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Sì dolce è ‘l tormento

22 luglio 2009

L’aria di Monteverdi che preferisco da sempre, la scopro ora cantata dal divinissimo Philippe Jaroussky… che dire, sono a un passo dal paradiso.

Sì dolce è ‘l tormento

che in seno mi sta

ch’io vivo contento

per cruda beltà.

Claudio Monteverdi

Libro nono dei Madrigali

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16 commenti

  1. Come si chiamano quelle “chitarre lunghe”? Scusa l’ignoranza, ma non le avevo mai viste prima e mi fanno molto ridere.


  2. Buongiorno Manina Mattutina!

    Anche a me fanno molto ridere! Si chiamano tiorbe, e credo che quella sia una tiorba francese (theorbe). Esistono di diversi tipi, ad esempio il liuto attiorbato, o anche il “chitarrone”.
    La lunghezza assurda è dovuta alla necessità di produrre un suono relativamente basso, di accompagnamento, che si può ottenere o con corde particolarmente spesse o particolarmente lunghe. Quelle lunghe però producono un suono migliore, quindi…

    Meno male che a quei tempi non dovevano caricare gli strumenti in macchina, altro che station wagon…


  3. che splendore! far colazione con Monteverdi e Jaroussky!
    Ora mi sa che mi toccherá cercare il disco…


  4. @Henry caro, che gioia aver allietato la tua colazione…

    Ci toccherà la medesima sorte, o Federigo, cercheremo il disco per lenire ogni dolce tormento con la sublime voce del divo Philippe.
    (oggi Violante è particolarmente ispirata)

    😉


  5. Perché non dovrebbe piacermi? Perché non sopporto la new age?
    😀
    In effetti, raramente posso ascoltare più di 10 minuti di un cd di Christina (a parte il mirabile La Tarantella), ma qui ruffiani non sono gl’interpreti ma Monteverdi stesso!
    E allora, godiamoci la bellezza…
    (e poi, come ti ho già scritto altre volte, quando gli interpreti sono vecchi amici come in questo caso, anche se mi sono un po’ “tirato fuori” dall’ambiente, fatico ad essere obiettivo)
    Ciao, cometa


  6. @ arte: …dimenticavo di farti i complimenti per la spiegazione sulle corde basse. E’ proprio così, ma normalmente chi non è del mestiere non lo sa.
    Le due sono tiorbe italiane. Per chitarrone si intende semplicemente uno strumento analogo, ma di taglia ancora più grande.
    ciao


  7. @Cometa: No, ti vedevo un po’ troppo severo per concederti a certe mollezze, ma si può sbagliare.
    😉

    Ringrazio per i complimenti. A volte dimentico chi mi legge, ed è un bene altrimenti vivrei nel terrore di fare figuracce.
    Il chitarrone è “di taglia ancora più grande”?
    Oddio…

    O_O


  8. Una volta una ragazza con cui stavo (di una inusuale bellezza che si concentrava nei suoi grandi, tormentati occhi neri), mi disse di essere un madrigale. Accompagnò questa sua dichiarazione con un vago gesto della mano che rendeva la cosa graziosamente credibile. Io le risposi che ero uno schiacciassi. Aimè, durò poco.


  9. schiacciasassi!


  10. @Mauro: Eeeehh, un madrigale…
    Io mi accontenterei di essere un’aria, un arietta, un recitativo anche.

    Come schiacciasassi ti ci vedo (in senso figurato naturalmente)

    😉


  11. Posso in parte condividere in parte dissentire? Condivido la preferenza accordata al madrigale: è anche uno dei miei preferiti (compro ogni cd monteverdiano in cui compare!). Dissento (in realtà solo in parte) sulla voce di Philippe Jaroussky: all’inizio piaceva molto anche a me, ma ben presto mi ha stancato, e ho iniziato a trovarla leziosa, come un dolce troppo zuccherato che all’inizio piace ma poco dopo stucca. Questione di gusti, eh, lui comunque è bravissimo.

    Il cd io ce l’ho, e anche su questo ho impressioni contrastanti. Azzeccata la scelta dei madrigali, belle le voci, alcune cose sono deliziose, come il duetto “Pur ti miro” con Nuria Rial e Jaroussky. Però alcuni arrangiamenti mi lasciano un po’ perplesso, ci sono cose che paiono jazzate… Va bene la libertà interpretativa, è vero che alla fine conta più il gusto dell’aderenza filologica, però in alcuni punti non ero convinto.

    Scusa se mi sono dilungato! Saluti dalla calda Milano


  12. ehhh, siamo tutti un po’ dei grandi jazzisti mancati… 😉
    C’è chi vi si è rassegnato, e chi invece approfitta di ogni situazione per ficcarci dentro la nota à la Kenny Wheeler, l’accordo à la Jarrett, l’arpeggio à la Metheny…
    Debolezze umane.
    Poi c’è il mercato, soprattutto francese, che va pazzo per le contaminazioni: melodie gregoriane con improvvisazioni di bassotuba, duelli tra ensemble barocco e jazz band “manouche”, tiorbe clarinetti e tamorra su un basso di passacaglia, tenores sardi innestati su un’antifona del ‘500… tout se tient.
    La voce di Philippe è la quintessenza dell’estetismo francese. Prendere o lasciare. Io, ripeto, prendo… ma a piccole dosi.
    “Bisogna sempre alzarsi da tavola con un po’ d’appetito”, diceva un saggio antenato.
    a-ri-ciao, cometa


  13. @Endimione, quale onore! Contributo che apprezzo, giudizio che rispetto e che non ho elementi per condividere o meno, visto che non ho il CD.

    Su Jaroussky: a me piace persino il marzapane siciliano, figurati se è troppo dolce lui… questione di gusti.

    🙂

    @Cometa: A piccole dosi, certo. Come il marzapane, le paste di mandorle, i gianduiotti.

    (Le contaminazioni, in generale le odio.)


  14. Beh, mi spiace, Artemisia, ma qui contaminazioni ce ne sono a gogo!
    Ad esempio, qui il mitico Doron Sherwin improvvisa non in stile seicenteso (stile che pratica e conosce come pochi altri al mondo) ma in stile jazz-lounge, francamente poco conosciuto all’epoca, impreziosito dall’insistenza su “intervalli” del tutto vietati nella storia della musica colta occidentale.
    Mi spiace fare un discorso così tecnico in questa sede, ma mi hai tirato per i capelli (che già scarseggiano).
    Ciao!


  15. Concordo sul prendere Jaroussky a piccole dosi (anche perché anche a me piace il marzapane…), e anche sulla massima – bellissima – del saggio antenato di Cometa: si parla insomma dell’importanza della MISURA (e infatti ciò che non mi piace delle contaminazioni è che mi pare si voglia sempre strafare; de gustibus ecc. ecc.).


  16. @Cometa: Bè, sì, lo so benissimo che ci sono, infatto ho detto “in generale”…

    diciamo che Jaroussky “copre” un po’ quel jazz lounge che persino io ho percepito

    Dici che veramente il jazz lounge era sconosciuto all’epoca di Monteverdi?
    😉

    comunque, i contributi “tecnici” sono sempre graditi

    @Endimione: La misura… dovrei farci un post, tanto è centrale, in tutto.



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