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La vulnerabilità

12 marzo 2009

luce-toscana2(foto: Lophelia)

 

La vulnerabilità nelle cose preziose è bella perchè la vulnerabilità è un segno di esistenza.

(Simone Weil, “L’ombra e la grazia”)

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34 commenti

  1. Ciao Artemisia, foto bellissima!
    Mi piace davvero tanto, tanto!
    Quanto al commento che hai lasciato da me, ti dico è giusto quello che tu dici, ogni nostra azione deve essere matura per poter essere fatta, compresa quella di leggere un libro…e trovo che essendo tu ancora molto giovane,è forse meglio per un po’ stare ancora in compagnia di altro…lo dico con cognizione di causa, io non ho la tua età…e pur essendo già da molti avviata verso certe letture e stili di vita…certo se guardo indietro a quando avevo la tua età vedo altre cose…non solo, arriva sempre il momento che le cose si compiono senza che noi abbiamo usato la volontà semplicemente avvengono.
    Come sempre ti auguro una buona giornata lasciandoti il mio affettuoso saluto
    Franca


  2. Franca, grazie.
    Ci tengo però a chiarire che la luce toscana “inganna”, e la fotografa è brava. Gli anni che ho sono quelli, nè più nè meno. E anzi, ti dirò che se la foto fosse stata fatta anche solo dieci anni fa, non sarebbe stata altrettanto bella, perchè la bellezza di quella foto è tutta nella fragilità forte di quel legame che esprime, e che dieci anni fa non c’era (e non riesco a ricordare come riuscivo a vivere senza).
    Ti abbraccio.


  3. @Arte
    Vulnerabile significa che “può essere ferito” e, quindi, che è esposto al dolore …
    Hai presente quando diciamo “mi pizzico” (mi provoco un piccolo dolore) per vedere se sono vivo/a ?
    Dieumerci, quando venne al mondo (segno di esistenza), era prezioso per la sua mamma, ma non credo si possa definire “bello” l’evento traumatico che lo ha travolto, grazie alla sua “vulnerabilità”.
    Il figlio dell’uomo è destinato al dolore e il dolore spesso è il segno della sua esistenza …
    Un altro tema su cui riflettere


  4. Aldo: La vulnerabilità è la condizione umana. L’amore rende vulnerabili perchè amando ci si espone alla potenziale perdita di quello che si ama.
    Nessuno è “destinato” al dolore. Direi piuttosto che il dolore è una delle prerogative dell’esistenza, come lo è la felicità. Sono due facce della stessa medaglia.


  5. ho impiegato tanto tempo per accettare le mie numerose vulnerabilità.
    Pensavo di essere una “roccia” , invece ho scoperto che -appunto- sono viva.


  6. @ Aldo
    l’uomo non è assolutamente destinato al dolore, è destinato a scegliere, anche quando le cose gli si pongono di fronte in maniera dura, è destinato a immaginare, a creare, a conoscere quelle vulnerabilità per poterle superare.


  7. @Arte
    “La vulnerabilità è la condizione umana. L’amore rende vulnerabili perchè amando ci si espone alla potenziale perdita di quello che si ama …”
    Io direi anche alla “reale” perdita di tutto quello che si ha, compresa la vita stessa.
    Giusto, ma perchè “è bella” ? Forse perchè amiamo il rischio ? E’, dunque, bello rischiare le “cose preziose” che amiamo ?
    Io credo che noi riusciamo a vivere decentemente, con alcuni intervalli di felicità, solo perchè occultiamo a noi stessi (distratti dalle faccende quotidiane) il senso di quella vulnerabilità. Se il nostro tempo mondano (esistenza) fosse cadenzato dalla consapevolezza di tutte le possibili perdite, la vita sarebbe assai problematica.
    Potremmo dirci “teniamoci stretto l’amore, godiamocelo di più, visto che può dileguarsi”, ma questa è saggezza pura, che solo “pochi” si possono permettere.


  8. @mucca
    l’uomo …. è destinato a immaginare, a creare, a conoscere quelle vulnerabilità per poterle superare…
    La vulnerabilità non è un “dato” superabile, ma la condizione stessa dell’esistenza … Non c’è nulla da creare, da immaginare o da superare ma un inesorabile “starci dentro”, un ineludibile “conviverci” senza scappatoie. Certo possiamo guardarla a viso aperto, come “capitani coraggiosi”, ma questo richiede “nervi saldi”.
    Non per niente tutte le religioni, tutte le filosofie sono nate con l’unico scopo di attrezzare l’uomo/donna a reggere il suo urto “destabilizzante”.


  9. l’uomo é destinato alla felicitá.
    purtroppo spesso ce ne dimentichiamo oppure non siamo acuti abbastanza da saperla individuare, da saperla vedere li dove é, e pensiamo invece di vederla altrove.
    ed é un rischio. ed é triste quando accade.

    amare é, per me, dare, condividere, sempre e comunque, anche a costo di veder cadere a terra il nostro dono, per averlo affidato a mani poco capaci o non sufficientemente veloci nel prendere. e qui sta la vulnerabilitá. perché tu non sei quello che hai davanti, sei altro, e come tale non saprai mai cosa passa nella testa dell’altro, neanche dopo cento anni di convivenza.
    quindi ci si affida, ci si conosce, si cerca di venirsi incontro fino a che é possibile farlo.
    insieme.
    sapendo peró che tutto ha senso finché si é in due.
    poi si torna soli.


  10. @Bianca: Ci sono molti modi per arrivare a scoprirlo, e molti restano “rocce” per tutta la vita.

    🙂

    @Mucca: Sai che la penso come te.

    @Aldo: Riconoscere la propria vulnerabilità ed imparare ad amarla senza averne paura rende forti. Sapere che possiamo perdere tutto non è un pensiero angosciante, ma l’unica condizione per vivere una vita piena. Perchè è la coscienza che ogni attimo e ogni atto d’amore è insostituibile a renderlo prezioso.
    Non credo nell'”occultare” niente, anzi ritengo che questo lavoro di occultaggio (peraltro diffusissimo) sia un grande e dannoso dispendio di energia, e causa di molte nevrosi.

    Le filosofie e le religioni sono nate dalle domande che l’uomo si è sempre posto. Non sono “stampelle” o consolazioni, ma ricerca continua.

    @Henry: L’uomo è destinato alla felicità. È verissimo. Siamo qui, io credo, per cercarla. Non per noi stessi, ma per l’altro (e quindi, per noi stessi). È un processo comune, un viaggio.
    Però io credo che non siamo solo in due, siamo in tanti. E che saperlo rende meno vulnerabili.


  11. Se si è vulnerabili si ha bisogno di qualcuno/a che ci protegga. Può darsi che se ne abbia sempre bisogno, può anche darsi che il senso di protezione ci dia più sicurezza e che magari un domani siamo noi a proteggere e a istillare forza in chi c’è la data ieri.

    Bellissima foto d’atmosfera. Ciao.


  12. @Alberto: Ti ringrazio.
    Certo che se ne ha bisogno, anche se a volte è difficile ammetterlo. “Bisogno” non egoistico, ma connaturato, bisogno di ricevere ma anche di dare.


  13. @Artemisia

    Capita spesso che le parole in cui più mi rispecchio siano le tue: “La vulnerabilità è la condizione umana. L’amore rende vulnerabili perché amando ci si espone alla potenziale perdita di quello che si ama.
    Nessuno è “destinato” al dolore. Direi piuttosto che il dolore è una delle prerogative dell’esistenza, come lo è la felicità. Sono due facce della stessa medaglia.”

    Aggiungo solo che siamo vulnerabili, ma con infinite capacità di guarigione… purché ce lo “concediamo”.


  14. P.S. Scusa Arte, mi ricordi in quale località della Finlandia stai che non ricordo più dove l’ho letto nel blog. Era curiosa di saperlo un’amica Finlandese di mia madre. Un abbraccio e buonanotte.


  15. Daniele!!! Non sto in Finlandia sto in Norvegia!
    Ma che fai, parli di me alle amiche di tua madre?

    😀

    un abbraccio a te


  16. Ciao Artemisia, vedo che l’argomento come al solito ha acceso molti…io mi sono soffermata in particolare su quello che dice Aldo…è molto vero e nello stesso tempo poche persone vivono avendo in mente queste cose…non vorrei apparire come la persona che ha raggiunto chissà quali vette…la vita purtroppo mi ha riservato cose che mai avrei nemmeno immaginato…ma quando ero molto giovane, avevo già un pensiero molto vicino a quello che esprime Aldo…poi però sil mio cammino ho incontrato l’esatto opposto con la quale mi sono dovuta confrontare e che in qualche modo mi ha fatto perdere la strada maestra…ora sto cercando di ritornare a casa…ma quanti pezzi persi per la strada!
    Un saluto e un grazie a tutti e in speciale modo stavolta anche ad Aldo
    Ciao
    Franca


  17. @Arte
    … non credo nell’”occultare” niente, anzi ritengo che questo lavoro di occultaggio (peraltro diffusissimo) sia un grande e dannoso dispendio di energia, e causa di molte nevrosi …
    Sono profondamente convito che tu non “occulti” e che altri, pochi, non “occultino” .. io mi riferivo alla stra-grande maggioranza degli esseri umani che abitano la terra (sei miliardi), i quali, occultando, sono immersi nel “sonno della ragione”, che causa, non solo “molte nevrosi”, ma sostanzialmente l’orrore planetario, in cui siamo immersi.
    … le filosofie e le religioni sono nate dalle domande che l’uomo si è sempre posto. Non sono “stampelle” o consolazioni, ma ricerca continua …
    Per quanto riguarda le religioni, esse, trattando il “divino”, sono il “capolinea” di una ricerca, vivono di certezze … rendono “appagato” il fedele, che trova stampelle “miracolose” …
    Solo le filosofie non platoniche, che “sanno di non sapere”, vivono di ricerca …


  18. @DONNACHENINA
    Non ti preoccupare dei “pezzi persi per strada” (la crisalide per diventare farfalla perde ben altro!), perchè la tua integrità dipende solo da quella “dignità”, che, da quanto capisco, non ti ha mai abbandonato …


  19. @Aldo: Mi chiedo se la tua affermazione sulle religioni come “capolinea” (che non mi trova d’accordo) si riferisca alla stragrande maggioranza della popolazione terrestre o ai pochi illuminati dei quali tu sembri ritenere che io faccia parte.
    Interessante anche la tua idea che le filosofie non platoniche non trattino il divino (dissento anche su questo).

    😀


  20. @Arte
    1° dissentire è il “sale” del dialogo;
    2° penso che tu sia una libera pensatrice (non credo un’illuminata), che cerca di capire le cose del mondo;
    3° penso che abitare la terra con equilibrio, sia un lontano traguardo per “la stragrande maggioranza della popolazione terrestre”;

    Sul blog il dialogo è più complicato rispetto ad un vis-à-vis nel salotto di casa. Ci si fraintende.
    Vediamo di chiarire. Se tu aderisci ad una religione, per esempio al Cristianesimo, con un atto di fede, il senso della vita assume una connotazione estremamente chiara: il mondo è stato creato da Dio, Gesù è venuto sulla terra per “svegliarci” a nuova vita e per invitarci ad un comportamento consono con il nostro ruolo di figli di Dio … Insomma, il fedele “convinto” si sente al “capolinea” e l’unico compito che ritiene di dover assolvere è quello di rispettare la volontà di Dio, in attesa di ricongiungersi con Lui per l’eternità. Il male è un dato necessario, per metterci alla prova, ma alla “fine dei tempi” il bene trionferà nell’ambito di un’armonia universale. Cose simili disse Platone (Atene, 427 a.C. – Atene, 347 a.C.) ai suoi discepoli …, tanto è vero che alcuni padri della Chiesa nel Medioevo (scolastica) ritennero di poter conciliare la fede con la “ragione”, utilizzando le idee platoniche (platonismo).
    Per filosofie non platoniche intendo quelle correnti di pensiero, che considerando “non evidente” l’esistenza di Dio (il silenzio di Dio è spesso assordante/vedi Dieumerci), si attrezzano come possono per investigare l’universo, senza pre-concetti trascendenti …
    Cosa che faccio anch’io con umiltà e tanta pazienza.. un caro saluto


  21. Caro Aldo, è vero che sul blog si è portati a fraintendere. Vale per tutti. Un modo per fraintendersi di meno è cercare di essere precisi (ma non è detto che serva).
    Provo:
    1) È evidente che per “religione” intendiamo due cose diverse. Mi pare che tu intenda “confessione religiosa”, mentre io intendo “fede religiosa”, o ancor più precisamente “ricerca spirituale”.
    In genere, poi, non si “aderisce” ad una confessione religiosa (come si aderisce ad un partito politico) ma piuttosto si nasce all’interno di un ambito socioculturale che è permeato da una certa visione del mondo, nei confronti del quale si può avere un atteggiamento più o meno critico.
    Per rimanere nell’ambito del cristianesimo, che tu citi come esempio, è bene ricordare che al suo interno i punti che tu dai per scontati sono assolutamente discordanti, anche solo tra la religione cattolica e quella protestante. Questo anche solo rimanendo nell’ambito delle dottrine ufficiali. Se poi si passa alle convinzioni dei singoli fedeli, le discrepanze si allargano ulteriormente.
    Questo perchè, per fortuna, siamo esseri pensanti. I “fedeli convinti”, come gli “atei convinti”, secondo me hanno smesso di farsi domande (o non hanno mai imparato a porsele).


  22. @Arte

    Ops Norvegia già e vero!
    Parlo con…?
    Be’ voglio vedere te a trovare argomenti di conversazione con una finlandese con 30 anni più di noi, che parla l’italiano così e così. A me e mia figlia è toccato presenziare a una cena in suo onore e in un momento di disperazione mi è venuto in mente di parlare su chat e blog che ti permettono di stare in contatto con chiunque ovunque nel mondo e da lì… 🙂


  23. Ciao Artemisia, per ora ti auguro una buona giornata!
    Ciao
    Franca


  24. ciao A.,
    la frase di Simone Weil mi ha fatto riflettere.
    Così, dopo un anno e mezzo, ho pubblicato un nuovo post sul mio blog.
    Credo che ti sorprenderà.
    O forse no?

    Jos


  25. Jos, e ti sorprenderà sapere che io scrivendo questo post ho pensato anche a te?


  26. Jos, il tuo post è bellissimo. E non mi sorprende.


  27. Ciao Artemisia, mi auguro che stai passando una buona domenica, qui c’è un bellissimo sole e oramai la natura è vestita con l’abito regale della quasi Primavera!
    Un caro saluto


  28. @Arte
    il mio era un “descrivere” limitato e troppo sintetico … per intendersi bisognerebbe procedere per piccoli passi (logici).
    Ad esempio tu dici: … io intendo “fede religiosa”, o ancor più precisamente “ricerca spirituale”…
    Ecco, qui dovremmo focalizzarci sui concetti di “fede” e di “ricerca spirituale” …
    Se per “fede” intendiamo “il credere in concetti, dogmi o assunti, al di là dell’esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e affermazioni”, allora vuol dire ci stiamo muovendo nell’ambito dei “sentimenti” ovvero del “sentire” (dove una “cosa” è giusta se sentiamo “soggettivamente” che sia “giusta”). Insomma la “fede” si costituisce come una questione strettamente personale … e non richiede particolari ragionamenti …
    Anche la “ricerca spirituale”, richiamando il termine “spirito” (essenza immateriale/anima), rimanda ad un viaggio che si intraprende per arrivare a “sentire” la cosa “giusta” da parte del’ipotetico viaggiatore o meglio viaggiatrice, visto che l’anima è spesso coniugata al femminile … Voglio dire, concludendo, che il dialogo, basato sulla sensibilità, si instaura solo se scatta l’effetto “empatia”, che ha poco a che fare con i “freddi” ragionamenti … Quindi la “ricerca” non potrà essere che un “sintonizzarsi” sul “sentire” altrui, sulle emozioni condivisibili, su un mondo basato “sui sentimenti”, cosa che,m del resto, non mi dispiace affatto.


  29. Aldo, dopo essermi persa nella foresta di virgolette, ho cercato di estrarre il senso delle tue parole, e se ho capito bene quello che dici, concludendo, posso dirti questo: dissento assolutamente su tutto, dall’A alla Z!

    😀

    ma il mondo (per fortuna) va avanti lo stesso


  30. Ciao Artemisia, ho letto ancora quello che state scambiando tu ed Aldo…discorso interessante…ma difficile…mi stupiva il fatto che tutto quello che qui si è detto è partito da un post con una immagine e poche parole!
    Sono qui per ringraziarti del passaggio da me…e per dirti che sei stata molto fortunata a fare un incntro così in libreria…mi riferisco a Nureyew..
    e ora ti auguro di aver iniziato bene la tua settimana ci sentiamo…..
    Ciao
    Franca


  31. Gent.ma Arte,
    sono dispiaciuto perchè non sono riuscito a farmi capire … spesso il blog non consente un vero dialogo. Comunque, dissentire senza poter contro-argomentare (sono stato troppo oscuro), con-clude il discorso, lo esaurisce ; è come tarpare le ali al passerotto ai suoi primi tentativi di volo …
    E’ un pò triste … ma, pazienza, C’EST LA VIE !!
    Un caro saluto.
    Aldo


  32. Aldo, forse il blog, più ancora della vita “reale” (sono contagiata dalle virgolette??) richiede una struttura argomentativa semplice. E il dialogo è bello quando coinvolge diversi, se rimane un botta e risposta tra me e te si perde un po’ lo scopo della discussione no?

    Niente tristezza… la vita è la ricerca della felicità

    😉


  33. @Arte
    Sono d’accordo su tutto! … Mi asciugo le lacrime.
    Quindi, “Mutatis mutandis”, ovvero cambiando ciò che deve essere cambiato, passiamo oltre!
    Ora tu dici: … “la vita è la ricerca della felicità”…in sintonia con Lorenzo Dei Medici, che così poetava: … del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia.
    Con una semplice frase” mi sembra che tu abbia introdotto un tema straordinario che richiederebbe uno specifico Post e una discussione adeguata con tutti. Ma, in realtà, cos’è la felicità?
    Parliamone. Che ne dici?
    Un caro saluto.
    Aldo


  34. … e io che pensavo che “mutatis mutandis” volesse dire: dopo essersi cambiati le mutande

    Ne parleremo (della ricerca della felicità), ma attenzione: sul divan non c’è certezza

    😉



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