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Oslo, oggi

10 dicembre 2009

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13 commenti

  1. ma… quello e’ will smith e signora?
    che c*ppero ci fanno alla consegna del premio nobel?
    ma pensa…


  2. @Auro: È esattamente quello che ho pensato io: che c’entra Will Smith???
    Subito dopo ho pensato: vedi, potevo andarci anch’io.


  3. Invece a Bonn, al congresso del partito popolare europeo, Berlusconi ha attaccato di nuovo la nostra Corte Costituzionale… Per fortuna Fini e Napolitano, e altre istituzioni, hanno già replicato…
    Mi vergogno, e adesso non mi vergogno di dirlo e scriverlo… Come ha detto Di Pietro, cosa manca per definire il berlusconismo un nuovo fascismo, l’olio di ricino?
    Qui l’America è sempre più lontana…


  4. @Antonio: Facendo questo post, sapevo che avrei in parte contravvenuto a una delle regole fondamentali di Pioggiablu, e cioè non parlare di attualità o di politica nazionale o internazionale. L’ho fatto molto raramente, e in genere con poca perizia e con poco successo. Perchè in realtà mi interessa molto poco.
    Obama, nel suo ruolo simbolico di laureato per la pace, mi interessa di più. Mi interessa l’uomo, la persona, il simbolo.
    Il signor B, invece, non mi interessa per nulla. Nè mi interessa cos’ha detto, nè cos’hanno detto altri. Non ho voglia di vergognarmi.
    Il problema (vedi?) di fare post di attualità è che poi vengono i commenti di attualità, e io mi deprimo.

    (ma sai che ti voglio bene)


  5. Me ne rendo conto, e chiedo scusa a te e agli altri lettori per il mio commento. Tuttavia ritengo che l’argomento in questione vada oltre l’attualità e la politica nazionale ed internazionale. Si tratta di civiltà. Di storia. Ma basta, rischio di continuare su quel registro sennò…
    (sai che ti voglio bene anche io…)


  6. È giustissimo quello che dici. Va oltre. E si tratta, appunto, di civiltà e di storia. Per questo l’ho pubblicato, perchè va oltre.

    Il signor B. invece non va oltre niente, e sarà l’ultima volta che lo nomino, anche di striscio. Promesso.

    🙂


  7. Guarda, io capisco la tua ripugnanza ma Antonio ha ragione: la situazione è veramente grave, di quelle che non si possono rimuovere (almeno per chi sta in Italia), e si aggrava ogni giorno di più. Mi fermo qui e non importa che mi rispondi.


  8. @Lophelia: Non c’è il minimo dubbio che la situazione sia grave, e che si debba parlarne, e scriverne, e insomma fare qualcosa, qualsiasi cosa tranne rimuovere…

    Solo non qui, please.
    Non mancano gli altri posti.

    Qui, facciamo altro.


  9. Bah, mai premio Nobel per la Pace fu più immeritato.

    Premesso che premiare “per la Pace” un capo di Governo, e di un Governo imperiale per definizione, è un ossimoro, Obama è stato molto onesto nel presentare la visione del Presidente degli Stati Uniti: traducendo

    “la pace è una bella cosa ma chi governa un Paese e un Paese che ha un visione imperiale non può escludere di dover combattere delle guerre”.

    Avrebbero dovuto dare il premio Nobel per la Pace ad altri.

    Averglielo dato solo perché ha mutato l’indirizzo di politica estera nei confronti dell’Islam è davvero sconfortante. Un premio alle intenzioni, wishful thinking.

    JB


  10. Eh a me piace Obama, ho ceduto ar simbolico da subito, e quando ha vinto so’ proprio collassata. Naturalmente, proprio per la sua capacità – non cercata ma derivata quasi da una serie di congiunture la neritudo insieme alla cultura in questo momento e non cento anni fa, quel preciso tono di voce, quel modo di ridere, etc. – è terribilmente deludente, tussi si aspettano na roba tipo er Messia. E invece è dominato dalla storia, come gli altri.
    Però io sono contenta. Simbolo per simbolo meglio meglio meglio di tantissimi altri.


  11. @Jos: Sentivo proprio oggi alla radio che anche qui in Norvegia un terzo circa dell’opinione pubblica la pensa come te. E proprio oggi pomeriggio discutevo di questo fatto col mio compagno (anche lui era abbastanza critico, ma gli ho fatto-almeno in parte-cambiare idea).

    Immeritato? Casomai, prematuro. Come giustamente dice Zauberei, anche lui è dominato dalla storia, destinato a deludere. Non importa.
    Il punto è: chi, in questo momento, ha più possibilità al mondo di lavorare per la pace di Obama? Chi, in questo momento, sta facendo più di lui?
    Il premio Nobel per la pace è andato a gente come Arafat, come Rabin, che della pace se ne fregavano altamente. È andato a Kissinger, gente. A Kissinger. Non lo dimentichiamo.

    @Zauberei: Obama, per la sua posizione altamente simbolica (e, io sento, anche tragica) merita questo premio. La penso come te.
    Poi, vedremo se lo avrà meritato davvero.


  12. Io non penso che lo meriti, anche se altri immeritevoli l’hanno ricevuto prima di lui. E’ stato quanto meno prematuro. Il fatto che lui rappresenti un simbolo per una serie di motivi ideali e politici non era sfuggito a nessuno: è per l’appunto stato eletto, come riconoscimento è sufficiente. Mi aspetto che farà errori e che deluderà, ma so anche che lo farà in misura minore di altri e che meglio di lui non si poteva sperare. E’ ovvio che non si poteva nemmeno sperare, invece, che avrebbe fatto o che farà scelte coerenti con questo premio; ingenuo pensare (come ho fatto anch’io saputa la notizia, qualche settimana fa) che uno, quando riceve un nobel, poi cerchi di meritarselo. Secondo me non cambierà le sue scelte di una virgola… Le decisioni sull’Afghanistan le ha prese e rese note pochi giorni fa, quando il Nobel glielo avevano già assegnato.
    Qualcuno, qua e là nel tempo e nelle vicende delle nazioni, è riuscito a non farsi dominare dalla storia. Bisogna essere davvero dei grandi uomini o donne, però.
    Il Nobel, secondo me, è meglio darlo agli sconosciuti che fanno le rivoluzioni pacifiche, che operano per la pace con poteri e spazi limitati. Io credo che ce ne siano, uno all’anno da premiare lo si può trovare… Con ciò, sostengo Obama, andrei in giro con la maglietta con il suo bel faccino e in un certo senso continuo a riporre in lui un mucchio di speranze.


  13. @Tania: Riporto qui la motivazione del premio, pessimamente tradotta in un’agenzia ANSA, ma insomma:

    Il Comitato per il Nobel ha deciso di assegnare il premio per la pace a Barack Obama per i suoi “sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”, si legge nella motivazione pubblicato sul sito web del Comitato. Il Comitato “ha dato grande importanza all’impostazione di Obama ed ai suoi sforzi per un mondo senza armi nucleari. Obama da presidente ha creato un nuovo clima nelle relazioni internazionali. La diplomazia multilaterale ha riguadagnato centralità, evidenziando il ruolo che le Nazioni Unite ed altre istituzioni internazionali possono svolgere. Il dialogo ed i negoziati sono preferiti come strumenti per risolvere i conflitti, anche quelli più complessi. L’immagine di un mondo libero dalle armi nucleari ha fortemente stimolato il disarmo ed i negoziati sul controllo degli armamenti. Grazie all’iniziativa di Obama – prosegue il testo della motivazione – gli Usa hanno un ruolo più costruttivo nella sfida ai cambiamenti climatici con cui il mondo si sta confrontando. Democrazia e diritti umani devo essere rafforzati. Solo raramente una persona come Obama ha catturato l’attenzione del mondo e dato al suo popolo la speranza di un futuro migliore. La sua diplomazia si fonda sul concetto che coloro che sono alla guida del mondo devono svolgere il proprio ruolo sulla base di valori e atteggiamenti che sono condivisi dalla maggioranza della popolazione mondiale. Per 108 anni – si conclude la motivazione – il Comitato ha cercato di stimolare proprio quella politica internazionale e di quegli atteggiamenti di cui Obama è il portavoce a livello mondiale. Il Comitato condivide l’appello di Obama: “E’ giunto il momento per tutti noi di assumerci la nostra parte di responsabilità per una risposta globale alle sfide globali”.

    La motivazione è molto centrata sulla rivalutazione della diplomazia, e – pare a me – sul discorso dell’atteggiamento di responsabilità di ognuno. Ora io sono sicurissima che esistano migliaia di altre persone, più o meno sconosciute, alle quali si sarebbe potuto conferire il premio (ed è stato fatto, con risultati pratici molto scarsi tra l’altro). Si potrebbe sperare che, dando il premio a qualcuno che ha i mezzi per operare, l’impatto sia maggiore. Proprio per la speranza che tu dici di riporre in lui, che io ripongo in lui e che milioni di altre persone ripongono in lui. Che forse verrà delusa, ma non sappiamo in che grado. E pensa: qualcuno che fa sperare il mondo. Anche solo per questo hanno fatto bene a dargli il premio.

    Prematuro forse sì. La storia dimostrerà se era sbagliato. Appunto perchè operare in un contesto storico significa invariabilmente dover fare i conti con la storia, nel piccolo e nel grande. Non esiste essere umano, sia pure grande, che non abbia dovuto farlo.



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