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Partire di lì

20 gennaio 2010

Se si vuole riuscire a condurre una persona in un certo posto, occorre in primo luogo aver cura di trovarla al punto in cui si trova, e cominciare da lì. Questo è il segreto di tutta l’arte di aiutare. Chi non sa questo, si illude quando pensa di poter aiutare gli altri. Per aiutare veramente un altro, devo capire più di lui – ma, soprattutto, capire quello che lui capisce. Se non lo faccio, la mia comprensione non lo aiuta affatto.

Søren Kjerkegaard,  “Synspunktet for min Forfatter-Virksomhed”, 1859

(trad. mia)

Mi dice: “Io credo che me la caverò. Per adesso sto reagendo bene alle cure. Non sto mica morendo, che diamine. L’ho detto anche a mia figlia, stai tranquilla. ”

Mi guarda per vedere come reagisco.

Annuisco, non rispondo. Ma resto lì con lui, e il silenzio è un esercizio di resistenza, una maratona mentale. Avremo tutto il tempo di parlarne.

 

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15 commenti

  1. Il tuo è un lavoro per me ter ri fi can te.
    Delle tre Moire saresti Atropo.
    Non so come tu possa resistere alle sollecitazioni, allo stress emotivo, alla tensione.
    Di certo io non potrei.
    Faccio già fatica a reggere la maratona mentale della vita, immaginiamoci quella della morte.
    Ammiro la tua resistenza e ne sono sbigottito.
    Prego Dio ogni giorno di non costringermi a svolgere mai una funzione come la tua, soprattutto verso i miei cari e più di ogni cosa verso mia figlia.

    JosBrod


  2. @Josif: Macchè Atropo, al massimo atropina…

    Forse si tratta solo di mettere le cose nella giusta prospettiva, la frequentazione professionale di certe situazioni “allena” a gestirle.

    Sarebbe (ed è stato, e sarà) ben diverso gestirle nella vita privata. A quel punto, non è più una funzione ma un’esperienza, che si affronta come meglio si sa.

    Penso anche che dovresti cercare di non affrontare la vita come una maratona mentale, e forse anche il pensiero che questa vita avrà una fine ti verrebbe più naturale.


  3. è dura.
    Io non potrei fare il tuo lavoro ma ti ammiro tanto.


  4. @Lola: Ho capito. Però vorrei dire che ci sono moltissime persone che lavorano come me, molte meglio di me, e che se si entra in questo mondo si spostano anche i parametri di ciò che è possibile affrontare nel quotidano. Non è abitudine alla sofferenza, ma una diversa prospettiva. Assolutamente un arricchimento.


  5. il silenzio molte volte aiuta più di parole buttate là (so per certo che tu hai la sensibilità giusta per riuscire a rendere anche con le parole la tua empatia)


  6. @Zefirina: Le parole buttate là non servono in certe situazioni, perchè tutti capiscono che coprono qualcos’altro. Il silenzio è una scelta difficile, però in certi momenti può aiutare a capire e far capire. La presenza silenziosa è più importante di quella rumorosa.


  7. Che bello.
    L’ho sempre pensato che Kjerkegaard era un ganzo.
    Nella vita reale, quando ci si trova in queste situazioni, ci vuole molta attenzione. Un soffio e fai la cosa sbagliata. O semplicemente non quella giusta.
    Brrrr!!


  8. hai ragione arte. E’ una prospettiva diversa sulla vita e sulla morte.


  9. Mi tornano in mente frammenti di storie comparse sul blog.
    Il paziente che si faceva tenere per mano durante il prelievo del midollo.
    L ’uomo in camicia scozzese, che alla terapia antepose il desiderio di andare a pesca con i figli, e a cui fu detto:
    “ Se questa è la tua scelta, bene così “.
    Il medico ucraino dal vestito grigio e gli occhi rossi, che il dolore lancinante lo portava in petto.
    Mettersi in relazione, capire dov’è l’altro, scegliere come meglio aiutarlo, talvolta anche con il silenzio.
    Non è un processo a senso unico.
    Un passo oltre Kjerkegaard, si manifesta quanto la comprensione del prossimo sia utile ad arricchire noi stessi.


  10. @Cami: Sfido chiunque a fare sempre la cosa giusta.

    @Lola: Diciamo, un punto di vista privilegiato.

    @JFK: In genere tendo a tenere queste storie fuori dal blog, ma dalla tua lista mi rendo conto che ci penetrano lo stesso, da ogni spiraglio.

    (Ma tu tieni un archivio dei miei post per categorie??)


  11. bellissima quest’ultima frase: archiviare i post per categorie….sarebbe un traguardo per me. a parte questa divagazione, molto bello ciò che scrivi e il coraggio che hai di restare lì e di restarci in silenzio. che, condivido appieno, è certamente molto meglio di tutte quelle inutili e vane parole che si dicono spesso per coprire il disagio e l’imbarazzo. certissimamente nn si giunge all’abitudine alla sofferenza, davvero nn credo che sia umanamente possibile. si giunge, come dicevi, ad una prospettiva diversa e ad una ricchezza interiore tale che la si può cominicare anche solo con uno sguardo.


  12. Quella che dice Kjerkegaard è una verità profondissima. E ci vuole molto coraggio a restare in silenzio in un caso come questo,dove si parla di vita e di morte; ma anche in tanti altri frangenti della vita, dove è necessario fare un passo indietro, o cambiare di posto, per esprimere la nostra vicinanza, e così, in qualche modo, aiutare. In questioni molto meno drammatiche di questa mi è capitato di trovarmi dall’altra parte, ed è così raro trovare qualcuno che ti ascolti e ti consenta di capire da solo, che è proprio in questi casi che ho capito prima, ho capito subito (anche se il silenzio non è certo quello che vorresti sentire, al momento rimane come un vuoto).


  13. @Roberta: “Riempire di vane parole”… verissimo.

    Io credo che il silenzo di per sè abbia grandi virtù terapeutiche, però è importante che sia associato ad una presenza, non necessariamente fisica, ad un supporto. Di che tipo e di quale entità, è diverso per ognuno.

    @Tania: Sono d’accordo. Il coraggio in parte si può acquisire con la tecnica e l’allenamento, cioè esponendosi a questo tipo di situazioni. Non è vero che “uno il coraggio, se non ce l’ha, non se lo può dare”.
    Il silenzio che accoglie le nostre parole ce le rimanda indietro riflesse, ma non sono più le stesse, anche se in qual momento non ce ne accorgiamo. In quel momento è frustrante, ma le nostre parole continuano a lavorare in noi.


  14. Kierkegaard ha sempre ragione (non per nulla è il mio filosofo preferito, insieme a Pascal e a pochi altri).


  15. @Renato: Benvenuto su PB! Non so se esista una persona che ha sempre ragione, spero di no.
    (Scherzo, credo di capire cosa vuoi dire.)



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