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Una lettera

11 ottobre 2009

Laisse-moi respirer longtemps, longtemps, l’odeur de tes cheveux, y plonger tout mon visage, comme un homme altéré dans l’eau d’une source, et les agiter avec ma main comme un mouchoir odorant, pour secouer des souvenirs dans l’air. Si tu pouvais savoir tout ce que je vois! tout ce que je sens! tout ce que j’entends dans tes cheveux! Mon âme voyage sur le parfum comme l’âme des autres hommes sur la musique. Tes cheveux contiennent tout un rêve, plein de voilures et de mâtures; ils contiennent de grandes mers dont les moussons me portent vers de charmants climats, où l’espace est plus bleu et plus profond, où l’atmosphère est parfumée par les fruits, par les feuilles et par la peau humaine. Dans l’océan de ta chevelure, j’entrevois un port fourmillant de chants mélancoliques, d’hommes vigoureux de toutes nations et de navires de toutes formes découpant leurs architectures fines et compliquées sur un ciel immense où se prélasse l’éternelle chaleur. Dans les caresses de ta chevelure, je retrouve les langueurs des longues heures passées sur un divan, dans la chambre d’un beau navire, bercées par le roulis imperceptible du port, entre les pots de fleurs et les gargoulettes rafraîchissantes. Dans l’ardent foyer de ta chevelure, je respire l’odeur du tabac mêlé à l’opium et au sucre; dans la nuit de ta chevelure, je vois resplendir l’infini de l’azur tropical; sur les rivages duvetés de ta chevelure je m’enivre des odeurs combinées du goudron, du musc et de l’huile de coco. Laisse-moi mordre longtemps tes tresses lourdes et noires. Quand je mordille tes cheveux élastiques et rebelles, il me semble que je mange des souvenirs.

 

Charles Baudelaire a Jeanne Duval

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8 commenti

  1. Cara arte, da pratico uomo d’affari quotidianamente in lotta con il tempo e scettico sulle reminiscenze scolastiche in materia di francese, ho trovato in rete una traduzione, che mi pare aderente al testo.
    Se permetti, la metterei a disposizione di chi si fosse trovato a nuotare controcorrente, come il sottoscritto.

    Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli, affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria.
    Se tu sapessi tutto quello che vedo! Tutto quello che sento! Tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l’anima degli altri viaggia sulla musica.
    I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti, dalle foglie e dalla pelle umana.
    Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su ün cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
    Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
    Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell’azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
    Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.

    Poeticamente seducente, direi. E densa di profumi quasi percettibili.
    Pour parler, non mi pare c’azzecchi molto con la tua capigliatura, che nelle foto ricordo priva di trecce pesanti e nere.
    Piuttosto, mi è capitato in questi giorni di rivedere la locandina di Film Blu di Kieslowski.
    Ci spicca l’immagine di una Juliette Binoche che, al contrario, c’azzecca a mio giudizio non poco.
    Sì, lo so che sono entrato in quel ramo del lago del “cazzeggio” ma lo scrivi tu che ogni tanto è salutare tuffarvisi.
    JFK, boemo di buon gusto. Ca va sans dire.


  2. @JFK: Entro alla Biblioteca delle Oblate di Firenze, per pranzare al sole del chiostro, vedo un punto Internet, penso, da vera retedipendente, di controllare la posta.
    Leggo.

    Se fossi veramente Juliette, non avrei avuto bisogno della traduzione. Ma non lo sono (anche se il paragone è lusinghiero, anche troppo).

    Grazie, della traduzione e del paragone soprattutto.

    La vera domanda è: come facevi a sapere che sto ascoltando la colonna sonora del film rouge?
    (Non blu ma rouge va bene lo stesso?)


  3. La versione ufficiale spiega che, a partire dalle interessanti annotazioni di irondestiny sul post il colore rosso, circa l’antica credenza che oltre l’azzurro del cielo se ne estendesse un altro di un rosso acceso fiammeggiante, il quale corrispondeva alla spiritualizzazione della materia, e considerando la naturale curiosità nello spingerti oltre le apparenze, potevi accontentarti di ascoltare e canticchiare nel blu dipinto di blu?
    Amichevolmente aggiungo che ogni uomo d’ affari ha i suoi segreti, ma deve essere un vizio diffuso, se uno ti immagina a pesca sui fiordi e scopre che siedi a pranzo con le Oblate.
    Crisi mistica o vocazione tardiva?
    Naturalmente, puoi mantenere il segreto.
    JFK


  4. Crisi tardiva (segreta).


  5. A une mendiante rousse

    Blanche fille aux cheveux roux,
    Dont la robe par ses trous
    Laisse voir la pauvreté
    Et la beauté,

    Pour moi, poète chétif,
    Ton jeune corps maladif,
    Plein de taches de rousseur,
    A sa douceur.

    Tu portes plus galamment
    Qu’une reine de roman
    Ses cothurnes de velours
    Tes sabots lourds.

    Au lieu d’un haillon trop court,
    Qu’un superbe habit de cour
    Traîne à plis bruyants et longs
    Sur tes talons;

    En place de bas troués,
    Que pour les yeux des roués
    Sur ta jambe un poignard d’or
    Reluise encor;

    Que des noeuds mal attachés
    Dévoilent pour nos péchés
    Tes deux beaux seins, radieux
    Comme des yeux;

    Que pour te déshabiller
    Tes bras se fassent prier
    Et chassent à coups mutins
    Les doigts lutins,

    Perles de la plus belle eau,
    Sonnets de maître Belleau
    Par tes galants mis aux fers
    Sans cesse offerts,

    Valetaille de rimeurs
    Te dédiant leurs primeurs
    Et contemplant ton soulier
    Sous l’escalier,

    Maint page épris du hasard,
    Maint seigneur et maint Ronsard
    Épieraient pour le déduit
    Ton frais réduit!

    Tu compterais dans tes lits
    Plus de baisers que de lis
    Et rangerais sous tes lois
    Plus d’un Valois!

    – Cependant tu vas gueusant
    Quelque vieux débris gisant
    Au seuil de quelque Véfour
    De carrefour;

    Tu vas lorgnant en dessous
    Des bijoux de vingt-neuf sous
    Dont je ne puis, oh! pardon!
    Te faire don.

    Va donc! sans autre ornement,
    Parfum, perles, diamant,
    Que ta maigre nudité,
    Ô ma beauté!

    (dans “Tableaux Parisiens” des “Fleurs du Mal”)


  6. @Josif B: Ben riturnèe, o insomma come si dirà in francese…

    (io poi non lo so mica il francese, è questo il bello!)


  7. Je ne parle pas françois moi aussi

    Adieu

    JB


  8. (voce di Aznavour):

    “come trrrrriste venessiaaaaa, solatanto un ano dopoooo…”

    adieu



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