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Il meccano ti dà una mano

22 novembre 2009

Treno regionale, domenica pomeriggio di ottobre. La Marchesa e la Marchesina in breve viaggetto da Arezzo a Firenze, che il dì di poscia lasceranno per i nordici lidi che le attendono.

Ad Arezzo, raggiunta in macchina da Tramontana,  c’era una specie di fiera di qualcosa di mangereccio non bene appurato. Questo aveva reso difficoltoso al gentile accompagnatore l’accesso alla stazione, e scarso il tempo a disposizione delle madame prima di saltare sul treno, anche considerando un incazzamento ben poco nobile di Mamma Marchesa dovuto al mancato funzionamento di almeno due biglietterie automatiche. Insomma, la solita sudata, e si ritrovano sedute sui divanetti stinti di Trenitalia, sferragliando incontro al tramonto.

All’altezza di Montevarchi circa, la Marchesina esprime una necessità fisiologica paventata dalla madre durante ogni viaggio in treno, altresì abbastanza prevedibile vista la mancanza di tempo alla stazione. La Marchesina viene convinta del fatto che non occorre portarsi dietro tutto l’armamentario di orsetti zainetti giochetti nintendetti nel luogo dove dobbiamo recarci, e segue la Marchesa alla ricerca della toilette del treno. Guidate dall’odore inequivocabile, la raggiungono dopo fragorosissimi passaggi tra i vagoni, che terrorizzano oltremodo la piccola. La quale ha il vezzo di non andare mai in bagni sconosciuti senza l’assistenza morale della mamma.

Ci incuneiamo nell’orrido stanzino, e la piccola fa il suo bisognino mentre entrambe cercano di venire in contatto col minor numero di superfici possibile. Entrambe non vedono l’ora di uscire. Appunto. Ma al momento di uscire, la serratura si rivela bloccata. Invano cerco di aprire. Niente, siamo chiuse dentro. Impreco, picchio sulla maledetta manopola. Macchè. La Marchesina attacca un pianto disperato: “maaaaammmaaaaa!!!!” La zittisco poco nobilmente e continuo i miei tentativi. Si affacciano alla mente immagini agghiaccianti. A giudicare dalle condizioni del bagno, passerà almeno un secolo prima che si effettui una pulizia, e solo allora verremo ritrovate, due scheletri incartapecoriti, e tutti diranno che brutta morte però.

Raddoppio gli sforzi, mentre la piccola singhiozza disperata. Poi inizio a tirare pugni alla porta, sicura che nel frastuono terribile di quel treno nessuno mai mi sentirà. Ma ecco una voce, qualcuno sta cercando di aiutarci. Vocione maschile che urla: “… inistraa…” (o era “… estraaa…”). Non sento niente. Cerco di chiudere il maledetto finestrino che centuplica il frastuono, ma ovviamente è impossibile. La voce insiste: “…eeestra, poi sinistraaaa”. Capisco che mi sta dicendo di girare la manopola in entrambe le direzioni. Mi accingo all’opera, irritata dal panico che mi ha sopraffatta, zittendo i singhiozzi di Maria e con le mani che mi fanno male per lo sforzo.

Dopo quella che mi pare un’ eternità, in realtà un paio di minuti, la manopola cede improvvisamente, e ci tuffiamo entrambe sulla porta, ritrovandoci tra le braccia di un omone, una specie di armadio con la barba bionda e l’aspetto di uno che vive per strada. Incongruamente lo ringrazio, il mio profumo di Prada si mescola per qualche secondo all’odore di sigaretta spenta della sua camicia a quadretti, l’odore di caramelle della Marchesina a quello di polvere del suo giaccone. Imbarazzatissimo si schermisce ai nostri ringraziamenti, e si allontana scuotendo la testa, dicendo: “Ci vuole sempre un metalmeccanico!”

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20 commenti

  1. E’ una storia molto romantica. Dovevi sposarlo.
    Mi ha fatto venire una storia romantica trenista, che se je la fo la scrivo sur mi blog e te la dedico:)


  2. @Zauberei:In realtà io lipperlì non avevo realizzato il lato romantico della storia, ma ora mi appare ovvio che dovevo sposarlo, come ho fatto a non capirlo!

    Ah ma io ne ho diverse di storie treniste, che se iniziamo con questo filone non so se la smettiamo più…

    Che bello, me la dedichi, ho un debole per le dediche, già dai tempi di quando con le amiche ci dedicavamo le canzoni sulle radio libere.

    🙂


  3. che esperienza terribile, già in quei treni è dura stare negli scompartimenti normali, nei bagni poi…
    comunque c’è giustizia, le Ferrovie pare siano state finalmente multate per la scarsa pulizia!
    (scusa il commento pissero, ma sono affossata dal dover fare gli aggiornamenti di capitale sociale)


  4. @Lophelia, in realtà le ferrovie andrebbero multate per sequestro di persona…

    Sì, un’esperienza veramente da incubo. Pensa se Maria ci entrava da sola e chiudeva quella serratura, roba da trauma infantile (e mandò a Trenitalia il conto dello psicologo…)


  5. io sono una madre tremenda, ho fatto venire la cistite a Valentina perchè mi sono sempre rifiutata di portarla nei bagni pubblici, un viaggio roma- torino se lo ricorda ancora come un incubo e aveva solo 4 anni, non ci posso far niente sono stata capace di tenermi la pipì per 18 ore in viaggio per Cuba!!!


  6. p.s. in effetti un metalmeccanico ci sta sempre bene

    ahahaha sono troppo veloce per il tuo blog guarda che mi ha scritto:
    “Stai inviando commenti troppo rapidamente. Rallenta.”


  7. @Zefirina: Ma tu sei pazza, 18 ore!
    Io combatto la battaglia contraria con Maria: che quando le scappa la deve poter fare subito.
    Con questo episodio purtroppo mi sono giocata anni di duro lavoro pedagogico.

    (Questo tema tra femmine è inesauribile)


  8. Tappeto rosso Arte, per l’atteso quanto fragoroso rientro in carrozza.
    Dalle prime battute m’ero figurato che il motivo dell’assenza fosse dipeso dal soggiorno forzato nel boudoir di trenitalia.
    Per fortuna, come in tutte le fiabe a lieto fine, il sopraggiungere dell’eroe ha illuminato la scena, rassicurando i lettori sull’avvenuta liberazione delle nobildonne.
    Che poi, per una volta, l’iconografia del principe non lo veda rappresentato con il mantello azzurro e di nobili origini, bensì più simile all’orso Marsicano e rivestito di un polveroso giaccone, non fa che accentuare il tono verista del racconto.
    Come costruttore d’ingranaggi, e dunque appartenente al settore che ha ottenuto la nomination, non posso nascondere che, l’affermata inderogabile necessità dell’ homus metalmeccanicus, costituisce motivo di riabilitazione morale e giustificato orgoglio.

    JFK & Co. una chiave per ogni serratura.


  9. @JFK: A forza di stenderci tappeti rossi a vicenda, finirà che qualcuno ci inciampa…

    😉

    Se mi dovesse risuccedere un incidente simile, ti telefono, così mi liberi.


  10. non si dovrebbe ridere delle disgrazie altrui, specie quando gli “altri” sono persone a cui tieni tanto quanto io tengo a voi due…peró…prendilo come un complimento al modo in cui lo hai saputo raccontare, ma io mi sono spanciato dalle risate.
    Immaginarti incazzata e intenta ad aprire la maledetta porta mentre la principessina urla a squarciagola, immaginare le tue occhiate fulminanti mentre abbandoni il tuo fantastico aplomb e prendi a spallate la suddetta porta….
    ho dovuro aspettare due giorni prima di commentare.

    meno male che l’avventura si é conclusa bene ma grazie mille per le lacrime che ho versato dal ridere!

    viva i metalmeccanici!


  11. Povera Arte! mentre leggevo invece io mi sentivo invasa dai batteri e il puzzo mi penetrava il naso.
    Povera Marchesina! eravate ben corredate di disinfettante per tornare al nobile aplomb??


  12. @JFK
    Vero, non principe azzurro, ma Tuta Blu! vuoi mettere?!


  13. Come Henry anche io mi sono immaginato la scena e gli occhi fiammeggianti! 😀


  14. Aaaah, ma quanto ridete, voi…

    Ma veramente ho tutto questo aplomb? Dovo proprio essere una gran pallosa.

    😦

    @Henry: Se dovesse capitarti di rimanere chiuso in un cesso francese, non aspettarti aiuto da me, mon chèr…
    Già ti sento picchiare sulla porta, sempre più debolmente, mentre io mi inciprio distrattamente il naso…

    😀

    @Claudia: Naturalmente avevo con me le preziosissime salviettine disinfettanti salvavita, ci siamo date una bella ripassata io e la Marchesina. Le fobie batteriche vanno apprese in tenera età…

    😉

    @Mucca: Ma dove li vedete questi occhi fiammeggianti?? Ma che ve ridete???


  15. Ahahahh!!!
    Ma ti ricordi di quella volta sul treno in Inghilterra dove il bagno non esisteva proprio, te avevi l’assoluta necessità di soffiarti il naso e non avevamo fazzoletti ne’ tantomeno carta igienica? Che panico!


  16. @Rodo: No che non mi ricordo, rimosso totalmente! Anche a questo servono le amiche, alla memoria stereotattica!

    Però mi ricordo il tipo di scompartimento che c’era su certi treni inglesi, probabilmente anteguerra, erano scompartimenti separati dai quali si accedeva direttamente dall’esterno, per cui una volta entrato non potevi più uscire fino alla prossima stazioen.
    E naturalmente finimmo in uno di questi scomparitmenti con una famiglia di brutti, ma talmente brutti che solo in Inghilterra possono esistere dei brutti così brutti, padre madre e tre bambini, e naturalmente ci venne la ridarella, aumentata dal fatto che non si poteva uscire, e questi ci guardavano sempre più incazzati, e noi non sapevamo dove sbattere la testa dal ridere, finchè mi ricordo che scendemmo alla nostra stazione e io mi piegai in due sulla pensilina in una risata indicibile… che liberazione…

    Eh, io se comincio coi ricordi di treno non la smetto più.

    😀


  17. Nessuno avrebbe potuto descrivere meglio il declino del ruolo sociale dei metalmeccanici.

    Resta aperta la domanda sul significato di quella frase buttata là: “Ci vuole sempre un metalmeccanico!”.

    Vorrei avere la stessa sicurezza del protagonista.

    Ma visti i vincoli di bilancio, purtroppo le Ferrovie non assumeranno mai un numero di tute blu sufficiente a vigilare su tutte le toilette di tutti i convogli in circolazione ogni giorno.

    JB


  18. @Jos: Io penso che il senso della frase fosse questo:

    “Tu gallina ben vestita (si fa per dire)che manco riesci ad aprire la porta di un cesso e ne esci starnazzante a spargermi addosso il tuo profumo nauseabondo, con la marmocchietta minicopia di te, cosa ne sai di me e della mia vita, tu che mi ringrazi profusamente, mi ridarai il lavoro che ho perso, mi sorrideresti così se mi incontrassi per la strada? Tutta questa gente su questo treno, ha bisogno di gente come me solo per uscire dai cessi?”

    Qualcosa del genere, penso volesse dire.


  19. Lo penso anche io. Ed è triste.
    ciao

    JB


  20. In ogni caso, più metalmeccanici per tutti!



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