h1

La bellezza

15 agosto 2009

lidia chauletfoto: Lidia Chaulet, “Raven”

La bellezza seduce la carne per ottenere il permesso di passare fino all’anima.


(Simone Weil, da “L’ombra e la grazia”)

Tu ch’hai le penne amore (Giulio Caccini)

Annunci

30 commenti

  1. qualche volta ci riesce, altre volte si ferma ai primi strati


  2. @Zefirina: Io credo che spesso siamo noi che non la lasciamo passare, specialmente quando non la riconosciamo come vera bellezza.


  3. Parole davvero molto belle.
    Com’è la vera bellezza? Domanda non proprio da lunedì….. 🙂


  4. “La bellezza salverà il mondo”, dice il principe Myskin.

    Perchè?

    Giro la domanda invece di rispondere, poi magari vi dico quello che penso io.


  5. Poi la citazione continua, e da credente devo dire che non l’ho mai capita…

    Il post è bellissimo. Arriva persino alle ossa.
    🙂

    Un bacio…


  6. Caro/a anonimo/a, prima di tutto mi chiedo ovviamente chi sei e se ti conosco.
    Poi mi chiedo se intendi la citazione di Simone Weil o quella di Dostoevskij.
    Perchè entrambe continuano.
    Poi, ti ringrazio del bacio e sono contenta che ti sia piaciuto il post.

    🙂


  7. ecco a chi si è ispirato il nuovo sindaco di firenze parlando di politica della bellezza, al principe Myskin!
    e stiamo aspettando concretamente di capire cosa significhi.


  8. @Lophelia: Indubbiamente, “L’Idiota” mi sembra una formula paradigmatica d’ispirazione per un sindaco…

    Poi mi dirai, quando l’avrai capito, cosa significava per un sindaco fiorentino la bellezza.


  9. A volte pero’ arriva all’anima direttamente no? (Vedi la bellezza della natura, che non passa per la carne).

    Interpreto sempre le cose poetiche in modo cosi’ letterale che mi faccio schifo da solo.


  10. @Fabio: La bellezza della natura si percepisce attraverso i sensi no?

    Non capisco perchè tu ti ritieni sempre così “tera tera”. Le interpretazioni letterali delle cose pseudopoetiche sono spesso le più utili a capire. Dev’essere lo stesso fenomeno che succede a me sul tuo blog, mi sento sempre un elefante in un negozio di porcellana, mi pulisco i piedi allo zerbino e mi viene di dire “disturbo?” e mi pare sempre di scrivere OT.

    È interessante che però ci scriviamo da anni!

    😀


  11. Ancora piu’ interessante che ci vogliamo bene da anni, e che il tuo e’, insieme a quello di Lophelia, il primo blog al quale penso quando mi viene voglia di leggere un blog – pur nella diversita’ dei reciproci interessi.

    Credo che quello che ci porta a leggerci da anni sia il fatto che ne’ tu ne’ io ci siamo davvero mai seduti: sono blog i nostri che non sono diventati sterile abitudine. E li usiamo come strumenti di ricerca di qualcosa (non a caso nelle nostre vite professionali siamo entrambi pagati per ricercare), non si capisce bene cosa, ma alla fine sento che quello che stiamo cercando lo troveremo e sara’ in grado ancora una volta di stupirci.

    Poi beh, per la poesia io sono proprio negato: scriverla, leggerla, capirla…


  12. Strumenti di ricerca mi piace. Ed è bene che non si capisca cosa, il bello è proprio questo, non saperlo.
    Anzi, secondo me ci dovrebbero pagare per tenere un blog!


  13. comunque quoto la domanda di frank: cos’è la vera bellezza? immagino non quella esteriore, che più spesso confonde l’anima facendole rischiare le penne.


  14. @Lophelia: Ovviamente non ho “la” risposta, ma io credo che la bellezza vera abbia appunto a che fare con il concetto di verità. Ciò che è autentico, non contraffatto, fedele a se stesso.
    E questo spaventa perchè richiede – in chi percepisce il fenomeno – la capacità di sentire questo, e di mettersi in qualche modo in discussione. La bellezza “vera” pone in qualche modo una domanda esistenziale.
    Comunque la bellezza è un fenomeno profondamente ambiguo, appunto per la componente “esteriore” che confonde e ammalia ma spesso lascia il vuoto.


  15. Autenticità. Non mi veniva la parola, ora m’è venuta.
    La bellezza “vera” ha a che fare con l’autenticità del fenomeno.


  16. ma allora non sarebbe meglio parlare direttamente di autenticità? la bellezza c’entra poco, secondo me.
    autenticità, fedeltà a se stessi, dunque coerenza ai propri valori e scelte di vita conseguenti. Mi trova d’accordo.


  17. (dicendo “c’entra poco” voglio dire che è un termine fuorviante, poi è chiaro che tutto dipende dal senso che uno gli dà)


  18. Magari bellezza è fuorviante, perchè uno pensa piuttosto alla bellezza standard, cioè perlopiù all’armonia dei tratti. Però autenticità forse è riduttivo, perchè non si collega immediatamente all’esperienza estetica del bello, che invece è centrale.

    Proviamo ad andare sul pratico: cos’è – ad esempio -che mi fa dire che un’opera d’arte è bella?


  19. Io definisco ‘bella’ un’opera d’arte in grado di provocarmi un’emozione positiva, positiva nel senso che mi tocca l’anima, arricchendola. A volte anche in modo inspiegabile razionalmente.


  20. @Frank: La tua definizione, di “arricchimento”, secondo me è molto bella.

    Resta però la domanda: cos’è che fa sì che un’opera d’arte provochi “emozioni positive” e venga considerata universalmente (o almeno, dai più) bella, anche da chi non è in grado di capire la maestria tecnica o la perizia artistica necessaria per crearla?

    Perchè le mucche producono più latte ascoltando Bach?

    (sempre peggio…)


  21. con l’arte si entra in un terreno minato, volendola far coincidere con l’esperienza estetica del bello dovremmo fermarci a prima dell’orinatoio di Duchamp…però capisco quello che vuoi dire, e la domanda resta.


  22. È vero, non avrei dovuto entrare nel campo minato…
    Però io in effetti non ho chiesto “cos’è l’arte” o “cosa rende qualcosa un’opera d’arte”, io (mi) chiedevo in cosa consiste l’esperienza del bello, che è comune agli esseri umani attraverso i secoli.
    Non credo assolutamente che l’arte coincida col bello (vedi Duchamp), come il bello non coincide con l’arte, anche se a volte succede.

    La domanda infatti resta. Io qualche pensiero ce l’avrei, ma probabilmente finirò col mettere il piede su qualche mina.

    (ti lascio la mia collezione di pietre, fanne buon uso)


  23. “Non è bello ciò che è bello… ma che bello, che bello, che bello.”

    Nino Frassica


  24. … siparietti…


  25. La frase della Weil è ardita, sembra che voglia disporre le carte in un ordine tale da voler confondere il lettore in modo da imporgli uno sforzo cognitivo per riordinare ontologicamente gli elementi di cui è composta.
    Ecco.. ne potremmo fare una parafrasi:
    La carne, nei termini di ciò che è manifesto (più semplicisticamnte potremmo dire, di cio che è materiale)è l’espressione più remota e sensibile di ciò che in origine era pura, indefinita manifestazione, seppure immensamente potente.
    Con essa il mondo partecipa della “cosa vista”, ed è a partire dal vedere che la bellezza fa la sua comparsa nel mondo. Essa si situa ad un altissimo livello di determinazione e si presenta con l’organico ai suoi livelli più alti, che la concepisce per quello che è, ovvero una qualità.
    Se la frase non l’avesse scritta la Weil, potremmo dire che il suo significato, potrebbe essere quello che la bellezza è la qualità che forma la carne in modo tale da permettere la continuazione del principio di animazione che determina la continuazione della carna stessa nel tempo.
    In questo caso la bellezza avrebbe la funzione di veicolare; per gli animali un principio di adeguatezza; per noi , il piacere attravesro il quale facciamo passare il principio di adeguatezza.
    Ma la bellezza concepita dalla Weil è di ordine differente, più sottile, anche se per questo non meno legata all’evidenza; anzi.
    La Weil, in questa frase, sembra voler dare alla bellezza il connotato di una forza che attraverso la seduzione (che comunque passa attraverso la vista) possa qualificare la carne di se stessa in modo tale da poter raggiungere, dialogare con l’anima.
    Una domanda sorge: cosa vede la carne quando vedendo la bellezza vede una forza che la forma al punto da farle assumere i propri caratteri?
    Da dove viene questa bellezza di cui si fa menzione?
    Secondo questa prospettiva la carne è un mezzo, è il ricettacolo dell’anima. Lo scopo della bellezza è il dialogo con l’anima, o forse neanche questo, ma semplicemente il farsi vedere da essa.
    La frase della Weil ci pone delle domande avvincenti, giacchè per consuetudine (una consuetudine tutt’altro che vana e tutt’altro che ovvia) noi associamo alla bellezza il piacere.
    Tutto ciò ci induce a meditare sulla ricerca del piacere in un mondo dove “il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità” (felicità che non fuor di luogo associamo al piacere)

    Questo ci porta all’affermazione del principe Myskin – L’Idiota è un libro che non ho letto, ma più volte nelle mie letture questa figura è stata paragonata a quella di Gesù-

    La nostra epoca -la sua- in linea generale, l’eta del ferro o se vogliamo, l’epoca dell’uomo storico, è stata caratterizzata, tra le altre cose, dalla massimizzazione dei piaceri. Quanto più passa il tempo, tanto più questo diviene possibile.
    La bellezza in questo contesto tende sempre più ad appartenere all’esteriorità, ma non all’evidenza (Prego, si voglia fare uno sforzo per distinguere questi due aspetti dell’autopresentarsi delle cose alla vista).
    Nel mondo dell’esteriorità, la bellezza perde la sua trasparenza, diviene opaca, meccanicistica, soggetta a variabili che tendono sempre di più ad allontanarla dall’organico (l’inorganico e l’indeterminato generano in noi un più immediato senso della bellezza, ciò ha a che fare con il presentarsi degli elementi di fronte ai quali la nostra sensibilità ha un minor bisogno di articolazione. Preciso che la bellezza in questa sfera del percepito resta tale. Non la si consideri quindi come un sottogenere. Ci si potrebbe anzi dilungare non poco sulla questione)

    A differenza della bellezza connotata dall’opacità, che con il suo indubbio magnetismo ci attrae anche ciecamente, l’evidenza ci penetra e percepirne la bellezza può costare fatica, dolore,travaglio, ma anche gioia e piacere, tuttavia essa non è legata indissolubilmente al principio del piacere. Ne è in qualche modo una forma liberata.

    Che la forza che la Weil chiama bellezza non sia altro (altro?) che la Grazia sotto mentite spoglie?
    e forse il principe Myskin in fondo non sta parlando della stessa cosa?

    Ribadisco, non ho letto L’Idiota di Dostoevskij, e forse il contesto del discorso chiarisce l’affermazione a dispetto delle mie osservazioni, tuttavia una domanda mi sorge alla fine: da cosa dovremmo essere salvati?


  26. Mauro, innanzitutto grazie.
    Dopo un commento come il tuo potrei anche chiudere questo blog e si sarebbe praticamente già detto tutto…

    L’alternativa, meno drastica, alla chiusura del blog è che – invece- questo commento generi altri post e un approfondimento del tema. Come dici tu, ci si potrebbe dilungare non poco, e spero che ne avremo occasione.

    Parto dalla tua ultima domanda, alla quale per ora mi limito a rispondere ipotizzando questo: che la bellezza, in quanto espressione di una Grazia che richiede lavoro (anche su se stessi ma non solo), e attenzione per essere accolta, possa salvarci dalla morte. Non dalla nostra morte personale, che è un dato di fatto in realtà senza importanza, ma dalla morte vera e propria (seconda morte?) cioè l’annullamento dello spirito, in tutte le sue manifestazioni. La bellezza forse può salvarci perchè appartiene alla dimensione dell’eterno (“La bellezza è l’eternità di questo mondo”)e quindi libera dal tempo e dalla finitezza.

    La fatica e il dolore, comunque lo sforzo che la percezione di questa bellezza richiede, e che è a sua volta presupposto della gioia che la bellezza ci dà, sono quello a cui mi riferivo nella mia replica a Zefirina: è un lavoro che è estraneo a molti, si preferisce il bello come gradevole, vuoto, convenzionale, che non mette in gioco niente.

    Leggere Dostoevskij è per me un esempio di sforzo. È uno scrittore estremamente spiacevole, e sull’Idiota ho sudato sette camicie, e non so se l’ho “capito” (altro tema sul quale magari dilungarsi in altra sede). Io lo interpreto così: La bellezza dell’Idiota è la gratuità.


  27. Artemisia,
    Devo dirti che rileggendo il mio commento mi accorgo che c’è una evidente mancanza, ed è quella che riguarda il rapporto fra i tre elementi della frase della Weil. Avevo scritto sul mio taccuino qualcosa in proposito, ma nel momento di trascriverlo mi sono accorto che era troppo confuso e quindi ho lasciato perdere.
    Nello scrivere il commento mi sono dedicato solo alla frase della Weil e alla domanda di Myskin, evitando, mio malgrado, le interessanti domande che si sono succedute nei vari commenti, ma tutto ciò avrebbe richiesto una serie di integrazioni e di ulteriori osservazioni tali da rendere il mio commento di una lunghezza imbarazzante.

    A proposito di Dostoevskij, devo confessarti che a dispetto di quello che mi era capitato con i suoi precedenti libri, la lettura di “Delitto e Castigo” mi ha sfiancato al punto che non sono neanche riuscito a finirlo.


  28. Beh, Mauro, non la vedo come mancanza qualitativa, diciamo che ti sei concentrato solo su alcuni aspetti, necessariamente. Se parliamo di mancanze e approssimazioni, dovrei cancellare addirittura quello che ho scritto stamattina.

    Dostoevskij è assolutamente sfiancante. Io leggendo “Le memorie del sottosuolo” l’ho odiato fisicamente, ed ho finito il libro solo perchè me lo ero ripromessa. Dostoevskij sa rappresentare come nessun altro personaggi antipaticissimi, malvagi, ripugnanti, miserevoli. Proietta all’esterno tutto il suo disagio (e doveva averne in corpo). Anche solo la figura di Nastas’ja Filippovna nell’Idiota: odiosissima. E bellissima. E infatti, in una delle scene iniziali, Adelaida guarda la foto di lei e dice “Con una bellezza come questa si può rovesciare il mondo”. E Myskin replica: “In questo viso c’è molta sofferenza.”.

    Dostoevskij, insomma, l’odiosissimo, sa scrivere però cose del genere, o cose come quelle che fa dire a Dmitrij Karamazov (altro libro, stesso autore): “La bellezza è una cosa terribile e paurosa. Paurosa perchè è indefinibile e definirla non si può, perchè Dio non ci ha dato che enigmi. Qui le due rive si uniscono, qui tutte le contraddizioni coesistono. La bellezza non solo è terribile, ma anche un mistero.” Per questo io mi sottopongo volontariamente alla lettura dei suoi libri, nonostante tutto.

    Vedo che anche tu scrivi sui taccuini (io ci scrivo appunto di queste cose). Forse faremmo prima a scambiarceli.

    🙂


  29. not pretty, really

    it’s just…
    it’s hard to… you know… be looked at
    not necessarily in a good way
    men look at you
    like you’re an object
    or say something… you know… vulgar
    and it’s hard to
    take that as flattery because
    it makes you feel insecure
    it makes me feel…
    not pretty, really

    a.


  30. È vero, Auro.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: