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Il colore rosso

3 ottobre 2009

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Abbiamo fondati motivi per maneggiare con precauzione il colore rosso. Nel normale e liscio fluire della vita esso entra in scena con parsimonia, ma divampa nei momenti di tensione. Esso preannuncia ciò che è nascosto e ciò che nasconde troppo o protegge troppo: in particolare, il fuoco, il sesso e il sangue.

Ernst Jünger, “Il cuore avventuroso”

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41 commenti

  1. io adoro il rosso e il suo fratello arancione, mi mette allegria e mi fa sentire viva, sarà per via dei 3 elementi sopraccitati, pensa che mi sono persino sposata, la seconda volta, con una cappotto e un cappello rosso


  2. @Zefirina: Guardando nel mio armadio ho fatto una scoperta un po’ sconcertante: c’erano quasi solo capi neri, grigi e viola. Il grigio e il nero sono colori che per l’appunto mi stanno malissimo.
    Però poi ho trovato una giacca rossa, e una maglia rossa. Sono apparsa al lavoro la mattina dopo vestita di rosso e questo fatto ha provocato molti commenti, tutti positivi.
    (Speriamo che questo non preannunci fuoco, sesso e sangue in istituto…)


  3. Sono sicuro che tu sei in grado di portare indosso qualsiasi colore, ti ho sempre vista come una donna di classe!
    Non ridere!
    😀
    il rosso piace molto anche a me, soprattutto negli ambienti che mi circondano. Quando avrò una casa, mi piacerebbe metterci un frigorifero color rosso acceso, di quelli anni ’60.
    Un bacio!
    Ady


  4. @Ady: Come: “non ridere”???

    Ti ricordo il nostro incontro mattutino sulla scala a chiocciola, se non ero di classe lì, posso anche spararmi!


  5. sì, il rosso è davvero un colore…di “classe”.

    Viva il compagno Erick Honecker!


  6. Francesco, questa è la prova lampante che lo fai apposta per provocarmi.
    Ti sei smascherato, vile Bradifano.


  7. Rilevo, dai primi commenti al post, che, facendo due conti, il rosso non viene maneggiato con particolare precauzione e parsimonia, se è vero che in ogni armadio, per quanto sopravanzato da tinte neutre, qualcosa di rosso spicca sempre.
    Lo stesso vale per i simboli della politica, dove il rosso, in origine sventolato sulle bandiere della Comune di Parigi e tradizionalmente associato ai partiti della sinistra, ha colorato anche i liberali dell’America Latina e un partito conservatore come quello Repubblicano degli Stati Uniti.
    A quel che leggo, è possibile collocarlo, come trascrizione junghiana di una visione mistica, anche nell’incontro mattutino sulla scala a chiocciola, per quanto non ci sia dato sapere se il rosso si collocasse sul corrimano della scala stessa o sul soggetto di “classe” indiscutibile che la percorreva.
    Senza spingersi ad evocare Honecker, che di macchiato rosso se n’intendeva, chiederei, ove gradito alla padrona di casa, di colorare la scena.
    JFK, proverbiale sostenitore del rosso di sera…


  8. Maudit moi! Vero che dovevo scrivere jungeriano e non junghiano?
    Ho macchiato il blog?


  9. @JFK: Ma no, JFK, secondo me anzi la visione mistica è forse più junghiana che jungeriana, e poi quella sulla scala non era una visione mistica, ero solo io che scendevo per la colazione, con molta classe s’intende, ma non ero neanche vestita di rosso, comunissimo top arancione

    (Quest’immagine della scala a chiocciola e della macchia rossa sul blog mi ricorda la favola di Barbablù, angosciantissima)


  10. Di rosso possiedo solo un paio di mutande, peraltro non comprate da me, e una cravatta.
    non comprerei mai un paio di bretelle rosse, dopo quelle esibite da quel prostituto di Giuliano Ferrara.
    Non oso indossare una camicia rossa per rispetto dell’epopea garibaldina.
    I jeans rossi? mah! non credo di averne mai visti.
    Giacche rosse? o giubbe? le lascio ai fiorentini.

    saluti

    JB


  11. Dal “Corriere della Sera”

    http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_05/norvegia-miglior-paese_4e6ee180-b190-11de-82d9-00144f02aabc.shtml

    Sviluppo umano: I dati, raccolti dall’Onu prima della crisi economica globale

    La Norvegia è il miglior Paese in cui vivere, il Niger il peggiore

    L’Onu: «L’immigrazione va incoraggiata. I migranti non tolgono lavoro ai locali anzi migliorano le economie»

    BANGKOK – La Norvegia ha ottenuto il titolo di migliore Paese in cui vivere, mentre gli stati dell’Africa sub-sahariana colpiti dalla guerra e dall’Aids risultano i meno allettanti. È quanto emerge dai dati delle Nazioni Unite pubblicati oggi dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) nel rapporto dal titolo «Vincere le barriere» e dedicato al tema dell’immigrazione. I dati, raccolti prima della crisi economica globale, mostrano che il tenore di vita più alto si registra in Norvegia, Australia e Islanda, mentre Niger, Afghanistan e Sierra Leone sono i fanalini di coda in termini di sviluppo umano. L’Italia, inserita nella categoria degli Stati ad altissimo sviluppo umano, è al diciottesimo posto. La sua posizione, a partire al 1980, è piuttosto stabile, a dispetto di Spagna e Irlanda, tra i Paesi europei avanzati più rapidamente (guarda le classifiche). Piuttosto bassi gli indicatori dell’istruzione – l’Italia è al 30° posto per risultati scolastici con il solo 10,1% della popolazione (oltre i 25 anni) in possesso di titolo universitario – mentre, tra i Paesi industrializzati, l’Italia è al 12° posto per tasso di crescita dell’immigrazione. L’indice del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo è stato calcolato utilizzando dati del 2007 sul Pil pro capite, sull’istruzione e sulle aspettative di vita, e sottolinea marcate differenze tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.

    I MIGRANTI – I migranti dunque costituiscono una spinta allo sviluppo, costano poco o nulla, non portano via posti di lavoro alla popolazione locale. Gettando nuova luce su alcuni luoghi comuni errati, il rapporto sullo sviluppo umano redatto dall’Undp parte da un presupposto: un miliardo di persone – una su sette – migra, ma di queste, meno del 30% si sposta in Paesi stranieri. I migranti interni sono 740 milioni. Solo il 3% della popolazione africana, ad esempio, non vive nel proprio Paese di origine. Inoltre, tra coloro che emigrano all’estero, soltanto poco più di un terzo si muove da un Paese in via di sviluppo a paesi industrializzati. L’analisi, quindi, analizza gli effetti positivi della mobilità: i migranti favoriscono la produttività economica, non portano costi rilevanti alle finanze pubbliche dei Paesi ospitanti, esercitano di rado effetti negativi sui lavoratori locali. Eppure, evidenzia il rapporto, gli ostacoli alla migrazione, in particolare a quella dei lavoratori con scarse qualifiche, restano. I governi tendono ad essere piuttosto ambivalenti, riservando loro trattamenti che spesso lasciano a desiderare.

    05 ottobre 2009


  12. @Josif B: Come mai nessuno possiede mutande rosse comprate da sè medesimo? E cosa spinge un essere umano ad acquistare mutande rosse per un altro essere umano? Mah.
    Secondo me, invece, un bel maglione rosso ti starebbe bene.

    Sì, stamattina alla radio ho sentito che vivo nel paese dove si vive meglio al mondo. PIL, istruzione e aspettativa di vita sono i dati alla base, sicuramente non i giorni di sole all’anno, ma sicuramente se avessero chiesto alla gente qui il risultato sarebbe stato lo stesso: si vive molto bene qui, forse troppo bene.
    (È singolare che proprio oggi il mio compagno sia partito per l’Uganda per l’inaugurazione di una centrale elettrica finanziata dal governo norvegese, a proposito di Norvegia e paesi dell’Africa subsahariana).

    Sui migranti, quelli che dici tu sono i fatti. I miti, invece, sono quelli propagati da chi ha interesse a farlo.


  13. Me le ha comprate mia moglie… con un paio gialle e una serie di altre paia di colori assurdi, perché voleva buttare via tutte quelle che mi ero comprato io prima che non le piacevano (tra l’altro non mutande ma boxer).-.-.-.-.

    Un maglione rosso in effetti ce l’ho. ma preferisco quello giallo, è più caldo

    Uganda. regalaregli centrali elettriche è molto nobile, forse servirebbe che imprassero a costruirsele (e fossero in grado finanziariamente di farlo) da soli


  14. @Josif B: Come siamo finiti a parlare delle tue mutande?

    Dubito che la centrale sia impacchettata in carta regalo col nastro rosso, più che di un regalo si tratta del frutto di una collaborazione allo sviluppo, ma sicuramente l’ideale sarebbe quello che dici tu. In attesa di arrivarci, forse è utile anche che la gente abbia la corrente elettrica.


  15. pensavo che tutto l’universo ruotasse intorno alle mie mutande… o no? 😉

    la centrale infiocchettata con il nastro ROSSO. una immagine da film di Kusturica!

    beh, può darsi che sia utile che la gente abbia la corrente elettrica. Ma se non ha le prese in casa o qualcosa da connettere alle prese o nemmeno una casa, forse sarebbe più utile iniziare dall’acqua…


  16. Cioè secondo la tua teoria di rotazione universale dell’universo, il big bang sarebbe avvenuto proprio lì?

    😀

    Vedi, dal rosso fuoco siamo passati al blu delle turbine idroelettriche, perchè di acqua si tratta. L’acqua a Bugoye ce l’hanno…

    Le mutande, spero anche. Ma, spero, di un altro colore.


  17. “…avevan lo stesso identico umore
    ma le mutande di un altro colore…”


  18. Come dicevo giorni fa a Zauberei: ognuno ha i lettori che si merita…


  19. dalla campagna “Sdebitiamoci!” a “Smutandiamoci!” il passo è breve

    JB


  20. Cara arte, quel mattino eri una regina, ed il il tuo devoto camerlengo, altro che classe! 😉


  21. Ecchime!
    Io ho comprato un gileretto rosso da poco da sovrapporre a una situazione completamente nera. Che io il rosso preferirei usarlo in guisa di bandiera.

    Non tutta rossa la bandiera, che dopo un po’ me fanno male l’occhi, ma almeno a quadri si.
    almeno.


  22. Non che in Junger non vi siano aperture mistiche. La stessa generalità dell’osservazione riportata nel post è su un piano liminale tale, da porsi nei pressi dell’indeterminato. Tuttavia di fronte all’aggressione che l’indeterminato compie nei confronti della vita, Junger non si pone in un atteggiamento contemplativo, quindi mistico, ma cerca di strappare lembi alla terra di nessuno, perlopiù facendo riferimento al vasto regno delle corrispondenze secondo un ottica morfologica di tipo Goethiano, se non ancora antecedente ( i naturalisti Linneo, Fabre ).
    Quindi la sopraindicata considerazione sul rosso si fonda sull’osservazione e sull’esperienza delle evidenze.

    L’esperienza del rosso ha come prima conseguenza due tipi di corrispondenze; quella che è propria del rosso stesso rispetto a tutto lo spettro dei colori, e quella che si evince nel rapporto con gli altri colori, fra i quali comunque si presenta con una veste speciale.
    Vi sono esempi in natura, in particolare nelle forme arboree in cui esso vibra in modo tale ( si potrebbe dire che appare talmente saturo) da eliminare ogni effetto di profondità di campo. Osservando poi i petali di certe rose , o i papaveri in un campo di grano si nota come questa vibrazione impedisce che le superfici siano interessate da riflessi di colori differenti.
    Non è un caso che nei colori pigmento, il colore corrispondente opposto al rosso sia il cyano, ovvero quell’azzurro che nella prospettiva del colore indica il sempre più accentuato evidenziarsi della profondità di campo che il rosso con il suo vibrare elimina.
    Questa opposizione-corrispondenza trova un suo compimento nel fatto che la saturazione estrema del rosso vada a disperdersi naturalmente nell’ombra, quindi nel nero, mentre l’azzurro va disperdersi naturalmente nel bianco, che è il compimento del suo stemperarsi di cui sembra un anticipazione.

    Sempre in natura il rosso è perlopiù segno di attrazione o di avvertimento, a seconda dei casi. Comunque, si pone sempre su un piano di accentuata visibilità, e per quanto il suo presentarsi sia frequente, resta sempre un eccezione. Esso non appartiene alla percezione più immediata del campo, ne è una conferma di ciò, la scelta delle tinte delle chiazzature delle mimetizzazioni militari, che vanno dal blu, all’azzurro, al grigio; dal verde, all’ocra, al giallo, fino al marrone, ma nelle quali il rosso è assente.

    Per tornare all’indicazione Jungeriana del rosso come preannunciarsi di ciò che è nascosto, un interessante esempio è l’antica credenza che oltre l’azzurro del cielo vi fosse un cielo nascosto il quale corrispondeva alla spiritualizzazione della materia – terza fase alchemica- ,che si presentava di un rosso acceso fiammeggiante (evidente annunciarsi di una presenza ulteriore dietro di esso).
    V’è n’è uno splendido esempio nel soffitto del battistero romanico di Parma.

    Ovviamente , a partire da queste osservazioni, si possono fare una indefinita serie di osservazioni e considerazioni ulteriori su svariati campi e a svariati livelli.


  23. proprio ieri ho letto che sta per uscire in tutto il mondo, in Italia da Bollati Boringhieri, il “libro rosso” di Jung…

    e poi c’è anche l’agenda rossa di Borsellino, ora un simbolo dell’IdV…


  24. (Davvero hai comprato Jung Francesco.
    Ah ciò mi è di conforto:))

    Ma senti, sto libro rosso da chi è introdotto?

    Pardon artepilla.
    Ce lo sapevi che sono junghiana benchè anomala?


  25. @JB: …pietà…

    @Ady: Il camerlengo! Per l’occasione ti nomino anche mio Gran Ciambellano, non so cosa faccia un Gran Ciambellano ma spero che faccia le ciambelle, e che me ne offra.

    @Zauberei: Una bandiera rossonera, praticamente. Forse su questo blog dovremmo iniziare a parlare di calcio. Io non lo sopporto, ma tanto ormai…

    Però, carino il gilet rosso.

    @Mauro: Parto dall’ultima tua frase: “si possono dare una indefinita (intendevi dire infinita? perchè entrambe le cose sono vere – infinita e indefinita, nel senso di non ancora definita o indefinibile) serie di osservazioni e considerazioni ulteriori su svariati campi e a svariati livelli”

    È vero.
    Prendiamo Linneo, che naturalmente mi affascina da sempre in quanto Grande Sistematico. Durante un soggiorno a Uppsala l’autunno scorso vivevo in un albergo le cui finestre sul retro davano sul suo Tregården, il suo orto botanico, che è ancora lì, esattamente come lui lo ha creato, e fa ancora parte dell’Università. Purtroppo, essendo dicembre, non riuscivo a vedere quasi nulla del giardino, perchè ero in albergo solo la mattina presto e la sera tardi. Vedevo solo le file degli alberi, e, confusamente, le ombre dei cespugli, e la terra nera. Scrissi una poesia su quel giardino.
    Cosa c’entra in questo il rosso. C’entra. Il colore rosso, nella luce bianconera dell’inverno nordico, appare in piccolissime porzioni: le bacche della rosa canina, quelle dell’agrifoglio. Poi, esplode nel periodo dello Jol, il natale precristiano. Nascita, sangue, vita nascosta che emerge da sotto la neve. “Ciò che è nascosto”.

    Altra cosa. La profondità di campo, la relazione rosso-cyano. Pensa al sangue. Sangue ossigenato, fresco, sangue arterioso, più scuro. Roseo/cianotico. La profondità di campo come assenza di ossigeno, quindi di vita, colore e calore. La vibrazione rossa come vita, da proteggere perchè vulnerabile (vulnus = ferita).

    Altra cosa. La spiritualizzazione della materia, e mi vengono in mente certi rossi giotteschi, le nozze di Cana nella Cappella Scrovegni ad esempio, oppure la deposizione del Rosso Fiorentino che ho visto e rivisto alla Pinacoteca di Volterra, la veste rossa della Maddalena, lo sfondo azzurro cianotico della morte.

    Si potrebbero dire, effettivamente, infinite cose.

    @Francesco: Sì, e ti farebbe bene leggerlo, quel libro rosso lì. Mi garba.


  26. @Pardon te, Zauberilla, ci siamo incrociate.
    Non lo sapevo ma lo davo per scontato che eri junghiana, se avessi avuto anche solo sentore che eri freudiana ti avrei bloccato…

    Allora siamo in due (cioè saremo anche qualcuna in più di due, magari).


  27. @Mauro: “Perchè il rosso divenga visibile nella sua più nobile incastonatura, gli occorre l’azzurro come sfondo”


  28. no, calma.
    io non ho comprato nulla perché il libro non è ancora uscito.
    è uscita la notizia del ritrovamento di questo testo scritto da lui quando pensava di essere diventato schizofrenico o qualcosa del genere e allora ha scritto sta cosa e se l’è cavata per il rotto della cuffia e ora tutti lo pubblicheranno confidando nel pronto acquisto da parte di tutti voi.
    per quanto mi riguarda ho avuto una storia piuttosto passionale anni fa con una tipaccia che aveva un gatto chiamato così, Jung.
    lei mi costrinse in pratica a leggere quella specie di autobiografia chiamati “sogni e non so cos’altro…” che sinceramente trovai piuttosto noiosa ma portai a termine un po’ perché sono un testardo che porta a termine (quasi) tutti i libri e un po’ perché se no la suddetta tipaccia mi tirava in testa qualcosa.
    ecco, questo più o meno è ciò che mi lega a Jung.
    di quello che penso sulla psicoanalisi in generale rimando al mio celebre post (e relativi commenti):
    pro e contro la psicoanalisi

    quanto alla tifoseria io sono marxista tendence Pasolini (o Groucho alla bisogna), freudiano tendence Benasayag (o me stesso alla bisogna) e Debussyano assoluto.


  29. @Francesco: Sì, il post che facesti tu sulla psicanalisi è molto interessante. Ampiamente commentato, non ho altro da aggiungere, se non che mi dissocio dal titolo “pro e contro la psicanalisi”, che è fuorviante come la maggior parte delle cose che scrivi tu, e quindi ti rappresenta perfettamente.

    L’autobiografia di Jung “Träumer, Erinnerungen, Gedanken” è stata una delle pietre miliari della mia formazione personale, mi ha aperto per così dire un mondo. Tu l’hai trovato noioso!

    In base alle ultime tue affermazioni, poi questa commissione sta prendendo in considerazione l’ipotesi di bloccarti a vita da questo blog. Ma puoi ancosa “salvarti” se cambi idea e vieni sabato prossimo.


  30. Nascita, sangue, vita nascosta che emerge da sotto la neve. “Ciò che è nascosto”.

    Così scrivevi, a proposito del colore rosso, terminando con l’affermazione che si potrebbero aggiungere infinite considerazioni.
    Per associazione, m’è tornato alla mente uno dei titoli di Kieslowski, film Rosso appunto.
    Nella trilogia, che assimila i colori della bandiera d’oltralpe al motto della Rivoluzione Francese, una scena si ripete con le stesse dinamiche, ma finale diverso.
    Una donna anziana e ricurva tenta inutilmente di depositare i rifiuti nel contenitore troppo alto.
    Se, nelle precedenti pellicole, il gesto viene ignorato o semplicemente contemplato, in Film Rosso la protagonista si prodiga nell’aiutare l’essere umano in difficoltà.
    Ricordando Kieslowski, e costringendo noi a ricordare, che la terza parola del motto rivoluzionario parla di “Fraternité” e che nessun colore, meglio del rosso, la identifica.
    Mala tempora currunt, se appunto è fra quei valori che oggi stentano ad emergere, soffocati da una pesante coltre di neve grigia.
    JFK


  31. Le gocce di sangue della mamma di Biancaneve che si punge il dito mentre cuce. Cappuccetto rosso. Ma anche la rubedo alchemica, dove il fuoco porta all’oro.
    Molti anni fa avevo, rossi, un tubino di velluto senza spalline ed un cappotto (ahssì? ecchissene…)


  32. JFK: Sai che io purtroppo della trilogia ho visto solo il film blu? (bellissimo, peraltro)

    Il rosso della fraternità, non è poi quello stesso, forse banalizzato, dell’amore? Che poi è l’energia che anima la materia? Non è quello stesso rosso di cui si parlava prima con Mauro, ciò che vibra?

    Ciò che (spesso) non è visibile, che è nascosto?

    È verissimo quello che dici.

    @Lophelia: (Invece mi interessa, lo vorrei anch’io un tubino di velluto rosso senza spalline!!)

    Nella favola “la regina della neve” del tuo adorato Andersen, nella terza storia per la precisione, la maga cattiva fa scomparire SOTTO TERRA tutte le rose rosse del giardino, perchè teme che facciano tornare in mente Kay a Gerda, che lo sta cercando, e che la regina della neve ha rapito.

    Le rose rosse che ricordano a Gerda l’amore per Kay, ciò che è nascosto (letteralmente, sepolto).


  33. “mio adorato” in senso ironico, sia chiaro per tutti, lui e le sue scarpette rosse (appunto).


  34. Si, adorato era ironico, ho dimenticato le virgolette, scusa.
    E naturalmente avevo pensato alle scarpette rosse, come no.


  35. … però io invece ho questa cosa morbosa per Andersen, ho persino fatto un pellegrinaggio sulle sue tracce a København, perchè a me quelli che mi fanno piangere a torrenti mi attirano, sono malata lo so.

    (Sto parlando di autori, non di uomini, malata sì ma insomma che diamine)


  36. Andersen catartico.


  37. che differenza c’è tra Artemisia e Arte64?

    chiedo scusa, non disturberò più le vostre elevatissime conversazioni.

    JB


  38. @Lophelia: Esatto, è esattamente quello il punto.

    @Josif: Oddio è vero, c’è uno sdoppiamento della personalità…
    Arte64 è il mio nome su WP, Artemisia è il vecchio nome su blogger e a volte mi dimentico che ho cambiato casa.

    Chi ha detto che disturbi?
    E quali sarebbero queste conversazioni elevatissime?

    Anzi, io ripensando alle mutande rosse sono giunta alla conclusione che c’entrano moltissimo nel discorso: il rosso “nascosto” (almeno per chi non va in giro in mutande), usato con parsimonia (almeno, lo spero per te), e sicuramente legato alla passione e alla tensione.
    E qui il cerchio si chiude perchè con la tensione e l’energia si torna al discorso della produzione di elettricità, alla centrale elettrica, e dunque allo sdebitamento e quindi allo smutandamento.

    Vedi che tutto torna?
    🙂

    Forse è ora di passare al prossimo post.


  39. e chi ha detto che non va in giro in mutande????
    😉

    JB


  40. Come rispettabile uomo d’affari boemo sarei interessato al business della produzione e sfruttamento dell’ energia pulita e rinnovabile.
    La fonte che proponi è molto originale e i costi di produzione, invero, estremamente contenuti.
    Se poi consideriamo che un paio di mutande rosse è il capitale di rischio iniziale, sono pronto a finanziare l’idea, intuendone il potenziale di applicazione su base planetaria.
    JFK


  41. @JB: O_O

    @JFK: No, qui il potenziale di applicazione è addirittura su base interplanetaria, per non dire galattica, universale!
    L’investimento del secolo.



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