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Ci siamo

26 febbraio 2009

Ci siamo, è tutto pronto. Rigiro tra le mani la scatola del medicinale, controllo ancora il codice del paziente, la dose. Abbiamo registrato tutti i dati preliminari. Ha un tumore con metastasi ossee, e partecipare a questo studio clinico può forse allungargli la vita. Di quanti mesi, nessuno può saperlo. Nessuno di noi sa se gli verrà somministrato un medicinale attivo o un placebo. Gli abbiamo spiegato tutto. Ho davanti il suo consenso informato, firmato e datato di suo pugno. Accanto alla firma dell’oncologo, la mia, e il mio numero di telefono.Ora, il paziente ci aspetta.

Nel corridoio, l’infermiera ci viene incontro: “Ha cambiato idea.” “Cosa?” “Sì, non vuole più partecipare, vuole andare a casa.” Lo troviamo in camera sua, la camicia scozzese, i baffi grigi, la valigetta già fatta. Ci sediamo tutti. L’oncologo si siede sul letto, io accanto, il paziente in poltrona. C’è una luce lattea, silenzio. Vedo un gabbiano sul cornicione. “Allora?” “Ho cambiato idea. Ho parlato con mia sorella stanotte, e con mio fratello. Non voglio passare i miei ultimi mesi a vomitare.” “Non è detto che ti venga la nausea, e possiamo tenerla sotto controllo.” “Sì, ma devo venire qui, all’ospedale, fare i controlli ogni due settimane. Invece io voglio tutto il tempo che mi resta, per me.” Dietro le lenti, gli occhi sono enormi. Sento una piccola crepa insinuarsi attraverso la mia fronte ad incrinare la maschera. “Voglio andare in barca coi miei figli, finchè ci riesco.” L’oncologo annuisce tormentando suo braccialetto colorato. Le parole mi escono da sole e bucano il silenzio. “Mi sembra un’ottima idea.” Sento che l’oncologo mi mette una mano sulla spalla. „Anche a me sembra un’ottima idea. Sono d’accordo con lei.” “Allora, se non vi dispiace, alle tre parte il mio treno. E quest’estate, vado a pescare.”

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24 commenti

  1. ha fatto bene


  2. “To look life in the face, always, to look life in the face and to know it for what it is. At last to know it, to love it for what it is, and then, to put it away.”

    vivere quello che resta inseguendo sempre la felicitá che ci spetta di diritto. sempre.


  3. @Zefirina: Lo credo anch’io.

    @Henry: At last to know it, bisogna arrivarci a guardarla in faccia, la vita non la morte. È guardare in faccia la vita che è difficile.
    (E la inseguiremo sempre, la felicità, perchè siamo fatti così)
    :*


  4. @henry: cita le fonti, ciccio, deh!

    a.


  5. A me queste cose un po’ mi sconvolgono, perché non saprei mai cosa scegliere di fronte alla possibilità di vivere più di quanto mi spetterebbe. Ammiro chi ha il coraggio di decidere del proprio destino, seguendo i suoi principi…
    E tu come ti senti quando succedono queste cose?
    Un bacio
    Ady


  6. @Auro: È scontato che tutti avranno capito al volo che era Virginia Woolf, i lettori di Pioggia Blu la conoscono a memoria in lingua originale, mica solo io te e Henry…

    🙂

    @Ady: Io credo che tutti noi, se ci viene offerta l’occasione di riflettere e se ne abbiamo il tempo, sappiamo qual è la cosa migliore per noi stessi. Questo però presuppone che veniamo informati onestamente e rispettati nella nostra libertà di decidere.
    Spesso si tratta di dare un senso alla vita e non quantificarla in giorni.

    Io mi sento piccola piccola.


  7. Mi è venuta voglia di andare al mare… e una piccola lacrima.

    P.S. ho scoperto solo oggi che non mi s’era salvato il tuo cambio di ULR… finalmente me ne sono accorto. A presto.


  8. Daniele: Bè, io ho scoperto che commentavo in giro firmandomi col vecchio link, quindi…

    🙂


  9. l’ha giá detto arte ma voglio oggiungere che sono le ultime parole del film (magnifico) “the hours” tratte, appunto, da una lettera di Virginia al compagno di una vita, Leonard.


  10. Sì, un’ottima idea.
    E il fatto che abbiamo davanti l’estate e non l’inverno, è ancora meglio.


  11. @Henry: Non parliamo di The Hours che mi trasformo in Mrs.Dalloway…

    @Rodo: Bè, se era inverno il traguardo sarebbe stato il Natale.
    🙂


  12. Ciao ARTEMISIA, sono un po’ di corsa, e piuù che un commento a questo magnifico post…ti voglio lasciare per ora i miei saluti e una buona giornata…ma ci ritorno, perchè ho un po’ di cose da dire su questo argomento..
    Ciao e un abbraccio!
    Franca


  13. “dov’e la morte non sono io” Marco Aurelio.


  14. Ci vuole coraggio per vivere, e altrettanto per morire. Se si ha coraggio, ci sono mille occasioni per diventare un eroe, minuto per minuto… Magari un eroe silenzioso, come questo paziente, ma di sicuro un eroe.
    Baci.


  15. @Franca di corsa: Ok, allora ti aspetto quando hai più tempo.

    @Mauro: È una frase bellissima, che però mi consola e mi atterrisce al tempo stesso: perchè se io non ci sono, dove sono allora?

    @Antonio: Eppure io questo coraggio lo vedo in tanti, in quasi tutti.


  16. si può invertire in: “Dove sono io, non è la morte”. Ma tutto questo non che è un paradosso, seppure profondamente radicato nella realtà ,perchè come disse Corbiere (ed io mi trovo d’accordo) “la morte non è”.
    Il “non è” della morte, ad un cero punto artiglia irrimediabilmente il “ci sono” della vita, tuttavia il “ci sono ” della vita non indica in se stesso il “dove sono”, se non in relazione a quell”unico, certo apuuntamento della vita: il “non è” della morte. Marco Aurelio, che era uno stoico, probabilmente non peroferì quella frase per consolarsi, quanto per porsi frontalmente a questa immagine dell’esistenza, dove in uno strattisimo giro di parole, morte e vita fossero presenti parentalmente.


  17. Ciao Artemisia, questo post è davvero denso e impegnativo…però faccio una piccola premessa, non sono completamente priva di Fede…perciò il discorso morte, per chi ha una forma di Fede acquista un significato e una riflessione molto particolare…però le Fedi, vanno in crisi…più volte nella stessa esistenza della stessa persona…e allora, il discorso “morte” è quello che affiora maggiormente…qualcuno ha citato gli “stoici” ecco diciamo che in qualche modo la mia fede oscilla tra quella più tradizionale legata al Cristianesimo e se da lì mi allontano un po’…mi ritrovo molto vicino allo spirito degli “stoici”, quindi in qualche modo me la cavo, e confesso che il pensiero “morte” con relative riflessioni, nella mia vita si è presentato molto presto…ed ora che sono avanti con gli anni, ho fatto molta “Amicizia” con questa signora…incapace di mentire e di accettare compromessi e facili illusioni…è dura, ma se te la riesci a fare “Amica”, segue con Amore la tua vita..
    Un po’ visionario il mio commento, ma è quello che spontaneamente mi esce nei confronti di questo argomento…
    Ci sono due libri in particolare (perchè poi ce ne sono altri che ho letto ) e che mi hanno davvero forse cambiato un po’ dentro e sono : Le lacrime di Nietzsche e l’altro Il metodo Shopenhauer dello stesso autore.
    Fra i due in particolare il secondo è il resoconto della vita di una persona che sà di dover vivere ancora solo un anno, quello su Nietzsche, invece è impostato in altro modo ma il tempa della vita e della morte è dentro in pieno.
    Un buon fine settimana e un saluto affettuoso unito ad un grazie dei tuoi post
    Ciao
    Franca


  18. Faccio continuamente errori di battitura (io scrivo a mano). Volevo scrivere : “non è che un paradosso”


  19. Mauro: Ti avverto che ho bevuto due bicchieri di barolo a stomaco vuoto (ed era buonissimo) e quindi sono un po’ annebbiata, ma penso questo: porsi “frontalmente” davanti alla morte, guardarla in faccia e diventarle amica, come giustamente dice Franca, è forse la condizione più importante per vivere pienamente. La morte è un passaggio, non un male, in nessun caso un male.
    Giustamente citi Marco Aurelio, che infatti diceva “vivere in completa letizia è facoltà concessa all’anima, purchè l’anima si presenti indifferente di fronte a ciò che è indifferente”.
    Essere e non essere sono i due poli che ci animano, sono in noi e fuori di noi, e hai ragione: non si tratta di consolarsi ma di riconoscere, accettare, amare il cambiamento.
    Dici delle cose molto belle. E degli errori di battitura non ce ne accorgiamo nemmeno.

    @Franca: Fede cosa vuol dire? Fede in Dio? Nell’uomo? Nel Bene, nel Logos?

    Credo, come te, che l’aver perso persone importanit e care ci confronti con le domande esistenziali in un modo estremo e profondissimo, che va al di là di ogni fede religiosa. Anzi direi che per me la fede nasce da questo, dal non voler arrendersi alla morte. Fede in cosa, ancora non lo so bene.

    Comunque: Oggi mi è arrivato “L’ordine del cuore”.
    Buon fine settimana a te.


  20. Artemisia, ho fatto uno splendido sorriso proprio in questo momento, non posso mostrartelo, perchè è un sms sul mio cellulare…ma..oggi non ho potuto, ma andrò domani a ritirare la mia copia di L’ordine del cuore, alla Feltrinelli…non lo avevo ancora letto come libro, anche si dispense su ciò che lo riguarda ne avevo lette tante..non è advvero sorprendente, questa coincidenza…mi è arrivato il messaggio, ieri sera tardi che era arrivata la mia copia ordinata del libro!
    Per quanto riguarda la Fede, Artemisia, sì è l’aver perso una persona importamntissima della mia vita, anzi…era la mia stessa vita (cos’è se no un figlio?)che mi ha portato ad andare oltre…ma io devo essere sincera, fino a 20 anni avevo una Fede in Dio…ma proprio una fede bambina e stavo bene, poi se ne è andata…ma ho trovato altro..ho fede nell’uomo, e nell’uomo che si è forse inventato un Dio perchè ha bisogno di trascendenza..insomma è vasto questo argomento, che non voglio nemmeno troppo appesantire di parole e razionalità, la parola scritta soprattutto che io non so usare nel modo migliore…
    Ho visto per la prima volta, le tue foto…hai un bellissimo sorriso…poi non ho capito se quella che si vede è la tua bambina e se è lei dico che resto senza parole…l’uomo che sta con te…non so chi sia..non l’ho capito…ma vedervi vicini siete belli!
    Ciao una buona notte e una buona festa per domani
    Franca


  21. Eppure io in alcuni “il coraggio di morire” non riesco proprio a vederlo… Ma è un mio limite, una mia cecità… Da cui vorrei uscire presto.
    Un abbraccio e buona domenica.
    P.S.: L’inverno sta finendo, evviva.


  22. @Franca: La sincronicità…

    Ti abbraccio forte.

    @Antonio: Io non parlavo di coraggio di morire, ma di coraggio di vivere. Non è per morire che ci vuole coraggio, è per vivere sapendo che si deve morire.

    (Qui per il momento non sa finendo affatto, l’inverno. Pensavo a Fabio a Fiumicino quando guardava quell’aereo e sognava l’estate…)


  23. Questa storia mi tocca da vicino, sai?
    Anche F. ha rifiutato di essere inserita in un gruppo per uno studio sperimentale. Avevano fatto di tutto per convincerla ma lei ha deciso di no.
    Non si trattava di un tumore bensì di una malattia cronica dell’intestino.
    Non c’era la speranza di allungarle la vita ma di mandare in remissione la malattia. Ha preferito fare altre cure che però hanno comportato altri pesanti effetti collaterali.
    La libertà di scelta, però, è quello che ho apprezzato di più in lei. La forza di dire NO senza ascoltare i miei consigli o le insistenze dei medici.


  24. Bianca, il fatto è che appunto siamo liberi di decidere, quasi sempre, di come disporre del tempo che ci resta nel modo che noi riteniamo migliore, e la valutazione è solo nostra. Ma non è facile.



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