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In un altro momento

8 gennaio 2010

Primi anni ’90. È un brutto periodo della mia vita. Gli ultimi tira e molla di un matrimonio che sta finendo, e che avrebbe dovuto finire molto prima. L’ennesimo viaggio in treno per l’Italia, l’ennesima pausa per pensare, respirare, sfuggire a me stessa e alle decisioni da prendere.

Il treno è il Francoforte-Milano. Il mio umore, quasi suicidale. Non esistono ancora  gli ipod, e sto lì seduta con una cuffia in testa e questo affare in grembo, un walkman giallo acceso con dentro una cassetta che guardo girare e nel cui vortice mi perdo. Registro vagamente che mi si è seduto davanti un ragazzo con una divisa da ufficiale della Bundeswehr. Dopo qualche tempo mi accorgo che mi sta parlando, e mi tolgo le cuffie. È carino e, mi pare,  secoli più giovane di me. Nello scompartimento, io lui e una vecchietta tedesca che fa l’uncinetto in silenzio. La domanda è scontata: “Che stai ascoltando di bello?”

In un altro momento, avrei detto il nome del pezzo e mi sarei rimessa le cuffie. Invece gli rispondo, sapendo che è l’inizio di una conversazione. Lascio che succeda, come gira la cassetta nel walkman, come scorrono le rotaie, sempre parallele a se stesse. Anch’io sono parallela a me stessa. Non la smette più di parlare. E quando parla, nel modo in cui parla, è ancora più giovane, è un ragazzino che cerca di fare l’uomo. È stato in Libano, è molto importante che lui sia stato in Libano, e le storie del Libano sono quello che in questo momento io ho assoluto bisogno di sapere, e lo incoraggio a monosillabi e mezzi sorrisi, ed è tutto quello di cui lui ora ha bisogno per continuare a parlare. Ha i capelli scuri e la pelle un po’ olivastra da mezzo francese della Saar. È veramente molto carino. Ha una fidanzata in Italia, a Milano. Sta andando a farle visita. Si sono conosciuti in vacanza in Grecia. Lui non sa l’italiano, lei non sa il tedesco. Si parlano in inglese. Lei ha una famiglia numerosa, non li lasciano mai soli. Lui ha una cicatrice sul petto, è successo in Libano, se la voglio vedere? No, non stare a farmela vedere, ma lui già si apre la camicia e il suo petto è perfetto tranne per una piccola scalfittura. “Proprio all’altezza dei gradi. Sembra una medaglia” dice soddisfatto. In un altro momento mi verrebbe da ridere, ora invece sono pronta a convenire che sembra una medaglia. La vecchietta alza gli occhi dall’uncinetto e ci guarda malissimo.

Mi invita a prendere un caffè. La Svizzera scorre pacifica fuori dal finestrino, mentre lui si lamenta del caffè. Dice che se il suo attendente gli avesse servito una brodaglia del genere l’avrebbe rimandata indietro. In un altro momento mi sarebbe parso ridicolo. In quel momento non mi pare ridicolo, mi pare anzi divertente. Mi diverte in maniera infantile. Questo lo gratifica. Mi ritrovo a raccontargli di me, e mi pare persino che capisca quello che gli sto dicendo. Mi pare, anzi, l’unica persona al mondo in grado di capire. Annuisce serio, mi versa ancora caffè dal bricco di porcellana. Anche lui ha dei problemi, mi confida. La famiglia della sua ragazza, sono asfissianti. Lui è molto innamorato, ma non sa come potranno andare avanti così. Intanto, se voglio, a lui farebbe piacere avere il mio numero di telefono. Glielo dò. Lui scrive il suo, accanto al nome, dietro la ricevuta del caffè.

Quando il treno entra a Milano ci stiamo ancora baciando, in uno scompartimento vuoto, le tendine tirate. Lui dice che dobbiamo assolutamente rivederci. Lui va a prendere i bagagli, io appallottolo il suo numero di telefono e lo butto dal finestrino. È vietato gettare oggetti dal finestrino. Keine Gegenstände aus dem Fenster werfen. Lo vedo scendere prima di me. Sulla pensilina lo aspetta una ragazzina, che lo abbraccia con trasporto.  E dietro a una colonna, altre due ragazzine ridacchiano imbarazzate. Si è portata dietro le amiche, o le sorelle.

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35 commenti

  1. È carino, ma ci sono troppi “lui”. Che abbia lasciato il segno?


  2. Beh, viste le premesse della partenza, almeno hai scongiurato il rischio di suicidarti 🙂
    Sta a vedere che non ci tocca ringraziare quel giovine teutonico 🙂


  3. @Lesitaliens: Benvenuto/a su PB. Sì, è vero, ci sono troppi “lui”, ma è perchè l’ho scritto in cinque minuti, una bolla di sapone riaffiorata dagli angoli della memoria.
    Nessun segno, anzi quasi neanche il ricordo.

    @Antonio: Proponiamolo per la Croce di Ferro dell’Ordine Teutoniko per le Puone Azioni Kvotidiane…

    😀


  4. I like it.
    Thnaks for sharing this, arte.


  5. @Lola, you’re welcome.


  6. Come sempre sei maestra nelle descrizioni e soprattutto nelle elisioni.

    Perché gettare quel numero?

    Ma soprattutto, se non era poi così importante, perché ricordarsene ancora vent’anni dopo?

    A meno che…

    JB


  7. @JB: Perchè, tu ti ricordi solo le cose importanti?


  8. No, Arte. In questo hai ragione! 🙂

    Ma io dei ricordi di vent’anni fa serbo solo qualche tratto principale, ma non i dettagli, che forse ho modificato e modificherò ancora, e ancora, e ancora, e ancora.

    Se ti invece ricordi ancora tanti dettagli, compresa la tedesca che sferruzzava e guardava male il prode soldato teutonico, i casi son due:

    o hai una memoria elefantiaca, fotografica, incredibile, capace di registrare anche particolari tutto sommato marginali rispetto al fulcro della vicenda;

    oppure – e qui sta il fatto – questo ricordo così apparentemente minimalist proprio minimalista non è. Anzi!


  9. mi era successo giá un’altra volta, leggendo un tuo racconto di un incontro, di ricordare “le passanti” di de andré:

    Ma se la vita smette di aiutarti
    è più difficile dimenticarti
    di quelle felicità intraviste
    dei baci che non si è osato dare
    delle occasioni lasciate ad aspettare
    degli occhi mai più rivisti.

    Allora nei momenti di solitudine
    quando il rimpianto diventa abitudine,
    una maniera di viversi insieme,
    si piangono le labbra assenti
    di tutte le belle passanti
    che non siamo riusciti a trattenere.

    forse non c’entra nulla…o forse si.

    il primo bacio del 2010 🙂


  10. Beh, lui ha lasciato un segno… un segno bello…
    A proposito di quella canzone d De André, chissà di quanti ti sei completamente dimenticata 🙂


  11. Un bellissimo post della categoria trenista con sottospecie bacista. Rivela anche una segreta valenza romanzottocentesca tua.
    Tuttavia – non so te – ma le rare volte in cui io ho ceduto alla romanzottocenteschità per una tranvata di Damocle poi il sapore della tramvata era ancor più forte.
    O forse era lo stesso ma io m’aspettavo che si stemperasse.


  12. @Josif, io ho quasi sempre ragione. Il 99% delle volte, diciamo.
    😛
    Questo racconto non è un documentario. Non è detto che tutto sia accaduto così nel minimo dettaglio. Sei tu che lo dai per scontato. Forse la vecchietta non faceva l’uncinetto ma ricamava…

    Io ho una memoria d’elefante per dettagli apparentemente senza significato. Per le facce degli sconosciuti. Per il profumo che aveva una signora davanti a me in coda alla biglietteria. Per i nomi dei miei compagni dell’asilo.
    Contemporaneamente, ho problemi a ricordarmi cose importanti come gli anniversari, le date di nascita, i numeri di cellulare.

    @Henry: La canzone è bellissima. Un po’ come il gozzaniano “amo solo le rose che non colsi”…

    Però lascia che ti dica che non c’entra nulla con questo episodio. Qui non c’era un’occasione perduta, nè adesso c’è il momento di solitudine.
    C’era allora, il momento di solitudine, e il fenomeno per cui, in certi momenti, si è altri da noi.

    Il bacio invece c’entra sempre 😀

    @Cometa: Non mi sono mai completamente dimenticata di nessuno, invece. C’è uno schedario completissimo. Sono incapace si dimenticare chiunque.

    @Zauberei: Sono contenta che tu abbia colto la valenza romanzottocentesca, quasi annakareniniana diciamo. Mi complimento, perchè non la notano tutti, almeno non chi non mi conosce di persona, ma mi è abbastanza connaturata.
    La romanzottocenteschità produce di solito un effetto boomerang per cui la tranvata di ritorno ti accoppa doppiamente.
    Questo successe, infatti.


  13. io mi devo schierare con la padrona di casa: i ricordi hanno vita propria, non tutti, ma alcuni sì. Si impongono senza senso o meglio la ragione non è necessariamete quella classica. Un’immagine apparentemente inutile che si fissa come nella stampa, un odore che riaffiora o forse un rumore, un suono.
    Non è “lui”, forse neppure il bacio, magari la tappezzeria dello scompartimento che ha mantenuto vivo il momento nella memoria.
    Mi sto perdendo, ma succede anche a me. Il mio ex marito (ne ho uno anche io) le chiamava le “focalizzazioni anomale”, quei miei ricordi di dettagli senza apparente e condivisa importanza.
    🙂

    (molti baci!)


  14. Le donne mi capiscono.


  15. Carissima Artemisia, sono certo che le donne ti capiscono meglio. Non stento a credere che tu sia diversa da me o da Jean Paul, a cui è ispirato il testo delle “Passanti”. Però, accidenti, che affermazione senza appello, senza sfumature! Io, che sono un po’ monello, diffido sempre di chi non ha alcun dubbio 😀


  16. Dato che nei commenti si è andato parlando di memoria, prima di tutto vorrei dire che condivido l’idea per cui la memoria funziona senza logica apparente, o meglio, probabilmente ha una logica sua, ma dai meccanismi misteriosi, che noi non riusciamo a intravedere (come molte cose della mente).

    Però secondo me c’è un’altra spiegazione. Secondo me c’è un tipo particolare di memoria che è la memoria degli scrittori. La memoria degli scrittori non funziona come quella di tutti gli altri. Tutti gli altri ricordano, o tendono a ricordare, le cose che considerano importanti (o che sono importanti per una insondabile logica profonda). Gli scrittori, invece – che sono scrittori SEMPRE, non solo quando scrivono ma anche quando vivono – secondo me ricordano cose particolari perché le considerano degne di essere descritte, perché le considerano gustosi dettagli narrativi già mentre le vivono, non solo in seguito. Accade così che vedere una sconosciuta vecchietta che getta un’occhiata malevola mentre fa l’uncinetto appare un bel dettaglio di colore e si prende nota mentalmente, anche senza volerlo. E sono sicuro che Arte ha questo tipo di memoria.

    Scusa se mi sono dilungato troppo, e buon anno!


  17. @Cometa: In realtà anch’io diffido delle affermazioni assolute. Tuttavia,confermo quello che ho detto: le persone non le dimentico. Magari diciamo che può essere un ricordo selettivo, cioè che ne ricordo certi particolari e non altri. Non ho mai parlato di “total recall”.
    Contento?
    🙂

    @Endimione: Tu commenti raramente, ma in compenso…

    Che dire. Naturalmente mi lusinga il fatto che tu mi consideri uno scrittore, e può essere vero in quanto effettivamente scrivo, anche se io mi sento più scrivente che scrittore, forse addirittura scrivano.
    “La piccola scrivana fiorentina…”

    😀

    Quello che dici è assolutamente vero. Io ho spessissimo questa sensazione: osservo una scena e mi annoto mentalmente dettagli. Non perchè penso “ci scriverò un racconto”, è semplicemente un meccanismo automatico di percezione di certi aspetti della realtà. Non penso al poi, penso all’ora, mentre li vivo.
    “In quel momento”.


  18. Viene da pensare che sia stato un sano momento di evasione. Ma tu dici che invece poi c’è stato l’effetto boomerang che, di ritorno, ti ha steso, immagino quindi annullando l’efficacia dell’incontro rubato… Io sono una che in tali casi riflette troppo e mai una volta che mi sia concessa quell’attimo di tregua…forse per un istinto che mi vuol proteggere dal boomerang di conseguenza…non so. Però a te è rimasto un ricordo dolce alla fine, o no? Oppure si tratta di un ricordo “neutro”, né dolce, né tenero, né malinconico,…? Trovo naturale che l’evento in sé sia rimasto nella tua memoria! (…a meno che una non si butti nelle braccia di un soldato ad ogni stazione…!) E’ naturale anche rammentarsi i dettagli, anche se la memoria può parzialmente modificarli, o focalizzare quelli meno appariscenti, chissà perché.


  19. @Tania: Ecco, giusto, ridimensioniamo un attimo, che adesso sembra che io sia una specie di Messalina, che neanche si ricorda le legioni di amanti, tra una stazione e l’altra!

    😀

    Il ricordo non è mai neutro perchè rappresenta (o ci proiettiamo)sempre uno stato d’animo. Era lo stato d’animo ad essere indefinibile. Ero io e non ero io, e lui era semplicemente un momento di fuga da me stessa, “sana evasione” dici tu. Eravamo corpi, nient’altro. Va bene anche quello. Però poi si butta via il numero.


  20. ma non è un po’ eccessiva tutta questa volontà autoptica rispetto al tuo ricordo ed alla sua narrazione?
    io sono contenta che ci hai fatto stare lì, seduti di nascosto insieme a te in quello scompartimento, dove ti abbiamo aspettato discretamente mentre andavi a… prendere il caffè. Sono contenta di aver condiviso con te quell’evasione da un matrimonio che finiva, almeno negli accenni.

    focalizzazioni anomale – mi piace molto! lo userò.


  21. “La Svizzera scorre pacifica fuori dal finestrino” e’ naturalmente il frammento che preferisco, mentre quello che mi rimane incomprensibile e’ la capacita’ di liberarti con cotanta leggerezza del suo numero di telefono, come a volere recidere ogni ripensamento (ma perche’?).


  22. @Claudia: Non so se è eccessiva, forse sono io qui quella che analizza di più, o forse che ho “abituato” i miei lettori ad analizzare, perchè io analizzo sempre, rischiando peraltro sempre l’uccisione dell’oggetto dell’analisi…

    Però preciso che qui la fuga (evasione) non era dal matrimonio ma piuttosto da me stessa.

    (Focalizzazioni anomale piace molto anche a me.)

    @Fabio: Ma davvero è difficile capire perchè ho buttato quel numero? Giro la domanda: perchè mai avrei dovuto tenerlo?


  23. Fabio mi ricorda un amico che anche lui non capisce che in certi casi i numeri vanno buttati, non se ne faceva una ragione. E se non lo si capisce non si può spiegare.
    Il post mi ha fatto tornare in mente questa


  24. … ecco. Non si può spiegare.

    (ma la canzone è orrenda,Lophelia!)
    😦


  25. Non conosco la risposta. Io li tengo tutti e poi non li uso mai, ma so che se volessi… Danno sicurezza tanti numeri di telefono. Poi magari fai sempre gli stessi 5.


  26. orrenda? ma no, è solo molto anni ’80, e neanche tra le cose peggiori dell’epoca:-)


  27. Corrono gli EuroCity, più velocemente delle storie.
    In un romanzo ottocentesco la carrozza avrebbe sostituito il treno e a Milano, considerando l’incalzare degli eventi, la protagonista sarebbe scesa allattando un piccolo Obergefreiter.


  28. @Fabio: “se solo volessi”… se solo volessi,allora cosa? Uno fa il numero e dice: “ciao, sono quella del treno, mi fai rivedere la medaglia?”

    ahahahaha!

    @JFK: Um Gottes Willen!!!


  29. @Lophelia: Gli anni 80 per me sono uno iato.


  30. Anche per me sono uno iato, senonche’ quello iato si e’ portato via quelli che quando saro’ vecchio e malato considerero’ anni che avrei potuto vivere se solo ve ne fossero state le condizioni.


  31. Confermo: anni 80, i peggiori della mia vita.
    JB


  32. ma poi, in fondo, siamo sinceri, a chi non fa piacere ricordare una vittoria come quella della nostra cara Arte (che giá allora era Violante, non dimentichiamolo)

    comunque confermo…gli anni ottanta son davvero “i bui anni ottanta” salvo per pochissimi raggi di sole che, nati allora, ci scaldano adesso.


  33. @Fabio: Nei momenti più bui la penso esattamente come te.

    @JB: Ehi un momento, l’ho detto prima io, sono i peggiori della MIA vita!

    @Henry: Violante viaggiante, naturalmente, con le cappelliere e il mitico baule delle crinoline…

    Meno male che per qualcosa o qualcuno gli anni ottanta si salvano e ci scaldano!
    🙂


  34. Cominciano a essere un po’ troppe le persone che sostengono di pensarla come me “nei momenti piu’ bui”. Mi state facendo riflettere.


  35. @Fabio: È solo perchè dei momenti belli non si parla altrettanto.



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