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Ritratto dell’eterno

14 maggio 2009

manuel_alvarez_bravo_03[1]

foto: Manuel Alvarez Bravo, “Ritratto dell’eterno”, 1935

“Si possiede per sempre solo ciò che si è perduto”

(Henrik Ibsen)

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30 commenti

  1. accidenti allora io sono ricchissima!


  2. … una vera possidente.


  3. fotografare l’eterno non è roba da tutti i giorni


  4. ” Come un cane!” disse, fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli.
    ( Kafka, Il Processo )
    La citazione da Ibsen pone un quesito non irrilevante nel caso di Josef.
    Morendo, riacquisterà per sempre l’onore perduto?
    O sarà davvero solo la vergogna a sopravvivergli?
    In tutto ciò, un miracolo si è già compiuto.
    Mi hai fatto pensare, pioggiablu.
    J.K. uno stimato uomo d’affari


  5. “Io ho quel cho ho donato”
    D’Annunzio.


  6. @Lophelia: Sai che ho pensato molto a questa cosa che hai scritto, ci pensavo oggi pomeriggio guardando Maria che faceva ginnastica, e pensavo a quei fotogrammi di lei in movimento che vedevo, e che l’eternità è questo, forse: attimi fuori dal tempo, fotografie senza cornice.

    (sirene di ambulanze che si avvicinano…)

    @Josef K: Che dire, con un nick così un benvenuto non basta, tappeto rosso per te su Pioggia Blu!
    La fine emblematica di Josef K…. sai che Kafka aveva scritto due altri abbozzi di finale, ben diversi da questa morte vergognosa?
    Non mettiamoci a parlare di Kafka che non la finisco più, è un invito a nozze.

    @Mauro: Ecco, questa è la versione speculare alla frase di Ibsen, diciamo il negativo del positivo, e sicuramente mi è più congeniale.
    La differenza sta tutta in quel “perduto”/”donato”. Forse, è solo quando si riesce a fare tesoro di ciò che si è perduto, trasformandolo in elemento di crescita interiore, e soprattutto quando si arriva a dare liberamente senza pretendere riscontri, che veramente si “acquista”?


  7. @Mauro: mi viene in mente (tra le altre cose) la gratuità di cui parla Florenskij


  8. Dietro al dono, quello vero, c’è un autentico si. Ciò che si è perduto, ti possiede. Per trasformarlo in qualcosa che si possiede, è necessario un autentico si. Amor fati, ma non solo, giacchè nella frase di Ibsen, il “per sempre” mi sembra che sottolieni qualcosa di legato alla morte.


  9. Tutto vero.


  10. dannatamente vero!!
    capita, ogni tanto, di ritrovare ciò che si è perso
    ed è un momento bellissimo


  11. Aboliamo “per sempre”, che mi sembra non faccia parte del tempo della nostra vita.


  12. E poi, vivere di ricordi vuol dire che si è vecchi e non abbiamo niente davanti.


  13. @Irish coffee: Benvenuto/a! Secondo me allora non lo si era veramente perso, e comunque non si “ritrova” mai la stessa cosa, perchè tutto è in continua trasformazione.
    Questo non significa che non possa essere bello, anzi.

    @Alberto: Il “per sempre” è un tentativo inadeguato di descrivere l’eternità, cioè una dimensione fuori dalla temporalità. Che noi abbiamo o meno accesso a questa dimensione è oggetto si può discutere. Personalmente, io credo che l’eterno sia potenzialmente in ogni attimo in cui viviamo.


  14. prometto di non evocare Kafka invano, ma tu fai togliere il tappeto rosso, please.
    Inciampo vergognosamente sui tappeti, più volentieri cammino su rocce e licheni.
    JFK


  15. Allora provvederemo a stendere un tappeto di licheni artici per i tuoi piedini su Pioggiablu, JFK.
    🙂


  16. Un tappeto di licheni, dici?
    Ascolta, se quelli che impreziosiscono la ruota del Prater sono i piedini di Artemisia, allora invoco per i miei l’intera piattaforma artica.
    JFK


  17. Drammaticamente off topic: che si dice in Norvegia del regista Bent Hamer (quello di Kitchen stories e O’Horten, appena uscito qui in un paio di sale, e norvegesemente bellissimo)?


  18. @JFK: Oddio!!! Ma che sei, un troll???

    (contrariamente a quello che uno potrebbe pensare, il piede non è quello di Milena Jesenska che è lì al Prater con Franz, ma è proprio il mio – ne ho due ma quello è uno dei due)

    @Fabio: Se ne dice bene, anche se non è stato un successone, ma è un bel film. Anche se Kitchen stories a me pare meglio, no?
    Tu comunque devi venire il prossimo aprile al festival Kosmorama, ho sempre gli inviti per l’inaugurazione e per la premiazione, li andiamo a intervistare tutti. Con te, ne avrei la faccia tosta.

    Guarda anche questo http://www.youtube.com/watch?v=zY7jmlZQMa8

    È di Rune Denstad Langlo, appena uscito, sicuramente non distribuito all’estero. È un film dove non succede niente, pieno di personaggi incredibili, molto norvegese.


  19. Senza sottotitoli ti confesso che non ho capito molto, ma e’ troppo norvegese per non piacermi. Non e’ detto che non lo distribuiscano qui. A Londra ci sono cinema piccolissimi, 40 posti. Ieri sono andato a incontrare un mio amico che e’ stato in uno di questi e a vedere il film che ha visto lui (una roba arthouse indipendente americana) erano in 2.

    Kitchen stories era geniale, Factotum a me fece abbastanza schifo, mentre questo O’Horten mi e’ piaciuto molto. Le ambientazioni soprattutto, e la mancanza di dialoghi. E’ un susseguirsi di tableaux vivant, bellissimo, di struggente poesia. E quel finale, accipicchia.

    Figara Kosmorama, ci faccio un pensiero, ho un anno per convincermi.


  20. I sottotitoli in Norvegia sono abbastanza superflui…

    😀


  21. Il Vecchio di Drove ebbe a dirgli un giorno che aveva vissuto da troll, non da essere umano.
    Ma lui ha un rifugio, Solveig, che l’ama e l’ha atteso per tutto il tempo della sua vita.
    Accanto a lei, che teneramente lo culla e gli canta una dolce nenia, Peer muore sereno.
    E così siamo tornati ad Ibsen,al Ritratto dell’ Eterno (giurato amor)e del primo,spesso perduto,che sempre possiede e si possiede.
    Me ne torno ai licheni, prima di ritrovarmi a camminare…sulle uova.
    “Snipp, snapp snute, så er eventyret ute”.
    JFK


  22. @JFK: Ci manca solo il sottofondo di Grieg, “La caverna del Vecchio di Dovre” (Dovregubbens hall) e Peer Gynt è in scena… qui siamo in pieno tardo romanticismo norvegese…

    E camminando camminando, più lontano del sole e della luna, fino al castello di Soria Moria e alle sette figlie del Troll, sei stato bravissimo a chiudere il cerchio.

    🙂


  23. Dante e l’«eterno»

    se non etterne, e io etterno duro
    ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo
    da quelle cerchie etterne ci partimmo
    trattando l’aere con l’etterne penne
    mostrandovi le sue bellezze etterne
    Beatrice tutta ne l’etterne rote
    sì che dispiega le bellezze etterne
    Trivïa ride tra le ninfe etternee
    credo in tre persone etterne, e queste
    che va piangendo i suoi etterni danni
    Non son li editti etterni per noi guasti
    dietro a le note de li etterni giri
    volgendom’ io con li etterni Gemelli
    reflettendo da sé li etterni rai
    in sua etternità di tempo fore
    e trarrotti di qui per loco etterno
    PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE
    udirà quel ch’in etterno rimbomba»
    In etterno verranno a li due cozzi:
    fossero». Ed ei mi disse: «Il foco etterno
    de la regina de l’etterno pianto
    qualunque trade in etterno è consunto»
    e Pirro e Sesto; e in etterno munge
    Oh in etterno faticoso manto
    tanto vilmente ne l’etterno essilio
    e io tremava ne l’etterno rezzo;
    che non possa tornar, l’etterno amore,
    Tu te ne porti di costui l’etterno
    o pregio etterno del loco ond’ io fui
    spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia
    cresce sovr’ essa l’etterno valore
    che da l’etterno fonte son diffuse
    lo rege etterno con le rote magne»
    che me rilega ne l’etterno essilio»
    per li messaggi de l’etterno regno
    Ed elli a me: «De l’etterno consiglio
    e disse: «Il temporal foco e l’etterno
    de l’etterno piacer tutto sospeso,
    sieno in etterno le bellezze tue!»
    «Voi vigilate ne l’etterno die,
    de l’etterno valore, il qual è fine
    per sentir più e men l’etterno spiro
    con l’atto sol del suo etterno amore
    de l’etterno consiglio, quanto puoi
    fu per Onorio da l’Etterno Spiro
    tutta è dipinta nel cospetto etterno
    fin che ‘l piacere etterno, che diretto
    tal è il giudicio etterno a voi mortali»
    l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe
    ora conosce che ‘l giudicio etterno
    de l’etterno piacere, al cui disio
    de l’etterno palazzo più s’accende,
    de l’etterno statuto quel che chiedi,
    solo ed etterno, che tutto ‘l ciel move,
    con l’etterno proposito s’agguagli
    de l’ortolano etterno, am’ io cotanto
    s’aperse in nuovi amor l’etterno amore
    de l’etterno valor, poscia che tanti
    a l’etterno dal tempo era venuto
    termine fisso d’etterno consiglio
    indi a l’etterno lume s’addrizzaro


  24. @Josif B (da non confondersi con Josef K, qui le cose si fanno sempre più complicate): Bello, cos’è un medley dantesco?
    Ma poi, perchè diceva “etterno” che sembra sardo??


  25. Forse perché con una t sola gli pareva che durasse meno?

    JB


  26. SANTA CATERINA DA SIENA
    LIBRO DELLA DIVINA DOTTRINA
    VOLGARMENTE DETTO
    DIALOGO DELLA DIVINA PROVVIDENZA

    Capitolo CLIII

    Come questa anima, laudando e ringraziando Dio, el prega che esso le parli de la virtú de la obedienzia.

    Allora quella anima, come ebbra, innamorata della vera e sancta povertà, dilatata nella somma, etterna grandezza, e transformata ne l’abisso della somma e inextimabile providenzia (intantoché, stando nel vassello del corpo, si vedeva fuore del corpo per la obunbrazione e rapire che facto aveva il fuoco della sua caritá in lei), teneva l’occhio de l’ intellecto suo fixo nella divina maiestà, dicendo al sommo e etterno Padre:
    — O Padre etterno ! O fuoco e abisso di caritá ! O etterna bellezza, o etterna sapienzia, o etterna bontá, o etterna clemenzia, o speranza, o refugio de’ peccatori, o larghezza inextimabile, o etterno e infInito bene, o pazzo d’amore! E hai tu bisogno della tua creatura? Sí, pare a me; ché tu tieni modi come se senza lei tu non potessi vivere, conciosiacosaché tu sia vita, dal quale ogni cosa ha vita e senza te neuna cosa vive. Perché dunque se’ cosí inpazzato? Perché tu t’ innamorasti della tua factura, piacestiti e dilectastiti in te medesimo di lei, e, come ebbro della sua salute, ella ti fugge, e tu la vai cercando; ella si dilonga, e tu t’appressimi: piú presso non potevi venire che vestirti della sua umanità. E che dicerò? Farò come Troglio.che dicerò: — A, a, — perché non so che Ini dire altro, però che la lingua finita non può exprimere l’affecto de l’anima che infinitamente desidera te. Parrai ch’io possa dire la parola di Pavolo, quando disse: «Né lingua può parlare, né urecchia udire, né occhio vedere, né cuore pensare quello che io viddi». Che vedesti? Vidde «arcana Dei». E io che dico? Non ci aggiongo con questi sentimenti grossi; ma tanto ti dico che hai gustato e veduto, anima mia, l’abisso della somma, etterna providenzia. Ora rendo grazie a te, sommo etterno Padre, della smisurata tua bontá mostrata a me, miserabile, indegna d’ogni grazia. Ma perch’io veggo che tu se’ adempitore de’ sancti desidèri, e la tua Veritá non può mentire, e perché io desidero che ora un poco tu mi parlassi della virtú de l’obbedienzia e della excellenzia sua, si come tu, Padre etterno, mi promectesti che mi narrarestí, acciò che io d’essa virtú m’ inamori, e mai non mi parta da l’obbedienzia tua; piacciati, per la tua infinita bontà, di dirmi della sua perfeczíone, e dove io la posso trovare, e quale è la cagione che me la tolle, e chi me la dá, e il segno che io l’abbi o non l’abbi.


  27. Dante – Convivio

    III – xiv – 6

    Dico adunque che la divina vertù sanza mezzo questo amore tragge a sua similitudine. E ciò si può fare manifesto massimamente in ciò, che sì come lo divino amore è tutto etterno, così conviene che sia etterno lo suo obietto di necessitate, sì che etterne cose siano quelle che esso ama. E così face a questo amore amare; ché la sapienza, nella quale questo amore fère, etterna è. Onde è scritto di lei: “Dal principio [e] dinanzi dalli secoli creata sono, e nel secolo che dee venire non verrò meno”; e nelli Proverbi di Salomone essa Sapienza dice: “Etternalmente ordinata sono”; e nel principio di Giovanni, nell’Evangelio, si può la sua etternitade apertamente notare.


  28. @Josif K: Giusto, non ci avevo pensato.
    Peraltro, non conoscevo questa lettera di Caterina, che è bellissima:

    “E hai tu bisogno della tua creatura? Sí, pare a me; ché tu tieni modi come se senza lei tu non potessi vivere, conciosiacosaché tu sia vita, dal quale ogni cosa ha vita e senza te neuna cosa vive. Perché dunque se’ cosí inpazzato? Perché tu t’ innamorasti della tua factura, piacestiti e dilectastiti in te medesimo di lei, e, come ebbro della sua salute, ella ti fugge, e tu la vai cercando; ella si dilonga, e tu t’appressimi: piú presso non potevi venire che vestirti della sua umanità.”

    Cazzarola, direbbe qualcuno.


  29. e tu puntuale e perfetta nella scelta del brano.
    kafka,ibsen,grieg…passando il rasoio stamani, era tutto un taglio.
    Delle due l’una, o s’è ristretto lo specchio, o in questi giorni sono cresciuto io.
    Ascolta, non farmi fare la fine di M nel Mostro di Dusseldorf però, l’hanno preso perchè fischiettava sempre i Dovregubbens hall.
    Mi sono divertito sotto la pioggia, come da tempo mai.
    JFK


  30. È vero, l’avevo completamente scordato! L’ombra di Peter Lorre col cappello, china sulla bambina che gioca a palla…

    Non la suonerò più allo stesso modo.

    Colgo l’occasione per consigliarti un rasoio elettrico.



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