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Implacabile

22 gennaio 2009

Bambina malaticcia, lunga giornata da passare a casa. Dopo due partite a scacchi (che ho perso), due ore di giocare all’ospedale degli animaletti Pet-Shop, e infiniti tentativi falliti di farle mangiare qualcosa, siamo stanche tutte e due. Con la stanchezza, aumenta il bombardamento delle domande: I “perchè?” e i “cos’è?” , a ripetizione. Con la stanchezza, cala proporzionalmente la mia pazienza (che già in partenza non è la mia virtù più ferrata).

A questo punto, mi accorgo con orrore che qualcuno ha spostato l’ordine sacro dei miei libri nella libreria. Rivolgo uno sguardo accusatorio alla piccola: “Perchè hai spostato i libri? Lo sai che non lo devi fare.” Tiro fuori il libro “fuori posto”, un vecchio esemplare dell’”Emilio” di Rousseau che era di mia madre, doppiamente sacro. “Che libro è, mamma?” “È un libro… che parla di un bambino.” “E che bambino è?” Sento che le parole mi escono senza che io le controlli, sono stufa di spiegare. “È… un bambino.” “Sì, ma che libro è?” (implacabile). “È un libro di pedagogia, Maria.” “E che cos’è la pedagolia?” “È la disciplina che studia come si educano i bambini, va bene?!” sbotto io, rimettendo con forza il libro sacro al proprio posto.
“Ecco. Ed è in quel libro lì che ti hanno insegnato ad alzare la voce?”

Rimango appoggiata alla libreria, ridicola, sconfitta. Senza parole.

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17 commenti

  1. torno dopo settimane di silenzio forzato e trovo questo quadretto familiare che mi illumina il cuore e la giornata.

    ma quanto vi voglio bene??


  2. Probabilmente, quanto te ne vogliamo noi…

    🙂

    bentornato (assenza giustificata)


  3. Spesso siamo così impegnati a insegnare ai nostri figli che ci dimentichiamo che siamo noi a imparare da loro. 🙂

    Un abbraccio ad Artemisia, Maria e papà


  4. @Daniele: Stamattina pensavo che indubbiamente mi ha insegnato molte più cose lei, sui bambini, sul mondo e su me stessa, di quante mai potrò insegnargliene io.

    Un abbraccio a te.


  5. Siete voi mamma e papà che le avete dato gli strumenti per dire quelle cose ed in quel modo.
    Dovresti essere molto molto fiera di te!
    ciao, cometa


  6. Abbiamo creato un mostro…

    😉

    grazie cometa,ciao


  7. Vabbè, dai, ti capisco!


  8. Cioè, capisci cosa?


  9. A Cometa…
    un figlio non è la “somma aritmetica” dei suoi genitori… né una tabula rasa su cui essi incidono quel che lui sarà. Certo lo influenzano tanto, spesso in modo determinante (nel bene e nel male), ma un figlio nasce già con un suo “quid”, una sua personalità in nuce… questo lo dimostra semplicemente la vita di ogni bambino, se poi si crede che noi siamo (anche) “veicoli” di un’anima immortale e immateriale, che c’era prima della nascita e sarà ancora dopo la morte, tutto ciò diventa ancora più chiaro.


  10. Come ti sei comportata e come ti sei sentita.
    Ma sono davvero così ermetica?


  11. @Rodo: Ero incerta tra le due…

    🙂

    @Daniele: Ma Cometa parlava di strumenti, e gli strumenti dialettici credo proprio di sapere da dove vengono…

    Però anch’io credo in un’anima personale, potenzialmente immortale.


  12. Gli “strumenti” glieli avete dati voi, concesso… ma il modo di “suonare” è personale!
    In questo caso l’anima di Maria “te le ha proprio suonate”! :O)
    Scherzo, ma di certo la sua anima ha aperto gli occhi alla tua questa volta… è un continuo processo di scambio quello tra genitori e figli.
    Ciao buona serata


  13. mitica maria


  14. @Daniele: È un sistema di vasi comunicanti… ed è un ottimo sistema per vedersi riflessi nei loro occhi, e solo allora ci si vede come appaiamo, e non sempre è bello capirlo.

    @Zefirina: Mitica nel senso di Piccola Medusa…

    😉


  15. Eh sì, Artemisia, quanto dici bene!
    Lo specchio di un figlio può essere persino più ustionante di quello di un partner.


  16. Scacco matto! ha vinto Maria la terza volta…… 🙂

    Henry e Arte: perchè assenza giustificata? eh? perchè? perchè? perchè assenza?????


  17. @Claudia: Hai posta.



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