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Verum corpus

25 novembre 2009

Inginocchiato adori con le dita

lo specchio immacolato del mio ventre

bevi lento il mio corpo a lunghi sorsi

dalle coppe dei palmi

lambisci

avido come il mare

la spiaggia al primo gelo

ti riconosco

dalla punta del cuore

celebrante

il mio mistero

cambia sapore la mia pelle amara

sostanza

tra barbagli di vetro

all’ombra o al sole

verdeiridata fonte la innamori

miracolosamente

del tuo autunno vorace

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10 commenti

  1. Strepitosa e passionale, mi piace.


  2. sensuale


  3. @m: grazie, troppo buono.

    @Zefirina: Sì, anche, ma non solo.


  4. Bella.
    Poi a me commentare le poesie me mette sempre in crisi.


  5. Grazie Zauberei, ti assicuro che non sei l’unica.


  6. infatti:-)


  7. … poi ci sono addirittura quelli che commentano privatamente…


  8. “ E’ sempre uno spettacolo la scatola del cambio di un camion Mercedes “
    “ Lo ZF 16S112 poi è un mito, guarda l’anello sincronizzatore e dimmi se non è un’opera d’arte “
    Commenti raccolti nell’area progettazione stampi osservando due giovani periti di fronte al monitor della stazione CAD-CAM compiacersi per lo spaccato della trasmissione meccanica.
    Sul banco da officina facevano bella mostra alcuni ingranaggi.
    Lucidi, emersi dal bagno d’olio, la curvatura del dente flessuosa come forme femminili, il gioco d’incastro fra un ingranaggio e l’altro strettissimo, pochi decimi di tolleranza.
    Anche nella meccanica si ragiona in termini di maschio e femmina, il primo deve potersi accoppiare con la seconda dolcemente, smorzando gli attriti e riducendo i giochi eccessivi, per evitare la rumorosità funzionale.
    Verum corpus, ho realizzato lì sul momento, e non ti suoni blasfemo l’accostamento.
    Nella poesia letta, strettissimo è il gioco fra gli amanti, l’azione è fluida, come frutto di un massaggio agli oli essenziali, liquidità sonore emergono, il bere lento, il mare che lambisce, la fonte verdeiridata.
    C’è armonia completa, assenza di attriti, duttili melodie non assordanti.
    Se posso, da questo osservatorio tecnologico, manifestare un motivo di compiacimento, porrei l’accento sul fatto che la categoria maschile, per una volta, ne esce bene.
    Il prendere e restituire mi pare concertato senza assoggettamenti, la metodologia dell’esplorazione condivisa, il fine ultimo sembra porsi come traguardo irrinunciabile il bene comune.
    Ottimo lavoro.
    Ci trascorre la stessa differenza che tra il cambio della vecchia Cinquecento e le trasmissioni automatiche di ultima generazione.
    Naturalmente è un’opinione personale ed è altresì noto che non tutti i gusti sono alla menta.
    Della Cinquecento, c’è ancora chi se la sogna di notte la mitica doppietta.


  9. @JFK: È vero, liquidità sonore. L’acqua elemento primordiale, fluido di scambio e di nascita.
    C’è acqua e c’è cibo, corpo e sangue, bere e divorare. C’è un cambio di sostanza, anche (da qui la scatola del cambio?).

    Io però la doppietta non l’ho mai saputa fare, e sì che ho avuto diversi maestri.


  10. Semplicemente bellissima



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