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ri-conoscere

6 dicembre 2009

Questa sono io. Il mio cervello, cioè. Me lo assicura Michael, il ricercatoredel centro per la biologia della memoria che mi ha infilata qui, nel tunnel della risonanza magnetica. Sorridendo, mi ha ingabbiata la testa in una maschera alla Darth Vader immobilizzandola completamente, mi ha tappato le orecchie con un velcro e mi ha messo nella destra un aggeggio con due pulsanti, uno per il sì e uno per il no, nella sinistra il pulsante da premere se mi venisse il panico, e poi partenza per il viaggio interstellare.

È uno studio  sulla struttura e connettività cerebrale. Mike vuole frugare nel mio cervello per capire come funziona, in particolare come riconosce modelli: parole, immagini. Come le diverse parti del cervello comunicano tra di loro, quali parti vengono stimolate da quali immagini, quali mappe crea il cervello per riconoscere informazioni e organizzarle. Michael lavora qui, e io sono stata abbastanza curiosa da scrivergli una mail e offrirmi volontaria. È talmente entusiasta che credo mi coprirebbe d’oro, ma l’unica cosa che ci guadagno è un CD con le immagini della mia testa, e la certezza che per il momento non ho nè un tumore al cervello nè un ictus in corso (non si sa mai).

Stesa nel mio loculo bianco, posso muovere solo due dita della mano destra per rispondere alla sua voce. Sì/no. Ha un accento neozelandese che ho riconosciuto immediatamente, cosa che lo ha entusiasmato, e ora secondo me lo sta ulteriormente accentuando. Sullo schermo sopra la mia testa appaiono serie di parole, poi nuove serie di parole molto simili, nelle quali riconoscere alcune delle precedenti. La stessa cosa avviene con immagini: animali, paesaggi, persone. Il Ponte Vecchio, la Nuova Zelanda, il Sahara. Rumori strani, ronzii e colpi attutiti dai tappi alle orecchie. Ogni angolo del mio ippocampo e dell’ipofisi e del cervelletto e di tutti i lobi viene frugato. Un’ora di viaggio. Un leggero mal di testa.

Poi Michael viene a liberarmi. “Accidenti che velocità di reazione”, mi dice con un sorriso a tutti denti. “È l’effetto quiz”, replico io.”Mettetemi un pulsante in mano e io premo.” E corro a rimettermi il reggiseno, che avevo dovuto togliere per via dei ferretti di metallo che avebbero disturbato l’apparecchio. Subito dopo di me, un’altra volontaria esce dallo spogliatoio, e passandomi accanto mi dice a denti stretti, guardandomi a metà busto: “A quanto pare ce lo dobbiamo togliere tutte…”

Hanno già pubblicato su “Nature”. Magari gli daranno il Nobel. Cosa vuoi che sia per me un’ora in un tubo. Tra qualche giorno Michael inizierà a colorare il mio cervello, e quello degli altri volontari, e ad individuare le zone interessate. Mi ha detto che poi mi farà vedere il risultato.

Vi tengo informati.

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19 commenti

  1. L’ho sempre detto che sei una donna con la scorza dura… anzi, con la corteccia (cerebrale) dura 🙂
    Baci baci mille baci…


  2. Ho letto l’abstract dell’articolo (ma perchè tra gli autori Michael non c’è???… non dirmi che anche in Norvegia la ricerca si sta italianizzando!!!)… Ho sempre creduto che le neuroscienze sono a dir poco affascinanti… neuroni a specchio, dinamiche mutuate dalla teoria del caos, impulsi che rasentano i tempi e gli spazi della meccanica quantistica… Insomma, Star Trek!!! E ognuno poi, in fondo, alla ricerca dell’angolino dove si nasconde la coscienza… Un lavoro titanico, che solo a pensarci mi spaventa… E il tutto racchiuso in una massa gelatinosa della più disarmante bruttezza 🙂


  3. ma pensa…


  4. @Antonio: Una volta ho tenuto in mano un cervello, e me lo aspettavo più gelatinoso: è quasi solido! Il mio poi sarà coriaceo.
    Michael non era tra gli autori di quell’articolo, credo che sia arrivato qui da troppo poco. Non temere, a proposito di Star Trek, siamo su un altro pianeta…

    @Auro: Eccerto che pensa, è un cervello, che dovrebbe fare, suonare il mandolino?
    😉


  5. Probabilmente era quasi solido perchè fissato in formalina… Non dirmi che ti hanno messo in mano un cervello fresco O_o
    P.S.: Gira in Italia una pubblicità con una tizia che suona l’arpa e che in viso è IDENTICA a te… Appena mi sovviene te la dico…


  6. @Antonio: Hai ragione, era fissato, fissatissimo con la formalina, ho provato a convincerlo a passare alla paraffina, ma niente…

    basta la smetto 😀

    Una identica a me? Un’altra? Ti ricordi la foto di quella in India o chissà dove che era praticamente un sosia? Ma quante siamo?
    Un esercito di mutanti…


  7. Ma cazzo! E’ una cosa di una sciccheria pazzesca questa di andare col lobo frontale su Nature!
    Ma io una volta che lui te colora, farei delle stampate e le incornicerei ner salotto. POi dici anche che ti ha immortalato un ganzissimo artista ammericano.


  8. @Zauberei, chiariamo bene che non è uno studio sul MIO cervello, sono un soggetto tra tanti altri, però insomma ci sono anche io, e chissà che Nature non lo pubblichi come ha fatto con quelli precedenti.
    Grazie del suggerimento per le stampe, scema come sono non mi sarebbe mai venuto in mente.
    Ner salotto bbono, se capisce.


  9. Io ti ammiro molto per quell’ora nel tubo, a me è capitato di entrarci per un quarto d’ora e non è stato proprio piacevole… Per non parlare di quanto mi farebbe senso vedere il mio cervello; nasconderei il cd nel cassetto dove conservo lastre et similia (che normalmente porgo ai medici con gli occhi socchiusi per non vederne i dettagli). Ecco, non sarei un buon soggetto…
    ..Complimenti!


  10. @Tania: Mi ammiri? Mah, in realtà sono solo una persona molto curiosa, che per caso non soffre di claustrofobia (ma di tante altre fobie).
    Se ti fa effetto, non guardare l’immagine del post. Io sul CD la posso vedere anche a immagini consecutive, fettina per fettina per così dire. Piace moltissimo a mia figlia.

    (non sono normale)


  11. non so se sarei riuscita a restare ne tubo, quando ho dovuto fare una risonanza sono andata fuori roma per trovare un apparecchio aperto, soffro di uan leggera claustrofobia, che esperimento mitico!!!!


  12. È incredibile quanta gente soffre di claustrofobia. Sembra che, invece di venire tutti fuori da un utero, veniamo dallo spazio interplanetario…

    Un apparecchio a cielo aperto??

    O_O


  13. Si’ va beh, ma se i test li fanno sulle persone come te poi come possono pensare di estenderli alla signora Mariuccia che vede Bonolis 18 ore al giorno?


  14. Ma fa fico uguale!
    E tu comunque non lo di.
    L’hanno fatto su di te lo studio!
    Rimarrà tra noi der tu’ blog.


  15. @Fabio: Due cose:
    1) non era un test di intelligenza o di capacità reattive
    2) il campione dev’essere rappresentativo del cervello medio, per cui se la signora Mariuccia ha buone capacità mnemoniche la media bilancerà le mie pessime.
    🙂

    @Zauberei: Fa fico comunque, specialmente colorato.


  16. un nuovo genere fotografico, il ritratto neurologico
    (ahah)
    posso fare un po’ di libere associazioni visto che i commenti seri ci sono già stati?
    pensando all’attualità di tutto ciò che è “neuro” mi torna in mente quando mi prestarono (Luca) “Neuromante” di Gibson, e io non riuscii assolutamente a leggerlo…neuromantic…newromantic…le camicie con jabot di certe feste liceali. Basta così. Alla prossima settimana dottore, stessa ora.


  17. @Lophelia: Newromantic è terribile!
    Posso fare una confessione, visto che siamo sul lettino? Io ho una camicia bianca con jabot, da poco comprata a Firenze! E – ti dirò – mi sta anche bene.
    Almeno lo pensavo, finora…


  18. Dall’asteroide 5020 che ne porta il nome, e sul quale avrà fissato la nuova dimora, Isaac Asimov si rammaricherà del fatto di non averti potuta utilizzare come copertina per uno dei suoi romanzi di fantascienza, o meglio, di neuro fantascienza.
    La trama è quasi più attuale che futuribile, sei la dimostrazione infatti che la tecnica ci permette di osservare sempre meglio e sempre più a fondo nel corpo umano.
    Ancora pochi passi e il perfezionamento degli occhiali 3D consentirà di scrutare nel cervello altrui?
    Niente paura, abbiamo appreso che ogni veleno genera il suo antidoto.
    Anche in questo caso, ci hai fornito la soluzione più a buon mercato.
    In fondo, basta non sfilarsi il reggiseno per mandare in tilt la macchina.
    La dimostrazione che le macchine sono stupide e senza cuore, per tacere della fantasia.


  19. @JFK: Esistono però anche esseri umani, ancora più stupidi e con ancora meno cuore delle macchine, che, al contrario di queste ultime, vanno in tilt se il reggiseno te lo togli.

    È la combinazione peggiore.

    Però non è futuribile, anzi è definitivamente passata.



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