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11 gennaio 2009

Non potevo impedirmi di immaginarlo vivo, di immaginare la sua casa come un luogo dove mi sarebbe stata possibile la sua cara conversazione. Allora la coscienza della sua morte creava un deserto orribile. Freddo metallico. Che cosa poteva importarmi che vi fossero altre persone da amare? L’amore che dirigevo verso di lui, accompagnato da tentativi interni, da scambi che potevano aver luogo soltanto con lui, era senza oggetto. Ora non lo immagino più come vivo e la sua morte non mi è più intollerabile. Il suo ricordo mi è dolce. Ma ci sono altri, che allora non conoscevo e la cui morte mi farebbe ora il medesimo effetto.

Simone Weil, L’ombra e la grazia

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3 commenti

  1. Uao.


  2. lo so


  3. Le tue citazioni sono sempre molto affascinanti.
    Comunque non oso immaginare il dolore che si prova nel perdere la persona amata. Dev’essere sconvolgente. Insopportabile.



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