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Aspettando o ricordando

16 settembre 2009

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La gente vive per anni ed anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi non sei nè triste nè felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. È semplicemente lontana.


Alessandro Baricco, “Questa storia”

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36 commenti

  1. bisogna fare in modo di aumentare la durata della vita vera.
    io credo di averlo capito e almeno per una parte della mia vita credo di aver fatto in modo di essere meno “lontano”.
    mi manca solo un tassello, quello relativo al lavoro, ma ci sto lavorando.

    non considero baricco un genio, peró alcune delle cose che scrive colpiscono proprio nel segno.


  2. baricco è un blogger ante litteram.
    e nemmeno dei migliori.
    oppure è l’ispiratore della maggior parte, la peggiore, dei blog italioti.

    in confronto Kaurismaki è Shakespeare.


  3. io credo di essere spesso lontana…altrove


  4. @Henry: Sai che questo commento era finito tra lo spam?
    O_O
    come si spiega?

    Sono d’accordo con te, essere presenti, fare il più possibile CIÒ PER CUI SI È NATI. Capirlo, soprattutto.
    Però esiste anche il desiderio di lontananza, l’attesa, la nostalgia. È che bisogna gestirli, se no si vive una vita “parallela”.
    Io so che tu mi capisci.

    @Anonimo: Pensa che io ho un amico che odia Baricco, che combinazione. Te lo dovrei presentare.

    @Zefirina: Lo so, per questo spesso da qualche parte ci incontriamo.


  5. M’è venuto in mente un consiglio di lettura per Anonimo:
    A proposito di geni finlandesi, ti consiglio, se non l’hai letto, Arto Paasilinna. Fa morire dal ridere, specialmente “Suicidio collettivo”.

    🙂


  6. Si vive solo negli anni in cui facciamo quello per cui si è nati…
    ma ci sono gli ANNI in cui lavoriamo per capirlo e quelli non sono di attesa né di ricordo e sono anni felici o dolorosi, ma sono vissuti.
    Baricco spesso è efficace, in questo caso ha fatto il furbo.

    ps comunque pure io sono lontano e la foto è bella


  7. due anime che vagano….


  8. @Mucca: Io però non riesco a vedere questi movimenti della coscienza come “anni”, li vedo come un oscillare continuo tra il “qui e ora” e l'”altro”. L’attenzione al qui e ora è una conquista, almeno per me, richiede impegno. Ma l’altro è un’esigenza fortissima. Arrivare a conciliare i poli, forse, il lavoro di una vita.

    La foto l’ho fatta da Hawelka a Vienna, luogo di ricordo e attesa per eccellenza. Forse uno dei pochi luoghi dove ho percepito un senso di appartenenza.

    @Zefirina: Due anime del Purgatorio, due anime in pena…

    😉


  9. ecco, sì, la foto è bella.
    e il tuo post dell’anno scorso su quel luogo, il suo padrone il figlio etc etc, in confronto a baricco era degno delle pagine migliori di Joseph Roth.
    tanto è vero che io ancora me lo ricordo mentre di queste banalità baricchesche, spacciate per grandi verità o grandi non-verità che magari potrebbero esserlo ma magari no, tra una settimana mi sarò già dimenticato.

    l’amico dell’amico di quello che odia baricco.


  10. Io pure ho un’antipatia conclamata per il Baricco, e si è vero che ispira molti blogger. Non tutti Dio menestrello.
    Perdonami Artelilla. Ma ecco, mi irrita del Barricco questo farti sentire tannnto profondo, e sensibbilerrimo, con onestamente due centesimi.


  11. @Anonimo: Vedi che vi conoscevate, io me lo sentivo quasi…

    Il complimento su Joseph Roth lo prendo lo incornicio e lo metto qui sulla mensola del caminetto di Pioggia Blu.Indovina chi è andato in pellegrinaggio alla Kapuzinergruft, proprio lì vicino a Hawelka, in onore di Roth…

    @Zauberei: Va bene, va bene, non vi piace Baricco, ma in realtà poi neanche a me piace poi tanto, solo che per uno di quei meccanismi perversi del blog mi ritrovo qui quasi a difenderlo, e non era questo quello che volevo.

    Mettiamola così: dimenticatevi chi è l’autore della citazione. Non ha importanza chi era. Io volevo problematizzare il contenuto.

    (di che ti devo perdonare scusa? comunque, io ti perdono!)
    🙂


  12. j’adore Zazou…


  13. Sì, ecco.


  14. Ma tu guarda! Avevo l’ analista ad un isolato di distanza e non me n’ero accorto.
    In effetti è qualche mese che, in sempre più folta e svariata compagnia, stiamo aspettando e ricordando.
    Che passi e com’ erano giorni felici, quando si poteva costruire ciò per cui siamo nati:
    sì, sempre loro, gli ingranaggi ( lo so che sono monotono, avrei potuto dire cultura, spettacoli o libertà d’informazione, ma quello so fare e mi rende felice )
    Sono gli stati d’animo, che non riesco a collocare.
    Tristezza, felicità, lontananza.
    C’è ancora in giro un po’ di sana e pragmatica incazzatura?
    Possiamo ragionarne da Hawelca, c’è posto a quel che vedo.
    Condivido il giudizio sulla foto, la prima come questa, quel luogo comincio a sentirlo familiare.


  15. Di Baricco ho amato all’inverosimile “Oceano mare” e anche “Castelli di rabbia” non mi è affatto dispiaciuto.

    Non credo comunque sia stato lui a dire: “invece di cercare il modo di allungare la vita, meglio sarebbe trovare il sistema per allargarla” che mi sembra molto in tema con il tuo bel post.

    Ciao 🙂


  16. il libro che hai citato mi ha fatto morire dal ridere, ora sono passata ad un altro nordico Larsson Björn


  17. più che le parole di Baricco condivido quelle di Mucca (scusate, oggi sono incapace di pensiero autonomo). Bella la foto, tua?


  18. accc, ho letto ora dove l’hai fatta, l’avevo detto che oggi proprio.


  19. @JFK: Commento enigmatico, anzi direi ermetico…

    Comunque sia, da Hawelka un giorno o l’altro ci troveremo davvero, tutti noi di Pioggia Blu. Io lo frequento spesso, mentalmente almeno.

    @Enico: Non so chi l’abbia detto, ma non sono stata io!

    🙂

    @Patty/Zefi: Bjørn Larsson non fa ridere, però in compenso a volte fa piangere, e mi piace molto.

    (a me questo nick Nonnapatty associato a te mi fa impressione, ma sicuramente è un problema mio!)

    😀


  20. @Lophelia: Vabè, nessuno condivide l’opinione di Baricco, che poi sarà un personaggio che parla e forse non lui, nessuno lo sopporta nè lo legge, e anch’io sono in parte d’accordo con Mucca, però…

    però…

    torno a dire che non sono anni, sono attimi, periodi, fasi. Sicuramente, l’indirizzo da prendere è quello della presenza nell’attimo, e non nella fuga nel passato o in un ipotetico futuro.

    Ma malinconia, desiderio, sogno, Sehnsucht, nostalgia, anelito, insomma io non butto via nulla.


  21. Mi piace quando la “discussione” torna ad essere un classico del blog: «diciamo la stessa cosa ma con parole diverse!» 😀

    I miei anni erano riferiti alla frase di Baricco, per questo dicevo che è furbo, perché non possono esistere discontinuità tra le fasi di comprensione dell’io da quelli del ricordo o dell’attesa e gli uni danno senso agli altri. E così la felicità come anche il dolore sono trasversali e li attraversano tutti quei momenti, che pure io tendo a non buttare.

    @arte, potresti chiamare questo blog: Pioggia blu e il mito di Hawelka 😉


  22. io lo chiamerei direttamente HAWELKA, pioggiablu che vuol dire in fondo?


  23. @Mucca: Nooo, non dire “stiamo dicendo la stessa cosa”, mi fa tanto Splinder!

    😀

    Il resto del tuo commento lo sottoscrivo in pieno, anzi avrei voluto averlo scritto io, perchè era questo che intendevo.

    Lo so che sono fissata con Hawelka, anzi un po’ cotta di Herr Hawelka, tanto che stavo pensando

    1) di andare a Vienna a fargli gli auguri per i suoi 100 anni nel 2011, e

    2) di chiamare questo blog…

    @Anonimo: … “Da Hawelka”!

    Pioggia da Hawelka sa di tetto da rifare, ma “Da Hawelka” potrebbe essere un’idea.

    Comunque non capisco perchè fai tanto l’Anonimo, ogni tanto hai di questi vezzi…


  24. più che “Da Hawelka” potresti chiamarlo “Al trove”

    e siamo ancora in tema 😀

    (devo averlo ridetto, però…)


  25. Altrove è bello, ma Da Hawelka è più bello ancor.


  26. … casomai mi aiuteresti con l’immagine?

    😉


  27. io propongo “Chez Hawelka” che è più chic…

    Francesco


  28. Una citazione , è un’a appropriazione. Quando scriviamo, ci esprimiamo; “lasciamo andare”, e questo perfino Baricco lo fa.
    Quindi quando citiamo non necessariamente diventiamo del partito di chi abbiamo citato, non è detto appunto, che citando si assumano ne le idee, ne lo stile del citato, tuttavia è nostra prerogativa di appropriarci del senso delle parole citate, e ciò e ancora di più quando questo ci porta ad altro. E’ vero poi,che chi scrive molto è difficile che alla fine non scriva almeno qualcosa di citabile (perfino Baricco).
    La mia impressione è che questa citazione abbia molto a che fare con l’atmosfera della fotografia pubblicata, presa di per sé infatti costringe la padrona di casa ad un chiarimento, ad una rettifica; e dagli “anni” si passa agli “attimi”. Tuttavia il tema dell’attesa associato a quello del ricordare è piuttosto interessante, alla luce poi della parte finale della frase di Baricco, che mostra una curiosa immagine.

    Vorrei accennare qui ad un diverso tipo di attesa (ci sono molti tipi di attesa, lo sappiamo), quella che si verifica nella caccia (qualunque genere di caccia vogliate considerare).
    Nella caccia, la maggior parte del tempo passa nella posta della preda, ovvero in una forma di attesa attiva. I nostri sensi sono desti vigili; lo sguardo si rende più penetrante possibile, ricordare, e forse perfino pensare diviene una distrazione. Siamo nel campo dell’azione, quindi del massimo della vicinanza.

    A proposito del ricordo, ho spesso la sensazione che esso non abbia necessariamente a che fare con la memoria. L’immagine di Baricco sembra confermarlo, giacchè a partire da quella immagine sembra che vivere nei ricordi sia un modo per occultarsi all’”approssimarsi”.
    Mi spiego : tutti noi viviamo implicitamente una forma di attesa che, a prescindere da tutto quello che ci può capitare, è l’unica cosa certa che ci aspetta: ovvero la morte. Questo sapere, o sentire, che io chiamo l’approssimarsi, non è il semplice aspettare la morte ( come chi, ciecamente si pone nella lontananza dei ricordi, che è una lontananza dalla vita) bensì è una prerogativa che ci rende desti alla nostra condizione, e intendiamoci, non c’è niente di più vitale che esser desti.

    La memoria come forma attiva del ricordo, ce la ricorda la padrona di casa quando cita il termine sehnsucht , che indica un associazione nostalgia-trapidazione, e che porta il nostro sentire e il nostro pensare su un piano attivo, per cui quando agiamo (agiamo!) sul ricordo sotto l’egida di questo particolarissimo sentimento, la nostra, diviene una perlustrazione, e come si sa, lo scopo di ogni perlustrazione è l’avvicinamento.


  29. Mauro, quello che scrivi chiude il cerchio, come sempre, per poi centrarlo in pieno (e ho smesso di chiedermi come fai).

    In realtà questo post parla esattamente della nostra mortalità, e forse in questo senso la citazione è una falsa pista se non connessa alla foto (a al luogo dove è fatta, che è un luogo senza tempo).
    La Sehnsucht, l’aspettare e ricordare, è sicuramente relazionato alla morte, e quindi contemporaneamente è una riflessione sul nostro essere al mondo e sulla necessità di affermarlo ora, nel momento (che è il presupposto per una vita autentica). È quello che Nietsche, e poi Heidegger, chiamano “Freiheit zum Tode”: non libertà di morire, ma essere pronti a morire vivendo la vita pienamente. E questo lo si può fare solo se si vive la vita come “Vorlaufen in den Tod” (anticipazione della morte), per restare con Heidegger, oltre che con Mucca (“L’uno dà senso all’altro”).

    (E qui spero davvero che nessuno scriva che Heidegger era un porco perchè scopava la Arendt, oltre che un antisemita, perchè anche se è tragicamente vero, non c’entra per niente).


  30. Devi vedere con quanta veemenza sottolineai quel passaggio… Riuscire a fare cio’ per cui si e’ nati e’ l’impresa di una vita. Pochi riescono, se non per istanti (intensissimi, certo), altro che anni.


  31. @Fabio: Vuoi forse dire che tu hai… letto… Baricco???
    Non me lo sarei MAI aspettato da te, e pensare che ti stimavo. Che dirà ora il nostro Anonimo?

    😉


  32. ognuno è libero di barincoglionirsi come vuole e anche gli anonimi hanno le loro debolezze…


  33. Gli anonimi vanno ignorati.

    Peraltro si’, credo di avere letto un po’ tutto quello che ha pubblicato. Qui un post su Oceano mare, dai polverosi archivi della baita engadinese:

    http://fabiocalling.blogspot.com/2007/12/perche-lo-fi.html.


  34. @Anonimo ignorato ma non ignorante: Barincoglionirsi mi piace, è bradifanesco!

    😀

    @Fabio: Io mi aspetto quasi che tu un giorno da quegli archivi tiri fuori roba tipo il manoscritto originale del vangelo apocrifo secondo Maddalena, il Santo Graal, la lista della spesa della governante di Mozart, non so, c’è veramente di tutto in quegli archivi, addirittura tutti i commenti che ti ho fatto io, roba da blocco del commento (ma con me ci vuol ben altro)


  35. Ciao Artemisia….d’accordissimo con il tuo post e con Baricco….anch’io forse in questo lungo periodo di assenza…un po’ da tutto e da tutti, non ero nè triste nè felice…forse aspettavo cosa? Ancora non lo so, so solo che oggi sono tornata a frequentare un po’ il web..e per ora mi basta, ti saluto con affetto e ti auguro di passare un buon fine settimana.
    Franca


  36. Ciao Franca, bentornata, per quanto e come vuoi, sul web. L’importante è che basti a te.
    🙂



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