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Il silenzio della perfezione

8 novembre 2009

Truls Mørk suona la suite BWV 1009 per violoncello di J.S.Bach (settembre 2008)

 

Ognuno ha i propri modelli, alcuni sono idoli, altri dei.

Nel mio olimpo personale, uno dei posti è sempre stato il suo.

Per uno strano scherzo del destino, per due anni consecutivi ha dato un concerto in questa città nel giorno esatto del mio compleanno. L’anno scorso andai a salutarlo, dopo il concerto. Era solo, lucidava il violoncello con gesto stanco. Non si aspettava visite, in questa città troppi pensano che congratularsi con gli artisti dopo i concerti sia roba da invadenti. Mi ricordo che è perfino arrossito, lui che è più bravo di YoYo Ma. Mi stupì questa sua timidezza, ben peggiore della mia, che prima di andarci avevo dovuto buttare giù due bicchieri di prosecco al bar del teatro.

Anche quest’anno, il 27 agosto doveva suonare qui. Io già pregustavo, aspettando che mettessero in vendita i biglietti. Concerto annullato. La mia collega che sa sempre tutto mi informa che l’ha morso una zecca. E non è uno scherzo. Poi, cala il silenzio su Truls Mørk, per diversi mesi. Ieri apro il giornale e lo vedo. Volto sofferente, regge il violoncello con la destra, mentre il braccio sinistro penzola inerte.

Titolo: “È probabile che non tornerò più a suonare”. Racconta: “Un giorno d’estate del 2006 ero solista per The Philadelphia Orchestra e dovevo dare un concerto a Saratoga, New York. Da bravo norvegese, avevo bisogno di camminare un po’ e decisi di andare a piedi dall’albergo al centro, passando per i campi. Tutto andò benissimo, ma la sera mi accorsi che ero pieno di punture rosse sulle gambe. Mi dissero che erano punture di zecca. Ad aprile di quest’anno, durante una tournee in Giappone, mi ammalo. Febbre alta, dolori dappertutto. L’infezione era rimasta latente per anni. Ehrchiliosi, borreliosi, tularemia, piroplasmosi, non si sa bene cos’ho. Di fatto, ho avuto un’encefalite e ho una paralisi ai muscoli del braccio sinistro. Sono mesi che quasi non riesco ad alzarmi dal letto, mesi che non suono, che non riesco ad ascoltare più nulla. Non si sa se, e quando, guarirò.”

Macchie scure sul foglio di giornale. Lacrime.

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41 commenti

  1. ah.

    sappi pero’ che, pochi minuti fa, ha suonato per me la suite per violoncello bwv 1009 di bach.

    ed io che ne ignoravo la bellezza, lo ringrazio.

    a.


  2. Il silenzio di Dio. Per dirla alla Bergman.


  3. @Auro: Sì, questa è una consolazione.

    @Lophelia: Bergman avrebbe indubbiamente potuto trarne un capolavoro.


  4. Oh accidenti! Che brutti scherzi fa la vita. Ma forse, malgrado tutto, aveva “bisogno” di smettere.


  5. @Rodo: Sai che ci ho pensato anch’io? Duecento giorni di tournèe ogni anno, una moglie e due figli sempre lontani.
    Forse è il suo corpo che “parla”?


  6. Non conosco il caso specifico, ma spesso ho avuto occasione d’imbattermi in modelli di persone al cui talento artistico faceva da contrappunto, nel vivere quotidiano, una disarmante distrazione, quando non la predisposizione a cacciarsi nei guai.
    Un tempo abituale frequentatore della corsa campestre, in zone dove pascolavano greggi di pecore, io e il fedele quattro zampe eravamo sovente (tras)portatori sani di acari e affini, ma anche ospiti più simpatici come coccinelle e bruchi, insomma tutti quelli che aspettavano alla fermata del bus per una gita di piacere o per consumare un pasto caldo.
    L’abbiamo sempre considerato il prezzo da pagare per sfuggire all’inquinamento cittadino.
    Certo che poi, arrivati al capolinea, si lavorava sodo con alcol e pinzette per far scendere i viaggiatori a sbafo.
    Lo so che ho divagato, e non vorrei pensassi che resto insensibile al dramma di quella persona.
    Intendevo sottolineare che, per quel loro essere geniali e fragili, gli artisti andrebbero meglio difesi e protetti, visti i maggiori rischi che corrono rispetto a modelli normali e collaudati…sul campo.
    JFK


  7. @JFK: Infatti. Sai che nell’intervista dice anche di non essere assicurato? Ma com’è possibile? Il violoncello è assicurato, per milioni, ma le sue mani no…

    Ne deduco che sua moglie non può essere della Vergine.

    (acari e affini????)


  8. E’ una storia tristissima, e oh sarà anche il suo corpo che parla, ma quello li altre cose le dice suonando – e ora si sentirà muto.
    Speriamo guarisca!


  9. ” Hai letto la risposta di Arte al tuo commento? ”
    ” Letta, sì ”
    ” E che te ne pare? ”
    ” Fa riflettere ”
    ” Per via delle mani non assicurate ”
    ” Anche, ma non solo. Non avevo mai pensato ai vantaggi di prendersi per moglie una Vergine “.


  10. @Zauberei: Qualcosa mi dice infatti che non glielo direi: “Truls, è il tuo corpo che ti parla, ascoltalo”.

    Nonnnonnò.

    @JFK:I vantaggi sono molteplici: polizze, librerie, cassetti, spartiti, tutto in ordine.


  11. Credo che JFK intendesse altri vantaggi, Arte.

    Shift alle facezie: c’è una puntata di Dottor House (House Md), la sedicesima della seconda stagione, in cui Greg salva la vita a una ragazza che deperisce inspiegabilmente a causa di stranissimi sintomi neurologici trovando una zecca che si è annidata nel pube.

    Shift alle cose serie: la storia di questo violoncellista è davvero tragica e paradossale.

    Secondo me non è sposato, con nessuna/o dei segni dello Zodiaco.

    Una moglie gli avrebbe fatto sicuramente sottoscrivere una polizza non solo sulle mani, ma sulla Vita, su inabilità/invalidità, etc.

    JB


  12. @Josif: Ma non ci sono altri vantaggi!

    House è fantastico, se ci fosse uno così qui in ospedale non abrebbe scampo.

    Truls Mørk è assolutamente sposato e ha tre figli. Però non sono ancora riuscita a scoprire di che segno è sua moglie. Probabilmente, tu ci riusciresti.


  13. Una intervista (in Norvegese, 1995) alla moglie di Mork (48 anni) che non è Mindy, è Karin (45), ex etoile del Norwegian National Ballet

    http://www.minstrek.no/?container_id=12&article_id=32

    I figli si chiamano Simen (15 anni), Kristian (13) e Nora (11).

    potrei cercare la data di nascita ma senza parlare leggere o scrivere norvegese mi risulta difficile

    JB


  14. Interessante. Kone in norvegese significa moglie?
    Chissà se in finlandese è lo stesso…

    Se fosse così, i famosi ascensori prodotti dalla multinazionale di Espoo avrebbero delle interessanti polisemie.

    Kone, il leader dell’ascesa sociale
    Fate un buon matrimonio, Kone vi porterà in alto

    e chi più ne ha….

    JB


  15. @Josif: Sei tremendo.
    Naturalmente un’ex etoile, ovviamente bellissima.

    L’intervista però è incredibile, a leggerla ora dopo quello che è successo vengono i brividi: Karin dice, tra le altre cose:

    “Truls quando è in tournèe vive come un monaco.”

    “Quando ero piccola dicevo sempre: Non sopporterei di far colazione ogni mattina sempre con lo stesso uomo. Forse per questo ho sposato lui, che non c’è mai”

    e, più avanti:

    “Io dico sempre alle coppie normali: apprezzate la compagnia l’uno dell’altra, voi che potete farlo quotidianamente. Ma, forse, per alcuni è il quotidiano che uccide.”

    Chissà com’è adesso il quotidiano di Karin, sicuramente diverso.

    Sì, Kone significa moglie. È curioso. Io tutte le mattine prendo un ascensore polisemico, pensa te. L’importante è non rimanerci chiusi dentro (ma c’è l’allarme).


  16. È incredibile, poi continua:

    “A volte, a casa da sola, penso: Che razza di vita ho? Continuerà sempre così? Una sera guardando un documentario su Rostropovitch, che suona ancora a 70 anni, mi sono detta: Oh no! A volte immagino che la mia vita sia diversa. Ma poi penso che forse continuerà così. Alla fine, preferirei che continuasse così.”


  17. Questo signore stava in turnèe 250 giorni l’anno.
    Ora sta a casa 365 giorni l’anno. Con un moglie che quattro anni fa “avrebbe preferito” che lui continuasse a starsene in giro cinque giorni alla settimana. Per di più adesso è storpiato dalla malattia e probabilmente la sua carriera è finita. Ed è sposato con un’ex ballerina classica. Come dire, phisically very demanding…

    Quanto durerà il matrimonio?

    Si accettano scommesse!


  18. Sembra la trama del nuovo film di Pedro Almodovar,
    “Gli abbracci spezzati”: Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego…

    “L’archetto spezzato”: Trygve Torbjørn è stato un famoso violoncellista. Oggi non lo è più. È un emiplegico che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Ragnhild e di suo figlio Øyvind. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Trygve Torbjørn, il ricco Oddvar e l’affascinante Magnhild. Harry deciderà di narrarlo anche a Øyvind…


  19. Il problema con Kone è che Kone può salire, ma può anche scendere…


  20. @Josif: Trygve Torbjørn!!!

    😀

    Tu non sei normale, anzi in momenti come questo mi appare chiarissimo che sei pazzo.

    “Il giornalista pazzo Giuseppe Broschi si frattura accidentalmente tutte le dita di entrambe le mani nella porta automatica impazzita di un ascensore KONE di marca finnica, mentre sta scendendo a buttare la spazzatura. Impossibilitato per sempre a googlare e fare research, è costretto a cambiare vita. Passa le giornate seduto su una panchina del parco roteando i pollici (unica motilità rimastagli). Un giorno, al parco, incontra l’affascinante Ulrikke, ex ballerina classica norvegese che ha appena lasciato il marito violoncellista in perenne tournèe.

    Un incontro fatale.

    (…)

    Shift alle trame: Secondo me il loro matrimonio può durare, anzi potrebbero innamorarsi di nuovo, ora che lui è sempre a casa lei potrebbe scoprirlo sotto una luce nuova, e viceversa.
    Lo spero per loro.

    Il problema con Kone e Mann (uomo, ma anche marito, il norvegese è una lingua semplice) è che spesso i due ascensori non si trovano allo stesso livello.


  21. Il palazzo dove lavoro, disegnato dal quel genio di Piano(Forte), ha numerosi ascensori esterni in vetro. Si rompono con la velocità dei matrimoni. C’è gente che vi ha passato delle brutte mezz’ore, bloccato, come nei matrimoni. Il gelo ne frantuma le vetrate, come nei matrimoni. La targhetta assicura che vi si potrebbe salire in 12 (secondo me solo se cinesi), come nei matrimoni.

    Matrimonio e ascensore hanno moltissimi punti in comune.

    I primi ascensori a vapore furono realizzati per le miniere. Infatti chi vive nel matrimonio è come se stesse in miniera.

    Nel 1853 il signor Otis brevettò il paracadute per gli salvaguardare gli ascensori. Un mese prima il signor Kramer, che stava andando a brevettare un’analoga invenzione per salvaguardare gli matrimoni, era caduto nella tromba delle scale (qualcuno disse che fosse stato spinto dalla moglie, che a tutti i costi non voleva essere compresa nel brevetto). Non a caso i matrimoni precipitano, gli ascensori no.

    Una delle prime, spettacolari applicazioni degli ascensori a grandi strutture architettoniche risale al 1889 con la Tour Eiffel a Parigi. Una delle prime, spettacolari applicazioni dei matrimoni a grandi strutture architettoniche risale al 1889, quando i primi coniugi suicidi iniziarono a buttarsi dalla Tour Eiffel a Parigi, dopo esservi saliti in ascensore, per sfuggire per sempre al coniuge.

    Nel 1924 la cabina automatica per ascensori fece scomparire i lift boy. Da quell’anno molti di essi trovarono nuova occupazione come amanti fissi di donne sposate.

    Il 28 ottobre 1989 gli Aerosmith arrivano al quinto posto nella classifica dei singoli di Billboard con “Love in the elevator”. Appena 12 giorni dopo cade il Muro di Berlino, e non dite che è solo una coincidenza…


  22. Ovviamente il post precedente voleva essere ironico, autoironico, sarcastico, paradossale, satirico, umoristico, parodistico, demenziale (in senso artistico/performativo).

    Non va inteso come dimostrazione di un mia presunta follia, insanità mentale, assenza a me stesso, demenza (secondo il DSM IV – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), pazzia, alterazione, disturbo, malattia


  23. @Josif: Ovviamente.
    Io invece ora mi sento molto stanca.


  24. commento #1: ma tu e josif, perche’ non alzate la cornetta e vi parlate? o vi siete posti come obiettivo l’annientamento della tastiera?

    commento #2: che cappero sarebbe uno “shift”? visto che io ormai devo parlare o francese o inglese per il 90% della giornata, un italiano approssimativo mi tocca, ma voi?

    commento #3: quando josif arrivera’ ad autocommentarsi per almeno 7/8 volte consecutivamente, che fai? gli lasci il blog in dono?

    un saluto gusto moules frites, a.


  25. @Auro: Questo dev’essere il commento aureo più lungo della storia di questo blog… un record. Ti devi essere veramente irritato.

    Sono contenta per il fatto che c’è ancora qualcuno che legge questo blog, a parte Josif. Mi stavo veramente preoccupando.

    Non è mia intenzione lasciare il blog “in dono” a nessuno. Tu che sei manager, forse puoi darmi un consiglio su come gestire (arginare) meglio Jos, io palesemente non ne sono capace. Si accettano suggerimenti di qualsiasi tipo.

    (Ma dove sei,a Bruxelles?)


  26. non sono irritato e josif non va “arginato”, stante l’altissima qualita’ dei suoi commenti, particolarmente in linea col tema dei tuoi post.

    nel caso, lo mandi a , ecco. sei tu la padrona di casa 😉

    p.s.: josif ti voglio bene, non so se si capisce abbastanza 🙂


  27. Tranquilla, siamo qui. 😉


  28. Ok Josif, vista l’altissima qualità dei tuoi commenti non verrai (em)arginato, lo dice Auro che ti vuole bene, anche se non si capiva. Ma Auro non si capisce mai.
    Continua pure a rompere (gli argini)

    @Papero: Consolazione della mia vecchiaia…
    😉


  29. Vabbé, mi em-argino da solo.
    Però chiedo la possibilità di (ri)utilizzare questa storia di Truls Mørk per un articolo (serissimo) sul mio giornale salmonato per parlare della necessità e dell’utilità dei piano di long term care.

    Posso contare sul nulla osta della padrona di casa?

    Thanks

    JB


  30. PS (poi smetto lo giuro)

    Ma Truls Mørk è il protagonista della versione norvegese del famosissimo serial tv

    Mørk e Mindұ?

    😉

    JB


  31. che schifo!
    i pennivendoli cantori del neo-capitalismo sarebbero capaci di qualsiasi cosa – in questo caso di approfittare delle sventure di un artista straordinario – pur di tessere le lodi del lucrosissimo e infame sistema di assicurazioni private sulla salute che pure Obama, certo non un comunista, sta tentando di smantellare, essendo responsabile di non so quanti milioni di morti ogni anno negli Stati Uniti.
    a meno che non sia un bel redazionale mascherato in favore delle compagnie de noantri già ampiamente sostenute dai governi amici (per non dire consoci) con risultati, per fortuna nostra, finora assai scarsi…

    F.


  32. Uhmmmm… facciamo un po’ di analisi del post precedente.

    “I pennivendoli cantori del neo-capitalismo”: “pennivendolo” non so, forse posso essere definito tale, visto che sono pagato per scrivere, ma “cantore del neo-capitalismo” proprio no, non lo accetto.

    Basta leggere i miei libri (oltre che i miei articoli) per rendersi conto che proprio cantore non sono, anzi, e che del neo-capitalismo ho scritto tutto il peggio possibile come ampiamente documentato (poiché non vale la mia testimonianza in favore di me stesso) da testate sicuramente non tanto tenere con il neo-capitalismo quali “Manifesto”, “Rassegna Sindacale”, eccetera eccetera… Ma siccome Arte, Lophelia e altri qui hanno letto almeno uno dei miei libri, che parlino loro per me e dicano se sono arruolabile tra i “cantori del neo-capitalismo”.

    “Tessere le lodi del lucrosissimo e infame sistema di assicurazioni private sulla salute”: anche qui, mi sembra un processo alle intenzioni, oltre che una solenne cantonata. Cantinata perché parliamo di assistenza, non di sanità. Processo alle intenzioni perché io di Long Term Care non ho ancora scritto. Mi limito a registrare che vi hanno aderito, con la convinta partecipazione – tra l’altro – anche della CGIL, intere categorie professionali italiane, come quella dei bancari.

    Quanto al fatto che ne tesserei le lodi, non ne sarei così sicuro. Di certo se ne scriverò prenderò atto che senza integrazioni pubbliche o private all’assistenza a favore degli inabilitati / invalidi / non autosufficienti, anziani o meno, oggi in Italia centinaia di migliaia di famiglie si trovano a sostenere *** DA SOLE *** il peso dei suddetti inabilitati / invalidi / non autosufficienti, anziani o meno.

    Alternative? Oggi come oggi l’unica alternativa in Italia è il ricorso alle badanti. Ma le badanti sono davvero una alternativa? Sono una alternativa efficiente ma soprattutto *** solidale ***, sia per le lavoratrici coinvolte che per i loro assistiti? Non lo so… Sicuramente non sono una alternativa a portata di tutte le tasche, perché i pensionati al minimo e le famiglie a basso reddito non se le possono permettere. Non sono nemmeno una alternativa garantita dalla legge che, anzi, con le ultime iniziative di Lega & soci ha cercato di buttarne fuori quante più possibile.

    I “redazionali mascherati in favore di compagnie de noantri già ampiamente sostenute dai governi amici”, caro/cara signor/signora F, li scriverai tu e i tuoi amici. Io scrivo da 16 anni di questi temi e le compagnie mi hanno messo da anni sulla lista nera proprio per le mie posizioni. oltretutto, vito dove lavoro, faccio doppia fatica a tenere loro testa.

    Ma dove mi incazzo davvero è quando rintraccio l’idea (sottintesa, non espressa ma evidentissima) che un mio articolo possa essere un redazionale, dunque una marchetta, dunque che io sia un marchettaro che piglia soldi per scrivere sotto dettatura. Ti consiglio, caro/cara F, di non provarci nemmeno a provocarmi sulla mia idea di etica professionale. Perché se lo fai e sei un maschietto, se riesco a individuarti, vengo lì e ti rompo materialmente il culo. Se invece sei una femminuccia… vabbé, non posso metterti le mani addosso, ma ti assicuro che se mi ci metto trovo su di te abbastanza merda da costringerti a cambiare Paese, altro che Marrazzo.

    Infine, una nota sulla scelta del caso in questione. Trovo che sia un soggetto perfetto per descrivere la situazione. Di certo si possono citare migliaia di casi di operai impiegati artigiani commercianti piccoli imprenditori che ogni anno restano invalidi o inabili a causa di incidenti sul lavoro (purtroppo in Italia ne abbiamo a iosa e non facciamo un tubo o quasi), ma un violoncellista di fama internazionale che resta invalido a causa delle zecche è una notizia molto più che non un carpentiere che cade da una impalcatura o di un operaio che perde una mano sotto una pressa.

    Basta l’ABC del giornalismo per capirlo. Ma forse tu, caro/cara F., di ABC e di giornalismo non capisci letteralmente un cazzo.

    (NON) Cordialmente tuo,

    JB


  33. Boni!!!

    @F: Resta sotto il divano insieme al Papero e non uscirne per nessun motivo finchè non te lo dico io.

    😉

    @Josif, anzi Nicola che mi viene meglio. Confermo che non sei un cantore del neocapitalismo. Sei un bravissimo giornalista che ha condotto battaglie importanti e scritto cose importanti volte a smascherare i meccanismi proprio di quel sistema. Per questo dovresti essere in grado di non ricorrere a un certo lignuaggio (oddio sembro la Maestrina dalla Penna Rossa ma insomma ci siamo capiti).

    Riguardo alla vicenda di Truls Mørk, non capisco perchè devi chiedere il permesso a me per scriverne sul giornale salmonato. Non ho l’esclusiva, io ho solo letto un articolo apparso su un quotidiano norvegese, Dagbladet, sabato scorso. Non so come funzionino queste cose, ma casomai il permesso dovresti chiederlo a lui stesso, magari anche a Mindy (pardon, Karin), se citi dalla sua intervista. Più probabilmente, non sei tenuto a chiedere il permesso a nessuno.

    Però, se lo scrivi, mi aspetto da te che tu dimostri sensibilità e rispetto per la vicenda umana che ha originato il danno economico.


  34. Ovviamente li dimostrerò, cara Arte.

    Innanzitutto perché, a dispetto delle cavolate che scrivo qui, li provo davvero. E non so cosa sarebbe di me se vivessi un dramma simile.

    In secondo luogo, perché dietro ogni danno economico c’è una persona, o più persone. E qui, che siano violoncellisti in turnée 250 giorni l’anno o carpentieri su una impalcatura 300 giorni l’anno o badanti o badati, per me fa lo stesso.

    Quanto alla citazione da Dagbladet è ovvia, non potendo io presumere di virgolettare le dichiarazioni di Truls M. senza averle raccolte direttamente.

    Piuttosto potrei cercare sulle pagine bianche online norvegesi il suo riferimento telefonico per cercare di contattarlo telefonicamente (parlerà inglese sicuramente molto meglio di me, ma ci proverò anyway). Ma siccome lì ci sei tu, non è che lo faresti per me e me lo invieresti via email?

    Te ne sarei grato eternamente

    JB


  35. Immaginiamo che viva a Oslo (Arte, tu che leggi in norvegese, me lo confermi?)…

    Se così fosse, dalla pagine bianche online norvegesi questi sarebbero i suoi numeri, tra fissi e cellulari…

    Truls Olaf Otterbeck Mørk

    Bjørnveien 95 E, 0773 Oslo

    412 45 551 – Mobiltelefon 412 53 795 – Mobiltelefon 413 15 954 – Mobiltelefon 413 23 387 – Mobiltelefon 970 08 346

    che ne dici, provo a chiamare? come si dice buongiorno in norvegese (please traslittera)

    JB


  36. Nicola, tu non hai nessun bisogno del mio aiuto.

    Se non lo tratti con delicatezza vengo lì e ti ammazzo.


  37. ma lascialo in pace, per carità.
    stai tranquillo, Truls vive nella civilissima, ricchissima e SOCIALDEMOCRATICISSIMA Norvegia.
    dunque sarà assistito pienamente dallo stato e non ha bisogno né credo alcuna voglia di essere disturbato da un giornalista italiano che neanche sa parlare l’inglese e che vuole usare la sua drammatica situazione per scrivere un articolo sui violoncellisti e i carpentieri che potranno usufruire di un bel programma di Lont Term Care privato (che non si sa, specialmente i carpentieri come faranno a pagarsi) che poi al momento buono troverà qualche scusa per negare il pagamento in base a chissà quale cavillo contrattuale.

    mi domando comunque perché chi già dispone di voce e presenza sulla scena dei media e, a quanto pare, anche letteraria, venga lo stesso a rompere le palle sui blog altrui, ammannendoci oltre che la sua biografia di cui francamente a nessuno importa anche le sue idee confuse e contraddittorie sul mondo derivategli probabilmente dalla sua educazione cattolica (sono informazioni tratte da una sua autobiografia in forma di commento letta proprio qui qualche anno fa) intrise come sono di sensi di colpa e di aggressività repressa (con ogni probabilità anche sessuale, viste certe sue allusioni alla sua vita familiare).

    inoltre sarà anche un buon giornalista ma non sa la differenza fra un post e un commento.
    e se proprio vuole dimostrare la sua virilità non ha che da chiedere le mie generalità all’autrice di questo blog che peraltro già tempo fa mi rivelò le sue.
    generalità che peraltro ho già ampiamente dimenticato e rimosso, per mia fortuna e perché sono abituato a interloquire con chicchessia in rete confrontandomi (anche provocatoriamente lo so) sul piano delle idee e senza entrare necessariamente nel personale.

    F.


  38. @Arte… scusa Artemisia… F. si agita molto qui sotto… posso avere un altro divano?


  39. Arte, io ci rinuncio.
    ciao

    JB


  40. mi sembra doveroso confermare che JB non è un “cantore del neocapitalismo”.
    Da qualche mese sono in un ufficio dove per lavoro si legge ogni mattina il foglio salmonato, spesso mi fa salire la pressione ma ma devo dire che vi ho scoperto articoli non allineati.
    Poi la sera torno a casa e trovo nella posta il quotidiano con le splendide copertine e le vignette di Vauro, e il confronto è così interessante che avevo pensato di farne una sorta di rassegna-osservatorio sul blog (ma dovrei fare quello al posto del lavoro).


  41. Io ho riascoltato la suite, come ho fatto all’inizio, e mi sono sentita molto meglio.

    Mi viene voglia di dire, come Lucy dei Peanuts: The doctor is OUT.



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