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Der zeitlose Raum

10 maggio 2009

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Nel 1939, Ludwig Hawelka e la moglie Josephine aprirono un caffè a Vienna. Il caffè c’è ancora, completamente intatto, e lui è ancora lì, seduto al suo tavolo accanto alla cucina.

Incredula, estasiata, lo osservo nella penombra. Il papillon. La giacca, troppo grande ma impeccabile. Le lunghe dita scheletriche. Gli occhietti vivaci, che seguono i clienti con interesse. Vorrei parlargli, andare a salutarlo, ma esito, per timore di disturbarlo, per pudore. Ma non ho fatto i conti col fenomeno tanto inspiegabile quanto ricorrente che si ripete ormai dalla mia infanzia: se c’è un vecchietto nel raggio di dieci metri, si può star certi che cercherà di attirare la mia attenzione.

Uscendo dal caffè, devo passargli davanti. La faccia gli si apre in un sorriso, e con le lunghe dita mi fa cenno di avvicinarmi. Mi porge la mano, gliela stringo con cautela, timorosa di romperlo, come se fosse di vetro. Lui batte leggermente col palmo sul divanetto di stoffa a striscie che è lì dal 1939, facendomi cenno di sedermi accanto a lui. Cerco di rispolverare il mio tedesco, e gli faccio i complimenti per il suo bellissimo caffè. “Sono quasi settant’anni che ce l’ho” mi risponde lui con grandissima naturalezza viennese. “Ma lei quanti anni ha, Herr Hawelka?” Sorride sornione: “Sono del 1910”. “Ma non li dimostra!” Ride silenziosamente, provocando oscillazioni del papillon, e liquida il complimento con un gesto lieve della mano a mezz’aria.

Penso alla Vienna che è passata di lì, a tutta la gente che si è seduta per tante sere a quei tavolini a leggere, discutere, farsi i fatti suoi. Artmann, Harnoncourt, Hundertwasser, vivi e morti. Un esercito di ombre che forse è ancora lì, ombre che chiacchierano in viennese fumando il sigaro, e la moglie Josefine morta quattro anni fa a 93 anni, fino all’ultimo in cucina a preparare i suoi famosi Buchterln.

Passa Hawelka figlio, un giovanetto sulla settantina, che insiste per farci una foto. Mi assicura di saper usare la Lumix, ma il padre non ci crede. “Macchè, non la sa mica usare. È una catastrofe questo ragazzo.” E l’imperizia del “ragazzo” ci regala questo brevissimo spezzone di filmato, girato per sbaglio, con Herr Hawelka che rimprovera il fotografo e la mia mano che si appoggia sul suo braccio, magrissimo e fragile come un’ombra sotto la giacca.

Il video non riesco a caricarlo, dovrete accontentarvi della foto.

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17 commenti

  1. il filmato non lo vedo ma le tue parole, come sempre, trasformano la foto in qualcosa di piu’ di un film.
    che meraviglia questa complicita’ tra uomini che attraversano la vita come se fosse un’avventura in cui ogni incontro e’ un piccolo tassello che ci aiuta ad elevarci, a diventare piu’ “esseri umani”.
    uomini che che hanno capito il senso profondo della vita.
    un abbraccio piu’ grande del solito.


  2. Ciao Arte, bentornata!

    Sembra di leggere la pagina d’un romanzo! Anzi hai avuto la fortuna di incontrare, mi pare di capire, un uomo la cui vita quasi centenaria è una biblioteca intera di romanzi…

    P.S. Mi spieghi meglio la questione dei vecchietti nella tua vita??


  3. ha ragione henry mentre leggevo mi scorrevano davanti i fotogrammi


  4. @Henry: Il filmato non parte, ho caricato il video ma appare come foto, se c’è qualche anima buona che mi può aiutare… come al solito…

    Per il resto, che dire: per me è questo il senso di tutto, e lo sai.

    @Daniele: Non te la posso spiegare perchè è appunto inspiegabile!
    🙂

    @Zefirina: Ti sarebbe piaciuto esserci, altro che Demel…


  5. Ma quante te ne capitano? 😀
    Atmosfera molto mitteleuropeoa in questo raccontino alla Roth 🙂

    Speriamo di riuscire a vedere il video.


  6. @Frank: Ma secondo me non è che mi capitano, è che me le cerco.


  7. Ogni volta che ti leggo mi sembra di stare lì pure io.
    Ma come fai? 🙂 D’ora in poi dovrò chiamarti la Regina dell’Atmosfera.
    Un bacio
    Ady
    (ma il caffè era poi all’altezza del tuo bellissimo resoconto?)


  8. Il caffè era oltre ogni aspettativa: buio, fumoso, rimasto assolutamente come nel 1939. Ho osato chiedere al cameriere se avevano un menù, mi ha risposto seccamente “no” ed è andato via… poi è ripassato e mi ha chiesto se volevo ordinare qualcosa, e allora ho capito che bisognava farsi dire il menù a voce, in viennese, e che avevano solo due cose: i würstel viennesi e i büchterl (dolce con ricetta segreta che preparava la signora Josefine e ora prepara il figlio). Inutile dirti cosa ho preso.
    La scelta del caffè è stata ben più complicata, viste le infinite varietà dai nomi impossibili… alla fine sono ricorsa al solito espediente di indicare quello del vicino di tavolo…

    Però poi il cameriere è stato gentilissimo, tutto un “danke sehr” e “bitte sehr”, e Hawelka figlio è emerso dalla cucina coi büchterl caldi e me li ha portati di persona (si vede che avevo ordinato la cosa giusta, a saperlo prima…)


  9. sei super-cult!
    complimenti…


  10. Ciao cara Artemisia, sto latitando dal web…per me la stagione estiva è tutta all’esterno…sto facendo del volontariato nel mio quartiere pulendo un po’ le strade…una cosa tutta mia senza nessuno che finora si è unito a me…per ora…ma non si sa mai..
    Vengo qui stamattina prima di uscire, dopo aver letto il tuo commento da me, e leggo questo post…mi è venuta la commozione prima e assaporato insieme a te l’esperienza che tu hai vissuto, purtroppo luoghi come quello non ne esistono più…a Milano qualche anno fa hanno iniziato a fare qualche tentativo di caffè letterario…una era una grossa libreria che avevano chiamato Tikkun aperta da un gruppo di donne dell’Università delle donne di Milano (gruppo storico di femministe) c’era il pianoforte, un angolo bar e i tavolini…ogni tanto ci andavo, ma non ho fatto in tempo ad approfondire l’esperienza, evidentemente costava molto e funzionava poco…e lo hanno chiuso.
    Ora da qualche anno sempre nella stessa zona, hanno aperto una Bar che hanno chiamto I Classici del caffè…sono entrata in quel bar la stessa mattina che lo hanno aperto…c’è un bar normale e intorno delle mesnsole coi libri..una postazione di Internet..mi sono inscritta da poco alla malinglist per sapere quando c’è qualcosa…ma praticamente è una presentazione di libri fatta in piccolo e organizzano magari visite ai musei etc..però l’ho frequentato ancora troppo poco per dare un giudizio appropriato, ma non sarà nulla che si avvicina al posto dove tu sei stata…posti così non ne nasceranno più…e poi ..quella tua descrizione di questo vecchio e questa tua caratteristica di arrirarli!
    Ti auguro una buona giornata e ti lascio un mio saluto affettuoso.
    Ciao
    Franca


  11. @Francesco: Non farmi arrossire…
    😉

    @Franca: Fai benissimo a goderti la bella stagione!

    Io credo che i caffè letterari di quel tipo, di cui prima Vienna era piena, ma che esistevano anche in Italia, appartengano necessariamente ad un’epoca passata.
    Il discorso casomai è chiedersi cosa li ha sostituiti. Si sa ancora parlare di letteratura senza pensare a vendere? Si sa ancora, come letterati o artisti, trascorrere una serata a leggere in un luogo pubblico senza pensare a farsi pubblicità? L’arena mediatica ha sostituito lo scambio immediato, diretto, personale?

    Non lo so, me lo chiedo.

    Buona giornata anche a te.


  12. ah, ma sei apparsa finalmente! ora è più chiara, meno spiritica:)


  13. (ma forse era il solito problema del monitor)


  14. Sì, infatti non capivo, perchè non ho modificato niente… già pensavo a spiegazioni soprannaturali…

    O_O


  15. emozionante!
    tu, come una piccola girovaga in cerca di incontri e di sensazioni e tanti piccoli folletti che ti mostrano la loro visibile ed imperscrutabile magia.


  16. @Claudia: Chi cerca trova, folletti, nani e maghi.
    🙂

    E tu dov’eri finita, a proposito di fatine?


  17. un incanto… grazie ancora una volta! 🙂



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