra insieme a Garbarek e devo ammettere che pur essendo un purista (anche se autodidatta) della musica antica, la commistione tra suono del sax (o dei sax dovrei dire vista la quantitá di sax diversi suonati dal norvegese) non mi é dispiaciuta affatto.

    Questo CD in particolare mi manca, ancora per poco peró: iTunes, arrivo!


  19. @Purissimo e splendidissimo Henry: Che ci facevi a Londra insieme a Garbarek al concerto degli Hilliard, mi domando? Mah.
    😉

    Gli Hilliard dal vivo sono un sogno ancora da realizzare.
    Parrebbe, da quanto mi dite, che Hilliard+Garbarek riesca meglio dal vivo che su CD, io quando lo ascolto sono sempre lì a regolare il volume perchè mi fa impazzire quel sax lancinante.


  20. come non lo sai? Io e Ian siamo amici di lunga data. Lo conobbi quando ero a colonia per lavoro, era al mio stesso albergo e ci siamo conosciuti facendo colazione…

    pensa che volevo pure invitarlo a stravaganza cosí avrebbe potuto parlare in norvegese con te!
    Magari alla prossima..


  21. @Henry: Già che ci siamo, invitiamo anche gli Hilliard scusa.

    😉


  22. eh magari…ma lo sai che quando cantavo nel quartetto avevamo trovato un corso (a pagamento) che loro fanno ogni anno in estate in inghilterra e avevamo anche pensato di andare?
    il problema é che oltre ad essere abbastanza costoso, il fatto di essere ascoltati (e giudicati) da loro ci mise talmente in soggezione da rinunciare.

    Ripensandoci ora credo che facemmo una stronzata. Sarebbe stata un’ esperienza UNICA.


  23. @Henry: Certo che fu una stronzata… l’avrei fatta anch’io!



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