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Rosso

8 gennaio 2009

Sto spiegando una faccenda abbastanza complicata ad un collega. Voglio far capire di essere preparata, documentata, seria. Mi concentro per non perdere il filo, scelgo bene le parole, mi sforzo di essere chiara,logica e analitica.

Lui appare molto interessato. Annuisce, mi lascia parlare senza interrompere. Mi ascolta – pare – con molta attenzione.

Faccio una breve pausa.

Lui mi sorride e dice:
“Il rosso ti dona”.

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27 commenti

  1. uno dei tuoi numerosi ammiratori…


  2. Numerosi???

    un cretino vorrai dire


  3. Capisco perfettamente che possa far rabbia un siffatto corollario alle tue argomentazioni. Però spezzerei una lancia a favore dell’ammiratore o cretino che dir si voglia. Poteva anche essere un saggio zen! O magari solo una persona troppo sincera. Un complimento un po’ fuori contesto, non’è dubbio, ma non avvilente, perdonabile se avanzato – come mi pare di capire – con educazione e (se non mente Michele) pure comprensibile… comunque la prossima volta che devi esporre in modo chiaro e logico meglio un colore neutro, il rosso gioca strani effetti!
    Scherzo eh ;o)


  4. @Daniele: Guarda. Io sono una persona estremamente sensibile ai complimenti, come tutti gli insicuri. Cioè se uno, o anche una, mi fa un complimento io vado in brodo di giuggiole.
    Però è appunto il contesto, come dici tu, che dimostra la cretinaggine. In quel contesto, per me è stato quasi offensivo. La mia collega norvegese poi, presente, mi ha detto che lei al posto mio gli avrebbe tirato in testa una scarpa…
    Io invece ho fatto finta di niente (ma ho perso il filo).


  5. Ehm, più che altro cercavo di spezzare una lancia a favore del genere a cui appartengo, che a volte si distingue per delle performance davvero imbarazzanti… perché se l’uomo in questione ti ha detto in quel modo con aria da “piacione”, credendo pure di far colpo, mi sotterro per lui! Mutatis mutandis è come se, a concerto concluso, un’ammiratrice si complimentasse con Allevi dicendogli: “Maestro, che chioma fantastica che ha!”


  6. Prego Daniele, ecco qui un badile…

    (scherzo!)

    Episodio simile qualche mese fa, quando il mio capo dopo una mia presentazione mi disse davanti a tutti: “Grazie per la presentazione, e sicuramente stasera non ti mancherà con chi ballare…”

    (conati di vomito)

    Pensa che avrebbe replicato un collega maschio sentendosi dire roba del genere. O io, se fossi stata coraggiosa.


  7. e tu ti chiedi: ma ci fanno o ci sono???? ma anche: che parlo affa’??? (in romano)
    cascano le braccia, a volte penso che se fossi un omaccione grande e grosso a certi uomini non gli verrebbe in mente di trattarmi così senza rispetto, perchè io la trovo una mancanza di rispetto questa discriminazione nemmeno tanto sottile

    mica che rifiutiamo ammiratori e complimenti, ma in altri luoghi, occasioni


  8. bisognerebbe avere la faccia di bronzo di rispondere: “…così da escludere elementi assurdi e inopportuni tipo il rosso ti dona per restituire forza al all’argomento che stiamo analizzando…ecc ecc”

    ma se è cretino non la capisce neanche così.

    io comunque avrei fatto come te: avrei perso il filo e poi l’avrei insultato solo con il pensiero


  9. Chiaro che i complimenti e gli apprezzamenti fanno piacere solo se non sono fuori luogo. Basterebbe solo usare la regola del “con testa e badando al contesto”… purtroppo certi uomini (ma dai, non la maggioranza!) pensano solo con test… icoli!
    Il problema è che di solito a comportarsi in modo così scontato sono gli alti, belli e machi… quelli più appariscenti insomma, quelli che non vi passano inosservati: solo per questo finite per convincervi che sono la maggioranza! Un errore percettivo sulle dimensioni del fenomeno… me lo concedete? 🙂
    (ci scherzo sopra, però è così su… io mi sento erba fuori dal fascio!)


  10. @Zefirina: Sì, perchè è il contesto. Un complimento innocente, in QUEL contesto ha un chiaro messaggio: “è inutile che usi il cervello, resterai sempre un essere da smutandare” (si dice a Roma smutandare?)
    E agli uomini non succede.

    @Primule: Ahahahaha!!!
    Questa me la scrivo.
    Ma succede anche a te che, DOPO,ti vengono in mente cose taglientissime che avresti potuto dire?
    Meno male che c’è il blog.

    @Daniele: Ci ho pensato, e hai ragione: sono gli alti e machi che SI RITENGONO belli a fare di queste cose. Non ci avevo fatto caso, pensa.
    Sarà perchè per me è una categoria inesistente, con un’unica eccezione nella mia vita, che a volte legge questo blog (ma che è troppo intelligente per aver mai detto cose del genere in certi contesti).

    La tua teoria sull’errore percettivo comunque è interessantissima. Io sarei per testarla con uno studio qualitativo . Metodologicamente sono incerta se impostarlo su interviste o osservazione nel field.
    Passasse di qui un’antropologa, o magari una sociologa, accetterei consigli.

    Ci vuole evidenza scientifica.

    😉


  11. Nooo, siamo sempre al cliché del maschio marpione…
    Io credo che di fronte a tanto argomentare, sia rimasto talmente basito che non avendo nulla da obiettare sulla qualità dei tuoi ragionamenti abbia proferito quelle parole…


  12. Eh caro Mucca, a chi lo dici, siamo sempre a quel clichè, purtroppo…

    Io invece ho un’altra teoria: era basito da prima.

    PS: il rosso ti dona

    😀


  13. No, perche’ cretino? L’avrei detto anch’io se l’avessi pensato.

    Una persona aperta, sincera, piuttosto.


  14. @Fabio! Prima di risponderti ho controllato il link, per accertarmi che fossi proprio tu…
    Ma non l’avresti detto in quella situazione, non posso crederci!


  15. Comunque, io biasimo sempre le intenzioni non i comportamenti. Quello che dice Fabio non è per nulla scontato e lo avevo suggerito anch’io (“Poteva anche essere […] solo una persona troppo sincera“).

    Fermo restando che noi non c’eravamo e probabilmente l’analisi di Artemisia del fatto è la più reale, logicamente non possiamo escludere che l’intenzione del “cretino” non fosse innocente e sincera. Non bisogna sottovalutare il meccanismo della proiezione: se io – donna – penso che la maggior parte degli uomini non prende in considerazione la mia intelligenza e guarda soprattutto il mio corpo finirò, col proiettare tale sguardo e tale intenzione su chi magari è solo stato inopportuno, ma senza fini svalutativi.

    Sono fondamentalmente timido; tantissime volte ho incrociato, al supermercato, al bar, in banca ecc. donne che mi sono apparse affascinanti e la cui grazia e femminilità mi suscitava istintivamente ammirazione (non desiderio di “smutandarle”, quello scatta in altri contesti): be’, mi sono sempre trattenuto dal dirglielo, proprio per paura d’essere frainteso, ma francamente invidio chi ha la “faccia tosta” (o meglio la spontaneità) di farlo, con un sorriso naturalmente… di recente l’ho fatto, finalmente (vedasi qui, al secondo capoverso)… e non me ne sono pentito: meglio tardi che mai!

    P.S. trovo simpatico e interessante questo “confronto” tra venusiane e marziani! 🙂


  16. Ho riflettuto su questo post, e sui vostri commenti.
    Mi appare – ora – evidente che non è solo il contesto a definire la valenza di un certo atto, ma anche la percezione che si ha di una certa persona. C’è, alla base, sempre una storia passata: la storia di una che si è sentita sminuita dalla sua condizione di donna, la storia di una che ha problemi con questo tipo di uomini, il comportamento precedente dell’interlocutore, situazioni simili in passato, proiezioni di situazioni e percezioni simili.
    Non si può astrarre un episodio da tutto questo.

    Non esiste un’analisi REALE dei fatti. Sempre una versione (falsata).

    @Daniele: Grazie per il tuo contributo, e continua così: non ti trattenere. Il complimento, se fatto con gusto e sensibilità, è sempre gradito.
    🙂


  17. Beh, con fare da piciona avresti potuto ribattere: “starebbe bene anche a te una nota di rosso… sul viso… rosso sangue direi…”. E li’ simpaticamente, a mo’ di “Amici Miei”, partivi col cazzottone sul muso. Il po’ splatter forse, ma avresti onorato la battuta con un degno seguito :0)
    Scherzo ovviamente…
    P.S: Io non ti ho mai visto in rosso…


  18. @Antonio: Bè, a Perugia avevo una maglia rossa ma faceva talmente freddo che sopra avevo messo un golf nero!

    😀

    (PS: il cretino è un tuo collega, un po’ di solidarietà ippocratica…)

    😉


  19. Uh? Un mio collega? Mi dispiace per la categoria, ma mi stupisco come non abbia potuto essere ancora più greve… Non fasciamo l'erba, per carità, ma io credo che la maggior parte dei miei colleghi siano cafoni, e le colleghe delle oche. Un effetto del delirio di guarigione assoluta probabilmente. La statistica ha sempre dato risultati significativi a riguardo, con una p<0,00000005 😉


  20. Ah OK, io mi basavo solo sull’evento. Dico solo che a volte, proprio come Daniele, vorrei saperle dire io certe cose.


  21. @Antonio: Il delirio di guarigione assoluta!
    😀

    @Fabio: E ditele, ma insomma!!!
    Non proprio mentre una sta cercando di spiegarvi un sistema di randomizzazione, ma ditele!
    E che ci vuole, santa pazienza.


  22. Mi riallaccio al terzultimo commento di Artemisia. Sono d’accordo: non si può prescindere da contesto e storia personale (sia di chi riceve sia di chi trasmette una comunicazione). Ma aggiungerei pure un buon pizzico di casualità poiché l’interazione di due soggettività dà spesso effetti difficilmente prevedibili.
    Una volta m’irritavo molto facilmente per il comportamento di altre persone, poi ho compreso che si tratta sempre e comunque di un’interazione tra due soggetti, e sono diventato doppiamente critico nei miei confronti qualora qualcuno o qualcosa mi irrita… anche perché in generale non possiamo cambiare gli altri ma possiamo senz’altro lavorare per cambiare noi stessi (ed è solo tramite il nostro esempio che eventualmente possiamo aiutare gli altri a cambiare).

    Precisazione. Ho fatto un’affermazione un po’ ingenua o per lo meno da ben contestualizzare quando ho scritto “biasimo sempre le intenzioni non i comportamenti”. Degli altri posso al più conoscere le intenzioni che dichiarano: sicuramente mi rapporterò con una persona alla luce delle sue azioni, non delle sue parole, se un comportamento che ha messo in atto contraddice l’intenzione che ha dichiarato.

    Buona domenica a tutti

    P.S. Ovviamente tutta la discussione che s’è sviluppata dal bello spunto offerto da questo post, non vale per comportamenti “estremi” come violenze psicologiche, fisiche, sessuali: chi le commette non ha e non merita alcuna giustificazione.


  23. @Daniele: Adesso dirò una cosa un po’ forte: Ma non credi che anche la violenza a volte possa essere capibile, anche se non giustificabile? Voglio dire: è sempre facile stabilire il confine ad esempio tra violenza psicologica e “educazione autoritaria”? Oppure tra legittima difesa e violenza fisica? E non possono esistere ragioni (ad esempio nel vissuto di una persona) che rendono comprensibile che questa persona commetta una violenza sessuale?

    Ripeto, non giustificare, ma comprendere.

    Mi sento un po’ un avvocato difensore. Ma più “cresco” e meno vedo le cose in bianco e nero.

    Comunque, credo di essere d’accordo con te in linea di massima.


  24. Si tratta di un discorso complesso Artemisia ed è un po’ duro svilupparlo dentro questi box. Certo, a ripercorrere la storia di ogni stupratore troveremo probabilmente che ha subito traumi, che forse è stato violentato a sua volta ecc. Comprendere a volte è persino doveroso purché non diventi un giustificare. Come dici tu questi due concetti sono ben distinti.
    Il punto è che NON TUTTE le persone che hanno subito eventi traumatici simili mettono in atto comportamenti violenti reattivi, ogni individuo si confronta comunque con la dimensione della SCELTA e della RESPONSABILITA’. Per questo comprendere i motivi per cui un assassino è diventato tale non ne scalfisce minimamente la responsabilità.

    Direi che violenza psicologica ed educazione autoritaria sono due campi concettuali senz’altro parecchio intersecati, mentre mi sembrano pressoché disgiunti violenza psicologica ed educazione autorevole.

    Bisogna saper distinguere tutte le sfumature grige tra il bianco e il nero, senz’altro, ma ricordare che comunque continuano ad esistere sempre anche il bianco e anche il nero.

    Evito di addentrarmi su livelli ben più sottili (dove collocherei la relazione che intercorre tra legittima difesa e violenza) perché veramente non può essere questa la sede.

    Buonanotte

    P.S. Non c’entra nulla ma volevo chiedertelo da un po’: che hai a che fare tu con Perugia?


  25. È vero, è un discorso complesso.
    (Come mai quando le cose diventano veramente interessanti non hanno più posto su un blog?)

    😉

    Io direi, sintetizzando per forza di cose, che il bianco e il nero, il bene e il male, esistono indubbiamente. Nella natura umana esistono entrambe, in varie proporzioni per ognuno, ed emergono in determinate circostanze. Anche scelta e responsabilità (= libertà versus necessità) si manifestano spesso per gradi e non in maniera assoluta.
    Ripeto, non sto relativizzando, ma forse tentando di spiegare quello che più mi affascina della natura umana, tutto quello che siamo, tutti.

    Direi anche (ma io spacco sempre il capello in quattro) che non mi piace pensare che uno “diventi” un assassino. Preferisco pensare che uno possa uccidere o abbia ucciso, per colpa, scelta, errore. Non “diventa” niente, resta un essere umano che nella stragrande meggioranza dei casi deve avere una possibilità di riscattarsi.

    Perugia, Perugia…
    Mi sa che prossimamente ci faccio un post.

    🙂


  26. E’ che uno e’ un po’ blinkered a volte (teaser al mio malandato blog).


  27. Fabio, non capisco come era potuto sfuggirmi quel post, comunque ho commentato il tuo ultimo.

    Io sono una wannabee blinkered…

    😉



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