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Soprattutto filologa

23 febbraio 2009

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Nella vita è soprattutto filologa, nel senso che passa al vaglio parola per parola, situazione per situazione.

Antonio Tabucchi, Si sta facendo sempre più tardi

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23 commenti

  1. Mi permetto di difendere la categoria cui appartengo spiritualmente, dichiarando che se uno/a nella vita fa il/la filologo/a, allora si tratta di una persona che cerca la verità anche dove gli altri si accontentano della forma migliore.
    Ciò non toglie, ovviamente, che per giungervi è necessaria quest’analisi minuziosa e a volte, apparentemente, inutile.
    Un bacio da florilegio 😉
    Ady


  2. Il vecchio Nicce (scrivo così il suo nome per eccesso di confidenza)che prima di essere filosofo era stato filologo, era dello stesso avviso, ed infatti era un patito della verità. Forse non aveva tutti i torti, ma difronte a questa parola mi viene sempre in mente la domanda di Pilato: “”che cos’è la verità? e un brivido mi corre lungo la schiena.
    In un gioco di inversione delle parti, potremmo dire che è la foto di Artemisia a commentare la frase di Tabucchi: un caleidoscopio, un gioco di specchi…


  3. Caro Ady, la filologia è stata il mio primo amore, ed era corrisposto. Poi l’ho tradita, ma come sempre non è stata colpa mia, e come sempre, ci sono ricorrenti ritorni di fiamma. Cercare la verità nella parola, sezionarla e assaporarla, questa sono io.
    È sopratutto il mio limite, ma questa sono io.

    Bacio all’iris.

    Mauro:Questo era infatti il senso della foto e della frase: il gioco di specchi, il riflesso della parola che fa riflettere su cos’è vero e cos’è immagine.
    È verissimo, Nietszche era un grande filologo oltre che filosofo, un amante della Parola. Sai che suo padre era un teologo? Le tre cose sono forse tre aspetti della stessa ricerca?
    Ed è anche verissimo che la ricerca della verità è da brivido lungo la schiena.


  4. Le parole sono affascinanti e trovare qualcuno che le usa con gusto e appropriatezza è musica per le orecchie. Il guaio è che a me poi capita di ascoltare solo le parole, inebriarmici quando sono belle, ma poi perdere il significato del discorso.


  5. Il potere delle parole… a me piace quello.
    La scelta misurata, il giusto equilibrio tra un’emozione e la descrizione dei pensieri.
    Il potere delicato, dunque.


  6. @Rodo: Ecco vedi, io sono soggetta ad entrambi i poteri: quello musicale ed estetico (e penso a D’Annunzio, la Yourcenar, ma anche a Henry) e quello invece analitico, della dissezione della parola (e penso alla filologia dell’anima di Pessoa, Simone Weil, ma soprattutto il Kafka degli aforismi).
    Io più che nella bellezza però mi perdo nel gioco di dissezione anatomica, mi fisso sull’analisi, e a volte mi perdo a sognare la parola perfetta, quella che possa dire tutto.

    @Bianca: Henry James?
    🙂


  7. Di tutto il post, cara Artemisia, io mi sono incantata sulla immagine…ma parlo di vero incanto… e non solo, siccome amo il colore, e in questo periodo stavo tentando di ritirare fuori pennelli & compan&, coincidenza vuole che le prime immagini che mi si presntavano alla mente per mettere in colore erano proprio delle sfere colorate.. (un po’ come si vedono nell’immagine da te postata)adesso vedremo, se il via completo me lo darà questa tua immagine…se ci lavorerò, ti chiamerò a vedere il rusultato sul mio blog..
    Una buona giornta e un buon lavoro come sempre..grazie dei tuoi post
    Franca


  8. Nella tua foto c’è un occhio artificiale (e questa è una della accezioni che potremmo dare alla parola) tenuto da mani sottili e volitive, che entra in un gioco di specchi. Dietro c’è la tua figura nell’ombra (in questo senso paradigmatica)che attende di essere illuminata…


  9. ciao, cometa


  10. Mmmm… vedo i tuoi ascolti… Posso darti un consiglio?
    J. S. Bach: Tilge Höchster, meine Sünden (BWV 1083)
    Io ne conosco la bellissima edizione di Martin Gester (Tempéraments-Radio France, TEM316020), ma chissà se si trova ancora…
    Avrai una sorpresa!
    A-ri-ciao, cometa


  11. @Franca: Mi imbarazzano un po’ i tuoi ringraziamenti, ma ti ringrazio… non vedo l’ora di vedere i tuoi lavori. Anch’io sono stata attirata da quei cerchi colorati, immaginavo una giostra.

    @Mauro: Sì, il materiale metaforico in effetti abbonda.
    Si potrebbe continuare all’infinito, trattandosi di specchi.
    (Le mie mani sono un capitolo a parte, una volta ho scioccato un ortopedico per come scrivo al pc)

    @Cometa: Grazie delle suggestioni e contributi…ma chi è quello nella palla?

    Quella cantata di Bach è tra quelle che mi mancano, ma la cercherò. Il titolo mi è consono, proprio stamani dicevo che ci vorrebbero più confessionali sul luogo di lavoro…

    😉

    Amo tutto di Bach, senza eccezioni.


  12. bellissima foto! ancora meglio del quadro sul divano. Potresti metterla a pendant, i colori si armonizzano bene – no, eh?


  13. In effetti, l’immagine che ti ho linkato è molto piccola.
    Cerco di descriverla.
    La sfera di destra è opaca (pietra?)
    La sfera di centro è riflettente (metallica); vi si vede riflessa l’immagine di un pittore (Escher) che alla scrivania disegna l’immagine che noi stiamo guardando, dietro di lui la stanza, alla sua destra la finestra, oltre la finestra un bosco; a destra e sinistra della sfera, sulla scrivania, le altre due sfere.
    La sfera di sinistra è di cristallo, quindi vi si vede attraverso ed al tempo stesso la sua superficie è riflettente, e vi si specchia nella sua parte superiore ancora la finestra e nella sua parte inferiore una porzione della parete e della finestra, in particolare il bosco, ma capovolta.
    Ovviamente, nella sfera centrale, quella di sinistra si vede completa delle immagini che essa riflette.

    La cantata di cui sopra è stata pochissimo eseguita e registrata. Ma, ribadisco, ascoltala ed avrai una (penso gradita) sorpresa


  14. @Lophelia: Sai che ci avevo pensato? Non che era bellissima, ma che i colori fanno da pendant al quadro (e anche che sembro un pallido fantasma…)

    Però, invece di quella, pensavo di appendere quella che hai fatto tu a me e Maria, quella sul lettone a Casale.

    @Cometa: Grazie per l’accurata descrizione… sento una musica celestiale, o è Bach o è l’armonia delle sfere…
    😛
    Sul serio: quell’immagine è una metafora molto profonda di riflessi incrociati e complementari.

    Quella cantata sarà mia.


  15. fatti, non parole.

    Haendel, non Bach.

    😉


  16. Francesco, a questo punto passiamo a Mozart, se vogliamo i fatti.

    😀


  17. @Artemisia: rispondo a quello che hai scritto da me.
    Sì, è “lui”: JS gli ha cambiato il testo, sostituendolo con il salmo 51, poi ha fatto qualche aggiustamento di strumentazione (e purtroppo ha un po’ maldestramente cambiato di modo all’Amen finale) per adattare la musica al nuovo testo. In effetti il risultato è stupefacente, il nuovo testo parla con una magia di sfumature che rende incredibile l’idea che la musica fosse preesitente.
    Comunque, lo Stabat di GB è stato analizzato, lavorato, copiato ed è stato fonte di ispirazione per moltissimi compositori, tra cui anche F.J.Haydn e Rossini.

    Però, però…. non abbiamo gli stessi gusti sui cantanti. Pazienza! Per me Emma (che conosco abbastanza bene) è molto sottile nell’esecuzione della musica rinascimentale e seicentesca inglese, ma il colore della voce e l’estetica fortemente anti-belcantistica me la rendono assolutamente indigesta nella musica settecentesca, soprattutto in quella italiana, soprasoprattutto in quella napoletana.

    Sono un maniaco dell’identità linguistico-culturale, e quello che mi piace dell’esecuzione che ti consigliavo (premesso che non conosco molte registrazioni di questo pezzo) è il fatto che c’è un grande equilibrio meticcio tra cultura italiana e tedesca. Le cantanti sono le tedesche Frimmer e Markert, molto conosciute come specialiste bachiane, che lavorano con Herrewege, Max, Suzuki, Koopman, Goebel, Leonhardt, McGegan, Schereier, ecc.ecc., ma anche abili nel canto operistico.
    L’orchestra è italo-alsaziana. Suona rotonda e trasparente.
    Nella mia pagella, 4 stelle 🙂

    Non è pubblicità, è sfoggio di inutile zavorra nella mia memoria ;-))
    ciao, cometa


  18. Si è vero, se si tratta di specchi il materiale metaforico potrebbe andare avanti all’infinito, e tu hai fotografato uno specchio.Ma osservando la foto come risultato aldilà di ciò che vedevi mentre la stavi facendo non ti viene da notare che il vero soggetto, il vero centro magnetico dell’immagine, sono quell’occhio artificiale e la figura scura che ci stà dietro? piu la guardo e più mi sembra così…


  19. Caro Cometa, sei un vero esperto! Io no, io sono solo una che ama la musica, e i miei giudizi sono sempre legati a sensazioni e circostanze fortuite. La musica è forse l’unico campo della mia vita dove non analizzo, e questo l’ho capito leggendoti, pensa un po’.

    Prendi Emma Kirkby. Per me lei è lo Stabat Mater, è un giorno a Londra qualche anno fa, è l’amico che me l’ha fatta conoscere, è un paesaggio innevato e “Quando corpus morietur”, è Byrd e Dowland.

    Non si può discutere di musica con me in maniera seria, vedi.

    A proposito di antibelcanto, che ne pensi di Maria Cristina Kiehr?

    @Mauro: Mi inquieta un po’ il fatto che tu stia penetrando in quella foto, fatta un po’ per gioco, e ci stia trovando delle cose così significative. E sono molto d’accordo con te, il centro è l’occhio artificiale che riflette l’occhio mio e dà luce all’ombra, il che può essere una splendida metafora della parola che illumina e forma quello che è ombra amorfa.
    Ti ringrazio.


  20. Maria Cristina? Non sarei obiettivo, anche se da qualche anno ci siamo un po’ persi di vista è una grande amica e la conosco profondamente.
    Ti dirò solo, superficialmente, che mi piace molto.


  21. Vedi Cometa, me lo sentivo.


  22. Ripensavo a quando Maria Cristina Kiehr ha cantato qui da noi in duomo, nel 2006, tra l’altro “Selve amiche” di Antonio Caldara. Neanch’io riesco ad essere obiettiva, ma è stato un concerto indimenticabile.


  23. tabucchi è uno dei miei scrittori preferiti e la citazione non so perchè mi suona bene 😉

    io invece mi sono fissata con i racconti



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