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Incipit

7 settembre 2009

Post mai finiti, mai pubblicati, incompiuti, mozzichi di post, pezzi di vita, inizi e indizi.


Le pareti sono bianche. Alla mia sinistra c’è un quadro che rappresenta dei fiori anche quelli bianchi, e carnosi. Potrebbero essere delle camelie, ma per esserne sicura dovrei spostarmi, e non posso. Non posso perchè le mie gambe nude penzolano da questo assurdo trespolo, e aspetto increspando le dita dei piedi che la porta si apra ed entri l’uomo che ha detto “si spogli”, capelli d’argento e camice azzurro, occhi azzurri e gelidi come i suoi strumenti.


C’erano le facce nella graniglia del pavimento di cucina. Alcune bonarie, altre minacciose, altre ancora infinitamente mutevoli a seconda delle ore del giorno, della luce e del mio stato d’animo. C’erano le faccefacciata, gli occhifinestra a volte socchiusi sotto le lunghe cigliapersiana, chiusi di sonno la notte o sbarrati a primavera, le portebocche sorridenti o arcigne di battenti d’ottone come i grossi orecchini delle signore altissime in coda dal macellaio.


Have my love, it fits you like a glove. Join my dream, tell me yes. Bail out, should there be a mess. The pieces you don’t need are mine.


Da qualcosa che sto mangiando estraggo delle pietruzze di colore scuro, minerali forse. Ce n’è una macchiata a metà di catrame o petrolio, sembra uscita dal mare. La faccio vedere a Maria. Il paesaggio è desertico, grandi canyon rossi. Su un’altopiano c’è una gigantesca pompa per l’estrazione di qualcosa, enorme, come un mostro, sale e scende con un tonfo fortissimo, lento, profondo. È il mio cuore? Non una presenza umana, tutto sembra abbandonato. Senso di inquietudine, ma non di paura.


Uomini e reggiseni, le antinomie della ragione. Li amano, e non sanno usarli, nel senso che non sanno sganciarli. Non importa il tipo d’uomo o di reggiseno, non importa l’età, il gancio, l’apertura anteriore o posteriore, la nazionalità, il colore della pelle o del pizzo, il titolo di studio, il prezzo, la misura o la professione. Non ci riescono mai, e se non li aiuti resteranno per sempre lì a tentare, condannati ad una morte atroce.


Mi chiedo: cosa so fare? Cosa posso insegnare a mia figlia? Non molto. So scrivere pessimi sonetti. So tagliare il prosciutto sottile, anche vicino all’osso. So leggere in 10 lingue, alcune vive altre morte. So imitare la scrittura di chiunque, i dialetti di tutti. So spiegare cose inutili e obsolete come la zweite deutsche Lautverschiebung o le regole del dressage. Non so, però, lavorare a maglia, far lievitare la pizza, cambiare le gomme della macchina, nè far schioccare le dita.


La vena più sottile, la più nascosta, va sedotta a dimenticare i traumi del passato, l’ago della chemio, quello, più robusto e greve, della trasfusione, quello sfacciato del prelievo. La vena si rimpiatta. Va accarezzata dolcemente, dove tutto lascia supporre debba trovarsi, e lei emergerà timida, e la carezza dev’essere lieve e misurata, o la spaventerebbe. Non va guardata troppo, ma palpata con un alito di polpastrello. E l’ago deve penetrarla deciso, ma delicato, nell’angolazione esattamente perfetta, e riposare unito a lei, portandole l’oblio.


Il mio corpo è coperto di bocci quasi dolorosi, pronti ad esplodere in fiore, se solo mi guarderai.


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16 commenti

  1. ci si perde tra gli incipit dei tuoi pensieri ma è un bel vagare


  2. Un bel vagare, sì. Mi viene da chiamarli “aborti del pensiero”. Concepiti, cresciuti fino a un certo punto, ma mai completamente partoriti…
    Per la cronaca: far lievitare la pizza è facilissimo!!
    E mi piacerebbe vederti alle prese con il pescarese: quello sì che è difficile per chi non è autoctono 😉
    un bacio
    Ady


  3. @Zefi: Sapessi a volte come mi perdo io nei miei pensieri… da non uscirne più.

    @Ady: Scommettiamo che in due giorni imparo il pescarese a livello autoctono?
    Che ci vorrà mai?

    (aborti del pensiero è orribile, caro Ady)


  4. Non son cose che si dovrebbero dire, ma ho conosciuto un uomo che sapeva sganciare il reggiseno con un unico gesto di una sola mano.

    Sai imitare la scrittura di chiunque? questa cosa è inquietante:)
    Belli i versi in inglese, li immagino di molto tempo fa e di un’altra vita, non so se sbaglio.


  5. Incipit per incipit.
    Senza darne spiegazione prese in mano lo scrigno di cuoio e velluto e ne rovesciò il contenuto di perle bianche e nere, coltivate e naturali, di fronte alla sorpresa del mondo.
    ” Ognuno si serva liberamente dei miei gioielli e per una volta si disegni la montatura preferita.”
    Osservate alla luce e soppesate una ad una, eeeh, la scelta non è facile e la perla accantonata diventa un istante dopo la più desiderata.
    Tuttavia, poichè anche uno stimato uomo d’affari boemo ha coltivato almeno un giardino, non è azzardato prevedere che quello sui bocci sarà in assoluto il più montato.
    JFK, cercatore di perle mancato.


  6. @Lophelia: Invece son cose che si dovrebbero dire, e diciamolo!
    😀

    È anche possibile che io abbia sempre scelto un campione non rappresentativo di tipi particolarmente imbranati o abbia sempre reggiseni particolarmente complicati, insomma ci sono degli aspetti metodologici che andrebbero chiariti prima di giungere ad un risultato scientificamente presentabile.
    Capirai che il post nella sua interezza non era pubblicabile, non sai quante riviste scientifiche me l’hanno rifiutato.

    😉

    I versi in inglese sono bellissimi, non per niente non sono miei ma di George Harrison, Cloud 9

    Have my love
    It fits you like a glove
    Join my dream, tell me yes
    Bail out should there be a mess
    The pieces you don’t need are mine

    Take my time
    I’ll show you cloud nine
    Take my smile and my heart
    They were yours from the start
    The pieces to omit are mine

    Have my love
    Use it while it does you good
    Share my highs but the times
    That it hurts pay no mind
    The pieces you don’t need are mine

    I’ll see you there on cloud nine

    Take my hope
    Maybe even share a joke
    If there’s good to be shown
    You may make it all your own
    And if you want to quit that’s fine
    While you’re out looking for cloud nine

    (oddio mi sento Josif Brodskij!!!)

    @JFK: Sai evocare immagini di grande efficacia.
    (Perchè poi, mancato?)

    🙂


  7. Oh, era solo un ricordo di gioventù, uno di quelli che stranamente i tuoi post fanno rinascere in chi li frequenta.
    Le vacanze estive in Liguria, la passione per l’esplorazione del mare, una maschera da astronauta e due pinne da tonno.
    Le ragazzine sulla spiaggia commissionavano collane di conchiglie e, complice la scarsa ossigenazione dei neuroni e le ripetute apnee, pensavo che, se avessi trovato quella contenente la perla, la concorrenza avrebbe subito un duro colpo.
    Per la serie, tonni si nasce.


  8. george harrison? 0_0


  9. Sì!!!

    Poverino, pensa a quanto l’ho bistrattato, tutta presa da Paul Mc Cartney (faccio outing, per chi, a differenza di te, non si è dovuto subire questa mia mania di Paul per anni, in gioventù).

    Invece George era bravo, un bravissimo autore.

    Comunque su Cloud 9 farò un altro post, ma è un’altra cosa, vedrete. Un altro tema.


  10. Cloud 9!!!


  11. Lo so, è brutto davvero, ma è la prima cosa che mi è venuta in mente…


  12. @Mucca: Anche quella!!! Eh ma allora siamo sintonizzati ultimamente!

    @Ady: Succede. A volte i post hanno un effetto Rohrschach.
    🙂


  13. io coi reggiseni bypasso il problema, infilo delicatamente le dita sotto e poi li sfilo senza sganciare nulla.
    un po’ rude ma ha il suo effetto…


  14. Caro Anonimo, bè, questo è un po’ aggirare il problema, mi verrebbe di dirti: non vale!
    Ma se dici che ha il suo effetto evidentemente vale.


  15. @JFK: Faccio ancora in tempo a commissionarti una collana di conchiglie? Però attento alle meduse, non me lo perdonerei mai.


  16. Faresti sicuramente in tempo, anche perché la lista d’attesa si è drasticamente ridotta.
    Il problema, se mai, è che da due anni pesco solo meduse, anzi sono loro a pescare me, con quei graziosi filamenti che sono peggio dell’acido muriatico e marcano la pelle come un tatuaggio.
    Una collana di meduse?
    Non me lo perdonerei mai.
    JFK, il Quiqueg melvilliano.



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