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Le golose

11 novembre 2009

dolceMentefoto: Lophelia


Io sono innamorato di tutte le signore

che mangiano le paste nelle confetterie.


Signore e signorine –

le dita senza guanto –

scelgon la pasta. Quanto

ritornano bambine!


Perchè nïun le veda,

volgon le spalle, in fretta,

sollevan la veletta,

divorano la preda.


C’è quella che s’informa

pensosa della scelta;

quella che toglie svelta,

nè cura tinta o forma.


L’una, pur mentre inghiotte,

già pensa al dopo, al poi;

e domina i vassoi

con le pupille ghiotte.


Un’altra – il dolce crebbe –

muove le disperate

bianchissime al giulebbe

dita confetturate!


Un’altra, con bell’arte,

sugge la punta estrema:

invano! chè la crema

esce dall’altra parte!


L’una, senz’abbadare

a giovine che adocchi,

divora in pace. Gli occhi

altra solleva, e pare


sugga, in supremo annunzio,

non crema e cioccolatte,

ma superliquefatte

parole del D’Annunzio.


Fra quegli aromi acuti,

strani, commisti troppo

di cedro, di sciroppo,

di creme, di velluti,


di essenze parigine,

di mammole, di chiome:

oh! le signore come

ritornano bambine!


Perchè non m’è concesso –

o legge inopportuna! –

il farmivi da presso,

baciarvi ad una ad una,


o belle bocche intatte

di giovani signore,

baciarvi nel sapore

di crema e cioccolatte?


Io sono innamorato di tutte le signore

che mangiano le paste nelle confetterie.


Guido Gozzano

Torino, 28 Luglio 1907, confetteria Baratti

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37 commenti

  1. quella che s’informa
    pensosa della scelta
    quella son io.


  2. L’una, pur mentre inghiotte,

    già pensa al dopo, al poi;

    e domina i vassoi

    con le pupille ghiotte.

    io invece questa qui


  3. Gli occhi

    altra solleva, e pare

    sugga, in supremo annunzio,

    non crema e cioccolatte,

    ma superliquefatte

    parole del D’Annunzio.

    Eccomi qua. Anch’io socchiudo sempre gli occhi quando mangio paste particolarmente buone.


  4. Sollevo, non socchiudo! Forse socchiudo anche, faccio un po’ di tutto.


  5. Le non godute
    Desiderate più delle devote
    che lasceremmo già senza rimpianti,
    amiche alcune delle nostre amanti,
    altre note per nome ed altre ignote
    passano, ai nostri giorni, con il viso
    seminascosto dal cappello enorme,
    svegliando il desiderio che dorme
    col baleno degli occhi e del sorriso.

    E l’affanno sottile non ci lascia
    tregua; ma più si intorbida e si affina
    idealmente dentro la guaina
    morbida della veste che le fascia…
    Desiderate e non godute – ancora
    nessuna prova ci deluse – alcune
    serbano come una purezza immune
    dalla folla che passa e che le sfiora.

    Altre, consunte, taciturne, assorte
    guardano e non sorridono: ma sembra
    che la profferta delle belle membra
    renda l’Amore simile alla Morte;
    ardenti tutte d’una febbre e cieche
    di vanità; biondissime, d’un biondo
    oro, le cinge il pettine, secondo
    l’antica foggia delle donne greche.

    Per altre, il nodo greve dell’oscura
    treccia è d’insostenibile tormento;
    sembra che il collo, esile troppo, a stento,
    sorregga il peso dell’acconciatura;
    l’opera dei veleni in altre adempie
    un prodigio purpureo: le chiome
    splendono di riflessi senza nome
    dilatandosi ai lati delle tempie…

    Belle promesse inutili d’un bene
    lusingatore della nostra brama,
    quando una sola donna che non s’ama
    c’incatena con tutte le catene;
    quando ogni giorno l’anima delusa
    sente che sfugge il meglio della vita,
    come sfugge la sabbia tra le dita
    stretta nel cavo della mano chiusa…

    Le incontrammo dovunque: nelle sere
    di teatro, alla luce che c’illude;
    la bella curva delle spalle ignude
    ci avvinse del suo magico potere;
    e quando l’ombra si abbatté su loro
    addensandosi cupa entro le file
    dei palchi, il freddo lampo d’un monile
    fu l’indice del duplice tesoro.

    E le avemmo compagne, ma per brevi
    ore, in vïaggi taciti, in ritorni,
    le ritrovammo dopo pochi giorni
    nei rifugi dell’Alpi, tra le nevi;
    le ritrovammo sulla spiaggia, al mare,
    dove la brama ci ferì più acuta:
    ah! Per quella signora sconosciuta
    ore insonni, nella notte, lungo il mare!…

    Chi sono e dove vanno? Dove vanno
    le crëature nomadi? Per quanti
    anni, nel tempo, furono gli amanti
    presi e delusi dall’eterno inganno?
    Ah! Noi saremmo lieti d’un destino
    impreveduto che ce le ponesse
    a fianco, tristi e pellegrine anch’esse
    nel nostro malinconico cammino.

    Più d’un inganno lasciò largo posto
    a più d’una ferita ancora viva…
    Taluna – intatta – ci attirò furtiva
    seco, ma per un utile nascosto;
    altre, già quasi vinte, quasi dome,
    nella nostra fiducia troppo inerte,
    fantasticate quali prede certe,
    furono salve, non sappiamo come…

    Ed altre… Ma perché tanti ricordi
    salgono dall’inutile passato?
    Salgono col profumo del passato
    da un cofanetto pieno di ricordi?
    Ed ecco i segni, ecco le cose mute,
    superstiti d’amori nuovi e vecchi,
    lettere stinte, nastri, fiori secchi,
    delle godute e delle non godute…

    Desideri e stanchezze, indizi certi
    d’un avvenire dedito all’ambascia
    torbida che si schianta e che ci sfascia
    rendendoci più tristi e più deserti…
    Eppure, un giorno, questa febbre interna
    parve svanire: quando ci si accorse,
    tardi, di quella che sarebbe forse
    per noi la sola vera amante eterna…

    Tanto l’amammo per quel solo istante
    ch’ella si volse pallida su noi
    nell’offerta di un attimo, ma poi,
    sparve, ella pure; sparve come tante
    altre donne che passano, col viso
    seminascosto dal cappello enorme
    inasprendo la brama che non dorme
    col baleno degli occhi e del sorriso…


  6. Io lo dico che Gozzano è tanto, ma anto sottovalutato. Invece le donne le aveva capite tutte.


  7. Ero via per lavoro e prima di entrare in pasticceria sono passato in redazione a leggere i giornali di ieri.
    Tirava un mistral da gelare persino un temprato boemo e ho avuto l’impressione di sentir fischiare le pallottole.
    C’era gente sotto il divano, come un tempo nei rifugi antiaerei.
    Chi sgranava il rosario, chi inveiva, chi semplicemente aveva gli occhi a palla.
    Neppure io volevo credere ai miei.
    Così più tardi, l’apparizione della confetteria visitata dalle signore in veletta, mi ha rincuorato.
    Però non posso lasciare le cose come stanno, vorrei tentare una mediazione, se consenti.
    Far confezionare un bel vassoio di chantilly, marron glacé e petites madeleines e tornare di là con lo striscione della pace.
    Lo so che è rischioso, ma la padrona di casa se lo merita e personalmente non vorrei rinunciare agli stimoli che ognuno degli ospiti ha fin qui generosamente elargito.
    Ne sono diventato goloso, pur non portando la veletta.


  8. Approvo la mozione del compagno JFK.

    Mettete dei fiori nei vostri cannoli!

    JB


  9. @Josif: Belle promesse inutili d’un bene
    lusingatore della nostra brama,
    quando una sola donna che non s’ama
    c’incatena con tutte le catene

    non è un paradosso? eppure spesso è così

    @Mammamsterdam: Benvenutissima in questa gabbia di matti.
    Gozzano ha capito tutto, semplicemente.
    Io sarò eternamente grata alla persona che me l’ha fatto conoscere, a 17 anni. Da allora, lo rileggo sempre.

    @JFK: Questo tuo contributo dimostra che la classe non è acqua, e neanche ratafià. Non mi stupisco.

    Facciamo così: io e JFK offriamo pasticcini a tutti i frequentatori di questo blog, e guai a chi si tira torte in faccia.

    Pasticcino speciale al Papero.


  10. A’ moi? Et pourquoi?


  11. @Papero canard: Pasticcino al pasticcione.
    E poi, poverino sotto quel divano con quell’altro che si agitava…

    Se non lo vuoi, il pasticcino, anche meglio, che ne restano di più pour moi.


  12. Omelette norvégienne

    Un gros bloc de glace
    Recouvert de neige,
    Sûr, se désagrège
    Quand le feu l’enlace.

    Pourtant la recette
    De cette omelette
    Glacée qui s’enflamme

    Sans perdre son âme
    Prouve le contraire.
    C’est un grand mystère.

    Si l’on veut garder
    La Terre promise,
    Il faut l’appliquer
    A notre banquise.

    (da LA POESIE DANS LA CUISINE – Poèmes culinaires)

    http://www.cyberpoesie.net/download/cuisine.pdf


  13. Omelette norvégienne
    aux framboises

    Recette pour une belle omelette norvegienne de 10 personnes compter une génoise une pâte à biscuit ou une pâte à succés – 1 litre de glace ou sorbet – liqueur au choix – quelques petits fruits pour la fantaisie – de la meringue italienne ou française (8 blancs d’oeufs, un filet de citron et 300 g de sucre)

    Très kitsch mais furieusement traditionnelle. Tellement agréable à confectionner et à regarder elle reste néanmoins pour le cuisinier un challenge technique!

    1. Découper dans le biscuit ou la génoise 2 bandes de la taille et de la forme voulue pour votre omelette et imbiber avec l’alcool de votre choix

    2. Répartir le plus régulièrement possible une première couche de glace

    3. Disposer en un désordre artistique ;o) quelques fruits.

    4. Répartir en égalisant une deuxième couche de glace

    5. Déposer une deuxième épaisseur de biscuit imbibé

    6. Masquer et lisser les bords en comblant bien les creux.

    7. Terminer le masquage en tassant sans excés puis replacer au froid négatif pendant 2 heures pour raffermir le tout.

    8. Déposer la meringue à la poche à douille (plus pratique pour une bonne répartition) ou à la spatule.

    9. Lisser bien à la spatule dessus et sur les cotés.

    10. Lorsque le masquage est terminé, décorer à la poche à douille et déposer quelques fruits.

    11. Placer au four porté à très haute température (250°C) en position voute et sole) et retirer dès coloration de la meringue.

    12. On peut renforcer la coloration de la meringue sur le dessus en passant rapidement l’omelette sous la salamandre (grill) ou plus précisément avec un chalumeau.

    Pour Conclure

    Je n’entrerai pas dans les querelles de clochers pour savoir qui est le “père” de cette recette en revanche le principe sur lequel elle se base, c’est à dire l’inconductibilité du blanc d’oeuf battu est attribué mesdames et messieurs à ….. Monsieur Rumford (physicien américain).

    Fort de ce principe vous aurez compris que pour réussir ce dessert, l’étape essentielle est le masquage à la meringue qui ne doit laisser aucune chance à la chaleur de passer.

    Classiquement l’omelette norvégienne est réalisée avec une glace vanille et sans fruits et flambée à la sortie du four avec la même liqueur que celle qui a parfumé le biscuit en général Grand Marnier ou Cointreau.

    http://chefsimon.com/omelette-norvegienne.html


  14. @Arte: No No! Lo voglio! Ecché è!? Prima mi fai gola e poi me lo togli?
    Effettivamente c’era un pò di trambusto, ieri…

    @JF: Merci bien!!!


  15. @Papero: Calma, calma, ce n’è per tutti.

    @Josif: Ho cancellato il tuo ultimo commento sul Baked Alaska. Mòderati.


  16. Ho sbagliato: “merci bien” era era per Josif!


  17. Mòderati, mòderati…

    La moderasiùn la ma fa sbaltà i marùn!

    Siate moderati, chiedete l’impossibile!

    JB


  18. @Papero: Sì, hai sbagliato.


  19. Errare paperorum est

    Anzi, pap-errorum

    JB


  20. Ho vist un villan.
    – Sa l’ha vist cus’e`?
    – Un contadino!
    – Ah, beh; si`, beh.
    – Il vescovo, il re, il ricco, l’imperatore,
    persino il cardinale, l’han mezzo rovinato
    gli han portato via:
    la casa
    il cascinale
    la mucca
    il violino
    la scatola di kaki
    la radio a transistor
    i dischi di Little Tony
    la moglie!
    – E po`, cus’e`?
    – Un figlio militare
    gli hanno ammazzato anche il maiale…
    – Pover purscel!
    – Nel senso del maiale…
    – Ah, beh; si`, beh.
    – Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava!
    Ah! Ah! Ah!
    – Ma sa l’e`, matt?
    – No!
    – Il fatto e` che noi villan…
    Noi villan…
    E sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam,
    e sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam!


  21. Gozzano é grande specie nelle cose che sembrano piú piccole.

    cosa dire della Gola se non che é il mio secondo peccato preferito?

    Viva le crema, i cannoli, i bigné (scritto come lo pronunciava mia nonna Angelina che faceva dei bigné alla crema da far resuscitare i morti), la cioccolata fondente al 70% minimo e i marron glacé di cui qui in riviera in questo periodo é un vero tripudio!


  22. scusa Henry, vabbé che la preterizione è un bella figura retorica, vabbé che la sospensione rafforza l’attenzione…

    ma qual è il tuo primo peccato preferito?

    La tristezza? L’accidia?

    Qualche peccato veniale? e di che tipo? Ex genere suo? Ex parvitate materiae? Ex imperfetione actus?

    Suvvia, figliolo, liberati del peso che ti opprime!
    Quante volte, figliolo???


  23. ehhh Josif, poco mi conosci…son convinto che l’amata Violante (e chi bazzica questi luoghi da piú tempo di te) sa bene a cosa mi riferisco.

    comunque i miei peccati sono tutti veniali ed hanno l’indubbia qualitá di rendere felici gli altri (tranne forse proprio la gola che fa felice me, e forse il pasticcere) 🙂


  24. henry….

    😉


  25. «Padre Brown ha per la legge degli uomini il massimo rispetto; ma non è della legge degli uomini che egli si preoccupa. Il suo scopo non è, come quello di Holmes, consegnare il colpevole alla giustizia terrena, ma rimetterlo in grado di affrontare la giustizia divina: egli non cattura criminali, ma anime. E’ sempre il colpevole a consegnarsi alla polizia, come esteriore segno del pentimento e della conversione, quando è il caso. Il criminale irriducibile sceglie spesso il suicidio, successo tutto sommato per il mondo, poiché un criminale è stato identificato ed eliminato, ma sostanziale e amara sconfitta per Padre Brown, dispensatore di un perdono che il colpevole, suicidandosi, rifiuta drammaticamente.

    Il costituirsi è così il primo passo della conversione: ma c’è chi compie il cammino tutto di un tratto: e Padre Brown non ritiene certo necessario soddisfare alle esigenze della giustizia umana, quando si è ormai giustificati davanti a quella divina. La giustizia fatta di leggi e condanne non è veramente importante: davanti ad un colpevole smascherato egli afferma: “Il più abominevole delitto che il diavolo abbia mai suggerito può essere alleviato dalla Confessione; ed io imploro questa Confessione“.

    Ma, quando il colpevole tenta invece la fuga, e l’amico Flambeau chiede se debba fermarlo, egli risponde: “No, lasciatelo passare” disse Padre Brown con un profondo sospiro che pareva risalisse dalle profondità dell’Universo “Lasciate passare Caino, ché egli appartiene a Dio”».

    Costituisciti, Henry!


  26. dunque volevo capire, sono nuova dei blog…
    allora… ho capito che per essere ganzi bisogna andare su un blog, selezionare una parola, andare su google e poi fare copia e incolla? ma dov’è la bravura? nel googlare la parola giusta o nel copiare la cosa più lunga che si trova?


  27. Ma che é: PENITENZIAGITE!!
    Josif, niente niente sei Salvatore del nome della rosa?


  28. Dunque, io noto una cosa: la catena dei commenti parte dalle donne, tre donne, ci includo anche Mammamsterdam. Tutte in tema al post.
    Poi arriva Josif, e tutto deraglia. Arrivano gli uomini. Arriva l’eroico tentativo di JFK di saldare il post di ieri, il buon cuore del Papero, l’ironia di Henry, le cornate di Mucca, a tutto Josif resiste, a tutto è impermeabile, e continua a deragliare. Tra tanto copiaincolla, dice delle cose. Cosa, non è chiaro ai più, forse a nessuno.
    Di fatto, ora Josif si è impadronito del post.
    I maschietti si irritano, le femminucce si ritirano. Josif imperat (FRANZ Josif?)

    Io faccio un appello: mi piacerebbe, davvero, che si tornasse a commentare il post e non a chiosare Josif. A te, Josif, non mancano le cose da dire. Hai un blog. Fanne uso. Sai che mi fa piacere averti qui, ma cerca di rispettare l’equilibrio di questo mezzo di comunicazione che abbiamo, coi suoi limiti e con le sue leggi non scritte. Senza commenti un blog non ha senso, è il mio modo di dialogare con voi tutti. Il tuo non è un dialogo, non lo so neanch’io cos’è.
    E, se solo tu volessi, potresti fare molto diversamente.


  29. Touché, Arte.

    Cerco di spiegare quella che non vuole essere né una “occupazione” né, tantomeno, una “appropriazione”.

    In realtà nella giornata di ieri, mentre ero intento a scrivere/chiudere 4 articoli per un totale di circa 180 righe sulla situazione occupazionale dei bancari – essì, mi occupo (anche) di cronaca sindacale, caro F – e sui loro casini anche alla luce della crisi, dell’ingresso dei precari in banca (4 assunti su 5) e degli appuntamenti del settore nel 2010 – li leggerete domani, se vorrete -, nel frattempo facevo:

    un intervento/lettera aperta politica ai concittadini perché avevo appena scoperto “per tabulas” il coinvolgimento del signor Grossi (in carcere insieme alla moglie di un parlamentare del PDL per mazzette transitate su conti esteri) nella bonifica di un sito inquinato da composti chimici cancerogeni nel mio Comune di residenza, con l’avallo tanto dell’amministrazione locale di centrodestra che di quella del Comune di fianco, ugualmente colpito dall’inquinamento, che è di centrosinistra;

    una serie di email al direttivo del mio partito per chiedere una riunione urgente su questo tema (ma non so se si farà né se si discuterà quanto chiedo, per motivi evidenti dal capoverso precedente);

    qualche intervento su questo blog.

    Perché su questo? Perché scrivere sul mio blog è mooooolto più lento e farragginoso… e poi perché qui ci sono sempre cose interessanti da leggere.

    Quanto alla tecnica del “copiaincolla”, suvvia, mi rendo conto che i miei salti logici tra un contenuto e un altro a volte siano un pochetto indecifrabili – a me sono chiarissimi.

    Ad esempio: perché il testo di “Ho visto un re”? Perché è poesia pura, come Gozzano, e perché stavo proprio ascoltandolo a nastro su internet in una bellissima versione di Giangilberto Monti con Elio e le Storie Tese (Album “Comicanti”, 2009).

    Ma la tecnica in sé E’ un contenuto. E volenti o nolenti, Internet è tutta una citazione, ma non solo Internet, tutta la scrittura, commerciale giornalistica diaristica o meno, anzi tutto l’Universo è una citazione di citazioni di un unico Autore.

    Contestate il fatto che citare sia meno personale che non parlare di sé? Non sono d’accordo.

    Anche questo post è iniziato dalla citazione di Gozzano. E poi sì, è vero, avete scritto quanto vi sentiste gozzaniane e gozzaniani… ma se io mi dichiaro cattolico e apostolico e romano (penitentiagite sì, Henry!) e vi cito Chesterton a proposito dei peccati (di gola) un nesso c’è con i dolci, no????

    Vabbè, ho scritto troppo… e adesso vado in riunione che inizia e non mi aspettano

    ci leggiamo dopo

    ciao

    JB


  30. Io ci rinuncio, Jos.

    Continuo a non essere d’accordo sulla faccenda delle citazioni. Non discuto il nesso, che per te è evidente, per altri meno, non è questo il punto. È che mi resta, dell’uso che ne fai tu,una sensazione di vuoto.
    Ma forse sono io, forse sono i postumi del vaccino fatto ieri.

    Blog lento? Passa a WP.


  31. Artelilla ma che deiliziosa questa cosa gozzanesca! Tra l’altro mette in luce una predisposizione intima dei masculi che spessimo amano le donne golose, ravvedendo spesso non a torto, la possibilità di una genuina predisposizione ai piaceri carnali tutti una goderelleria poliforme ecco.
    Cosa che io puntualmente cerco di ricordare in maniera subliminale ogni volta che una femmina di tipo 10 anni de analisi me fa acidina:
    “Cara ma sei un po’ingrassata…”
    ” E’ che a me mangiare piaceee”.
    questa seconda frase, come scrissi in un vecchio post, riesce meglio se ammicchi davanti al marito, che magari è purew bruttarello, mica che ci devi fare niente. Ma almeno si tace.
    O me so allargata.
    Pardon.


  32. Zauberei, ma è bellissima questa cosa!
    Non a torto, direi proprio non a torto, i masculi ravveggono questo nesso.
    Seguirò il tuo consiglio (tanto, mica che ci devi fare niente).
    Allargati pure, anzi allarghiamoci.

    😀


  33. che meraviglia!


  34. capirai la cronaca sindacale…
    poverini i bancari, che gli è successo? gli han tolto la 17esima mensilità? ne hanno assunto qualcuno dopo averne licenziati a valanghe a forza di accorpamenti e accoppiamenti?

    secondo me comunque il problema di Jos non è il deragliamento (ovviamente difendo la categoria…) quanto piuttosto il non detto che lui dice, soprattutto di sé.

    e questo a mio parere è alla fine il problema di tutti i blog e di tutti i/le blogger.
    è questo che alla fine crea tutti i conflitti, le incomprensioni, i mavaialdiavolo e i tivorreimanonposso.
    io non lo so spiegare bene questo meccanismo, non ho abbastanza intelligenza analitica.
    però me ne sono convinto in questi giorni iscrivendomi a Facebook (esperienza davvero imbarazzante) e conoscendo di persona una blogger senza prima aver letto il suo blog.
    dunque credo che la cosa migliore (ma l’avevo intuito già tempo fa) sia non mischiare il virtuale con il reale e non solo, neppure mischiare il blog (post e commenti) con l’extra blog, cioè mail, chat e quant’altro.
    questo comunque crea sempre un doppio binario di comunicazione, una parte pubblica e dunque accessibile a tutti e un’altra, parallela, privata che spesso va a confondersi con quella pubblica creando per esempio episodi come quello succitato.
    e i casi simili possono contarsi a decine, almeno nella mia esperienza.

    da questo punto di vista, per tornare all’argomento del post e anche all’interessante distinzione proposta invece nei commenti dall’autrice, gli uomini sì tendono a deragliare proprio perché le donne invece sono maestre nell’arte del doppio binario.
    e in effetti sì le golose sono ovviamente attraenti, tuttavia non necessariamente di ampie forme, dipende dal metabolismo.
    io personalmente apprezzo entrambe.


  35. Non sarò una donna, ma quanto a gola… sono competitivo 🙂
    E per quanto mi riguarda, devo anche ammettere (vagamente scostando lo sguardo dai cannoli e dalla pasta di mandorle) che forse chi teorizzava un legame segreto tra lussuria e gola non ha poi così torto… 😛


  36. Ma se a una certa persona non piacciono i marron glacé e nemmeno la sacher torte significa che non potrà mai accedere alle somme vette del piacere o semplicemente che anche il piacere della gola può essere selettivo?
    (disse una certa persona leccandosi le dita dal rum del babà freschissimo e profumatissimo)


  37. Qui siamo nel lussurioso, nemmeno tanto velato.



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