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La bambola

16 marzo 2009

In una passeggiata nel parco di Steglitz, incontrò un abambina che singhiozzava disperatamente, perchè aveva perduto la bambola. Kafka la confortò: “La tua bambola è in viaggio, lo so, mi ha appena scritto una lettera”. La bambina era piena di dubbi: “Ce l’hai con te?” “No, l’ho lasciata a  casa, ma te la porterò domani”. Kafka tornò subito a casa per scrivere la lettera. Si mise alla scrivania e cominciò a comporla, come se dovesse scrivere un racconto, liberando il grande gioco dickensiano di calore e di fantasia che l’aveva sempre abitato. Il giorno dopo andò nel parco, dove la bambina l’aspettava. Le lesse la lettera ad alta voce. In quei fogli, la bambola spiegava con gentilezza che era stanca di vivere sempre nella stessa famiglia: voleva cambiare aria, città e paese, abbandonare un poco la bambina, sebbene le volesse molto bene. Promise di scrivere ogni giorno, con il resoconto minuzioso dei suoi viaggi. Così, per qualche tempo, davanti alla lampada a petrolio, Kafka descrisse paesi che non aveva mai visto, raccontò avventure drammatiche e a lieto fine, e portò la bambola a scuola, dove si fece nuove amiche. Ogni volta la bambola assicurava la bambina del suo amore, alludendo però alle complicazioni della nuova vita, ad altri doveri e ad altri interessi. Dopo pochi giorni, la bambina aveva dimenticato la perdita, e pensava soltanto alla finzione. Il gioco durò almeno tre settimane. Kafka non sapeva come finirlo. Pensò, ripensò, discusse con Dora, e finalmente decise di far sposare la bambola. Descrisse il giovane fidanzato, la festa di fidanzamento, i preparativi di matrimonio, la casa della giovane coppia. “Tu capirai” concludeva la bambola “che in futuro dobbiamo rinunciare a vederci”.

Pietro Citati, da “Kafka”

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17 commenti

  1. diabolico

    avverto un certo pizzicorio, non so perchè ma mi tornar a galla echi sommersi


  2. un ganzo, questo Kafka!


  3. E’ proprio la storia di Wendy & Lucy…


  4. Molto bello questo post Artemisia, soprattutto perchè è condensato in una lettura non troppo lunga, ma che in così poco riesce ad evocare tantissime emozioni…questi sono quelli che sanno scrivere!
    Un buona serata e un saluto affettuso
    Franca


  5. @Zefirina: Hmmm… lasci che indovini, hai perso la tua bambola.

    @Mucca: La Sfinge, l’Oracolo di Delfi, Nostradamus…
    😉

    @Fabio: E allora io questo film lo dovrò proprio vedere!

    @Franca: Sì, Citati si cita bene!
    (non ho saputo resistere, perdonami…)


  6. viviamo per raccontarcela, o ce la raccontiamo per vivere?
    me lo chiedo, non pretendo una risposta.


  7. Non so, Lophelia, a volte penso che viviamo per sentircela raccontare.


  8. semplicemente bellissima!


  9. «Citarsi addosso» (Woody Allen)
    «Ti chiamano Cita perché gli ricordi una grande diva del cinema: Cita Hayworth» (Villaggio alla figlia monstre in “Fantozzi”)


  10. @Ale: Vero? Finalmente qualcuno che lo dice!

    @Jos: Facciamo un florilegio di citazioni? Non mi in-citare alla gara…

    😉


  11. da Wikiquote

    Citazioni sulla citazione.

    Citatemi dicendo che sono stato citato male. (Groucho Marx)

    Mi hanno citato dicendo che non sono mai stato citato. (Groucho Marx)

    Il bello delle citazioni è che ci danno una certa intimità con gli autori delle frasi che citiamo e spesso, in società, questo fa colpo. (Kenneth Williams)

    Immortalità. Ho notato che non appena uno scrittore si avvicina a questo tema, inizia subito a citare. Odio le citazioni. Dimmi ciò che sai tu. (Ralph Waldo Emerson)

    La citazione più preziosa è quella di cui non riesci a trovare la fonte. (Arthur Bloch)

    La vita stessa è una citazione. (Jorge Luis Borges)

    Le citazioni sono utili in periodi di ignoranza o di oscure credenze. (Guy Debord)

    Quando trovo in un libro una frase o un verso che per qualche ragione mi colpiscono e mi danno emozione li trascrivo su un quadernetto. Ne ho già riempiti quattro e penso che siano troppi perché le parole e le frasi poetiche che veramente ti toccano nel profondo non possono che esser poche. (Eugenio Scalfari)

    Se riportiamo alcune citazioni di più scrittori, esse porteranno il lettore a ricercare la verità giudicando egli stesso circa l’auterevolezza di ciascun autore. (Pietro Abelardo)

    Sono un giornalista che ricorre, con una certa frequenza, alle citazioni: perché ho memoria e perché ho bisogno di appoggi: c’è qualcuno al mondo che la pensava, o la pensa, come me. (Enzo Biagi)

    Soprattutto, la trascrizione comprende un coinvolgimento totale con il testo, una dinamica reciproca fra lettore e libro. (George Steiner)

    Questo coinvolgimento totale è la somma dei vari modi di risposta responsabile: marginalia, annotazione sistematica, correzione ed emendamenti filologici, trascrizione. Tutti insieme, essi generano una continuazione del libro che viene letto. La penna attiva del lettore verga «un libro in risposta». (George Steiner)

    Un libro che non offre citazioni non è, secondo me, un libro – è un balocco. (Thomas Love Peacock)


  12. “Tu capirai” concludeva la bambola “che in futuro dobbiamo rinunciare a citarci”

    Parafrasi di una citazione citata da Citati

    (sempre peggio)


  13. «Ho avuto una storia con una bambola gonfiabile, ma poi è finita, perché ha cominciato a bucarsi».

    «Sequestrate delle bambole gonfiabili false. Erano donne vere».

    «Emilio Fede si è comprato una bambola di gomma. A sua moglie ha detto che gli serve per cancellare…»

    «Anche i maschietti devono giuocare con le bambole. Così acquistano il senso della famiglia. Ne acquistano tanto che da grandi finiscono, quasi sempre, per averne due» (Marcello Marchesi).

    «Se lo chiedi al cittadino medio, ti dirà che le bambole son roba da finocchi ma è solo ignoranza» (da V per Vendetta)


  14. Jos… ti offrirei una camomilla ma probabilmente preferiresti una martellata


  15. No, mi serve assolutamente una camomilla Arte…
    La martellata l’ho già presa, ma nemmeno lo zucchero è riuscito ad addolcirla

    Jos


  16. Ciao Artemisia, buona notte!
    Franca


  17. Jos, la martellata te la sei data tu stesso su un piede, però ne hai un altro ancora a posto. Usalo, e continua a camminare.

    Franca, ma tu sei peggio di me che vado a letto con le galline e mi sveglio all’alba!



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