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Magnificat (Arvo Pärt)

10 giugno 2009

non credo sia mai stato scritto  nulla di più bello

(scusa, Johan Sebastian, ti ho tradito, ma solo una volta)

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35 commenti

  1. @JFK: Mentre cliccavo sul “pubblica” di questo post è apparso il tuo commento sul display. Giuro.

    Roba da blogger.


  2. ascolto…rapito
    grazie


  3. Curioso assieme di cori anglicani e canto bizantino con degli accenti di nervosismo moderno.


  4. @Henry: Eterna riconoscenza a te che mi hai fatto conoscere Pergolesi.

    @Mauro: Non so bene che valore dai all’aggettivo “curioso”, ma per il resto condivido. Gli accenti potrebbero essere dissonanze.


  5. Concordo Arte. (Il coro e’ quello dei miei vicini di casa, peraltro). E’ pure al primo posto della hit parade del monastero di Bose (del resto Part e’ spesso loro ospite).


  6. Magnificat blogger dunque.
    Rovistare io? Ho dovuto mettere in fila 14 puntate di stravaganza e nel mezzo saltavano fuori momenti di irrinunciabile poesia, fosse un guardaroba avrei rovistato, ma è la biblioteca d’Alessandria e facevo spesa per l’anima.
    Farmi rinnegare Wagner, vuoi? Mmmm…il Tristano e Isotta? Il fluire del Reno nelle voci delle Ondine? La melodia del pastore nel Tannhauser e il canto dei Pellegrini? Per favore, portali nell’ Arca.
    Ora che ho risposto, posso togliere la mano sinistra dal barattolo di nutella e la destra dalla confettura di albicocche?
    JFK, apprendista blogger pizzicato


  7. @Fabio: I miei vicini di casa credo invece siano membri della banda di quartiere…

    😀

    A Bose dovrò andarci per forza, magari lo incontro.

    @JFK: Guarda che a me fa molto piacere che qualcuno legga i miei vecchi post, ne sono molto onorata.
    Altro che pizzicato, direi piuttosto arco, per restare nella metafora musicale.

    Non conosco molto Wagner, ma ho dei forti pregiudizi, confesso.


  8. anch’io ho sempre nutrito forti pregiudizi sulle mie inclinazioni per l’acqua gassata e l’odore di benzina, poi ho capito che basta parlarne.
    onorato che tu sia onorata
    JFK


  9. Entrambe cose buonissime, come tutti i vizi inconfessabili.


  10. Intendevo cuurioso nel senso che far confluire la tendenza alla risoluzione armonica con accenni (allusioni forse) di canto monodico, è un modo per far avvicinare due mondi molto distanti fra loro.
    Poi però, preso dalla curiosità, visto che non conosco nulla di questo compositore (Questo, in vita mia, è il suo terzo brano che sento), stamattina sono andato a cercare di lui su Wikipedia ed ho scoperto che è estone. Come saprai meglio di me in Estonia c’è una significativa compresenza di cultura protestante e bizantina, quindi rispetto alla formazione di questo autore l’assieme mi diventa meno curioso di quel che al primo ascolto mi è venuto da pensare.

    Una breve nota su Wagner (il grande artigliere del nervosismo tardoromantico tedesco).
    Spero che qui JFK sia d’accordo con me. Per mitigare i pregiudizi, si ascolti l’introduzione alla prima parte della Trilogia dell’Anello.


  11. @mauro: trovo la definizione appropriata anche se Wagner non vide la nascita del Parisgeschütz, il Cannone del Kaiser, che nella prima guerra mondiale colpiva Parigi da 120 Km.
    Richard, questo sì, faceva largo uso delle artiglierie per sedare il personale nervosismo tardoromantico in materia di conquiste femminili.
    Ma, naturalmente, la tua espressione introduceva contenuti decisamente più ampi.
    lieto di conoscerti
    sono JFK, l’oca di Arte.


  12. ACH!!!
    Mi sono covata le serpi in seno, un vero covo di wagneriani…

    (naturalmente scherzo, ve lo dico perchè ancora non mi conoscete bene)

    @Mauro: Sì, Pärt è estone, e la combinazione di cui parli è presente nella sua musica, e anche nella sua vita. È esattamente questo che mi affascina, oltre alla bellezza irreale di certe cose come Spiegel im Spiegel, che mi fa piangere, come tutta la musica bizantina. Ogni anno vado al concerto del coro del patriarcato di Mosca con in mano una scatola di Kleenex, per dire.
    Questo non è di per sè un indicatore di qualità della musica, ma solo della capacità di certa musica di toccare particolarmente la mia anima.

    I pezzi di Wagner che tu e JFK consigliate li conosco, e ho riascoltato qualcosa oggi. Direi di Wagner quello che Francesco diceva di Pärt, che ha scritto cose bellissime e cose inascoltabili, e che per me la maggior parte del Wagner che conosco rientra nella seconda categoria.

    @JFK: Ecco sì, Wagner è l’artiglieria pesante. È un compositore maschile, fallico.
    È il contrario di un pianoforte.

    Ma quale oca???
    😀


  13. Evidentemente per sopportare tutto ciò, anzi per soverchiarlo, ci voleva quella gimnosofista di Cosima.
    Lieto anch’io di fare la tua conoscenza.


  14. beh, la questione è semplice:
    le dissonanze nella polifonia rinascimentale sono ritardi, carezze, brevi “petits morts”, spasimi, lacrime che trovano immediatamente risoluzione.
    da un certo punto in poi invece, non si sa perché i compositori, inispecie quelli tedeschi che non si sa poi perché sono diventati il canone per tutti gli altri, si sono fissati con questa cosa del tritono.
    cioè l’intervallo armonico di tre toni (che nel medioevo, giustamente, era considerato il “diabolus in musica”) contenuto nell’accordo cosiddetto di dominante (e già il nome dice tutto), in parole povere e per “i chitarristi in 24 ore” il SOL7 che normalmente va a finire su un bel Do, come nella Gatta di ginoapoli per intenderci e un miliardo di altre canzoni e musiche.
    cosa fa a questo punto Wagner, (che pure la musica la sapeva scrivere e questo è innegabile)?
    decide che insomma questo accordo dominante non deve risolvere mai o quasi mai o magari risolvere su un altro accordo di dominante in modo da rimandare continuamente lo scioglimento della tensione.
    io più che fallico lo trovo sadico (nei confronti dei suoi personaggi) e represso o repressivo.
    in pratica quello che lui fa con questo maledetto tritono, e scrivendo anche lui i libretti, è impedire ai suoi personaggi di accoppiarsi in un tempo ragionevole e molto spesso mai non accoppiarsi per nulla.
    e per far questo prolunga all’infinito questo accordo col tritono, a volte per atti interi, cioè tipo per un’ora e passa.
    l’intento è evidente: permettere alla borghesia dei suoi tempi e anche a quella attuale che va a sentire le sue opere a Bayreuth e in molti teatri del mondo, di identificarsi in questa impossibilità di accoppiarsi in maniera soddisfacente, tutti presi come sono dall’accumulazione di capitali (l’oro del reno…) che non gli lascia il tempo di pensare ad altro.
    e veniamo al nostro Arvo, che io definirei a questo punto un compositore non solo post-sovietico (come è noto ai tempi dell’URSS le sue opere erano vietate o quasi) ma anche post-freudiano e naturalmente, a suo modo, post-debussyano.
    infatti come è noto è stato proprio il compositore di Saint Germain en Laye l’iniziatore del percorso che, con molte difficoltà, è riuscito a creare una sana alternativa – mistica, misteriosa, sensuale, relativista, immobile, anti-borghese – all’orrendo e oppressivo prevalere dell’accordo di dominante che non troverà altro modo che deflagrare, nelle bacchettone terre teutoniche e austro-ungariche, nel sistema dodecafonico che toglierà definitivamente ogni speranza di accoppiamento soddisfacente a coloro che ne diventeranno seguaci.
    dunque cosa fa il nostro Estone?
    è semplice: recupera le modalità del canto gregoriano e bizantino e le dissonanze dei polifonisti rinascimentali (seconde, maggiori o minori, prevalentemente) e semplicemente usa queste ultime in modo diverso, vi indugia sopra, vi conclude le frasi, oppure le usa come suono puro, grappolo di armonici, tintinnabulum, evocazione di piaceri passati, insomma particelle di paradiso, di quel paradiso che in fondo tutti ci portiamo dentro (tranne quelli che si portano l’orrendo Walhalla dell’accoppiamento impossibile…).
    ed ecco la ragione di tanto amore nei suoi confronti.
    Arvo ci dice quasi la stessa cosa che diceva Calvino nelle Città Invisibili: in mezzo all’inferno della società capitalista e militarista in cui viviamo, celebrata ancora a Bayreuth, Scala, Covent Garden e compagnia bella, occorre trovare ciò che inferno non è.
    e farlo crescere e dargli spazio.

    ed ora, cara Violante, col vostro permesso, mi ritiro nelle mie stanze con un buon infuso di camomilla giacché, come ben sapete, di questi tempi e alla mia età, ho difficoltà a prendere sonno, nel ricordo dei piaceri passati e nell’incubo del solitario presente.

    Sempre Vostro Devotissimo, Monsignor Bradifano.


  15. @ monsignor Bradifano

    è tardi, ma ti ringrazio

    @ arte
    grazie anche a te, per arvo e per i commenti che hai fatto suscitare


  16. Indubbiamente l’antipatia nei confronti di Wagner si può mitigare ma non cancellare fino in fondo. La sua vis tragica è l’emblema di quella Kultur che dette alla germania la forza di guardare negli occhi la catastrofe per poi cadervi dentro con la più assoluta convinzione (e qui la repressione non c’entra , quanto piuttosto l’esaltazione, ben rappresentata dall’immagine dell’impossibilità dell’accoppiamento).
    E’ pure vero che non esistendo univocità dei fenomeni questa forza produsse (per affermazione e per negazione; in sostanza per conflitto) un tale conato di problematicità da porre il suo tempo di fronte a se stesso con una chiarezza fino a quel momento inedita. Ed è noto che dove c’è problematicità la borghesia sta scomoda.

    E poi, siamo così sicuri che questa desinvoiture (termine francese per il quale i tedeschi non dispongono di un efficace traduzione) debusssyana sia stata questo passo in avanti antiborghese e non invece un ennesima affermazione di quella civilizzazione (addomesticamento? Peggio ancora, narcosi?) borghese che tutto integra e che tutto piega alla propria necessita di conservazione indefinita?
    Qualche dubbio sorge.


  17. Ma quando dormite???

    😀

    @Francesco Bradifano, Maestro e Monsignore, nonchè Musico e Confessore di Donna Violante: Non si dovrebbe mai spiegare il perchè di un innamoramento, perchè la spiegazione toglie forse alla magia, tuttavia in questo caso la Vostra spiegazione mi ha illuminata, e ho capito il perchè del mio gusto. Commento ricchissimo di spunti, musicali e non, sui quali torneremo.
    Devotissima.

    @Mauro: Se per questo, a me non piace neanche Debussy! (nonostante gli sforzi del Maestro).
    Il dubbio sorge anche a me, e non tramonta.

    @Mucca: Non cominciamo coi ringraziamenti perchè se comincio io non finisco più…
    non ti dico altro
    🙂

    Naturalmente i vostri commenti avrebbero meritato ben altra replica, ma torneremo sull’argomento.
    Non merito tali lettori…


  18. io adoro Bradifano!

    di Part conoscevo solamente il “Cantus in memory of Benjamin Britten” (che adoro e consiglio). ho appena preso “Da Pacem” che ascolteró durante il mio ritorno a Nizza.
    Per uno come me che viaggia ascoltando Josquin, Dufay e Palestrina, Part rappresenta la continuazione di un percorso emozionale.

    Su Wagner mi viene in mente una celebre battuta di Woody Allen nel film “misteriosi omicidi a manhattan”: Non riesco ad ascoltare wagner a lungo senza avere la voglia di invadere la Polonia.

    non fa per me…


  19. @Henry: Sì, esatto, la continuazione di un percorso emozionale. Percorso temporale, geografico, emozionale, personale.
    (Per non parlare di Josquin, NON parliamo di Josquin)

    Bellissima la battuta
    😀


  20. Debussy forse non era cosciente di quello che stava facendo e tanto meno certi suoi esegeti del tempo (e, incredibilmente, ancora dell’epoca attuale) che vollero a tutti i costi ricondurlo nello stretto vestito dell’impressionismo, senza rendersi conto della rivoluzione copernicana da lui introdotta nella musica europea, cioè appunto l’essersi sganciato dalla dialettica dominante-tonica (per i profani SOL7-DO) che dominava la musica europea del suo tempo e, ça va sans dire, dall’opprimente influenza wagneriana che colpiva molti dei suoi colleghi del tempo.
    ma senza di lui, lo ripeto, non esisterebbero Messiaen, Britten (per l’appunto, Henry…), Ligeti e in parte anche Stravinsky che infatti lo riconosceva come maestro e andava a suonare con lui la Sagra a quattro mani in anteprima.
    non c’è molto da aggiungere, i filoni sono due e sono inconciliabili fra loro, espressioni di due culture quasi antitetiche.
    da una parte Wagner e a seguire Strauss, Mahler e i disgraziati della Scuola di Vienna, tutti irrimediabilmente legati all’etica protestante (e dunque allo sviluppo del capitalismo, come suggerisce Max Weber) e all’estetica romantica, fino ad autodistruggersi o auto-celebrarsi nella loro decadenza, se preferite.
    dall’altra i franco-russi: pagani, cosmopoliti, dediti ai piaceri sensuali, tendenzialmente inclini a tornare ai modi delle musiche antiche e pre-tonali, ritmicamente irregolari e selvaggi.
    da loro discende non solo Part ma molte altre cose, jazz, minimal e pure l’attuale passione per le tradizioni musicali di tutto il “world” che oggi dilaga e di cui Debussy fu certamente l’iniziatore, intendo dire nell’atteggiamento con cui vi si accostava e nei risultati che questo incontro sortiva nella sua stessa musica.

    Bradifano


  21. e invece dovremmo parlarne. della Missa Hercules dux Ferrarie ad esempio, del Kyrie, di come si puó sentirsi vicino al mistero del divino pur non essendo religioso nel senso classico del termine.

    propongo per il 3 notte una sessione di ascolto a bordo piscina: Josquin, De la Rue, Part, Palestrina, Lhéritier, Pergolesi….


  22. @Francesco: Per curiosità, Chopin dove sta in tutto questo?

    @Henry: Vedo che hai già chiaro il programma, gorpe compresa

    🙂


  23. eh, Chopin sta messo male…


  24. …Chopin, lo sento tossire da qui…


  25. Bravissimo Bradifano, quoto ogni sua parola!
    Più ancora che i procedimenti che chiamiamo assai impropriamente armonici, Part si rifà alla polifonia soprattutto in quanto recupera l’antico procedimento orizzontale del contrappunto; cioè, per essere più chiaro, delle varie voci o strumenti non considera gli accordi di suoni simultanei che producono, ma piuttosto lo svolgimento indipendente delle “melodie” di ciascuno.
    In questo modo si rifà non tanto agli stili compositivi, ma proprio al tipo di percezione musicale dei secoli passati. In questo senso, è improprio legarlo alle esperienze musicali del ‘900, secolo in cui la percezione è sempre essenzialmente armonica. E’ però doveroso riconoscere, tanto per dare a Cesare ecc. ecc., che in questo atteggiamento ha continuato in modo originale le esperienze del minimalismo.
    Ed io, francamente, pur amando Part, da buon bachiano ritrovo un misticismo più sobrio, un po’ meno estetizzante, in alcuni pezzi di musicisti quali Riley, Reich, La Monte Young.
    Li conoscete?
    ciao, cometa


  26. impressionante la descrizione che fa bradifano dei franco-russi; impressionante come mi ci ritrovi in pieno. altro che wagner e le sue walkirie fredde e cattive. viva le voci angeliche e sensualissime delle notti di josquin, i sospiri dei fauni che danzano alla luce di pomeriggi estivi filtrata dai vetri monocromi dell’abbazia di thoronet.


  27. Egragio Bradifano,
    mi permetta di rivolgermi a lei direttamente per dirle che condivido la sua esposizione e la sua analisi (anche del commento precedente), per quel che riguarda l’aspetto musicale. Anche quando si riferisce al fatto che Debussy non è ascrivibile all’impressionismo, quanto ad una fase successiva di cui lei delinea con chiarezza la formula compositiva.
    Ciò che mi lascia perplesso è il risvolto economico che lei associa a questi fenomeni artistici, perché se è vero che l’etica protestante non è aliena allo sviluppo del capitalismo anseatico, è pure vero che il cosmopolitismo non è alieno al capitalismo franco-russo.

    Nella Parigi della fine del diciannovesimo secolo e dell’inizio del ventesimo vi è una gestione ed alla fine anche una progettazione (esplicatasi poi ovviamente nella forma della moda) del fenomeno artistico paganeggiante e primitivistico.
    Esiste una singolare vulgata , gia ampiamente smentita dagli storici dell’arte, che dietro agli artisti dediti a queste correnti, i mercanti che davano suggerimenti talvolta assai circostanziati non ci fossero. E invece, appunto, c’erano.
    Non mi sogno minimamente di dire che queste correnti furono un invenzione del mercato (sarebbe una bestialità), ma come sempre in questi casi, il mercato, diffuse , gestì e lucrò. Quindi?


  28. Sono curiosa di vedere cosa ti risponde


  29. @Cometa: Finalmente un bachiano, e infatti parli subito di contrappunto. Il mio interesse per la musica antica si basa proprio su questa percezione, che ritrovo nella musica bizantina e anche in Pärt.
    Il motivo per cui ho dei problemi a farmi piacere Debussy è esattamente quello che Francesco chiama “ritmicamente irregolari e selvaggi”. Mi turba l’irregolarità, ho bisogno di semplicità, chiarezza, perfezione. In molte cose di Pärt ritrovo, come dice Francesco, “ciò che inferno non è”.
    Di Riley si era parlato recentemente, ma non conosco nè lui nè gli altri. Grazie del consiglio.

    @Henry: Tu infatti sei il prototipo del nobile russo esiliato a Nizza, mollemente adagiato sull’ottomana fumando oppio intinto di assenzio, che ascolta l'”Après midi” accarezzando un levriero…

    😀

    @Mauro: Sul cosmopolitismo franco-russo versus il protestantismo anseatico non sono molto ferrata, dovrò documentarmi
    Non metto bocca tra te e il Maestro.

    😉


  30. carissimi, attendo visite e dunque non posso dilungarmi come vorrei.
    in merito alla questione del mercato ricordo che Debussy è morto lasciando solo debiti.
    quanto a Part io non vi sento contrappunto ma semplicemente un indugiare sulle dissonanze che nel contrappunto rinascimentale e anche bachiano e via dicendo risultavano di passaggio o come si usa dire, dei ritardi.
    va detto però che non tutti i suoi brani sono uguali, grazie a dio, e che probabilmente ciascuno di noi ha in mente una cosa diversa.

    Buona notte, Bradifano.


  31. Ooooohhh… Monsignore attende visite… sicuramente una penitente notturna, direbbe Violante

    😉

    assolvetela, ve lo comando

    (A parte Pärt, il bello è proprio che ciascuno ha sempre in mente una cosa diversa)


  32. Questa musica mi fa sentire serena.

    Complimenti per il blog 🙂

    Clelia


  33. @Clelia: Mi fa piacere. E benvenuta!


  34. Covo di wagneriani?
    Dopo tre giorni di assenza, e reduce dalla lettura dei commenti, mi sembrerebbe più azzeccata l’affermazione contraria.
    Hanno sparato sul maestro come sul cucù svizzero/tedesco che incautamente si fosse sporto a suonare il tocco, neppure le dodici.
    Comunque, complimenti a tutti. Neutrali, pro e contro, ognuno ha espresso un contributo ad alto livello, per certi versi illuminante anche per un borghese accumulatore come chi scrive ( il solo reo confesso? )
    Però, questa cosa di ascoltare Wagner e veder riconfermata l’impossibilità di accoppiarsi in maniera soddisfacente mi turba e la devo approfondire.
    Fa tornare alla mente quell’altra battuta, sempre di Allen:
    “ Una volta, mentre facevamo all’amore, si è verificata una stranissima illusione ottica: sembrava quasi che lei si fosse mossa.”
    Fuori da ogni battuta, che la musica faccia ridere, piangere o semplicemente incantare, ha innata la forza per toccare anime diverse, colorandole di personali nuance e fa sì, a mio avviso, che ognuno sia autorizzato a stilare la propria classifica di Kleenex da portare a concerto.
    Nel caso che citavo, pure se devi attendere un’ora e passa prima di estrarre dall’apposita fessura il primo, sulle note sospese dell’ idillio di Tristano e Isotta.
    Qual è l’oca in questione, mi chiedevi?
    L’oca d’arte è l’ultima nata delle oche di Lorenz e si riconosce nel blog più fecondo e materno del pianeta, per questo segue arte ovunque, puntualmente e con piena soddisfazione.
    JFK


  35. @JFK: Il gioco dell’oca l’avevo capito…
    🙂

    Blog fecondo e materno, non me l’ha mai detto nessuno, grazie.



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