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Al-Shifa Hospital, Gaza, oggi

4 gennaio 2009


“E vi chiedo: Com’è possibile che un popolo come il nostro, con una tali poteri di creatività, rinnovamento e vivacità come noi, un popolo che ha saputo rinascere dalle ceneri ogni volta, oggi si trovi, nonostante la sua grande potenza militare, in un tale stato di impotenza e indifferenza, in uno stato nel quale esso è ancora una volta vittima, ma stavolta di se stesso, delle proprie paure, della propria cecità?”

David Grossman, dal discorso al memoriale di Yitzak Rabin, Tel Aviv, 2006

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8 commenti

  1. Sed fieri sentio et excrucior.
    Ormai non lo sanno più neppure loro…


  2. Che cosa vergognosa! Stupida. Assurda. Inutile.


  3. @Ady: E si ama (e si odia) di più chi più ci è simile.

    @Rodo: Come tutte le guerre, sempre.


  4. che dilemma, non riesco a stare dalla parte di nessuno dei due contendenti


  5. @Zefirina: Io credo che si dovrebbe appunto uscire dalla logica delle “parti” e gaurdare ai fatti.

    Io vedo la settima potenza militare mondiale che spara su una popolazione civile alla quale da quarant’anni si impedisce di muoversi e vivere liberamente. Constato che su 150 uccisi a Gaza circa 100 sono donne e bambini. Che con le loro armi precise gli israeliani ancora sparano sulle ambulanze.
    Se un’organizzazione terroristica ti attacca, nessuno stato democratico degno di questo nome risponderebbe con un attacco a tutta la popolazione.
    Da nessun altro al mondo lo accetteremmo. Si chiamano crimini di guerra.

    Quante generazioni di futuri terroristi stanno crescendo ora tra quei bambini a Gaza?


  6. mi permetto di ricopiare questo comunicato che, al di là dei toni accesi e di un linguaggio forse non del tutto adeguato ai tempi, mi trova del tutto d’accordo.

    Comunicato di Sinistra Critica: per una manifestazione nazionale in solidarietà ai palestinesi

    Quello che sta avvenendo a Gaza non è più nemmeno una guerra: è solamente un massacro. L’artiglieria israeliana continua l’opera di distruzione cominciata con i bombardamenti aerei.
    Se l’obiettivo politico-militare è quello di dare un colpo definitivo alla resistenza palestinese cancellando ogni possibile dirigenza politica nella Striscia di Gaza per molti anni, gli obiettivi diretti sono molti: case, scuole, ospedali, moschee, mercati.
    Ancora una volta le lacrime di coccodrillo dei vari liberal, in Israele e in Occidente, piangono gli “effetti collaterali” di una guerra “necessaria perché difensiva”. E chiedono a Israele “moderazione”, esprimendo comprensione perché subisce continui attacchi missilistici. E sanno di mentire. Non ci piacciono i missili, per quanto rudimentali, sui cittadini israeliani. Ma sappiamo che sono solo l’ultimo pretesto di un’occupazione che ha come obiettivo impedire la nascita di una Palestina indipendente e sovrana (o, peggio ancora per i sionisti al governo, di uno stato democratico bi-nazionale).
    I nostri liberal dimenticano, perché complici, che Israele ha violato per primo la tregua il 4 novembre scorso; che Israele da due anni ha posto la Striscia di Gaza sotto un assedio criminale; che Israele ha come obiettivo politico quello dell’eliminazione di ogni organizzazione palestinese indipendente fin dal 1948; che Israele continua l’occupazione dei territori palestinesi e aumenta la costruzione delle sue colonie illegali…
    E dimenticano che Israele può farlo perché Stati Uniti e paesi europei – Italia in prima linea – permettono che lo faccia; perché collaborano alla buona riuscita dell’assedio di Gaza e dell’occupazione (finanziando il Muro e i Check Point); perché aiutano Israele con le loro armi e gli accordi militari. E l’Italia interviene attivamente a fianco di Israele anche con la missione Unifil che oggi dimostra la vera natura che denunciammo allora di fronte agli entusiasmi della sinistra di governo.
    I nostri governi non sono silenziosi: sono complici della guerra di Israele.
    In questi giorni molte sono state le manifestazioni contro la guerra, dalla Palestina al mondo arabo, da Tel Aviv alle città italiane. In queste ultime migliaia sono stati i giovani arabi, islamici e non, a partecipare, a dimostrare la loro rabbia per una guerra che ancora una volta colpisce i loro fratelli e sorelle, come in Iraq o in Libano prima. E questa rabbia è diventata nei racconti giornalistici “fondamentalismo” per la determinazione e per le preghiere che spesso hanno accompagnato le manifestazioni; è diventato “antisemitismo” per le bandiere con la Stella di Davide bruciate. Purtroppo quel simbolo è lo stesso che vedono sui carri armati e gli aerei che uccidono in Palestina: questo dovrebbe essere lo scandalo.
    Noi, convinti che in Palestina sia in corso un conflitto politico e non uno “scontro di civiltà”, siamo con quei giovani e manifesteremo ancora insieme a loro. Crediamo sia urgente arrivare nel più breve tempo possibile a una manifestazione nazionale ampia e unitaria che raccolga tutti i democratici, chi in questi anni ha dato vita al grande movimento contro la guerra e tutti quelli che chiedono, con le stesse parole d’ordine dei pacifisti di Tel Aviv, israeliani e palestinesi: BASTA MASSACRI, BASTA CON L’ASSEDIO, BASTA OCCUPAZIONE

    Sinistra critica
    movimento per la sinistra anticapitalista


  7. Sono quasi completamente d’accordo.


  8. non è un mezzo immediato e forte, ma almeno è qualcosa che possiamo fare: boicottare i prodotti made in Israel, che si riconoscono perchè hanno il codice a barre che inizia per 729.



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