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La spugna

31 luglio 2009

Il linguaggio costituisce un ponte sopra gli istanti del tempo.

Simone Weil, “Lezioni di filosofia”

 

Leonardo Express, Termini-Fiumicino, un giorno di luglio.

Un uomo parla al cellulare. Spiega ad una certa Daniela che il risultato della biopsia rivela un tumore diverso da quello che originariamente si era pensato, il che complica il quadro. Le dice che, comunque, lei potrà chiamarlo in ogni momento, che lui sarà sempre a sua disposizione.

 

Una bambina attinge ad un sacchetto di patatine. Parla con il padre in un dialetto della Norvegia centrale, con la l palatale e le vocali allargate in dittonghi smisurati. L’argomento è il gelato che il padre le ha promesso appena arriveranno all’aereoporto.

 

Due uomini d’affari discutono ad alta voce in quello che concludo essere afrikaans. Mi pare che parlino di una comune conoscenza che si è offesa per un qualche motivo, nonostante nessuno di loro avesse intenzione di offenderla. Uno dei due uomini continua a tirare fuori dal taschino una bustina di plastica dalla quale estrae una tavoletta di cioccolato. Ne spezza un quadretto, lo mangia e poi torna ad incartare tutto accuratamente, rimettendolo in tasca senza mai offrirne all’altro. Mi accorgo che quel gesto mi disgusta.

 

Un giovane prete biondo, vestito con una lunga tonaca che credevo non si usasse più, parla in danese con un prete più anziano, confidandogli la sua nostalgia di casa. “Casa” si rivela essere il seminario in Danimarca. Dice, comunque, di trovarsi benissimo anche a Roma. Mi accorgo che il prete anziano lo conforta con una punta di umorismo, annuendo spesso con la testa candida dalle guance rosa. Sono sicura che le confidenze del prete giovane lo annoiano.

 

Due signore centroamericane parlano animatamente tra di loro in spagnolo. L’una si lamenta della signora per la quale lavora, l’altra mi sembra lontana col pensiero, forse già in viaggio per il suo paese. Forse l’aspettano dei bambini che non vede da oltre un anno.

 

Tutti parlano. Nessuno capisce cosa dicono gli altri, solo io mi trovo a capire tutto.  Come una spugna, assorbo le parole in un flusso ininterrotto di vita che mi spossa, mi affascina e mi esaurisce.  Osservo, sintonizzata nella modalità di ricezione, capto umori, gesti, parole. Divento tutt’uno con la tappezzeria sbiadita dei sedili, divento il rumore delle rotaie, esisto nelle parole degli altri, vivo la loro vita.  Sono un riflesso della croce d’oro sulla tonaca nera, che brevemente si dissolve e torna a brillare.

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16 commenti

  1. e tutto questo lo racconti perche’ si capisca che sei una hyper poliglotta bravissima, a cui non scappa nulla e che capisce non importa cosa si dica dall’altra parte di un vagone ferroviario, per cui e’ meglio evitare di mandarti a c*gare in un qualsiasi dialetto turco del sud?


  2. Dormito male, Auro?


  3. effettivamente… 🙂


  4. che bello potersi districare fra una babilonia di lingue


  5. Si, Zefirina, ma non sai quanto ti stanchi a capire troppo. Bellissimo ad esempio ascoltare la melodia del russo che non capisco. Magico.


  6. Tempo fa mi capitava di incontrare uno che faceva la spola tra l’Italia e la Russia. Frequentava l’ambiente di Gajdar Dzemal (Andate a vedere la faccia del tipo e fatevi venire tranquillamente un brivido lungo al schiena).
    Una volta, con un sorriso da squalo mi disse:”conoscere un infarinatura di turco ti può salvare la vita.”


  7. In verità è l’esperienza di tutti quelli che viaggiano sui mezzi pubblici, qui ci sono lingue effettivamente diverse, perché nel parlare ogni gruppo di conversazione vive in una bolla, quasi parlasse una lingua straniera alle altre.
    Il gioco che facevo sul treno era quello di concentrarmi su un volto lontano e spesso riuscivo a distinguere la sua voce ed azzerare le altre, come se fosse uno zoom uditivo. E poi passare ad un altro viso. Ed ero con tutti e con nessuno.


  8. @Mauro: Ho provato a googlare il tipo per provare il brivido, ma ci dev’essere un errore perchè non lo trovo. Comunque, immagino. (Peccato per il brivido)

    Sono convinta che hai ragione, il turco può servire, il commento di Auro mi ha aperto gli occhi.

    @Mucca: È vero, la diversità dei linguaggi non è solo linguistica ma anche semantica e culturale, all’interno della stessa lingua esistono molti linguaggi (senza contare il significato diverso che ognuno di noi può dare alla stessa parola).

    So bene che anche tu sei una spugna, anche tu sei uno spettatore come me. Però il giochino dello zoom non l’ho mai fatto, ci voglio provare. Anche se a fissare così la gente, si può essere fraintesi.

    😀


  9. Strano; Gajdar Dzemal (oggi) è il presidente delle comunità islamiche russe. Ma più che ricordare il nostro misurato presidente dell’Ucoi (di cui adesso mi sfugge il nome) è più un Abel Smith in versione russa (e si sa che la versione russa di una qualsiasi cosa va sempre presa sul serio).

    Bello il gioco di Mucca. La prossima volta che vado in treno ci voglio provare. Comunque è un gioco per chi ha undici decimi di vista.


  10. Siccome google è una stupida bestia, basta sbagliare una lettera (si chiama Gaydar e non Gajdar) e non si prova il brivido.


  11. Comunque ho dovuto googlare anche Abel Smith, nella mia abissale ignoranza. Se non esistesse google, a questo punto potrei chiudere i battenti!

    😉

    PS: Mucca non ha 11/10 di vista, ma possiede delle lenti a contatto ipermetropico-paraboliche, corredate di amplificatore auricolare, che si porta in treno. Gliele ha fabbricate “Q”, sai quello che fa le penne esplosive a James Bond…

    😀


  12. Nei siti slavi, e nella pubblicistica in mio possesso è Gajdar. Comunque è vero, ha messo su una faccia un pò più da nonno, e dice anche cose diverse rispetto ad una ventina di anni fà. Il tempo passa per tutti.


  13. Mi saresti stata molto utile questo week-end (magico) a Tramontana (si si, proprio lì)… Un colpo di spugna, e via…
    Una lingua, vari dialetti, molti animi, qualche verità…
    Ti bacio.


  14. @Mauro: Rispetto a una ventina d’anni fa, secondo me, siamo tutti migliorati.
    (non mi togliete questa illusione)

    @Antonio: Ti sarei stata… utile?

    Ehm.

    A Tramontana? Avete dato aria alla mia stanza, quella col letto a baldacchino?

    Mi avete pensata?
    Tanto?
    Quanto?

    😀


  15. Certo, utile. Non lo sai che qui in Italia da quando l’avv. Ghedini ha difeso il prostatismo camuffo del premier definendolo “solo l’utilizzatore finale” delle signorine accompagnatrici, oramai siamo tutti utili, utilizzatori, e utilizzati?
    Ti ho pensata tanto, ho pensato tanto a tante cose…
    Ho sentito molto… In questo week-end i miei recettori si sono inaspettatamente up-regolati…
    Ti immaginavo sul bordo piscina a parlare con me, a dissipare le nebbie in pieno sole…

    P.S.: ad aprile ci vieni a Torino a vedere la S.S.???


  16. Non tocchiamo certi argomenti (“premier”, Ghedini ecc) che ho mangiato da poco.

    Verrei molto volentieri a Torino ad Aprile, molto. Magari dissipo anche qualche nebbia, che lassù ce n’è.

    Ti abbraccio forte.



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