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Ricordo Prima Comunione

30 agosto 2009

Così si intitola il libretto. Era di mia madre, una delle poche cose sopravvissute a traslochi internazionali, divorzi, oblio di cassetti, tarme e scarabocchi di tre generazioni.

In origine era bianco, ma di quel colore resta poco: è ingiallito, mezzo sfasciato. Produzione autarchica probabilmente, l’imprimatur è del 1940. “Nulla osta”, scrive il Sac.Dott. F.Muzzarelli di Roma. Nulla osta perchè i bambini del 1940 leggano, dopo le Preghiere del Mattino, cose come questa:


“L’Inferno

È certo che l’inferno è un abisso di fuoco nel quale sono e saranno per sempre tormentati i miseri dannati. Anche in questa terra la pena del fuoco fra tutte le pene è la più terribile e più acerba: ma nell’inferno il fuoco avrà altra maggiore forza di tormentare, perchè il fuoco dell’inferno è creato apposta da Dio per essere carnefice dei suoi ribelli. Andate, o maledetti, nel fuoco eterno: questa sarà la condanna pei reprobi. (…)

II. In questa terra il fuoco tormenta il corpo di fuori, ma non di dentro: nell’inferno il fuoco tormenta anche di dentro il dannato. “Li ridurrai come ardente fornace” (sal. XX,9). Ogni dannato diventerà come una fornace di fuoco; sicchè gli brucerà il cuore entro il petto, le viscere entro del ventre, le cervella entro la testa, il sangue entro le vene, anche le midolla bruceranno entro le ossa. Che dite, peccatori, di questo fuoco? (…)

III. Esclama quindi S.Pier Damiani: Segui, peccatore, segui, disonesto, a contentare la tua carne: verrà un giorno che le tue impudicizie diventeranno tanta pece nelle tue viscere a far più grande la fiamma che ti brucierà (sic) nell’inferno per tutta l’eternità.”


L’ autore del libretto è anonimo. L’editore è la “Pia Società San Paolo” di Alba-Roma-Catania. Non sapremo mai quale sadica e malevola testa di cazzo abbia tentato di inculcare queste stronzate con tanto gusto nella testa dei bambini di quella generazione. Fa lo stesso.

Mi consola pensare che molti di quei bambini non avranno mai aperto quel libretto. L’avranno tenuto in mano quel giorno in chiesa, assieme al rosario, vestiti a festa, preoccupati forse più per le scarpe nuove, il pranzo con i parenti,  affascinati dai fiori e dalle candele o dalle trecce della vicina. So per certo che quel libretto non ha impedito a mia madre, qualche anno più tardi, di “contentare la sua carne”. E so che – forse appunto per questo – ora è in pace.

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40 commenti

  1. Datemi una lupara, saprò farne buon uso!
    Ma detto tra noi, la situazione non è cambiata poi di molto. Ora (mi si passi la volgarità terminologica) si può scopare tranquillamente ma a condizione che si produca un nuovo essere. Ma forse, questo, è ancora più volgare.
    Tristezza.


  2. qui fa molto caldo 😉
    e poi qualcuno non ha detto anche che: lo spirito è forte ma la carne è debole?????

    ecco io sono assai debole

    ot: l’ecomostro non mi ha inghiottito o meglio mi ha risputato…sono troppo coriacea


  3. @Ady: La situazione è cambiata di molto, ma bisognerebbe capire come è cambiata, e se è cambiata abbastanza (non credo).

    @Zefirina: La carne non è debole, è fortissima la carne, per fortuna.

    🙂


  4. Autostrada A4, qualche anno fa, sulla parete di un viadotto campeggiava questa scritta a caratteri cubitali:
    ” cloro al clero! “


  5. Meno male che il mio non l’ho guardato mai. Distratto com’ero, con quel tailleur pantalone blu notte che terminava sopra le ginocchia e il gagliardetto bianco sulla spalla sinistra, dall’immaginarmi un pilota di linea trancontinentale in volo verso le Americhe.
    I danni peggiori li ho subiti più avanti, per le minacce pastorali, rivolte ai colleggiali fai da te, di finire, prima ancora che infilzato nello spiedino, come i gattini che nascono ciechi e storpi.
    Non lo scrivevano sul libretto della Comunione, ma lo davano per certo ugualmente.
    Con questa, è caduto il velo ai piedi dello stimato uomo d’affari boemo.
    Vado a comprare il latte alla stalla.
    Per finire dignitosamente, come Kafka.
    JFK ti lascia erede di un sorriso 🙂


  6. Eh, con questa è caduto il velo…

    😀

    non ti senti già un po’ surriscaldato?

    (secondo me comunque tutto è da far risalire al fatto che l’autore del libercolo aveva i bruciori di stomaco)


  7. “Che bella festa, che occasione, il giorno della prima comunione, quanti parenti sono venuti, quanti gli amici e quanti i saluti. Ma c’è qualcosa che non funziona, forse mia madre che è troppo buona o la camicia che è troppo dura, ma da dove nascerà questa paura.
    La sagrestia fa profumo d’incenso, ma è proprio vero o son io che lo penso, la sagrestia fa profumo di morte, è proprio vero è persin troppo forte.
    Guarda che faccia accigliata ha il curato, mentre domanda a tutti i bambini, se sono ancor puri o se han già peccato o se han mangiato dei cioccolatini.
    Che bella festa, che occasione, il giorno della prima comunione, quanti regali mi hanno portato, che tenerezza mi han riservato. Ma c’è qualcosa che non funziona, mia madre non è stata mai più buona e questa camicia è davvero dura, perchè mi cresce così la paura.
    E tra i parenti davanti all’altare, il più tranquillo è senz’altro mio zio, che guarda le gambe delle signore, mentre io guardo in faccia il ministro di dio.”
    Claudio Lolli, Prima Comunione


  8. hai dormito male? 😉


  9. @Lophelia: Ti pareva che Claudio Lolli si fosse potuto divertire nel giorno della sua prima Comunione… naturalmente gli doveva toccare la sagrestia male aerata!

    😀

    nè poteva, Claudio, guardare le gambe delle donne come lo zio, no, lui doveva guardare il prete e rattristarsi (e rattristarci) ancora di più!

    mamma mia Claudio Lolli!!!

    @Auro: Effettivamente, sì!
    Però ho sognato tra l’altro (sempre in tema di caldo) che ero in una specie di deserto e un amico mi diceva che doveva partire per le vacanze, e non avrebbe potuto accogliermi a casa sua, ma che io – in sua assenza – avrei potuto approfittare della sua casa per bere tutta l’acqua che volevo, e la cosa mi commuoveva.


  10. embè certo, se anche a lui gli facevano leggere cose come questo libretto…
    ma alla fine ci è arrivato:
    “E quanti anni ci sono voluti, perchè da solo imparassi anch’io, a rider dei preti bigotti e fottuti ed a infischiarmene del loro dio. Ma se qualcuno mi avesse avvertito il giorno della prima comunione, avrei mangiato, avrei bevuto e forse avrei fatto persino il buffone. E avrei guardato insieme a mio zio, le gambe di chi so soltanto io, e avrei sgravato la mia avventura del peso enorme di quella paura.”

    in ogni caso Claudio Lolli in confronto all’autore del libretto era un allegrone ottimista:-)


  11. Nel libretto che tu hai riportato vengono citati dei passi delle scritture e dei santi. Questo genere di nozioni, questi avvertimenti, questi babau, sono una costante che dura da ben più di duemila anni, quindi non e solo quella generazione ad esserne interessata, ma tutto le generazioni precedenti in infiniti luoghi del mondo.
    Il poveruomo , prete o pubblicista accreditato che fosse, non era neanche l’ultimo (è un genere di scritti progressivamente , ma non completamente , caduti in disuso dopo il concilio vaticano secondo) di una interminabile sequenza di uomini che credevano e credono nell’esistenza dell’inferno, magari anche in quella che si dice: buona fede.
    La nozione dell’inferno, nel caso specifico della chiesa cattolica legata alla realtà ontologica del male è presente, come si sa, in molte religioni: nella religioni del libro, in molte forme animiste, e perfino nel pacifico buddismo tibetano ci sono degli inferni assolutamente degni di competere con quello descritto sul tuo post.

    La questione dell’inferno, pone la questione della vita dopo la morte e dell’eventuale giudizio del nostro operato in vita ad opera delle potenze creatrici.
    Se consideriamo la scherzosa riflessione sulla retribuzione carmica del tuo post precedente, essa prende in causa un principio per il quale, se i comportamenti non sono consoni ai precetti del buddismo, si accede in una vita successiva ad una condizione infera, più acutamente samsarica.

    La visione inferno-paradiso, in se stessa, sempre secondo la prospettiva della creazione o dell’emanazione divina, è qualcosa che si situa in maniera appropriata in quella che è la condizione tipica della manifestazione: ovvero, la dualità.
    L’Uno, chiamiamolo come vogliamo: Dio, Pleroma, Unità indifferenziata e via dicendo, decide di autolimitarsi ( a questo proposito è molto interessante il concetto ebraico di Tzim Tzum) diventando due.
    Non pochi metafisici asseriscono che il vero mistero non è l’uno, di per sé logico, bensì il fatto che l’uno divenga due, mantenendo però la sua unicità (è detto mistero dell’endiade).
    In questa prospettiva , paradiso e inferno non appartengono all’eternità, bensì alla manifestazione proprio per la loro natura duale.
    Taluni asseriscono (Origene ad esempio) che alla fine dei tempi avverrà l’apocatastasi, ovvero il ritorno di tutte le creature in Dio, quindi anche di chi è andato all’inferno, questo perché la misericordia divina non può non estendersi a tutte le creature. Questa dottrina ,condannata dalla chiesa, è stata ripresa di recente da eminenti quanto ascoltai teologi.
    Tutto ciò lascia indurre che perfino se esistesse per davvero un inferno ci sarebbe la possibilità di salvarsi da esso.

    Ora Artemisia, perdona la lungaggine di queste mie osservazioni, me essa mi è stata suggerita proprio dal fatto che i bambini tendono a farsi domande metafisiche, e l’accostamento di questo argomento con la loro particolare sensibilità, e con la loro peculiare ricerca di senso (ricordo un tuo post in cui tua figlia ti subissava di domande) conferisce all’argomento stesso una sorta di urgenza, ciò perché ad esso è sempre probabile che vengano esposti.

    Infine un ultima cosa. Leggendo il tuo post, nella veemenza del tono, mi hai lasciato un impressione, e cioè che per un attimo tu abbia voluto trattare tua madre (leggi proteggere) come se fosse tua figlia, e questa (per davvero) è una cosa che accade assai di rado.


  12. @Lophelia: Ah meno male, mi consolo che si è ripreso… vedi che poi le guarda, le gambe… c’è speranza anche per Claudio.

    🙂

    L’autore del libro l’ho già definito ampiamente nel post, altro che.

    @Mauro: Ho letto e riletto il tuo commento. È interessantissimo, anche se ti confesso che lipperlì il concetto ebraico di Tzim Tzum, nella mia ignoranza di cosa sia, mi ha fatto molto ridere.

    A parte questo. È verissimo che la visione inferno-paradiso non è prerogativa del cristianesimo, nè delle religioni rivelate. Ed è verissimo che ha a che fare col concetto di Male contrapposto al Bene. Che esista il male non c’è dubbio, e lo possiamo percepire come tale proprio perchè abbiamo in noi la nozione di bene. Da dove viene il male, cioè se venga o meno da Dio, dall’uomo a meno, è un discorso più complicato. La dannazione eterna io la rifiuto perchè la vedo come una vittoria definitiva del male, un limite al principio di Bene che chiamiamo Dio o con altri nomi. Questo Bene illimitato mi sembra debba essere l’essenza di ogni religione, specialmente di quella che si professa cristiana (appunto per la figura di Cristo e di tutti gli altri Cristi che ci sono stati e ci saranno).

    La cosa disgustosa di quel libretto è la visione profondamente ripugnante di un Dio sadico che gode dei tormenti dei dannati (e che lui stesso, per forza di cose, deve aver destinato alla dannazione in quanto infinitamente potente). Del resto, questa è la visione di Tommaso d’Aquino (“Le pene dei dannati sono utili perchè gli eletti ne godano”), di Agostino il Nevrotico (praedestinati sunt in aeternam ignem ire cum diabolo) e di molti altri, per cui, come dici tu, è radicatissima nella tradizione teologica,purtroppo anche, in minima parte, in quella postconciliare. Io ritengo questa concezione una bestemmia contro lo Spirito, la peggiore di tutte.

    Sull’apocatastasi poi potrei dirti molte cose, anche molto dopo Origene e Gregorio di Nissa. Qui ed ora mi limito a dirti che è una dottrina affascinantissima che personalmente condivido.
    Vorrei anche dirti che il discorso della Dualità secondo me va visto, per essere compreso meglio, alla luce della Trinità, ma qui dovrei dilungarmi troppo. Ne riparleremo sicuramente.

    La cosa singolare di tutto questo però è la tua osservazione finale su madre e figlia. È assolutamente vera, solo che non mi era chiara prima di leggerti. E ho anche capito meglio, leggendoti,il motivo profondo per cui ho messo a mia figlia il nome di mia madre (il vero nome di Maria è Maria Margherita). Proteggere mia madre attraverso mia figlia e mia figlia attraverso la ricerca di mia madre. Che poi spiegherebbe anche tante altre cose.

    Ultima cosa. Maria, dopo una sola lezione avvenuta esattamente ieri sera, si rifiuta di andare al catechismo per la Prima Comunione. E a me, anche se la capisco, dispiace, pensa te.


  13. attenzione a mettersi contro il clero di questi tempi in Italia.
    si rischia di trovarsi insieme a qualche sgradita e lugubre compagnia e specialmente parlando di carne…


  14. La translitterazione di questo termine ebraico è piuttosto vaga, Pensa che la prima volta che ne ho letto veniva chiamato Zim Zum.
    Mio figlio invece l’ho messo di fronte ad una scelta, se fare catechismo e la comunione o meno, lui ha deciso per farla, ma appena fatta ha deciso di non partecipare più alla vita della parrocchia perchè non ne sopportava l’ipocrisia.
    Oggi non di rado la domenica mattina va a messa, e la cosa non mi dispiace.
    Talvolta mi fa domande sulle scritture (credo poi pentendosene amaramente giacchè io mi dilungo).
    Tuttavia mi fa anche domande sugli extraterrestri (domande che pongono problemi metafisici di difficile soluzione) ed anche sul corano, che legge assieme ad un suo amico con preoccupante assiduità.


  15. Cinzia,
    è bellissimo il tono netto e viscerale con cui vai ad attaccare il bigotto che tentava di inculcare falsità nella mente di tua madre. Ti immagino lì, quel giorno, a strappare quel libretto insulso per lasciarla libera di vivere il bene ed il piacere. Immagino lei, bambina, nel suo vestitino, con i suoi capelli ben pettinati, che ti guarda stupita e che, timidamente, sorride senza ben capire.

    Maria Margherita….

    A casa mia puoi bere tutta l’acqua che vuoi!
    tantissimi abbracci


  16. @Francesco: Guarda, non potri essere più fuori da certi schemi mentali (e carnali).

    @Anonimo (che immagino sia Mauro, o magari il suo doppio?)
    La lezione di catechismo ieri è cominciata con un interessante esempio. Il prete ha preso in mano un telecomando, e guardando i bambini con aria furbetta ha chiesto: cos’è questo? Subito un piccolo vietnamita ha urlato: un telecomando! Bravo! ha detto il prete, passando al punto saliente: Ecco, così è con la preghiera. Quando noi preghiamo, è come premere un telecomando. Non vediamo le onde, ma vediamo l’effetto. E se l’effetto non c’è, bisogna continuare a premere, finchè Dio ci ascolta.

    Maria si è girata verso di me alzando gli occhi al cielo, e lì ho capito che piega avrebbe preso la cosa. L’ultima goccia per lei è stata quando un catechista polacco le ha chiesto: “Come ti chiami?” “Maria” “E di dove sei?” “La mia mamma è italiana e il mio babbo norvegese” “Sai recitare l’Ave Maria?” Maria la sa in italiano ma naturalmente non ha osato dirlo e si è buttata in una traduzione simultanea in norvegese, si è ovviamente incartata su “frutto del seno tuo” causando grandi risate tra gli altri bambini, e questo ha sigillato la sua decisione a doppia mandata, temo.

    Molto pedagogico…

    Stamattina però ha organizzato, in camera sua, un catechismo per orsacchiotti, con domande scritte del tipo: “Gesù era un uomo o un dio?” (la sua risposta: un uomo) “Gesù aveva amici?” (risposta: molti, ma non fidati)

    Conosco le domande sugli extraterrestri e i problemi metafisici ivi connessi. Sul corano io non mi preoccuperei, dopo un po’ si stufa, come ho fatto io.

    🙂


  17. Oibò, ho dimenticato di mettere i miei dati. Strano in genere sono lì automaticamente.


  18. @Claudia: A casa tua ho bevuto acqua, vino e il tuo ottimo caffè, che voglio di più dalla vita? Un Lucano? No, c’era pure quello!

    😀

    PS: A volte mi torna in mente quella notte in cui parlavamo di un certo tema e la tua amica argentina raccontava di quello che aveva detto alla sua ragazza “mi sembra di andare con Hitler!”

    ahahaha, ti ricordi??

    (a proposito di carne e torture infernali)


  19. «Caro Gesù Eucaristia Ti voglio tanto bene!… ma molto!… Non solo perché sei il Padre di tutto il mondo, ma anche perché sei il Re di tutto il mondo, io voglio essere sempre la lampada tua che arde notte e giorno davanti e vicino a te nel Sacramento dell’altare. Gesù io vorrei queste tre grazie la prima – fammi santa e questa è la cosa più importante la seconda – dammi delle anime la terza- fammi camminare bene, veramente questa non è molto importante. Non dico che mi ridai la gamba, quella te l’ho donata!…
    Gesù Eucaristia la maestra Suor Noemi mi piace molto e quindi le voglio molto bene, aiutala a fare tutte le cose necessarie, che tu gli vuoi far fare. Caro Gesù Eucaristia!…
    ti voglio molto bene perciò non vedo l’ora si avvicini il Natale.
    Tu fa che il cuore mio ti faccia tanta luce quando tu verrai nel mio povero cuore. Caro Gesù, farò molti sacrifici per te per offrirteli quando farò la prima Santa Comunione.
    Caro Gesù Eucaristia! …Voglio molto soffrire per riparare anche i peccati degli uomini specialmente per quelli che sono molto cattivi.
    Gesù Eucaristia ti saluto e ti bacio tua Antonietta.
    Buona notte Gesù buona notte Madonnina».

    (Lettera 33 del 16 ottobre 1936)

    Queste sono parole, più o meno coeve di quelli che vi fanno tanto schifo, scritte da una bambina romana, Antonietta Meo, morta il 3 luglio 1937 a sei anni e mezzo di osteosarcoma dopo l’amputazione della gamba sinistra.

    La stessa Chiesa che voi insultate e che anche io non riesco a capire l’ha dichiarata Venerabile nel 2007. Potrebbe diventare la Santa più giovane nella storia della Chiesa. Le sue lettere sono una testimonianza viva di cosa sia la Mistica.

    Credo ci siano cose di fronte alle quali un po’ di silenzio non guasterebbe. Se non fosse per Nennolina io oggi non saprei cos’è fede. Alla nostra sensibilità urta quel librettodel 1940. A me urtano le caterve di ovvietà e di offese che cadono sulla fede dei semplici e dei bambini.

    “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” (Lc. 10, 21).


  20. E ora ditemi – o pensate senza dirlo – pure che sono anche io della congrega della “sadica e malevola testa di cazzo”, degno della “lupara”, del “cloro” (anche se non siedo nel clero), di quei “preti bigotti e fottuti”, di quel Dio di cui occorre essere capaci di “infischiarsene” eccetera.

    Sinceramente non me ne infischia nulla.

    C’è uno spaventoso conformismo in questo anticlericalismo d’accatto. Un conformismo, questo sì, viscerale. Per cui la Chiesa è sempre nel torto, falsa, ipocrita, finta, babau, spauracchio.

    Salvo quando fa o dice cose che ci stanno bene.


  21. Caro Nicola,
    per un breve, spiazzante attimo ho pensato che avessi cominciato a darmi del Voi. Poi, rileggendo, ho capito che stavi usando la seconda persona plurale, ti stavi cioè rivolgendo ad un ipotetico “noi”, come se fossimo un fronte unico e univoco volto a denigrare Santa Madre Chiesa, di cui tu naturalmente ti fai paladino. Stai usando un espediente della retorica più spicciola, da comizio di piazza, che non si addice alla tua intelligenza.
    Lasciamo perdere il “noi” e il “voi”. Qui sono state espresse posizioni diversissime e articolate, che tu probabilmente neanche hai letto, perchè leggi in fretta, impegnato ad incazzarti, come mi sono incazzata io leggendo il libretto del testa di cazzo.

    Io posso naturalmente risponderti solo su ciò che ho scritto io, non su quello che hanno scritto gli altri, e lo faccio volentieri.

    Rispetto il tuo amore per quella bambina. L’unica cosa che la bambina ha in comune con l’autore del libercolo è l’idea che la sofferenza abbia un valore da “offrire” a Dio, idea del resto condivisa anche da Giovanni Paolo II. Quest’idea io non l’accetto.

    Questo mi rende un'”anticlericale d’accatto?” E perchè?
    Cosa vuol dire che quella povera bambina è stata fatta Venerabile? Perchè ha offerto la sua sofferenza a Dio? Tutti i bambini che muoiono di morti atroci, e professionalmente ne ho visti molti, senza mai aver conosciuto il Dio cattolico non possono diventare santi, nè venerabili. Perchè?
    Qual è il criterio di santità? La sofferenza? Come mai allora una persona come Pavel Florenskij non è stato mai fatto santo, mentre il fondatore dell’Opus Dei, Escrivà, sì?

    Io rifiuto la sofferenza come criterio di santità. Rifiuto l’idea di un Dio sadico, di un Inferno popolato di peccatori e un Paradiso popolato di gente che gode delle sofferenze di questi. Sto dicendo dolo questo. Non mi interessa denigrare nessuno.

    Non mi interessa il “clero”, il “voi”. Pongo delle domande.I “babau” li vedi tu.


  22. E qui tocca a me.
    Caro Josif voglio raccontarti un episodio accadutomi nel novantatre. Da tempo sentivo parlare di un eremita che viveva in una località vicino Parma che si chiama Corniglio. Questo signore era una frate minore, un francescano che anni prima aveva chiesto alla Curia di potersi ritirare in meditazione in un luogo isolato. Questo frate si chiamava Padre Natale.
    In una bella giornata di primavera io, mio fratello più grande e un caro amico, su mia richiesta decidemmo di andare a fargli visita.
    Arrivammo in quello che ormai sapevamo essere non più un eremitaggio, perché ormai da qualche anno si era sparsa la voce dell’esistenza di questo sant’uomo e la gente andava a fargli visita. Nella vecchia costruzione dove abitava c’era perfino un luogo adibito a dormitorio per chi avesse voluto trattenersi con lui in preghiera per più di un giorno.
    Ricordo che quando arrivammo, trovammo una piccola vecchia casa malmessa, tutta coperta di tavole su cui erano dipinti la Madonna e Gesù Cristo. I dipinti erano coloratissimi e sembravano fatti da un bambino.
    Eravamo arrivati proprio nel momento in cui il frate diceva Messa. La cappella era una piccola stanza buia con il soffito alto non più di un metro e cinquanta, forse anche meno, per cui non ci si poteva stare che in ginocchio.
    Padre Natale officiava (ovviamente in ginocchio) tenendo il messale aperto in testa come se fosse un cappello. Recitava (salmodiava) con grande intensità, ad occhi chiusi, e la sua voce per profondità e robustezza mi ricordava quella di un monaco tibetano.
    Quando poi finiva la pagina del messale che avrebbe dovuto leggere, ma che ovviamente sapeva a memoria, tirava su il messale dalla testa e voltava pagina.
    Finita la messa io e i miei siamo usciti e siamo rimasti lì a guardarci intorno, fino a quando poco dopo, lo abbiamo visto uscire dalla casa e venirci incontro. Ci siamo salutati cordialmente e lui ci ha invitato a sederci su una panca li vicino. A quel punto ci ha chiesto che cosa volevamo, e noi un po’ imbarazzati gli abbiamo risposto che eravamo semplicemente venuti a fargli visita e che non volevamo niente da lui.
    Ci ha guardati per un attimo con aria interrogativa (aveva due occhi piccoli, nerissimi estremamente penetranti, tuttavia tendeva a tenere lo sguardo basso) quindi ha assunto un aria consolata, come di chi voglia prendersi un attimo di respiro, quindi disse:“Sapete, chi viene qui, lo fa perché vuole sempre qualcosa”.
    Nonostante l’aspetto robusto aveva un aria afflitta e sembrava essere sia con noi che altrove.
    Gli chiesi chi aveva fatto i dipinti che riempivano le mura della casa. Erano opera sua , diceva che amava circondarsi sempre dell’immagine di Cristo e della Madonna. Tutt’intorno poi c’erano fiori di ogni genere e gli chiedemmo chi si occupava del giardino, e lui, francescanamente rispose : “Non io, qualcun altro se ne occupa. Poi ci chiese cosa facevamo nella vita e quando gli dissi che disegnavo fumetti , mi chiese che tipo di storie disegnavo, ed io gli risposi”storie nichiliste”.
    “Ah il nichilismo..” rispose e cominciò a parlarci del libro di Qoèlet facendoci capire che per lui ogni concetto passava attraverso la bibbia , la quale non solo rappresentava le cose , ma le esprimeva pure, infatti per lui Qoèlet era un libro nichilista. Tutto ciò detto come lo dico io può già avere un tono di trattazione, ma lui espresse la cosa con una semplicità sconcertante.
    Quindi penso che alla fine volle farci un regalo, un gesto di considerazione a noi che stranamente non eravamo venuti a chiedergli nulla, nessuna grazia ,nessuna preghiera, nessun chiarimento: si lamentò; umanamente, semplicemente si lamentò. Disse che era stanco di tutta questa gente che la curia gli aveva imposto di accogliere e che arrivava ogni domenica in pullman pieni zeppi. Lui voleva starsene da solo a pregare a contemplare l’immagine di Gesù e la Madonna.
    Tuttavia alla fine di questa sua lamentela ci mostrò, indicandola con il dito, una casupola che stava sull’apice della collina dicendoci: “ Ecco vedete quella . L’ho riservata ai preti che mi vengono a trovare e che vogliono dormire qui. Dentro ci sono due bare, se vogliono dormire qui, devono dormire dentro ad una bara. Vedeste come corrono giù in piena notte urlando in preda allo spavento. Hanno paura della morte”.
    Quindi guardò l’orologio e disse che per lui era ora di andare, però volle accompagnarci fino all’uscita del vialetto che portava alla casa e che doveva essere lungo più o meno duecento metri. Percorremmo il vialetto in silenzio fino al cancelletto.
    Ora devi sapere che le .due persone che mi accompagnavano erano, diciamo, vagamente in odore di buddismo. Il frate,che ci vedeva tutti e tre per la prima volta, se ne stette lì un attimo a guardarci, e poi disse “Sapete cosa vi dico: secondo me tutta questa storia della reincarnazione è una gran bufala” (testuale). Ci abbracciò, ci dette la sua benedizione e si voltò dirigendosi verso il suo eremo a passo tranquillo.
    La frase buttata lì così, più che sembrarmi il frutto di una facoltà soprannaturale, mi dette l’impressione di qualcosa di fuori dall’ordinario, espressione di una sensibilità corrispondente ad una semplicità fuori dall’ordinario.
    Ora io ho incontrato parecchia gente che si piccava di esprimere o di rappresentare qualcosa di significativo, ma di uomini Veri come questo (o almeno questa è la sensazione che mi ha lasciato giacchè non ho più potuto vederlo perchè è morto poco tempo dopo) credimi, ne ho incontrati pochi. E di una cosa sono sicuro , Padre Natale credeva in Dio, quindi nel Demonio, quindi nel Paradiso e infine nell’Inferno (quello di fiamme e dannati)e la cosa non me lo sminuisce nemmeno di un centimetro.

    Riguardo poi alla semplicità (e credimi non c’è ombra di polemica in ciò che dico) essa la si ha, ma non ce la si può inventare, ne imporre. Forse la si può riimparare, ma fuori da questo contesto (ricordati che stiamo parlando nel regno della complicazione informatica e del dubbio telematico, un luogo di per se stesso per complicati).
    Quanto alla semplicità dei bambini, vi sono nozioni, come l’inferno che espresse in un certo modo da sacerdoti tutt’al più maldestri (ho usato il termine babau per questo tipo di situazioni- e comunque la dottrina ,che si creda o meno all’esistenza di certe nozioni non si fa con i babau), se non quando succede di peggio, anticipano qualcosa che non appartiene al mondo dei bambini e che quindi è già una forma di pervertimento. Devo citarti il passo del Vangelo della pietra la collo? Sono sicuro che lo conosci.
    Tutto ciò succede, ma sono d’accordo con te che non è motivo sufficiente per denigrare la Chiesa; essa è portatrice di un mistero, ed è un mistero essa stessa; e di essa, di una cosa bisogna farsi carico,e cioè che se non si comprende la centralità dalle Passione di Cristo di essa è difficile che si possa capire la qualcosa.
    Io rispetto la concezione Cristica della sofferenza, è uno degli aspetti sostanziali della storia, tuttavia cerco e voglio esercitare il mio libero arbitrio, e quindi osservo con attenzione, senza pregiudizio, magari critico ,ma talvolta, paradossalmente, in favore di essa.

    Ti mando un saluto,
    Mauro.


  23. @Mauro
    il tuo racconto risponde esemplarmente a tante cose.
    Grazie


  24. Cara Arte,

    mai pensato che “voi” siate un “fronte unico e univoco”. Se quel “voi” ti/vi ha fatto pensare a “un espediente della retorica più spicciola, da comizio di piazza, che non si addice alla tua intelligenza”, me ne dolgo. Di intelligenza me ne resta ben poca, ma quella poca che mi resta non mi esime da prendere posizione.

    Io non difendo “Santa” madre Chiesa. Sa benissimo difendersi da sé e a me non ha mai chiesto né delegato la sua difesa. Non ne sarei poi capace.

    Non sono nemmeno culturalmente preparato per parlare di “apocatastasi”. Arrivo con difficoltà a comprendere i misteri del catasto, immaginiamoci se posso dire qualcosa di sensato su un concetto, “apocatastasi”, di cui sino a ieri non avevo sentito minimamente parlare. Gregorio di Nissa non so nemmeno chi fosse, l’Aqunate e Agostino sì, ma per sentito dire e delle loro opere ho letto ben poco. Lo tzimtzum l’avevo sentito nominare e mi ero ripromesso di approfondire il concetto per il libro che sto scrivendo ma l’età matura e il vagare inquieto della mia mente ottenebrata non mi permettono più di dedicare troppo tempo a concetti cabalistici che mi restano ostici.

    Queste son cose da specialisti e io sono un mero dilettante.

    Però mi incazzo, sì mi incazzo e davvero tanto, quando vedo all’opera il solito “effetto slavina” frutto del conformismo mentale italico. Si parte da un dettaglio, dalla critica di un libretto pubblicato dai Paolini nel 1940, e si arriva al cloro al clero e alla lupara. D’altronde si sa, i preti sono un metro quadro di merda, come diceva “la buonanima” del Duce, e l’intellighentsia di sinistra non la pensa in modo molto diverso.

    Perché la Chiesa sta bene quando parla chiaro contro la mafia, quando entra in urto con gli Usa contro la guerra, quando cerca per salvare i clandestini (ieri ebrei, oggi eritrei), sta bene quando fa le opere di carità in missione, ma anche in Italia, quando sfama i vecchietti e i bambini degli orfanatrofi, quando trova un lavoro agli ex carcerati e recupera i tossici. Lì va benissimo quel maitre-a-penser di Giovanotti: “Io penso che esista solo una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva sino a Madre Teresa, passando per Malcom X attraverso Ghandi e San Patrignano, arriva da un prete di periferia che va avanti, nonostante il Vaticano”.

    Già, grande livello di pensiero, un bel fritto misto tuttifrutti, Che e Malcom in compagnia di Teresa e Gandhi. Ma il vertice lo tocca San Patrignano (comunità dedita al recupero dei tossici con metodi notoriamente del tutto non violenti!).

    Ma se poi parla di aborto, Ru486, matrimonio omosessuale e altre facezie (la cui discussione “deve essere lasciata ai cittadini” e alla loro “libera scelta”, dicono i sapientoni nostrani e non) allora i preti tornano a essere “un metroquadro di merda”.

    Da questo punto di vista ha fatto bene Francesco a scrivere che di questi tempi (ma in realtà da sempre) a mettersi contro il Vaticano “si rischia di trovarsi insieme a qualche sgradita e lugubre compagnia”. E’ verissimo: dai nazi alla lega, dai radicali ai “movimenti per i diritti civili” è tutto un coro, non unanime certo ma ben intonato, di critiche. Chi critica “i preti di merda” perché aiutano anche gli sporchi musi neri o gialli, chi perché non benedicono le cannoniere che dovrebbero affondarne i barconi, chi perché non hanno la bocca cucita, chi perché non dicono sì al “matrimonio” tra un uomo e un uomo o tra una donna e una donna… tutti uniti nella lotta, marciano divisi ma colpiscono insieme!

    In questo, debbo dire, la Chiesa ha le sue colpe. Si fosse fatta un po’ più furba, ora e in passato, la gens italica forse sarebbe sempre anticlericale, ma in modo un po’ più intelligente.

    Sì, un po’ più intelligente. Perché l’anticlericalismo che ho letto nei post precedenti non è intelligente.

    Non è intelligente quel genio di Lolli, mi dispiace per lui. Perché se ha provato “paura” per gli insegnamenti del cattolicesimo allora davvero dovrebbe misurarsi con la predestinazione luterana o con l’allegria del calvinismo, per tacere di altre diramazioni come l’evangelismo nordamericano di cui Bush Junior è uno dei frutti “migliori”.

    Non è intelligente chi propone di gettare “il cloro al clero”.

    Non è intelligente chi scrive di “lupare” di cui “saprebbe farne buon uso”.

    Tra l’altro non è nemmeno originale, perché le hanno già utilizzate le lupare e anche tutto il resto. Le ha usate la camorra contro don Diana, gli squadroni della morte contro il vescovo Oscar Romero, i nazi e i fasci a Sant’Anna di Stazzema e a Casaglia di Monte Sole di Marzabotto e in cento altri posti – preti mitragliati insieme ai loro parrocchiani: tutti poveracci istupiditi dalla “paura dell’inferno”? -, i partigiani stalinisti in Emilia durante e dopo la guerra (91 preti e seminaristi trucidati (un nome: Rolando Rivi, seminarista, trucidato perché tale a quattordici anni e tre mesi a Castellarano, provincia di Reggio Emilia – vedi http://www.rolandorivi.com/).

    Quanto alla sofferenza e al suo valore, ciascuno la pensa come vuole. Io non sono abbastanza saldo nella mia fede per poter dire le cose che ha detto e sentito e vissuto Nennolina. Oscillo tra la posizione di Camus della Peste e quella di Qohelet. Massimo rispetto per chi la pensa in modo diverso. Non userò per lui o lei né cloro né lupara.

    Non mi risulta però che nel Cattolicesimo qualcuno dica che in paradiso sarà pieno di gente che gode per i dannati all’inferno. A me al catechismo non hanno mai detto nulla di simile. Né io, quando son stato catechista, ho mai insegnato cose del genere.

    Se non ricordo male, uno dei pochissimi passaggi dei Vangeli in cui si parla di rapporti tra dannati e beati è quello di Luca 16, 19-31, meglio noto come la parabola del ricco epulone:

    «In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
    Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
    Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
    Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
    Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
    E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
    Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
    Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi”».

    Grazie Mauro per quello che mi hai scritto. Anche mia moglie è vagamente buddhista e con lei parliamo molto spesso sulla reincarnazione. Io la penso a modo mio (anche per me resta una cosa assurda) ma credo che molti in realtà non ne indaghino sufficientemente la portata in termini di cause ed effetti. “Il piccolo Buddha” di Bertolucci è un gran bel film (tra l’altro sono stato tre volte a Seattle e mi piace moltissimo, ci vivrei) ma sinceramente non riesce a farmi digerire l’idea che io non sarei io ma qualcuno che c’era prima di me e che dopo di me sarò qualcun altro.

    Nella mia vita ho conosciuto tanti preti, dai simoniaci a veri sant’uomini. Ho avuto la fortuna di nascere vicino al paese di don Primo Mazzolari e per me lui resta una guida. Ho avuto la fortuna di essere intriso di cattolicesimo bresciano-montiniano e le considero un privilegio. Ho avuto la sfortuna di studiare in Università Cattolica a Milano dopo la grande era di Lazzati e ho visto in azione il peggio dell’affarimo clericale.

    Concludo confessandovi che sono un pessimo cristiano, sia chiaro, sono un peccatore e un pubblicano impenitente. Non sono né temo per me che sarò mai un esempio per nessuno. Sono un poveraccio preda dei suoi peccati dai quali non riesce a liberarsi, preda di pensieri parole opere e omissioni dei cui non va fiero per niente.

    Le cose che ho scritto non le ho scritte per permettermi di giudicare nessuno tra coloro che le hanno scritte quanto a moralità o a etica personale.

    Solo perdonatemi ma mi incazzo come una bestia e perdo quel poco di lume di ragione che mi resta quando vedo persone intelligenti e acculturate dire cose poco intelligenti per quello che temo essere un difetto tutto italiano, il conformismo.

    Davvero, perdonatemi per l’incazzatura. Non sono un grande esempio di carità.

    JB


  25. Mauro, ma tu sei “questo” Mauro?

    Nasce a Parma nel 1963. Ha frequentato l’Istituto d’Arte “Paolo Toschi” nella sezione di grafica. Nel 1983 collabora con il disegnatore Bonvi producendo alcune storie a fumetti per la rivista “Bibopalula”. Nel 1984 disegna copertine di dischi per la “Italian Record” e l’anno seguente inizia a collaborare con il grafico Augusto Vignali, e quindi con diverse agenzie pubblicitarie di Milano, pubblicando su varie testate di moda a tiratura nazionale. L’attività di illustratore prosegue fino al 1987 nella pubblicità e anche nella produzione di figurine per le “Edizioni Panini”. Nel 1988 collabora con la rivista satirica “Zut”, quindi con la rivista a fumetti “Comic Art”. Dal 1989 al 1992 produce fumetti come autore (scrivendo anche i testi) e cura la realizzazione di serie di figurine ancora per le “Edizioni Panini”. Dal 1993 al 1997 disegna storie a fumetti per la casa editrice “Universo”. Prosegue la sua attività di illustratore di riviste storiche e nel 1999 tiene un laboratorio di fumetto per l’associazione “Solemani”. Dal 1999 realizza illustrazioni e “story board” per agenzie di pubblicità, continuando la sua attività di autore di immagini.

    Se tu come credo sei “questo” Mauro, mi inchino e mi genufletto!!!!!


  26. Ah.. beccato!


  27. @Nicola. Vedo che non hai perso il vizio di googlare tutto e tutti. È una deformazione professionale, oltre che una vera passione da parte tua.

    Per l’incazzatura, ti perdono. Ci siamo “scannati” ben peggio in privato altre volte, e su temi ben più personali, quindi figurati, non c’è problema.

    Vorrei tornare un attimo su una cosa, e specifico che continuo a risponderti su quello che ho scritto io, e non altri (ognuno risponderà davanti a Josif/Nicola delle proprie parole, della serie).

    Se tu avessi letto con attenzione e sensibilità quello che ho scritto, anche considerando che conosci quali sono le mie posizioni in materia, sapresti quanto poco mi interessa l’anticlericalismo. Il post nasce da tutt’altra cosa. Nasce dall’amore per mia madre e per mia figlia e da un’indignazione personale nei confronti di chi ha stravolto il messaggio cristiano, che è un messaggio d’amore, propinando falsità sadiche a bambini indifesi.
    Io non ho avuto di queste esperienze. Frequentavo la parrocchia, e la parrocchia per me è sempre stata un porto sicuro in un’infanzia che di sicurezze ne aveva molto poche. Ho sempre, ed esclusivamente, ricevuto del bene in quell’ambiente. In seguito, la vita mi ha portato a vedere molte cose in maniera diversa e critica. Non lo vedo come un fallimento della mia educazione cristiana, ma come uno sviluppo autonomo e una crescita mia. Se la chiesa cattolica, come di fatto succede, non mi vuole, io penso: “peggio per lei”, e vado avanti per la mia strada. Non è quello l’importante.

    Questo spiega anche perchè ho battezzato mia figlia, e perchè le ho proposto il catechismo, nonostante io ad esempio non possa neanche fare la comunione.

    Ciò che “non ti risulta” sui beati che godono della dannazione è stato scritto dai padri della Chiesa. Non è la posizione odierna. Ma è un punto problematico, per me, nell’idea di un Dio che concepisca una dannazione eterna. Questo io dico, e se leggi con attenzione vedrai che lo capisci.

    Io, diversamente da te, non mi sento una “peccatrice e pubblicana impenitente”. Mi sento una persona molto a posto, che non va in giro coi sensi di colpa per gli errori che fa e non si batte il petto, ma cerca di migliorarsi. Mi prendo tutta la responsabilità delle mie scelte sbagliate, e rimpiango molto poco di quello che ho fatto, e specialmente non rimpiango nessuno di quelli che l’autore del libro definirebbe “peccati della carne”. Perchè quelli sono gli errori minori.


  28. cloro al clero, diossina alla dc, piombo piombo all’msi… 🙂


  29. Vivendo, googlando, che male ti fo?
    Let’s know each other of us who we are…

    Io non voglio che la gente mi risponda delle sue parole. Non mi spetta questo diritto.
    Ma il diritto all’incazzatura è sacrosanto.
    E’ un “diritto non negoziabile”, per restare nel lessico ecclesiale contemporaneo.

    Lo so che tu scrivevi per le questioni che attengono al rapporto con tua figlia e con tua madre.

    Ma non sarei così sicuro che chi ha scritto quel librricino abbia “stravolto” il messaggio di Cristo.
    Il messaggio di Cristo è piuttosto complesso di suo e nemmeno lui ci andava leggero con le maledizioni.

    Matteo, capitolo 23
    [13]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci [14]].
    [15]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
    [16]Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. [17]Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? [18]E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. [19]Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? [20]Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; [21]e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. [22]E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.
    [23]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. [24]Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
    [25]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. [26]Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!
    [27]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. [28]Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.
    [29]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, [30]e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; [31]e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. [32]Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!
    [33]Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? [34]Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; [35]perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. [36]In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.
    [37]Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! [38]Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! [39]Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

    Matteo – Capitolo 25
    [31]Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. [32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

    Marco – Capitolo 11
    [12]La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. [13]E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. [14]E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono.
    [20]La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. [21]Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato».

    Luca – Capitolo 6
    [24]Ma guai a voi, ricchi,
    perché avete gia la vostra consolazione.
    [25]Guai a voi che ora siete sazi,
    perché avrete fame.
    Guai a voi che ora ridete,
    perché sarete afflitti e piangerete.
    [26]Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
    Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

    Luca – Capitolo 10
    [13]Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, gia da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. [14]Perciò nel giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.
    [15]E tu, Cafarnao,
    sarai innalzata fino al cielo?
    Fino agli inferi sarai precipitata!
    [16]Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

    Luca – Capitolo 11
    [37]Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. [38]Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. [39]Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. [40]Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? [41]Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo. [42]Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. [43]Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. [44]Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
    [45]Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi». [46]Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! [47]Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. [48]Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. [49]Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; [50]perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, [51]dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. [52]Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito».


  30. Letteralmente, hai googlato anche Gesù!!!

    😀


  31. Yes, la Bibbia on line della Cei!


  32. …how did I know…


  33. I Got The News
    (Steely Dan)

    You
    In your Lark
    You’re a mark
    You’re a screamer
    You know
    How to hustle
    Daddy
    Is a rare
    Millionaire
    I don’t care
    Yeah you
    Got the muscle
    I got the news

    Yes dear
    How did you know
    Can’t you see our love will grow

    Take it
    In your hand
    All the sirens
    And the band
    Get to bendin’ my ear
    How
    Was I to know
    About the warm
    Soulful secret
    You been keepin’ for years
    I got the news

    Slow down I’ll tell you when
    I may never walk again

    Broadway Duchess
    Darling if you only knew
    Half as much as
    Everybody thinks you do
    What I hear
    May be true
    I would still be proud
    To know you

    Spanish kissin’
    See it glisten
    You came ragin’
    Love rampagin’
    I got the news

    Yes dear
    How did you know
    Can’t you see our love will grow


  34. ma di gran lunga la mia preferita di Donald Fagen resta…. (suspense)

    New Frontier

    Yes we’re gonna have a wingding
    A summer smoker underground
    It’s just a dugout that my dad built
    In case the reds decide to push the button down
    We’ve got provisions and lots of beer
    The key word is survival on the new frontier

    Introduce me to that big blonde
    She’s got a touch of Tuesday Weld
    She’s wearing Ambush and a French twist
    She’s got us wild and she can tell
    She loves to limbo, that much is clear
    She’s got the right dynamics for the new frontier

    Well I can’t wait ‘til I move to the city
    ‘Til I finally make up my mind
    To learn design and study overseas

    Have you got a steady boyfriend
    Cause honey I’ve been watching you
    I hear you’re mad about Brubeck
    I like your eyes, I like him too
    He’s an artist, a pioneer
    We’ve got to have some music on the new frontier

    Well I can’t wait ‘til I move to the city
    ‘Til I finally make up my mind
    To learn design and study overseas
    Let’s pretend that it’s the real thing
    And stay together all night long
    And when I really get to know you
    We’ll open up the doors and climb into the dawn
    Confess your passion your secret fear
    Prepare to meet the challenge of the new frontier


  35. Toc…toc.
    E’ permesso?
    Era solo per inquadrare da un punto di vista pratico meccanico la discussione.
    Gli ingranaggi sono onnipresenti, tanto da far suonare anche le campane in chiesa.
    Un po’ meno di questi tempi, ma si continuano e continueranno a fare e nelle nostre macchine lo Tzim e lo Tzum è il rumore che produce la fresa quando asporta il materiale per creare il dente.
    Nulla vieta, se le punture della carne spingono sulla via per l’Inferno, di usare almeno le scale mobili.
    JFK, un diavolo per capello.


  36. Le meccaniche celesti


  37. @Josif: Sì, la musica delle sfere…

    (poi sono io quella che svacca eh?)

    @JFK: Grazie per il contributo pratico meccanico, e a proposito di rotelle, non si potrebbe riparare la testa di questo maniaco della citazione? Non so, fresargli un po’ il cervello…

    😉


  38. eheheh fresarmi il cervello… per fresarmelo dovrei averne uno!


  39. pensa che io, di prime comunioni, ne ho fatte ben due…


  40. Hi there colleagues, nice article and fastidious
    urging commented at this place, I am in fact enjoying by these.



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