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If you want to be popular

6 giugno 2009

skinny

Grazie a Auro per la segnalazione.

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21 commenti

  1. Nel 1969 W.W. non stava per Weight Watchers ma per Welcome Weight, incredibile.


  2. Sì, incredibile. Un altro mondo.


  3. ma negli anni 60 non andavano le maggiorate?!
    e noi che li rimpiangevamo inutilmente…
    😀


  4. Eli, alias Iko!
    ho scoperto ora che wordpress, da quando mi sono iscritta, mi riconosce come eli 😉


  5. @Eli/Iko, rileggi con più attenzione e capirai che appunto, andavano le maggiorate. Niente è mai inutile…

    😀


  6. grazie a mareen per la segnalazione 😉

    http://blog.mareenfischinger.com/post/118015006/theslyestfox-dear-the-world-what-the-fuck

    faccio notare che esisteva la versione “super”.
    interessante leggere il testo, se avete tempo.


  7. Sì Auro, e per ingrandirlo meglio conviene andare sul flickr di Mareen:

    “Wate-on helps fill out cheeks, bust-line, arms, legs, hips, the whole body. So why be skinny?”


  8. @arte sono una tonta, non avevo letto!


  9. Eli, sei obnubilata dai cuccioli

    😀


  10. la foto trae in inganno perché le hanno ritoccato il puntovita (lo facevano anche senza photoshop…)


  11. Io pensavo che avesse un busto, perchè la linea vita è molto innaturale in effetti.

    Il punto è: chi è che decide come si deve essere per essere “popular”?


  12. il mercato, probabilmente


  13. Sì, ma questo non risponde alla domanda del perchè il mercato ora ci preferisce in carne e ora anoressiche.


  14. Gli imperativi del mercato su come dover essere traducono i “parametri sociali” (non trovo un termine più adatto) in valori, quindi in bisogni e in merce. Fino agli anni ’60 il benessere economico che ti dava la possibilità di guadagnare peso era meno scontato, per cui essere “floridi” era un valore e se volevi essere popolare non potevi permetterti di essere magro. Poi è successo l’inverso, ora chissà con questa crisi che non si torni al Welcom Weight…(ovviamente non è così semplice come la sto dicendo, ma il nesso c’è e non sono io a dirlo)


  15. @Lophelia: Ma certo, non lo stavo mettendo in dubbio, era solo che non mi era chiaro il nesso…

    Almeno la crisi servisse a questo!


  16. Certo, è il mercato… bellezze! “E voi non potetre farci proprio niente” (citazione)

    D’altronde lo spiegava perfettamente qualche anno fa Elio e le Storie Tese

    “C’è un cartello di ricchioni
    che ha deciso che
    l’anno scorso andava il rosso
    e quest’anno il blè.
    Pantaloni a coste
    che costavano al mercato euro 23
    oggi li trovi alla boutique
    comprati dalle donne ricche.
    L’han deciso i ricchioni e io devo accettarlo.

    La follia della donna
    quel bisogno di scarpe
    che non vuole sentire ragioni
    cosa sono i milioni
    quando in cambio ti danno le scarpe.

    Non hai mai pensato a un tatuaggetto
    la tua amica sfoggia un tatuaggetto
    corri, corri a farti un tatuaggetto
    d’improvviso hai bisogno di un tatuaggetto, un tatuaggetto, un tatuaggetto.
    D’un tratto non ti piace più,
    che fai? Lo togli, non puoi.
    Ne fai un altro più grosso.

    La follia della donna,
    il disagio mentale
    di iniettarsi l’inchiostro con gli aghi
    sciabattando poi vaghi
    per le vie della moda…
    In sabot!”


  17. Josif, io questa storia dei “ricchioni” l’ho già sentita, e la giudico falsa e discriminante. Che esistano degli stilisti gay che propongono modelli femminili orripilanti non lo nego affatto, come esistono stilisti etero che fanno altrettanto.
    Come esistono anche stilisti, e uomini, gay, che amano le donne oltre ogni dire, le valorizzano, le rispettano e le capiscono.

    Voglio dire (e so che qui provoco qualcuno, ho avuto molte discussioni in proposito) che non è l’orientamento sessuale delle persone a definirne i valori, o l’entità del conto in banca. Il “cartello di ricchioni” mi ricorda “il banchiere ebreo”, “l’asse del male”, “gli stupratori extracomunitari” e tante altre belle cose.

    Naturalmente, è possibilissimo che tu non condivida le parole di Elio e che la tua sia semplicemente una dotta citazione.


  18. Concordo. non credo alle “lobby ebraiche” né all'”asse del male”. non ho niente contro bisessuali, gay, lesbiche, transgender.

    La mia infatti era solo una citazione, nemmeno tanto dotta.

    Il punto però non dipende da gay ebrei neri o extracomunitari (categoria alla quale appartengono anche statunitensi, canadesi, giapponesi e altri popoli extraeuropei).

    Il punto è che davvero la moda (di cui scriveva già Leopardi) influenza noi tutti e ci porta a compiere atti di cui non siamo persuasi.

    “I persuasori occulti” secondo la definizione azzeccatissima che ne diede Bance Packard 60 e più anni fa sono sempre in azione.

    Tanto quando siamo al supermercato tanto, ed è peggio, quando siamo nella cabina elettorale.


  19. Dimenticavo.

    I peggiori tra tutti “i persuasori occulti” sono quelli che non indirizzano i consumi fisici, ma quelli emotivi e spirituali. Sono i persuasori che ci (im)(pro)pongono la scelta tra un partner e un altro, tra un affetto e un altro, tra un sentimento e un altro, tra una speranza e un’altra.

    Direte che esagero, che simili “persuasori” non esistono o che, se anche esistessero, non credete possano condizionare le nostre scelte emotive e sentimentali.

    Ma non è così.

    Ha fatto più danni all’educazione sentimentale di quattro generazioni di occidentali la sola Hollywood (con le sue succursali, da Cinecittà a Bolywood) che non l’Inquisizione.


  20. ecco cosa scrive una studentessa sul sito di Repubblica

    La Grande Mela Shoppingland (Verona, New York o Timbuctù, che importa…)

    di sweetlemon (Medie Superiori ) scritto il 29.05.09

    In aperta campagna, in mezzo a terreni coltivati e pascoli verdi, si erge la “Grande Mela”, una specie di New York in miniatura. Mentre dalla macchina la osservi avvicinarsi, rimani rapito dalla mastodontica struttura, simile ad una gigante navicella spaziale in vetro, tante piccole lastre unite a formare il complesso.

    Il parcheggio è sorprendentemente occupato da automobili in ogni momento della giornata e trovare posto è un delirio.

    La porta a scorrimento automatico sorride e dà a tutti il benvenuto. Divora famelica chiunque e qualunque cosa si muova, li trasporta in un’altra dimensione: il “dovunque”, l’”anonimo”. Potresti trovarti a Napoli, Roma, Bangkok, Pechino o Timbuctù e non rendertene conto. La tiepida brezza primaverile, il caldo afoso estivo o il rigido freddo invernale non penetrano le spesse mura: all’interno si mantiene una temperatura costante che oscilla tra i venti e i venticinque gradi. Solo i giubbotti in mano o i sandali ai piedi ancorano saldamente alla realtà una piccola parte della tua memoria.

    Davanti a te si sussegue una serie in apparenza infinita di vetrine: vestiti, gioielli, profumi, libri, gelati, piatti, bicchieri, televisioni, perfino animali. Non c’è prodotto che scampi alla gabbia di vetro infernale.

    Tutti i corridoi confluiscono in un atrio centrale, adornato con fontane in stile liberty, palme, vegetazione di ogni specie e provenienza, videogiochi e carrettini ambulanti con dolciumi e zucchero filato. Sollevi appena la testa e si materializzano altri quattro piani identici a quello in cui ti trovi. Brulicano di gente, come un formicaio dal “meccanismo invertito”: non si procurano le provviste per la stagione invernale, ma assaltano gli scaffali che si assopiscono solitari solo quando la penombra avvolge il centro commerciale.

    I carrelli vuoti all’ingresso escono carichi di cianfrusaglie. Ti aggiri per i corridoi con aria trasognata, abbagliato dalle luci forti dei negozi e intontito dall’aria condizionata. Con un meccanico gesto della mano apri e chiudi il portafoglio e lo senti sempre più leggero, senza chiedertene il motivo.

    “Avvisiamo la gentile clientela che tra quindici minuti il centro commerciale chiuderà”. Ecco che i vermi abbandonano la mela, attraversano le stesse porte di… una, due, tre o sei ore prima…?

    Settore C12. Il bagagliaio della tua auto apre la bocca e poi la richiude, piena. Rimetti a posto il carrello, vuoto. Monti in macchina, chiudi la portiera e solo allora ti rendi conto che dieci maglie, quattro paia di scarpe, due borse, un servizio da the e tre libri di ricette…forse non erano indispensabili.


  21. @Josif: Allora sono d’accordo con te, e specialmente sui danni fatti da quel tipo di “educazione” sentimentale lì. Assolutamente vero.
    Scegli, valuta, decidi, lascia, tre per due, offerte imbattibili.



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