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Ancora Edith

4 marzo 2009

Hai cercato un fiore

e trovasti un frutto.

Hai cercato una sorgente

e trovasti un mare.

Hai cercato una donna

e trovasti un’anima –

 

tu sei deluso.

 

Edith Södergran, da “Dagen svalnar” (“Il giorno si raffresca”), 1916

traduzione di Piero Pollesello

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26 commenti

  1. Hai cercato un fiore

    e trovasti un frutto marcio.

    Hai cercato una sorgente

    e trovasti un mare lercio.

    Hai cercato una donna

    e trovasti un’anima isterica.

    Tu sei sfigato.

    Ri-edith Antonio.

    :o)
    Scusa, m’è scappata… ;o)


  2. Ciao Artemisia, mi dispiace davvero il commento di Antonio…primo perchè cade su una poesia così..secondo perchè non vorrei mai sentir parlare così di una donna (se è per questo nemmeno di un uomo) anche se capisco che a volte ci scappano…come ha detto lui…e spero anche che ha voluto essere spiritoso!
    Da parte mia ti dico che la poesia è bellissima, e voglio procirarmi un libro di questa poetessa, hai un consiglio da darmi?
    Un saluto affettuoso e buona serata
    Franca


  3. Ci sono varie possibilità, e tutte scuserebbero Antonio:

    Antonio ha avuto una giornata pesante in ambulatorio,assediato da cento pensionati incattiviti.

    Antonio ha mangiato qualcosa che non ha digerito, e ha preferito liberarsene in altro modo.

    Antonio è frustrato perchè non riesce a scrivere come Edith Sødergran.

    Antonio ha preso/fumato/inalato/ingerito/inoculato qualche sostanza che lo ha inacidito.

    Antonio sente la mia mancanza.

    Possono esserci anche altre spiegazioni, non c’è limite alle illazioni.

    Antonio, pèntiti! Fai ammenda! Pròstrati e sarai perdonato.

    Franca, non so se E.S. è edita in italiano, ma farò qualche ricerca e ti farò sapere molto volentieri. Se clicchi sul nome del traduttore arrivi al suo blog e puoi leggere altre cose di lei.


  4. …Sento la tua mancanza…


  5. Dai Antonio, non proiettare qualche esperienza sfortunata sulla prima poetessa “eterna” che passa! 😉
    Il problema vero, converrai, è che ci sono molti uomini per cui quella poesia sarebbe uno specchio autentico, uomini che si accontentano di navigare sulla superficie del mare invece che penetrare nella sua profondità. Per onestà, aggiungo che ci sono anche moltissime donne che aspirano ad essere semplicemente fiore-sorgente-corpo. Se queste donne si incontrano con l’uomo descritto dalla poesia di Edith, o le donne come Edith con gli uomini che cercano un fiore-frutto-sorgente-mare-corpo-anima… sarebbe un mondo quasi perfetto!


  6. @Antonio: Indulgenza plenaria a te se reciti cento volte la poesia (versione originale, non la tua!)

    anzi in svedese

    😀

    @Daniele: Hai ragione.
    Vorrei dire però che non si è sempre gli uni o gli altri. In certe situazioni io sono stata solo corpo, e andava bene così.
    Più spesso sono stata anima, e spaventato a morte più d’uno.


  7. C’è un “percorso di vita”, una cifra segreta dietro quelle bellissime parole?
    Personalmente vi ho letto questo:
    “Quando, da apprendista stregone, ti incammini lungo le strade del mondo, non crearti aspettative mediocri, delimitate dai tuoi sogni ancora “acerbi”. Vola alto, senza desideri immediati, aperto a tutti i giochi possibili, a tutte le esperienze e, alla fine, ti troverai molto più ricco di quando sei partita/o.”


  8. Ciao Aldo, benvenuto su Pioggia Blu.
    La tua è una possibile chiave di lettura. Non è la mia, ma è altrettanto giusta o sbagliata.
    C’è sempre un percorso di vita, dietro ogni parola che diciamo,no?
    🙂


  9. @Artemisia:

    Assolutamente sì, quoto:
    “Vorrei dire però che non si è sempre gli uni o gli altri. In certe situazioni io sono stata solo corpo, e andava bene così.
    Più spesso sono stata anima, e spaventato a morte più d’uno.”

    La vediamo nello stesso modo.
    Un abbraccio


  10. Ciao Artemisia, mi limito a lasciarti solo un saluto, fra questi fuochi che accendi…
    Buona giornata!
    Franca


  11. te la rubo…. so a chi mandarla
    è rimasto deluso anche lui

    che bella la strofa finale

    arte sei un mito, grazie di esistere


  12. @Daniele: Meno male, se non altro siamo in due.

    🙂

    @Franca: Fuochi fatui…

    😉

    @ Zefirina: Facciamo una circolare?

    (ahahaha)


  13. @Arte64
    mi piacerebbe conoscere la tua chiave di lettura …
    un caro saluto
    Aldo


  14. La mia chiave di lettura (oggi)è la seguente:
    È più facile relazionarsi fisicamente che avere il coraggio di guardare dentro all’altra persona.
    L’anima fa paura, il corpo no.
    L’interiorità è un impegno che per alcuni è gravoso.
    Questo non è necessariamente sempre un problema. Il problema nasce quando le aspettative dei due sono diverse, quando si cercano cose diverse, o quando ti si apre davanti un mare e tu hai paura di affogare.


  15. mmmmm…
    Arte dixit: “L’anima fa paura, il corpo no.”
    Questa mi sembra tagliata con l’accétta.
    Diciamo che se hai cercato una donna e ti sei accontentato del corpo hai fatto come diceva quella canzoncina “un signore di Scandicci/buttava le castagne/e mangiava i ricci/quel signore di Scandicci!”
    Ma forse hai cercato una donna (un uomo) ed oltre il corpo e la mente e l’intesa e l’amore (il tuo, il suo) hai incontrato il suo (il vostro, il nostro) legame con l’essere pieno, l’essere in sé, non individuale. Rilke, se il ricordo non si fa beffe di me.
    E però, questa era solo digressione, oltre che personale anche poco concreta. Mi sono fatto prendere dalla golosità della tastiera del computer. Ma in questo periodo tendo ad essere concreto. Desidero la concretezza.
    In realtà volevo dire che perfino nell’amore c’è chi fugge il corpo. Chi fa l’amore come se si masturbasse. E poi si lascia con un sms.
    Non è facile. Lo è sempre meno.
    ciao, cometa


  16. Caro Cometa, più che tagliata con l’accetta direi che la mia affermazione è viziata dal linguaggio estremamente semplificato dettato dal mezzo.
    Approfondisco un attimo.
    Io credo che corpo e anima non siano sostanzialmente diversi, ma siano forme diverse di una stessa sostanza, animati dalla stessa energia. Epperòesiste una gerarchia di livelli di consapevolezza, di interiorità. Il corpo è uno strumento meraviglioso, e anche il corpo si può vivere ed apprezzare a molti livelli. A quelli più profondi, il corpo e l’anima si fondono. Allora si smette di fare l’amore come se ci si masturbasse (immagine molto calzante)e si fa l’amore totalmente, corpo e anima. Ma per arrivare a questo io credo che sia necessario un lavoro che spaventa molti, perchè coinvolge, impegna, fa riflettere.

    Per questo, come faceva quel signore di Lastra a Signa, molti buttano i pinoli e mangiano la pigna. Rilke o Rodari?

    🙂


  17. arte64
    L’anima fa paura, il corpo no.
    Probabilmente perchè il corpo ti si para davanti in tutta evidenza … mentre l’anima risulta, diciamo così, “impalpabile” ovvero ama nascondersi … e, quindi, richiede tempo per la ricerca, oppure si nega sempre a colui che la vuole esplorare ..
    Diceva il filosofo Eraclito: “Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell’anima: così profondo è il suo lógos”.


  18. Aldo, per favore chiamami Arte, quella cifra dietro non mi piace molto, anche se ce l’ho messa io.
    😉

    Il corpo ti si para davanti e ti sembra di conoscerlo (anche se poi non è vero). L’anima è un corpo affinato, è come ricavare un metallo prezioso da un materiale grazzo: ci vuole la temperatura giusta, e ci vuole tempo, e a volte nel processo ci si brucia.


  19. … grezzo.


  20. @Arte
    Il corpo … ti sembra di conoscerlo…
    In realtà volevo dire che il corpo lo vedi e l’anima no … Comunque resta il fatto che un rapporto è sempre un “rapporto fra due persone”, che dovrebbero cercarsi reciprocamente, avendo ben presente le diverse sensibilità e fisiologie …
    La nostra identità si plasma (si affina), “dentro” alla relazione, di cui entrambi si devono sentire responsabili … Edith viveva in un’altra epoca (1916), in cui era l’uomo a guidare il gioco … in realtà, oggi, è la donna a farlo e, spesso, in modo maldestro …


  21. Il corpo lo vedi e l’anima no.
    Bè, anche su questo si potrebbe discutere nonostante apparentemente sembri ovvio.
    Il modo in cui vediamo il nostro corpo ad esempio è abbastanza complicato, l’immagine di sè e dell’altro è il prodotto di tanti fattori, costrizioni, immagini imposte, percezioni distorte ecc.
    Quanto all’anima, secondo me l’amore vero consiste proprio nel riuscire a vedere l’anima dell’altro.

    Hai ragione che l’affinamento avviene all’interno di una relazione, ed è un processo reciproco dove la responsabilità è centrale.

    Non sono sicura di condividere invece la tua ultima affermazione, andrebbe approfondita.


  22. @Arte
    il nostro modo di percepire e di rapportarsi è influenzato dalla nostra condizione originaria (biologia/genetica) e, poi, dall’educazione, dalla cultura e dai buoni/cattivi maestri che abbiamo incontrato abitando la terra.
    Il relazionarsi al corpo, al mondo e agli altri è estremamente complicato, come giustamente dici, perchè spesso ci mancano gli strumenti per valutare, scegliere e decidere … In particolare per le ultime generazioni, sotto scacco per la rivoluzione sessuale in corso …
    L’essere umano è un essere lacerato, sospeso tra cielo e terra, non definitivamente compiuto e, quindi “in progress” con la scritta “opening soon”, in bella vista … Insomma un prototipo che non entra mai in produzione, per le strane circostanze della vita. Naviga a vista e a volte arretra, spaventato, deluso, devastato .. Cerca un “senso” in ogni cosa che fa, ma, soprattutto, pretende amore, considerazione, rispetto e, quando, tutto ciò latita, cade in depressione e si dispera. Spesso il rapporto di coppia è il sommarsi di due naufragi, con le caratteristiche sopra descritte. Insomma, vivere è la cosa più complicata che ci è dato esperimentare, perchè nulla ci è risparmiato e tutto, prima o poi, ci viene tolto, con la scusa che dobbiamo crescere …
    Ovviamente, siccome ogni regola ha le sue eccezioni, per alcuni, pochi, la favola può anche concludersi con la scritta: “… e vissero felici e contenti”.


  23. E per quei pochi: tu pensi che sia un caso? O il frutto di un lavoro? O entrambe le cose? O nessuna delle due? Io questo vorrei capire, e non riesco a capirlo.


  24. @Arte
    Se partiamo dal presupposto che la vita sia un “naufragio” (anche se per il poeta “naufragar mi è dolce in questo mare…”), nel senso che siamo spesso impreparati alla bisogna (per scarsa educazione (ignoranza), cultura, sensibilità) allora il nostro comune agire sarà spesso quello dell’apprendista stregone in terra “straniera” e, quindi, l’incontrarsi e il reciproco riconoscersi sarà assolutamente problematico.
    Solo a pochi è dato possedere quegli strumenti indispensabili per “esplorare” l’altro con attenzione, rispetto e considerazione …
    In conclusione tanti fattori con-corrono a formare l’habitus mentale adeguato (con un “dosaggio” molto complicato), affinchè i due attori della coppia possano relazionarsi con soddisfazione reciproca.
    Molti, al contrario, si “arrangiano come possono”,
    con conseguenze spesso avvilenti.
    E’ evidente che il caso gioca un suo ruolo, se non altro per il fatto che l’incontro non è programmato, ma poi saranno solo le “capacità relazionali” a dire l’ultima parola sul futuro della coppia. E queste ultime sono merce rara sia per l’oggi, che per i tempi andati.


  25. Più che come un naufragio, io vedo la vita come un viaggio, dove si può naufragare, ma anche approdare a nuovi lidi. Avere (e acquistare)gli strumenti per navigare senza dubbio è un vantaggio, ma non sempre salva dalla furia degli elementi…


  26. @Arte
    Tu dici: … io vedo la vita come un viaggio … ma non sempre salva dalla furia degli elementi …
    Ecco, appunto, la vita come un viaggio, senza bussola adeguata, “sotto la furia degli elementi”, durante il quale, quindi, “fare naufragio” è all’ordine del giorno …
    Molti, aggiungo io, soprattutto maschi, visti i pericoli incombenti, preferiscono non partire mai (vedi i così detti “bamboccioni”) e, se qualcuna li incontra, sono guai!!!



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